Holly e Benji Forever, la Recensione dell'anime di Road to 2002

L'anime, disponibile in formato home video grazie a Yamato e Koch Media, completa il percorso dei protagonisti nella scalata del calcio mondiale.

recensione Holly e Benji Forever, la Recensione dell'anime di Road to 2002
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Il franchise di Holly e Benji sembra un po' lo specchio riflesso di quel calciatore perfetto sotto il profilo tecnico eppure problematico sul piano caratteriale. Genio e sregolatezza, lo chiameremmo. Perché se è vero che Maradona ha avuto una vita privata problematica al netto delle meraviglie che ha fatto sul prato verde, allo stesso modo è difficile non guardare Capitan Tsubasa con quella vena di profonda nostalgia e amore verso un prodotto che ci ha fatto sognare in tenera età. Che ha dato libero sfogo ai sogni più epici del ragazzino che è in ognuno di noi, che sognava di sbancare il Camp Nou con una rovesciata sotto gli applausi scroscianti di centinaia di migliaia di tifosi che inneggiavano il nostro nome. Holly Hutton l'ha fatto davvero, sapete? Proprio con la maglia blaugrana. È avvenuto in un'avventura vissuta all'ombra dei mondiali del 2002, quelli che si svolsero tra Giappone e Corea e che infine videro trionfare il Brasile, lo stesso Brasile di Roberto Sedinho (Hongo, per i nippofili) che nell'episodio finale di Holly e Benji Forever affronta una nazionale giapponese piena di astri nascenti del calcio mondiale. Holly e Benji Forever è il titolo italiano dell'adattamento animato di Captain Tsubasa: Road to 2002, il manga di Yoichi Takahashi in cui i nostri protagonisti sono finalmente grandi e, lontani dal loro Giappone, tentano la scalata al vertice del calcio mondiale.

Campioni per sempre

È una creatura particolare, Holly e Benji Forever. 52 episodi in totale, praticamente la metà rispetto al mastodontico Holly e Benji, Due Fuoriclasse. Un prodotto essenzialmente più snello e, semplicemente, meglio confezionato del lungo, verboso (e a tratti tedioso, eccessivamente dilatato) primo adattamento anime del 1983. Certo, arrivato nell'industria dell'animazione nipponica due decenni dopo la prima serie, nel 2001, ma ugualmente più conciso e meno pesante da digerire. Eppure, a suo modo, una produzione controversa, della quale soltanto 21 puntate sono davvero inedite e proseguono la trama rispetto a ciò che avevamo visto in precedenza. Le prime 31, infatti, altro non sono che un remake in corsa che riassume tutti gli eventi di Due Fuoriclasse (il torneo delle elementari e il torneo delle medie) e finanche la trama di un OVA intitolato Holly e Benji: Sfida al mondo (Shin Captain Tsubasa) che narra del torneo giovanile disputato in Francia. L'epopea di Tsubasa (Oliver Hutton) e Genzo (Benjamin Price) si estende questa volta al campionato professionistico mondiale: dopo aver ripercorso, quindi, le origini dei due campioni calcistici più fenomenali nella storia del calcio, l'opera co-prodotta dai ragazzi di Group TAC e MADHOUSE ci porta attraverso il complicato calvario agonistico che un calciatore deve attraversare agli inizi della propria carriera, non senza provare le luci e le ombre che questa professione (sia sotto il profilo psicologico che quello fisico) comporta in chi la vive. Vivremo tutto questo attraverso la parabola di Holly, che finalmente corona il suo sogno di giocare nella massima competizione calcistica brasiliana per poi approdare nella blasonata Liga spagnola, con la maglia blaugrana del Barcellona: patria del tiki taka, dei più grandi campioni iberici, portoghesi e sudamericani, del calcio spettacolo. Ma scopriremo anche la vicenda di Benji, che da anni ormai ha scelto di competere nella Bundesliga tedesca: un calcio granitico, in cui muscoli e tecnica si mescolano in un ibrido complicato qual è il football germanico, patria (com'è noto) di eccezionali portieri, e pronto ad accogliere un atleta tenace come il buon Genzo Wakabayashi.

E infine seguiremo il terzo snodo principale di Holly e Benji Forever: il viaggio di Mark Lenders, guerriero irruento e indomabile, che fa del calcio fisico e prepotente la massima espressione del suo carattere. Un campione che soltanto un calcio difficile, cinico e difensivista come la Serie A italiana potrebbe accogliere: terra di liberi e centrali di difesa di caratura mondiale, palestra costante per i muscoli dell'orgoglioso Hyuga Kojiro. Tre storie che si dividono e s'intrecciano costantemente, convergendo prepotentemente nel rush finale del racconto, in cui ogni figliol prodigo torna in patria per mettere tutta la propria tecnica e l'esperienza accumulata nel calcio estero al servizio della Nazionale. Nel match della vita, quello della rocambolesca finale dei Mondiali 2002. Un finale che sa di inizio, una rampa narrativa che non è un punto di arrivo ma di ulteriore slancio: Holly e Benji sono arrivati, ma hanno voglia di ripartire.

Un anime in corner

Holly e Benji Forever è un prodotto idealmente migliore delle serie precedenti, soprattutto perché mette in scena una parabola esaustiva e totalizzante del percorso ideale di un calciatore, dei suoi sogni, delle proprie turbe psichiche e i malanni fisici che attanagliano un atleta nel suo percorso da professionista. È, ancora una volta, una realizzazione in concreto dei sogni di un ragazzino, un sapiente incontro tra shonen e sport, condito da quelle dolci parentesi in salsa slice of life come l'amore, l'amicizia o la scuola. Eppure la produzione porta in sé una serie di controversie di fondo che, per forza di cose, compromettono in qualche modo il giudizio finale.

Non è tanto la natura incompleta del prodotto, che fu lasciato senza un finale vero e proprio anche dall'autore originale e a cui gli sceneggiatori dell'anime hanno provato a dare una conclusione logica e legittima, quanto effettivamente i meccanismi di scrittura, che devono costantemente fare a spallate con licenze scomode, diritti non concessi e una serie di libertà creative rispetto al manga che, in alcuni frangenti, non approfondiscono a sufficienza tutti gli aspetti caratteriali dei personaggi.

A differenza dell'opera cartacea, ad esempio, mancano i riferimenti concreti alle reali squadre di club o addirittura ai calciatori più blasonati dell'epoca, che il sensei Takahashi impiegò per dei sensati e quanto mai apprezzabili cameo. Il tutto è stato sostituito da cognomi fittizi e nomenclature posticce, inclusi anche loghi e design delle divise di alcune delle squadre più celebri del mondo.

Il boxNoi abbiamo potuto riguardare Holly e Benji Forever, memori degli indimenticabili pomeriggio cartooneschi offerti da Mediaset su Italia 1, grazie a un box DVD edito da Yamato Video e distribuito sul mercato dalla divisione home video di Koch Media. Il prodotto, confezionato come sempre nell'iconica confezione cartonata, si compone di due custodie formato DVD con all'interno 5 dischi ciascuno. Fronte e retro di dischi, box e confezioni presentano illustrazioni e artwork ufficiali, disponibili a loro volta nel sempre immancabile booklet; quest'ultimo, oltre a includere titoli e sinossi di ciascuno dei 52 episodi proposti dal cofanetto, dà la possibilità di ammirare anche una serie di sketch esclusivi che non potranno che far gola ai collezionisti. Sul fronte dei contenuti, invece, il box set offre un comparto sonoro che include il doppiaggio italiano dell'anime. È disponibile anche la lingua nipponica con sottotitoli e le sigle di testa e di coda originali giapponesi.

Le differenze col manga sono estremamente sostanziali e, il più delle volte, contribuiscono a regalare maggior spazio alle gesta calcistiche degli eroi dipinti da Yoichi Takahashi. E, se certe volte la messa in scena riesce a regalare sprazzi di modesta epicità, altre volte i discostamenti dall'opera madre intaccano la godibilità generale della serie e la qualità della sceneggiatura. L'anime, però, compensa con un comparto tecnico d'eccezione, figlio di tecnologie del nuovo millennio che già a suo tempo rendevano l'estetica più pulita, i modelli più dettagliati e soprattutto le animazioni più fluide e naturali, che tra gli anni Settanta e Ottanta faticavano ancora a trovare una continuità qualitativa se non tra le mura delle major dell'animazione nipponica. Il character design, che tiene fede alle fattezze originali disegnate dal creatore del manga, è impreziosito da una freschezza visiva che ha trovato piena realizzazione soltanto oggi, nel remake di David Production, ma che già quasi vent'anni fa riusciva a tradursi in una grafica estremamente piacevole.

Holly e Benji Forever Holly e Benji Forever è una produzione più snella e concisa rispetto alle serie precedenti, coadiuvata da un ottimo comparto tecnico e da un racconto che spazia dalle origini della saga alla parabola dei protagonisti più complicata in età adulta. È anche un prodotto imperfetto, costellato di tagli e differenze rispetto al manga originale, con una conclusione incompleta mascherata sapientemente da finale aperto. Come il più grande dei campioni, esattamente come recita uno dei luoghi comuni più in voga nel calcio moderno, la produzione di Group TAC e MADHOUSE è tutta 'genio e sregolatezza'.

7.8