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I bambini che inseguono le stelle, la recensione del film di Makoto Shinkai

Arriva su Netflix il terzo film di Makoto Shinkai: I bambini che inseguono le stelle, con il nuovo doppiaggio a cura di Dynit.

I bambini che inseguono le stelle, la recensione del film di Makoto Shinkai
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Non è facile mescolare lo scroscio dei sentimenti come riesce a fare Makoto Shinkai. Un autore ormai totale nel panorama dell'animazione giapponese, capace di far vibrare le emozioni come pochi. Ne avevamo parlato proprio nel nostro speciale sullo stesso Shinkai, in grado di sfiorare il nostro spirito come un sapiente pianista.

Su Netflix è da poco arrivato il suo terzo lungometraggio: I bambini che inseguono le stelle, che ha avuto una distribuzione travagliata nel nostro Paese. Arrivato con il titolo Viaggio verso Agartha, si portava dietro un doppiaggio ibrido tra Francia e Italia, finché Dynit nel 2019 aveva annunciato proprio un nuovo adattamento per l'opera di Shinkai, che avrebbe cambiato titolo in I bambini che inseguono le stelle.

Un film che può essere considerato il vero e proprio omaggio di Makoto Shinkai ad Hayao Miyazaki, riprendendone i temi e uno stile visivo molto riconoscibile ai fan del maestro nipponico. Un viaggio dentro e fuori, tra corpo e spirito, dove i sentimenti non cessano mai di battere, proprio come Shinkai ha sempre insegnato.

Fra Shinkai e Miyazaki

Asuna vive in un paesino in campagna, abbracciato da boschi e vallate. È senza padre, perso da piccola, e la mamma è spesso assente per lavoro. È cresciuta in fretta, ma sente di appartenere al mondo in una maniera intrinseca, sotterranea, come se la natura stessa le parlasse tramite una canzone che capta con la sua radio rudimentale. Un giorno però incontra uno strano essere simile a un orso che la attacca, ma viene salvata da un misterioso ragazzo con uno strano cristallo legato al collo.
Da quel momento in poi tutto cambia, e il cinema di Makoto Shinkai omaggia quello di Hayao Miyazaki. I colori tipici di Shinkai si mescolano a una natura primigenia, rabbiosa, dove le stelle pitturano il cielo e i ruscelli gorgogliano quieti. Il film vive del contrasto fra natura e progresso, in cui sprazzi di tecnologia sono pronti a strappare brandelli di un mondo che vuole solo restare nascosto.
La frase "i bambini che inseguono le stelle" racchiude alla perfezione tutti i temi del film: la ricerca inesausta verso qualcosa che, alla fine, è irraggiungibile. Perché gli astri vanno ormai contemplati da lontano, con un sorriso nostalgico.

In viaggio verso Agartha

La crescita spirituale di Asuna si sviluppa in un viaggio letterale, un ritorno a un nucleo che è sia utero materno sia fine del mondo. I bambini che inseguono le stelle abbraccia il mito di Orfeo ed Euridice, o Izanagi e Izanami restando in ambito nipponico. Tutto così diventa parte di una storia, immortale e terrena, tangibile e fittizia.

Noi ci ritroviamo catapultati in una realtà che in maniera continua e inesorabile lascia sempre più spazio alla fantasia, ed esattamente come Asuna accettiamo un mondo parallelo che esula dalle nostre leggi, nonostante la volontà dell'uomo di imbrigliarlo. Makoto Shinkai riesce a creare elementi fantasy come fiori tra i rovi, pronti a pungerti ma restando splendidi nella loro ferinità. Il film vive proprio del suo stesso universo narrativo, che ci trasporta da una scuola di periferia al più inimmaginabile dei luoghi, tutto con estrema dolcezza.

Amore e morte

Uno dei più grandi temi della letteratura viene interiorizzato da Makoto Shinkai, che utilizza il proprio scalpello sentimentale per aggiungere la sua chiave di lettura. Ogni personaggio del film ha perso qualcosa, e sta lottando strenuamente per riottenerla o per lasciarla andare. Il regista si infila proprio in questa crepa, una piccola voragine che rischia di inghiottire chiunque subisca un lutto.
I bambini che inseguono le stelle riesce a respirare sott'acqua, perché compie un viaggio fisico e spirituale nelle nostre menti per farci capire quanto è importante saper lasciare andare. Un tema caro al cinema di Shinkai, che fa della distanza sentimentale uno dei suoi punti cardine. Questa lontananza diventa quindi ultraterrena, lo strappo ultimo impossibile da ricucire, che la mitologia ha tentato di esorcizzare senza però mai consegnarne una visione positiva, se non quella dell'accettazione. Perché a volte bisogna arrivare al limite per capire quanto è importante smettere di stringere quel pugno di vento fra le mani, e che le stelle sono davvero diapositive sbiadite di un passato che non c'è più. Ma nel quale, ogni tanto, è bello tornare, anche con una lacrima.

I Bambini che inseguono le stelle Arriva su Netflix il terzo film di Makoto Shinkai, con il nuovo adattamento e doppiaggio a cura di Dynit. Un sentito omaggio dell'autore giapponese a uno dei più grandi artisti cinematografici di sempre, quell'Hayao Miyazaki a cui spesso lo stesso Shinkai è paragonato come erede spirituale. I bambini che inseguono le stelle racchiude tutti i temi cari al cinema di Shinkai, mescolandoli a una storia fantasy dal respiro universale, in grado di portarci dentro ai miti della letteratura. La distanza della perdita viene quindi rincorsa dall'autore giapponese, che usa la sua animazione accesa di colori per portarci dentro la vita vera, quella dove bisogna saper lasciare andare, anche dopo aver sacrificato tutto.

7.5