I doni di Edo, Recensione: un viaggio malinconico nella Tokyo del passato

I doni di Edo, raccolta di storie brevi, rievoca una Tokyo di secoli addietro per immortalare malinconici frammenti di vita dei suoi abitanti.

recensione I doni di Edo, Recensione: un viaggio malinconico nella Tokyo del passato
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L'universo manga ha trovato un posto speciale tra le fila del catalogo BAO Publishing agli inizi del 2019, con l'istituzione di Aiken, collana interamente dedicata al fumetto nipponico. Dalla sua creazione ad oggi, quest'ultima ha accolto un'interessante selezione di raccolte di storie brevi. Alla categoria appartengono ad esempio due opere di Hisae Hiwaoka: Fiori di Biscotto, ambientato nel mondo della scuola giapponese, e l'onirico Nuvole Bianche.

Gli amanti del genere hanno tuttavia un ulteriore autore a cui fare riferimento nel catalogo Aiken: Koichi Masahara. Ispirandosi all'operato del regista giapponese Sadao Yamanaka e all'autore di gekiga Shohei Kusunoki, il mangaka ha infatti plasmato I doni di Edo, raccolta di racconti brevi afferenti alla categoria Jidai Geki. Con quest'espressione, la lingua nipponica indica forme di narrazione che offrono una rappresentazione di una specifica epoca storica, in genere coincidente con l'era Tokugawa. Coerentemente con questa definizione, il manga BAO Publishing accompagna il lettore alla scoperta della capitale del Sol Levante ai tempi in cui i Giapponesi le si riverivano non come Tokyo, bensì con il nome originale di Edo.

Nove ritratti

Le istantanee dipinte dai racconti di Masahara immortalano attimi di vita che scorre, frammenti di umane esistenze narrate con atmosfere malinconiche. Ognuna delle nove brevi storie proposte in I doni di Edo cattura un aspetto della società giapponese di secoli addietro, offrendoci una finestra dalla quale osservare i destini di fabbricanti di ventagli e carpentieri, di cortigiane e figli cadetti. A popolare i racconti del mangaka troviamo personaggi di ogni età ed estrazione sociale, impegnati ad affrontare i più disparati aspetti dell'esistenza. Molto spazio è rivolto all'amore, ma altrettanto importanti sono l'onore, il dolore e la ricerca di un proprio posto nel mondo.

Se dovessimo indicare un minimo comune denominatore per questi nove affreschi di carta e inchiostro, oltre alla loro capacità di immortalare un preciso contesto storico, potremmo probabilmente indicare la volontà dei protagonisti di indagare i propri reali desideri e di volgere lo sguardo verso il futuro. Un uomo preoccupato del destino di una bambina sconosciuta condivide così le medesime incertezze di una donna decisa ad abbandonare il suo amante, mentre accanto a loro scorrono storie di riconciliazione tra padri e figli, di amori che rinascono o si riconoscono per la prima volta, di riflessioni sul significato dell'onore e della vendetta.

Ogni vicenda è indipendente e slegata dalle otto che l'accompagnano: uniti, tuttavia, i nove racconti composi da Koichi Masahara offrono un affresco efficace di una società che si è persa tra le pieghe del tempo, così come si è perso il nome della città in cui vivevano: nel 1868, in seguito a grandi stravolgimenti sociali e politici, Edo sostituiva infatti Kyoto come capitale del Giappone, acquisendo il nuovo nome di Tokyo.

Dualismo

Per dare espressione ai propri cartacei scampoli di storia nipponica, Koichi Masahara utilizza un tratto al contempo semplice e ricercato. I personaggi che popolano I doni di Edo sono delineati da pochi dettagli, con forme e volti riprodotti nei loro elementi essenziali, con un approccio piuttosto ripetitivo che non offre molto spazio alla caratterizzazione né di uomini né di donne, le cui fisionomie tendono a riproporsi con significativa frequenza.

Al contrario, gli ambienti, sia interni sia esterni, sono invece riprodotti in maniera estremamente accurata, con grande attenzione per il dettaglio. Una dicotomia che tuttavia non risulta straniante, ma in grado di creare un amalgama grafico efficace nell'accompagnare le atmosfere create dalla narrazione.

Da segnalare una forte predilezione dell'autore nell'utilizzo di nette contrapposizioni tra bianco e nero, molto frequenti all'interno de I doni di Edo. Affiancando zone d'ombra e aree illuminate, il mangaka crea interessanti giochi di luce, particolarmente suggestivi in alcune delle tavole che compongono le circa 200 pagine del volume.

I Doni di Edo Con I doni di Edo, Koichi Masahara riporta in vita una Tokyo lontana, immaginando frammenti d'esistenza di uomini e donne giapponesi vissuti secoli fa. Spaziando tra tematiche e situazioni, le nove storie brevi che compongono il volume autoconclusivo riescono a delineare un interessante affresco di un un passato remoto. Con un tratto che unisce rappresentazioni più semplici ad elementi più ricercati, I doni di Edo avvolge il lettore in atmosfere lontane e malinconiche.

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