I figli del mare: recensione del film anime su Amazon Prime Video

Children of the Sea, il film d'animazione tratto dal manga di Daisuke Igarashi, arriva su Prime Video. Ecco la nostra recensione di un capolavoro visivo.

recensione I figli del mare: recensione del film anime su Amazon Prime Video
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Per la sua natura di arcipelago, il Giappone ha subito l'influenza del mare nel corso della sua lunga storia. Una vasta e inesplorata distesa le cui meraviglie hanno affascinato artisti e letterati di ogni epoca che ne hanno celebrato l'essenza più pura, quella di simbolo dell'ignoto e della potenza della natura. Deve pensarla allo stesso modo anche Daisuke Igarashi, mangaka giapponese dallo stile e dai temi peculiari autore del fumetto Children of the Sea, protagonista lo scorso anno di un adattamento cinematografico animato.

Giunta con il titolo I Figli del Mare nei cinema italiani a dicembre 2019, la pellicola è disponibile da questo ottobre anche sulla piattaforma di streaming Amazon Prime Video. Ecco la nostra recensione di un prodotto affascinante sul piano visivo, ma che non raggiunge la piena eccellenza.

Un'estate indimenticabile

Un cenno alla poetica dell'autore del manga originale è doveroso per contestualizzare l'opera in esame. I lavori di Daisuke Igarashi - da Spirit in the Sky a Saru fino ovviamente a Children of the Sea e Umwelt (2017), tutti di lunghezza medio-breve, si caratterizzano per alcuni temi ricorrenti.

Su tutti, la presenza della natura come forza spirituale e misteriosa che pervade il mondo influenzando la vita di ogni suo abitante, il folclore e il surrealismo. Una poetica che ha portato molti critici ad accostarlo al maestro dell'animazione Hayao Miyazaki, una persona che lo stesso Igarashi cita fra le sue ispirazioni più importanti.

Daisuke Igarashi non è quindi il primo autore che viene in mente quando si parla di adattamenti animati di manga e light novel. Eppure, con grande sorpresa degli appassionati, nel giugno del 2018 viene annunciata la trasposizione cinematografica di Children of the Sea, con l'uscita nelle sale giapponesi prevista per l'anno successivo. Al timone di questa ambiziosa produzione c'è Studio 4°C, il virtuoso studio d'animazione a cui dobbiamo pellicole come Mind Game, Tekkonkinkreet e la trilogia cinematografica dell'Epoca d'Oro di Berserk. Abbiamo inoltre uno staff d'eccezione, un autentico dream team di talenti capitanato dal regista Ayumu Watanabe (Uchu Kyodai, Come dopo la pioggia), che vede Kenichi Konishi come direttore delle animazioni e il leggendario compositore delle colonne sonore dei film dello Studio Ghibli, Joe Hisaishi, alle musiche.

Children of the Sea, ambientato ai giorni nostri nella baia di Tokyo, vede come protagonista la giovane liceale Ruka. Rimasta esclusa dalle attività del club di pallamano di cui fa parte per via di un brutto fallo commesso ai danni di una compagna, la ribelle Ruka si ritrova di colpo sola e annoiata durante le vacanze estive, a causa anche del pessimo rapporto con la madre alcolizzata.

Per questo motivo un giorno decide di fare visita all'acquario dove lavora suo padre. Una volta giunta sul posto fa la conoscenza di due ragazzi, Umi e Sora, che affermano di essere stati allevati dai dugonghi e in grado di nuotare e resistere sott'acqua come dei veri e propri pesci.

L'incontro di Ruka con queste due misteriose e affascinanti figure è destinato a cambiare per sempre la sua vita: la giovane protagonista sarà infatti testimone di misteriosi e inspiegabili eventi naturali che avranno il loro culmine in una "cerimonia" che coinvolgerà la fauna acquatica dell'intero pianeta.

Il mare come culla della vita

Lo stile narrativo di Daisuke Igarashi non è mai troppo esplicito e, in perfetta armonia con i temi affrontati nei suoi lavori, predilige il coinvolgimento emotivo e la riflessione del lettore, spesso a discapito della chiarezza e della logica ferrea nei vari passaggi. La versione animata di Children of the Sea abbraccia in pieno questa filosofia, dimostrandosi un adattamento fedele e rispettoso dello spirito del materiale cartaceo, portando a termine il non facile compito di trasporre su schermo l'intero contenuto dei cinque volumi del manga. Al tempo stesso purtroppo compie numerosi tagli che, sebbene necessari, compromettono la godibilità della pellicola, impedendole all'atto pratico di raggiungere lo status di capolavoro. Children of the Sea, lungo 1 ora e 51 minuti, si suddivide in due parti diametralmente opposte. Nella prima, che arriva a poco più di metà film, assistiamo all'evoluzione del rapporto fra la protagonista Ruka - introdotta in maniera impeccabile nei primi minuti - e i due "figli del mare" Umi e Sora.

Umi, il cui nome significa proprio "mare" in lingua giapponese, è scuro di pelle, solare e allegro, mentre Sora ("cielo" in giapponese) ha la carnagione chiara, i capelli biondi e una costituzione più debole di quella del fratello. Ad accompagnarli un gruppo di figure adulte poco approfondite, con un semplice ruolo di contorno.

In questa prima parte la storia è caratterizzata da un taglio realistico e credibile, che sembra porre le basi per la successiva risoluzione dei numerosi misteri introdotti. Chi sono Umi e Sora e perché possiedono quelle capacità sovrumane? Che cos'è la "cerimonia" e qual è la natura dei fenomeni apparentemente inspiegabili che stanno avvenendo in Giappone?

Domande alle quali il pubblico spera di trovare risposta nel prosieguo, ma è qui che Children of the Sea ribalta le sue aspettative perpetrando un inganno imprevedibile per chiunque non abbia già letto l'opera originale. Negli ultimi 40 minuti la pellicola si trasforma infatti in un viaggio onirico e surreale, quasi extra-sensoriale, che avvolge lo spettatore in una tempesta di immagini accompagnandolo verso il climax rappresentato - senza troppi spoiler, che comunque non avrebbero alcun effetto - dall'attuarsi della cerimonia più volte menzionata nel corso della storia.

In questo suggestivo atto finale, dove il ritmo diventa lento e dilatato facendo sembrare la durata del film molto più lunga di quanto sia in realtà, la visione del mare come culla della vita trova la sua massima espressione, in una cosmogonia che rende Children of the Sea una delle pellicole animate giapponesi più vicine a capolavori come 2001 Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, o The Tree of Life di Terrence Malick.

Al termine della visione lo spettatore, dopo essersi lasciato trascinare dalla pura narrazione per immagini, rimane però con più domande che risposte. Il film si congeda con la definitiva maturazione di Ruka, termine ultimo di un atipico racconto di formazione che rappresenta l'unica certezza di un prodotto che lascia tutto il resto all'interpretazione. E forse è proprio questa la volontà degli autori, la caratteristica che dona ulteriore valore all'opera, ma bastava non tralasciare alcune parti del manga per rendere l'esperienza meno criptica e più accessibile.

Sublime sinfonia audiovisiva

Children of the Sea è un'opera con pochi eguali nell'attuale panorama dell'animazione giapponese. Culmine di una lavorazione durata cinque anni, che ha coinvolto centinaia di animatori e migliaia di disegni, la pellicola rappresenta lo stato dell'arte, l'apice espressivo di un medium - quello animato - definito dai primi maestri della Disney "l'illusione della vita". E a prendere vita in Children of the Sea è proprio il mare, mai così ben rappresentato in un prodotto animato nipponico, con il solo Ponyo sulla Scogliera di Hayao Miyazaki a poter competere. A differenza del capolavoro dello Studio Ghibli, qui abbiamo una perfetta fusione fra disegni tradizionali e grafica computerizzata, con la seconda mai troppo invasiva tranne qualche sporadica eccezione. Il character design fedelissimo all'originale di Igarashi, i colori, le luci, la fotografia, le inquadrature, i movimenti di camera, tutto l'apparato tecnico di Children of the Sea è un capolavoro di progettazione ingegneristica che rende il film meritevole di essere visto solo per lo spettacolo grafico che rappresenta, tralasciando tutto il resto.

Un'esperienza indimenticabile per chi è riuscito a godersi la pellicola in sala, ma che si difende bene anche in streaming, soprattutto se siete in possesso di un buon monitor/televisore con annesso impianto audio. E a proposito di sonoro, non possiamo dimenticarci l'ottima soundtrack di Joe Hisaishi, minimalista per la maggior parte del tempo ma enfatica e potente nei momenti clou. Un accompagnamento perfetto per il tono della pellicola che dimostra ancora una volta il genio e la versatilità di uno dei più grandi compositori viventi.

Promosso il doppiaggio italiano realizzato da Dynit, che vede Vittoria Bartolomei nei panni di Ruka, Giulio Bartolomei in quelli di Umi e Alessio Puccio (Lio Fotia in Promare) nel ruolo di Sora. Come da tradizione dell'editore, il lavoro svolto con le voci e l'adattamento è di pregevole fattura e rende pienamente giustizia al materiale originale.

Children of the Sea Children of the Sea, o I Figli del Mare se preferite il titolo italiano, è forse il classico prodotto che si ama o si odia. Studio 4°C e lo staff guidato da Ayumu Watanabe ci regalano un adattamento virtuoso e spettacolare del manga di Daisuke Igarashi, un’autentica esperienza audiovisiva che rappresenta lo stato dell’arte dell’animazione giapponese, ma che pecca di alcune scelte narrative che rendono il suo contenuto più criptico e di difficile interpretazione rispetto all’opera originale. Che siate tra quelli che sono rimasti ammaliati dalla sublime narrazione per immagini, o tra quelli che lo reputano un esercizio di stile fine a sé stesso, è innegabile tuttavia che si tratti di un film coraggioso e non banale. Se siete abbonati ad Amazon Prime Video, dategli assolutamente una possibilità.

7.7