Netflix

I racconti di Terramare: recensione del film di Goro Miyazaki

Finalmente sono disponibili su Netflix i film dello Studio Ghibli: abbiamo visto I racconti di Terramare, prima pellicola di Goro Miyazaki.

recensione I racconti di Terramare: recensione del film di Goro Miyazaki
Articolo a cura di

Goro Miyazaki rimase affascinato dai romanzi del Ciclo di Earthsea, tanto che, quando ne ebbe l'occasione, decise di dirigere l'adattamento animato, nonché sua prima pellicola come regista e con lo Studio Ghibli. Dopo una produzione travagliata, iniziata sin dai primi anni ‘80, e che in origine avrebbe dovuto vedere alla regia Hayao Miyazaki, I racconti di Terramare prese vita.

Sulle spalle di Goro Miyazaki probabilmente gravava il peso di doversi confrontare con la fama del padre, e di non deludere il pubblico che avrebbe letto il nome sullo schermo. Forse, però, la sfida più grande era dimostrare al padre, il quale non lo riteneva pronto a dirigere un film, di essere all'altezza. I racconti di Terramare è stato distribuito nelle sale cinematografiche giapponesi nel 2006; in Italia, invece, è arrivato un anno dopo grazie a Lucky Red. Da febbraio, I racconti di Terramare è disponibile anche per lo streaming su Netflix, assieme ad altri titoli dello Studio Ghibli, in alta definizione.

Il principe e l'arcimago

I draghi hanno invaso il regno degli uomini, e si stanno uccidendo a vicenda: questo è solo un oscuro presagio della lenta morte di Terramare.

Il bestiame si sta ammalando di una misteriosa febbre, la siccità sta distruggendo i raccolti, e si sta diffondendo la carestia. Il re di Enlad vuole mantenere la calma in città, per evitare che il panico aggravi la situazione; ordina ai suoi consiglieri di scoprire cosa sta accadendo al mondo. Quando si ritira nelle sue stanze, il sovrano viene assassinato a tradimento e privato della sua spada magica: l'assassino è Arren, suo figlio e principe. Spaventato per ciò che ha fatto e per le conseguenze che potrebbero derivarne, il giovane fugge dal regno, raggiungendo uno sconfinato deserto; qui incontra il mago Sparviere, il cui vero nome si scoprirà essere Ged. Sin dalla sua prima apparizione, Arren è taciturno ed insicuro, ma nasconde un segreto: a volte perde il controllo, diventando insensibile e crudele. Sparviere è un mago saggio, che ha intrapreso un lungo viaggio per capire cosa affligge il mondo, e chiede ad Arren se vuole unirsi a lui nella sua missione. I due procedono in una terra sempre più distrutta e desolata: a causa della piaga, gli abitanti sono costretti a lasciare le terre e le case, con la speranza di poter trovare fortuna e prosperità in un altro luogo.

Arren e Sparviere raggiungono la città di Hort: una metropoli labirintica e caotica, con mercanti in ogni via che cercano di vendere i propri prodotti. Dietro questa facciata di spensieratezza, si nasconde un velo più oscuro: alla luce del giorno, vi è un commercio di schiavi.

Durante la temporanea sosta, Arren s'imbatte in un gruppo di schiavisti che sta importunando una ragazza: non potendo tollerare questo tipo di abusi, l'alter ego del principe prende il sopravvento, ed elimina facilmente gli uomini. Therru, la ragazza, fugge dal suo salvatore spaventata ed inorridita per ciò che ha detto agli schiavisti durante lo scontro: non dà peso alla propria vita. Dopo poco il protagonista viene rapito e reso uno schiavo; fortunatamente, il mago riesce a trovarlo e a liberarlo prima che possa essere venduto.

Ged porta il compagno di viaggio da Tenar, maga ed amica di lunga data. In quella casa alloggia anche Therru.Questo è solo l'inizio delle avventure di Arren e Sparviere. Il giovane combatte quotidianamente contro il rimorso per ciò che ha fatto al padre, e contro un'ombra che lo tormenta e che cerca di "rapirlo". Ged, invece, deve continuare la sua ricerca per scoprire cosa sta accadendo. Il loro arrivo in città, però, attira le attenzioni del mago Aracne, il quale ha il controllo sul commercio degli schiavi, e vuole eliminare Sparviere, per evitare che possa impedirgli di portare a termine i suoi piani.

L'equilibrio del mondo

I racconti di Terramare risente di una sceneggiatura poco coinvolgente, che perde la retta via con il progredire del racconto.

Vedendo i primi minuti, non neghiamo che ci saremmo aspettati di avere davanti un film dello Studio Ghibli di stampo classico, che affrontasse alcune tematiche ricorrenti come il difficile rapporto tra la natura e l'uomo, e come questi stia lentamente distruggendo il pianeta con il suo operato. Dopo un incipit convincente, che avrebbe potuto spianare la strada per un fantasy occidentale, con critiche sulle azioni dell'uomo che si ripercuotono sulla natura, abbiamo notato come la qualità narrativa diminuisse col procedere della narrazione. La trama sembra essere solo un pretesto narrativo per presentare il mondo ed il contesto in cui si muovono gli attori, ma non viene approfondito a sufficienza ciò che viene mostrato. Nelle fasi iniziali, la visione prosegue con il desiderio di scoprire cosa sta accadendo a Terramare, e con alcuni piccoli segreti che stuzzicano la curiosità; verso metà pellicola, ci siamo resi conto di come molto non sarebbe stato spiegato, ma la speranza di ricevere una risposta alle domande è riuscita comunque a spronarci ad andare avanti.

Arrivati ai titoli di coda, con amarezza abbiamo notato che non vengono ben chiarite le origini del male che ha colpito il mondo e come la situazione si sia risolta: sono dati allo spettatore pochi e vaghi indizi per comprendere qual è la causa principale della piaga, lasciando troppo alla libera interpretazione; inoltre, alcuni quesiti che ci accompagnano dall'inizio del lungometraggio sono senza risposta.

Nonostante la presenza di problemi narrativi, lo script riesce comunque a regalare inaspettati ed interessanti colpi di scena. Il racconto di Arren e Sparviere avrebbe potuto sfruttare diversamente la mitologia alla base, per creare un worldbuilding più stratificato, senza confondere. Ad incidere ulteriormente su una sceneggiatura non ben curata vi è un cast di personaggi poco rimarchevole: gli unici ad essere ben delineati sono i protagonisti e Therru, in quanto poco alla volta impariamo a conoscerli sotto vari aspetti, ed assistiamo ad una graduale maturazione, vedendoli accettare se stessi e le proprie paure.

Nel carattere e nelle azioni di Arren è possibile scrutare le preoccupazioni e le ansie di Goro Miyazaki dovute al rapporto con il padre, che non lo ha considerato all'altezza di girare un film.

I comprimari, invece, ci sono sembrati superficiali e non rimarchevoli, benché ricoprano ruoli rilevanti nell'ordito, poiché non è approfondito a sufficienza il legame con i personaggi principali. Tra i ruoli secondari, quello che spicca maggiormente è l'antagonista Aracne: ci vengono fornite informazioni sul suo passato così da comprendere quali sono i suoi piani, e perché teme che Sparviere possa essere un ostacolo. Forse il problema maggiore della pellicola è che gli eventi sono circoscritti solo ad un'unica città: l'opera avrebbe potuto essere più d'impatto se i due viaggiatori avessero visitato diversi luoghi, così da comprendere in che modo la piaga sta lentamente distruggendo il mondo e come gli abitanti cercano di sopravvivere. Con questo espediente gli autori avrebbero potuto inserire una critica più forte sul difficile rapporto tra uomo e natura, mostrando come i diversi equilibri e bioritmi di Terramare siano stati compromessi.

Sebbene nel lungometraggio Goro Miyazaki cerchi di portare avanti gli ideali del padre, questi ricoprono un ruolo marginale nel racconto e non riescono a rendere partecipe e a far riflettere lo spettatore.

Quello che ci viene mostrato non lascia il segno, ma viene ridotto ad un mero contorno: Ged sembra aver messo da parte la sua missione di scoprire che cosa sta accadendo al mondo, per prendersi cura del suo compagno di viaggio, come fosse un padre, aiutandolo a crescere e ad affrontare le proprie paure; questo incide negativamente sul canovaccio, mettendo in secondo piano la motivazione che dà inizio al viaggio di Sparviere e di Arren.

Tuttavia sembra che il regista voglia indirizzare il pubblico verso una tematica differente, anche se non è ben centralizzata per poterla metabolizzare: il dover accettare la vita e la morte per ciò che sono, senza esserne spaventati e senza cercare di sfuggire dalla propria esistenza.

La luce nelle tenebre

Se sul lato narrativo I racconti di Terramare non è riuscito a convincerci del tutto, non possiamo dire lo stesso del versante tecnico. Lo stile del film permette di identificare facilmente lo stile Ghibli, ma allo stesso tempo il regista apporta modifiche a volte impercettibili, utilizzando un tratto leggermente spigoloso.

Sebbene i disegni non raggiungano i livelli qualitativi dei più celebri titoli dello studio, risultano comunque ben curati, con una particolare attenzione nei dettagli. Allo stesso tempo, però, si notano lievi imperfezioni nella resa dei personaggi, soprattutto nelle inquadrature più larghe.

Non si può non rimanere affascinati dai suggestivi panorami, come quello che ci viene mostrato quando Ged ed Arren arrivano ad Hort: la città è ripresa da lontano, e si nota una minuziosa attenzione per i particolari, sia delle costruzioni più vicine, che quelle più lontane, così da poter apprezzare un'architettura medievale che si mescola magistralmente ai monumenti che rievocano l'antica Roma. Un occhio più attento potrebbe inoltre scorgere anche alcune costruzioni in stato decadente.

L'accuratezza e un tratto elaborato e complesso fanno emergere la natura da fantasy occidentale, riuscendo a far immergere lo spettatore nel mondo di Terramare: quando i due viandanti si muovono tra le vie della metropoli, non solo è possibile apprezzare più da "vicino" l'accuratezza dei disegni per la resa delle varie costruzioni, ma anche respirare il tipico caos cittadino, con strade affollate e vie strette. A rendere ancora più affascinante il mondo fantastico è la colonna sonora, con arrangiamenti che rievocano lo stile dei fantasy medievali.

I Racconti di Terramare I racconti di Terramare soffre di una sceneggiatura mal gestita. La pellicola inizia con buoni propositi, con riflessioni sul rispetto per la natura, seguendo leitmotiv ricorrenti nei titoli dello Studio Ghibli. Il film tratta tematiche diverse, come l’accettazione della vita e della morte. Con il progredire dell’avventura, il fascino iniziale svanisce, poiché i temi non vengono ben sviluppati, risultando superficiali e poco rimarchevoli. Ad aggravare il tutto vi è un senso di incompletezza: non vengono fornite le giuste risposte ai numerosi quesiti. Diversamente, il comparto artistico è ben più solido: lo stile dei disegni rievoca quello tipico dello studio d’animazione, ma allo stesso tempo se ne distacca. Il tratto è forse meno certosino, ma è comunque ben curato nei particolari, in modo da offrire suggestivi scorci paesaggistici, e riuscendo così a dare la sensazione di trovarsi in un mondo fantastico popolato da essere umani, draghi e maghi.

7

Altri contenuti per I Racconti di Terramare