I Sette Figli del Drago: la Recensione del manga di Ryoko Kui

Sette storie dal carattere leggero e disimpegnato, sette protagonisti che mischiano la magia con l'ordinario. Disponibile in Italia grazie a J-POP.

recensione I Sette Figli del Drago: la Recensione del manga di Ryoko Kui
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Chi l'ha detto che un'opera debba per forza trasmettere un messaggio o dei valori fondanti per la nostra formazione morale? Accade spesso che, nel panorama dell'intrattenimento, ci siano lavori votati al divertissement più puro, pur cercando di trasmettere una storia godibile e quanto più scorrevole possibile. I Sette Figli del Drago di Ryoko Kui rientra chiaramente in questa categoria: si tratta di un manga, pubblicato da J-POP nel corso di quest'anno, dalle atmosfere disimpegnate e leggere, l'opera prima dell'autrice nipponica che senza troppe pretese vuole portarci in un mondo fatto di magia e creature fantastiche.

Sette mondi

Intitolato, in lingua originale, Ryuu no Kawaii Nanatsu no Ko, I Sette Figli del Drago fu pubblicato nel 2011 dalla futura autrice di Dungeon Food (oltra opera che J-POP Manga si sta occupando di serializzare nel nostro Paese) e consiste in una raccolta di varie storie apparentemente divise tra loro ma che condividono un filo conduttore comune: in ognuna di queste vicende, infatti, c'è del soprannaturale che irrompe prepotentemente nelle vite dei protagonisti, che siano vissuti in un'epoca antica o in un tempo moderno e contemporaneo. Sette storie con sette creature diverse, Sette figli del Drago il cui destino pare legato indissolubilmente a quello dei personaggi che li incontreranno lungo la strada.
C'è spazio, nell'opera di Ryoko Kui, per le situazioni più disparate, le ambientazioni storiche più varie, i personaggi più stravaganti e le bestie più pittoresche che si possano incontrare: un antico popolo feudale che convive con un nido di grifoni che, negli anni, hanno sempre ostruito le rotte commerciali tra i Paesi limitrofi; una sirena che ha abbandonato l'oceano, in fissa con il baseball e decisa ha incontrare una persona specifica; un uomo-lupo, un giovane nato con una ‘sindrome del licantropo' che fa fatica a trovare un posto nella società; un vecchio pittore capace di dare vita propria alle sue opere; una ragazza che, in seguito a un viaggio, si ritrova ad essere madre di un cucciolo di drago; e, infine, due sorelle stravaganti che vivono in una famiglia in cui avere superpoteri è la normalità.
Ciascuna di queste storie pone protagonisti e creature diverse, una raccolta di fiabe dal sapore antologico nello stile de Le Mille e una Notte, ma che si propone il semplice obiettivo di raccontare in che modo il magico può irrompere con facilità nell'ordinario.

Un'opera semplice

Come già detto in apertura, I Sette figli del Drago di Ryoko Kui è un'opera leggera e dalle tinte ironiche, che non vuol propinare ai suoi lettori una narrazione eccessivamente complessa o stratificata. Ciascuna vicenda si dipana nel corso di un capitolo con un inizio e una fine, senza che ogni mini-racconto debba per forza intersecarsi l'uno dall'altro. La natura spensierata della narrazione si riflette anche nel comparto estetico, che a sua volta senza pretese rappresenta i suoi protagonisti senza dilungarsi in eccessivi particolari: il risalto maggiore, sotto il profilo del character design, viene posto dall'autrice nei confronti delle creature che popolano ogni storia, ma per il resto il tratto di Ryoko Rui non regala particolari picchi visivi sul versante del disegno o della rappresentazione.
Fatta eccezione per il Capitolo 5 intitolato "Byakuroku lo squattrinato", in cui l'autrice si destreggia in un'estetica dal tocco decisamente più particolare e stravagante grazie agli espedienti narrativi concessi dal racconto, la messa in scena del manga di Ryoko Kui risulta piuttosto elementare, senza enormi virtuosismi sul piano visivo o una regia particolarmente attenta o ispirata. Capita molto spesso, infatti, che l'impaginazione dell'opera proponga una pletora di vignette minuscole condite da diversi dialoghi, in modo da portare su pagina un vero e proprio caos di baloon e piccole illustrazioni la cui gestione scenica poteva essere gestita meglio.

Ciononostante l'opera resta una raccolta disimpegnata e piacevole da leggere, un buon elemento nella propria collezione di manga se si cerca un fantasy spensierato e senza troppe pretese né sul piano narrativo né su quello visivo. La godibilità del prodotto è poi coadiuvata dall'edizione italiana di J-POP Manga, che confeziona l'opera in un formato solido e come sempre elegante nella forma, con una rilegatura che non risulta ostica ai fini della maneggevolezza e una splendida sovraccopertina.

I Sette Figli del Drago A fronte di una certa semplicità narrativa e visiva, I Sette Figli del Drago di Ryoko Kui propone una raccolta di storie a sé stanti dal sapore spensierato, una versione leggera e parodistica de Le Mille e una Notte in salsa nipponica. Sul versante estetico, a parte un capitolo in particolare, l'opera non regala particolari guizzi artistici e la vignettatura certe volte risulta eccessivamente piccola ed esigua. La semplicità dei suoi protagonisti e dei racconti, però, rendono Ryuu no Kawaii Nanatsu no Ko un piacevole esercizio di divertissement.

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