Ikebukuro West Gate Park: la recensione della serie disponibile su VVVVID

È da poco terminato su VVVVID il simulcast di Ikebukuro West Gate Park, anime sulle bande criminali che controllano le vie di Tokyo.

recensione Ikebukuro West Gate Park: la recensione della serie disponibile su VVVVID
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"Ikebukuro è il massimo." Con queste semplici parole ci viene descritto un quartiere situato nella zona nord-ovest di Tokyo che sorge ai piedi di alti palazzi e di magazzini, noto per la sua vita notturna e per i numerosi negozi dove fare shopping: una zona della capitale del Giappone dove tutti vivono serenamente, sono cordiali, e passeggiano sempre con il sorriso stampato sul volto. Ikebukuro è il setting principale di Ikebukuro West Gate Park, nuovo anime di Doga Kobo (lo stesso di Sing Yesterday for Me), liberamente ispirato al romanzo di Ira Ishida.

La serie è arrivata in Italia grazie a Dynit su VVVVID in simulcast, a partire dal 6 ottobre. Prima di iniziare la nostra analisi dei 12 episodi che compongono Ikebukuro West Gate Park, possiamo anticiparvi che è evidente come gli autori abbiano voluto muovere una critica alla criminalità organizzata del Giappone, cercando di esporne anche i vari problemi, ma il risultato finale è ben lontano dal creare l'effetto di sensibilizzazione desiderato.

Un quartiere come tanti

In realtà Ikebukuro è ben diverso da come ci viene rappresentato nelle battute iniziali: il quartiere è sotto il controllo della yakuza e la criminalità è all'ordine del giorno (il tasso di criminalità forse è secondo solo a Kabukicho, ma per questo vi rimandiamo alla nostra recensione di Case File N°221: Kabukicho).

Anche se all'inizio di ogni episodio c'è un disclaimer che ci avvisa che gli eventi ed i personaggi sono di finzione, è abbastanza palese come l'anime voglia mostrare il lato oscuro della capitale, ma al termine della visione abbiamo avuto la sensazione che i temi affrontati siano stati trattati con estrema superficialità, non riuscendo a farci riflettere a dovere su quanto visto.
Ad Ikebukuro vive Makoto Majima, un ragazzo tranquillo, che lavora al negozio ortofrutticolo della madre, ma che si occupa anche di risolvere i problemi che affliggono il quartiere, in maniera pulita, senza alzare troppi polveroni. In genere viene ingaggiato dal suo amico di vecchia data Takashi Ando, noto come King, capo della banda G-Boys, che ha il pieno controllo sulle attività del quartiere. Il protagonista ha anche una buona conoscenza di tutto ciò che accade nella zona, e per questo, a volte, passa informazioni al comandante della polizia Yokoyama Reiichiro, che aiuta anche a chiudere i casi che non potrebbero essere risolti legalmente; come scambio di favori, il capitano lo aggiorna sulle fedine penali dei criminali del quartiere.

Fermare lo spaccio di una nuova droga, impedire che i dipendenti di un ristorante vengano maltrattati, aiutare un padre a scoprire la causa della morte del figlio: questi sono solo alcuni dei problemi che nessuno nota o non vuole notare ad Ikebukuro e che Makoto Majima si incarica di risolvere per mantenere un equilibrio tra le bande e per permettere agli abitanti di vivere serenamente. Tuttavia, con l'arrivo di Kyoichi Ozaki e dei Red Angels si percepisce nell'aria il possibile scoppio di una guerra tra bande criminali, ma grazie alle mediazioni di Makoto le rivalità si appianano e le due fazioni stipulano una pace, anche se vacillante.

Questo è in poche parole Ikebukuro West Gate Park: a discapito di quanto detto, non possiamo parlare di un'effettiva trama, perché quello che ci viene presentato è solo uno spunto di partenza per 12 puntate autoconclusive, che si concentrano unicamente su Makoto intento a risolvere i vari problemi dei cittadini (criminali e non) di Ikebukuro.

Non si assistono a sostanziali modifiche all'ordito, che potrebbero incuriosire quel poco che basta per proseguire la visione. Solo nelle battute finali viene accennato a quello che potrebbe sembrare un canovaccio, che, tuttavia, aggiunge ben poco alla serie e che non riesce a risolvere i numerosi problemi riscontrati durante la visione.

Una storia non ben inquadrata

È evidente, anche solo soffermandosi al pilot, come Ikebukuro West Gate Park cerchi di mostrare un lato diverso di Tokyo e del Giappone, che forse pochi conoscono.

Tuttavia, nonostante l'intento degli autori di sensibilizzare lo spettatore, ciò che ci viene mostrato non riesce a lasciare di certo il segno, proprio a causa dell'assenza di un'effettiva trama: la serie affronta varie tematiche attuali, come la criminalità sempre più dilagante, i preconcetti nei confronti delle persone, la prostituzione, lo sfruttamento dei lavoratori e molte altre; ma a causa di una narrazione episodica, non si sofferma mai a dovere su ognuna di queste e tutto è limitato solo alle singole puntate, non riuscendo in questo modo a far riflettere. Il tipo di narrazione scelto dagli autori non ci è apparso del tutto idoneo al tipo di produzione, perché non permette di apprezzare alcuni colpi di scena, che risultano essere fini a se stessi: una volta arrivati verso la metà della serie, veniamo messi dinanzi ad un evento all'apparenza importante, che avrebbe potuto mettere in bilico la pace stipulata tra le varie gang. A questo punto del racconto, i titoli di coda di un episodio differiscono dallo stile utilizzato nei precedenti, tanto da sembrare un finale di mid-season, spingendoci a ipotizzare che da quel momento avremmo assistito ad un radicale cambiamento.

L'episodio seguente, che avrebbe dovuto fugare ogni nostro dubbio, ci ha delusi sotto ogni aspetto, perché la narrazione riprende normalmente, come se gli eventi precedenti non avessero avuto alcuna influenza sulla storia, vanificando in questo modo l'effetto di suspense e di attesa creatosi.

Proprio per gli evidenti problemi legati alla sceneggiatura, riteniamo che un ordito lineare e una scrittura più serrata avrebbero potuto dare il giusto spessore ai vari temi trattati. In alternativa, continuando a rispettare la natura episodica della serie, le puntate avrebbero potuto affrontare i numerosi temi in maniera più matura, analizzandone sia i pro che i contro, con situazioni crude, in modo da lasciare anche un lieve senso di disagio e preoccupazione.

Dobbiamo ammettere, però, che il racconto ad episodi ci ha spinti ad individuare le storie più interessanti tra quelle offerte, nonostante i numerosi difetti, anche se sono veramente poche quelle che hanno catturato particolarmente la nostra attenzione.

Come dicevamo poco sopra, solo verso le battute finali emerge una trama, che si ricollega agli eventi del pilot, ma che non riesce a spiccare particolarmente, perché si delinea solo negli ultimi due episodi. La presenza di uno spunto narrativo non riesce certo a risolvere i problemi di una scrittura incerta e che si è dimostrata poco adulta e accattivante. Anche la costruzione dei personaggi non colpisce come avrebbe dovuto: solo Makoto risulta essere ben delineato nella sua semplicità, presentatoci come un ragazzo disposto a porgere una mano a chiunque cerchi il suo aiuto, che sia un bambino che vuole vendicare la madre, un criminale, o uno straniero in difficoltà. Gli altri membri del cast, invece, sono stereotipati e poco approfonditi, a causa della loro scarsa presenza sulle scene: come Takashi che è un leader freddo ed impassibile e pronto a punire chi mette in pericolo lui ed i suoi uomini.

Una costruzione più approfondita dei vari attori, che potesse offrire anche poche informazioni, avrebbe potuto rendere l'opera quasi corale. A fronte di quanto visto, è evidente, dunque, che la serie espone i vari problemi con estrema semplicità, e ciò è dovuto in particolar modo all'assenza di una cattiveria in alcune sequenze che avrebbero potuto giovare di più violenza, come le risse di quartiere tra le varie gang che ci sono sembrate sin troppo addolcite e non sufficientemente brutali.

Questo potrebbe far trasparire un messaggio anche un po' controverso, come se le bande criminali non fossero un pericolo: infatti, in alcuni frangenti abbiamo avuto la sensazione che la serie volesse quasi giustificare ed esaltare la vita all'interno dei clan, come una valida alternativa alla mancanza di un lavoro o una giusta soluzione per risolvere i problemi personali, senza, però, evidenziare i lati negativi di tali scelte.

Gangs of Tokyo

I problemi legati alla scrittura e alla storia non sono gli unici che abbiamo riscontrato. Ikebukuro West Gate Park soffre anche di un comparto artistico non piacevole alla vista: il disegno è superficiale e poco ricalcato, trasmettendo la sensazione di avere davanti uno stile poco pulito, che mette in evidenza numerose imperfezioni, sia nelle riprese ampie, che nelle inquadrature ristrette.

Solo nei primi piani si nota un'attenzione maggiore, che riesce bene a mettere in risalto una particolare ed insolita cura nei piccoli dettagli, come gli accessori indossati dai protagonisti.

Ad accompagnare un tratto manuale imperfetto, vi è una CGI che soffre di animazioni rigide e per questo crea uno sgradevole colpo d'occhio, anche se utilizzata prevalentemente per alcuni elementi ambientali, come veicoli o passanti.

Altro punto dolente della produzione, sono i combattimenti: al netto di animazioni nel complesso buone e fluide, le zuffe hanno improvvisi tagli che ne spezzano i ritmi e sono poco fisiche, in quanto in diverse situazioni non siamo riusciti a percepire l'impatto dei singoli colpi inferti, dandoci la sensazione di star vedendo degli sketch comici, piuttosto che tipiche scazzottate da strada.

Ikebukuro West Gate Park Ikebukuro West Gate Park affronta varie tematiche sociali contemporanee, ma lo fa con estrema leggerezza e non ne approfondisce nessuna. Questo è dovuto ad una narrazione episodica, che non si sofferma a dovere sui problemi che vengono mostrati, ma che avrebbero potuto essere una forte critica alla società, e a sequenze sin troppo edulcorate. Il tutto è aggravato da una costruzione semplicistica dei personaggi, con un protagonista ben delineato, anche se poco ispirato, e con ruoli di contorno stereotipati e non approfonditi. Infine, l'impianto tecnico risulta poco piacevole, a causa di un disegno non sempre perfetto, con eccessivi errori visivi, salvo sporadiche eccezioni, e di una CGI sin troppo evidente, anche se utilizzata per la resa di alcuni elementi che fanno da sfondo alle scene. In conclusione, possiamo dire che c’è un potenziale inespresso nella nuova serie di Doga Kobo, che non riesce ad emergere del tutto e che avrebbe potuto muovere una forte critica sulla criminalità organizzata giapponese.

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