Il Guanto dell'Infinito: Recensione del fumetto Marvel con gli Avengers e Thanos

L'indimenticabile epopea fumettista della Marvel Comics firmata da Jim Starlin nel 1991: la nostra disamina in vista di Avengers: Infinity War.

recensione Il Guanto dell'Infinito: Recensione del fumetto Marvel con gli Avengers e Thanos
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I decenni a cavallo tra gli anni Settanta e gli anni Novanta sono stati a dir poco cruciali nella formazione di tutti quei fenomeni culturali che hanno portato al panorama pop moderno: se il cinema si è definitivamente consacrato in ciò che la letteratura aveva provato a scalfire negli anni precedenti, e cioè il genere fantascientifico, il mondo del fumetto cercava di crescere di pari passo con quello cinematografico. Qualche piccolo, fulgido esempio c'è pur sempre stato - basti pensare a Valerian di Pierre Christin - ma in fondo è dovuto passare del tempo prima che il mondo dei comics americani approdasse sulla deriva cosmica, fondendo (com'è nel caso soprattutto della Marvel) l'ambientazione fantascientifica con l'epica supereroistica. Nacquero i primi eroi "cosmici" della Casa delle Idee: da Adam Warlock a Silver Surfer fino a Capitan Marvel, passando per i più recenti Guardiani della Galassia, a cui ovviamente si sono contrapposti fior di cattivi come Galactus, gli Skrull e i Kree, oltre al fatto che l'introduzione di svariate entità rientranti nella sfera del divino (gli Antichi, i Celestiali, gli Osservatori) contribuirono infine a dar vita a una vera e propria mitologia, che nelle gesta terrene degli Avengers ben presto ne iniziò semplicemente a scalfire la punta di un iceberg incredibilmente vasto. Deus ex machina di tutto ciò, tra i vari e sempreverdi Stan Lee e Steve Ditko, furono personalità come Jim Starlin: sceneggiatore eclettico e sognatore, fu il principale fautore della deriva in salsa da space opera in casa Marvel, nonché il responsabile del rilancio editoriale di personaggi come Adam Warlock e Capitan Marvel. Ah, e tra l'altro è il creatore di Thanos, il Folle Titano: uno dei cattivi più influenti, pericolosi e importanti della Marvel Comics, nemesi giurata degli Avengers, una furia naturale e incontrollabile. E non a caso Il Guanto dell'Infinito, la prima storia a fumetti che vide Thanos fronteggiare i Vendicatori, è una delle opere Marvel più significative di sempre.

La dolcezza della Morte

Ci sono quelle storie che rimangono negli annali, destinate a perdurare nel tempo, a sopravvivere agli anni che passano nonostante le matite non siano più quelle di una volta, le chine siano cambiate, le tecniche si sono evolute e abbiano trovato nel digitale un alleato immenso. Eppure, un'opera come The Infinity Gauntlet, che giunse nel 1991 - forse un po' tardi rispetto al sopravanzare della space opera nella cultura pop, che trovò in Star Wars il suo baluardo più strenue e remunerativo - e che vide, insieme a Jim Starlin ai testi della sceneggiatura, George Pérez e Ron Lim ai disegni di quella che, nel giro di pochi mesi, si assestò come una saga enciclopedica, sontuosa e appassionante. Andiamo per gradi: non fu la prima volta che Starlin ci fece conoscere Thanos, perché il personaggio aveva debuttato su un albo di Iron Man come principale villain di Capitan Marvel. Una storia come quella de Il Guanto dell'infinito, invece, rappresentò un'epopea straordinaria proprio perché il grosso dei supereroi dell'Universo Marvel si riunì sotto un'unica egida per fronteggiare il Folle Titano nello spazio aperto: una situazione che i fan del Marvel Cinematic Universe ritroveranno in Avengers: infinity War, che da Infinity Gauntlet sembra apparentemente prendere il concept di partenza operando un mix tra storie vecchie e nuove del panorama editoriale della Casa delle Idee.

Thanos è un personaggio di un fascino straordinario: è più potente di Hulk, è un malvagio fin nel midollo, le sue mire espansionistiche e distruttrici lo rendono una minaccia interplanetaria... e ama la Morte. Non in senso figurato, né in senso platonico: letteralmente, ama la Morte come principio regolatore del cosmo. La venera, la brama, vuole il suo amore e farebbe di tutto per lei. Ed è la morte, che assume sembianze fisiche come manifestazione delle ossessioni di Thanos, a regolare e muovere ogni azione del Titano.

Lady Morte, appunto, si manifesta di fronte al villain e gli impartisce un compito durissimo: eliminare quante più forme di vita possibili dall'universo, poiché bisogna ristabilire un certo equilibrio tra Vita e Morte, due principi in eterno conflitto e di cui il primo tende a prevaricare sul secondo. Cosa resta a Thanos, se non radunare le armi più potenti dell'Universo, strappandole dalle fredde mani degli esseri più Antichi dell'Universo? Recuperate, appunto, dagli Antichi le sei Gemme dell'Infinito, il Titano le riunisce nel suo guanto sinistro, dando vita a un potere oltre ogni immaginazione, tra creazione e distruzione, uno strumento di sterminio di massa qual è, appunto, il Guanto dell'infinito.

La space opera secondo Marvel

Ma la Morte è sprezzante, ti guarda davvero in faccia solo se vuole condurti con lei negli abissi o se può dominarti. Non come Thanos, che vuole sedere al suo fianco: il Titano erige templi nell'universo, li rende una corte con i suoi giullari (una povera e mal ridotta Nebula, sua figlia adottiva, e l'odiato fratello Eros, entrambi suoi prigionieri), ma a nulla vale ogni gesto nei confronti della sua spietata amante.

Per compiacerla, le mire espansionistiche di Thanos devono allargarsi, coinvolgendo la Terra e mettendo a rischio i suoi abitanti. I Vendicatori non possono restare a guardare e, nel corso della saga racchiusa in 6 albi, impareranno il significato della perdita, il valore del sacrificio, lo spirito dell'unione in nome di qualcosa di estremamente più grande. La scrittura di Starlin è sontuosa, monumentale, e non si preoccupa mai di "volare basso" ma anzi, col passare degli albi diventa sempre più ambiziosa, importante, antologica.

Infinity Gauntlet è una storia incredibilmente coraggiosa, che non ha troppa paura di sacrificare i suoi protagonisti, di schiaffare in faccia ai lettori perdite importanti, momenti forti, situazioni drammatiche; ed è un'epopea che risulta anche "diretta" in maniera egregia, con inquadrature mai banali e figlie di un modo di fare fumetto che proprio tra gli anni 80 e 90 iniziava a farsi più dinamico, stracolmo di splash page dal fortissimo impatto visivo ed emotivo. Un'impostazione "registica" di livello cinematografico, che riesce ancora oggi (a distanza di quasi 30 anni) a non far sentire il peso dei propri anni nonostante l'estetica dal retrogusto vintage, impreziosita da disegni e colorazioni piacevolmente retro e che forse potrebbero rappresentare l'unico ostacolo "stilistico" nei confronti di generazioni più giovani e con un occhio poco consono a un'impaginazione e un tratto del genere.

Una visual che, nel corso della serializzazione della mini-serie, vide peraltro il passaggio delle matite dalle mani di George Pérez a quelle di Ron Lim, un artista non ispirato quanto il primo ma a cui va il merito tutt'oggi di aver cercato di imitare al meglio lo stile del suo predecessore in modo da far avvertire meno possibile un'interruzione di continuità visiva. Nulla che, in realtà, possa inficiare davvero la godibilità di un prodotto che ancora oggi rappresenta una delle massime espressioni non solo della space opera targata Marvel, ma anche di un preciso modo di intendere l'epica dei supereroi più famosi della Terra, dai toni decisamente più drammatici e oscuri rispetto agli anni precedenti - seppur già negli anni Ottanta, con la visione distopica e cupa di Frank Miller, qualcosa in tal senso si era iniziato a intravedere. Grazie a Panini Comics, Il Guanto dell'Infinito è ancora oggi recuperabile tramite edizioni e ristampe sempre nuove in speciali albi da collezione. L'occasione è davvero ghiotta soprattutto in occasione di Avengers: Infinity War, poiché Infinity Gauntlet è uno dei fumetti da leggere a tutti i costi se volete un efficace retrospettiva dell'attuale Marvel Cinematic Universe.

Il Guanto dell'Infinito - Marvel Comics L'importanza culturale di Infinity Gauntlet è macroscopica: Jim Starlin, a suo tempo, reinventò l'epica supereroistica fondendola con la space opera, un trend che già nei decenni precedenti - con meno impatto e idee non così tanto rivoluzionarie - era stato timidamente scalfito. Non è un caso se proprio Starlin si fece fautore del rilancio editoriale del lato "cosmico" della Marvel Comics, dando vita a una vera e propria mitologia la cui eredità è così importante che il concept di partenza rappresenta il culmine dell'impero cinematografico imposto dai Marvel Studios, con l'imminente e atteso Avengers: Infinity War. Con la sua scrittura sontuosa, con lo stile dinamico di George Pérez e il tratto pragmatico di Ron Lim, Il Guanto dell'Infinito di Jim Starlin è un'opera senza tempo, senza dubbio il primo titolo da aggiungere alla vostra lista in caso vogliate una retrospettiva valida e imperiosa delle più recenti gesta dei Vendicatori sul grande schermo.

9.3