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Il Piano nella Foresta: Recensione della Stagione 2, su Netflix

Kai Ichinose e Shuhei Amamiya sono tornati: vediamo come prosegue il concorso pianistico e come si evolverà la loro amicizia.

recensione Il Piano nella Foresta: Recensione della Stagione 2, su Netflix
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L'ispirazione può arrivare nei momenti più inaspettati. Probabilmente ciò è accaduto anche a Makoto Isshiki: seduta sul divano, davanti alla TV, s'imbatte in un documentario sul pianista russo Stanislav Bunin, vincitore del Concorso Pianistico Internazionale Fryderyk Chopin. Affascinata dal mondo della musica classica, Isshiki ha voluto riproporre su carta tutto ciò che ha visto nel documentario. Dopo essersi informata su Chopin, ha pensato di creare un canovaccio che narrasse una storia umana, in cui la musica è sinonimo di fuga. Nacque nel 1998 il manga Piano no Mori, conclusosi solo nel 2015. Il fumetto ha ispirato il film animato Piano Forest - Il Piano nella Foresta, che ripercorre solo parte del racconto. Il semisconosciuto studio Gaina, in seguito, realizza un anime che in due stagioni adatta l'opera completa. Grazie a Netflix abbiamo potuto vedere la prima parte l'ottobre scorso. A partire dal 24 giugno, è disponibile la seconda stagione: dopo aver analizzato il pilot, abbiamo visto i restanti episodi, e possiamo dire che è riuscito ad emozionarci.

L'amico geniale

I nuovi episodi si focalizzano sulla seconda fase del Concorso Pianistico Internazionale Fryderyk Chopin, protraendosi fino alle finali.
Kai Ichinose e Shuhei Amamiya, come prevedibile, sono riusciti a passare il primo turno. Il risultato dei giudici non è stato apprezzato da tutti, in quanto hanno scartato la stella polacca Karol Adamski. Questo ha attirato l'attenzione del pubblico e della stampa specializzata, al punto che inizia a circolare la voce che gli "arbitri" facciano preferenze o si scambino voti. Di conseguenza, s'insinua il sospetto che abbiano voluto sfavorire il pianista polacco perché autodidatta, non avendo avuto i giurati come maestri, e che abbiano dato rilievo al nuovo pupillo Lech Szymanowski. L'esito si riflette negativamente su Shuhei, che ha conosciuto il musicista proprio durante la competizione, convincendosi che uno della risma di Adamski avrebbe superato senza difficoltà la prima fase. Impanicato, Shuhei si rifugia in un bagno per rilassarsi e per concentrarsi per il seguito della gara; qui, incontra il pianista polacco, con cui ha una conversazione illuminante. In questa circostanza Shuhei espone la lunga rivalità con l'amico Kai, e il timore di perdere contro di lui, nonostante abbia dato il massimo: non riuscirebbe ad accettare una sconfitta da chi ha una dote innata nel suonare il pianoforte, e che non ha mai dovuto studiare sodo per raggiungere livelli così alti, ma che ha solo dovuto affinare le sue capacità. Kai Ichinose, sin da bambino, ha sempre suonato oltre la perfezione. Adamski incoraggia Shuhei affinché non suoni solo per se stesso.

Con queste parole il giovane comprende di dover cambiare modo di suonare.
La gara continua e dopo l'esibizione della francese Sophie Ormesson, è il turno del cinese Wei Pang, l'unico che potrebbe dare filo da torcere a Shuhei e Kai.È difficile proseguire il racconto della seconda stagione, poiché nei primi episodi si alternano i vari artisti, e per questo, per evitare di rivelare troppo (vi sono colpi di scena che non meritano di essere spoilerati) preferiamo fermarci. Tuttavia, possiamo dirvi che ogni performance riesce a mettere in mostra i sentimenti, le emozioni, e gli stati d'animo del pianista con una maestria tale da riuscire a travolgere sia il pubblico presente al Filharmonia Narodowa, sia chi conosce l'amicizia tra Kai e Shuhei, già in uno stato precario all'inizio della gara, ed ora sempre più in bilico.

E ora nella foresta

È indubbio come questa seconda stagione voglia osare di più: siamo rimasti meravigliati nello scoprire come la sceneggiatura non ruoti solo attorno a Kai e Shuhei, ma ad un cast più ricco e variegato. Il tentativo di rendere l'opera corale riesce grazie al concetto di musica come espressione dell'anima.

Quando i pianisti si esibiscono, raccontano se stessi, mostrando e trasmettendo le emozioni più recondite, i turbamenti, e le preoccupazioni che hanno definito la loro vita. Ci si rende conto di come i pianisti raccontino la propria storia attraverso le composizioni di Chopin. Non si può fare a meno di essere travolti dalla quantità di emozioni che i musicisti sono in grado di esternare, grazie anche a musiche che si adattano ai singoli personaggi: composizioni spensierate, per chi vuole far provare gioia e felicità; componimenti dal ritmo più "grave" per infondere preoccupazione, paura, e rancore. Spesso, quando gli artisti suonano, si potrebbe chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalle opere del compositore polacco e cercare di carpire cosa vogliono far provare in quel momento. Non tutti, però, potrebbero avere un orecchio allenato al punto da riconoscere le varie sfumature dei singoli esecutori, e comprendere così quel che vogliono dire; per questo, giungono in soccorso commenti degli esperti e immagini che aiutano a comprendere cosa sta accadendo. Grazie alla commistione di questi elementi possiamo comprendere l'infanzia difficile che ha vissuto Wei Pang, con una madre suicida, considerato sin da bambino una bomba ad orologeria, poi adottato da un ricco benestante amante della musica, che invece di crescerlo come un padre, gli ha imposto un severo studio affinché diventasse il miglior pianista al mondo; attraverso la sua musica esprime tristezza e odio per una vita fatta di abusi e maltrattamenti. Oppure, approfondire meglio Lech Szymanowski, e scoprire il forte legame con la sorella, in coma a seguito di un incidente, e come si senta in parte colpevole per quel che le è successo.

Quest'analisi attraverso la musica classica coinvolge anche i due protagonisti: Shuhei riesce a far percepire il suo forte desiderio di voler superare a tutti i costi un amico che ha sempre invidiato. Le performance di Kai sono forse le più coinvolgenti: sempre magistrali, che riescono a "riportare in vita" Chopin e a trasportare il pubblico in un campo di colza, o nella foresta vicino casa sua, che tuttora porta nel cuore, dove tutto ha avuto inizio.

Il ragazzo riesce a raccontare un'infanzia difficile e drammatica, ma anche il riscatto, attraverso Chopin. Durante la gara lo stile dei personaggi cambia, diventando ancora più introspettivo. Le emozioni che "fuoriescono" dal pianoforte sono rappresentate in maniera onirica da un pulviscolo (grande ed evidente) che fluttua nell'auditorium, sopra gli spettatori.

La sensazione che si ha è che la seconda stagione sia più matura, intima, ed introspettiva. Il cambiamento non è solo sul versante narrativo, ma anche su quello stilistico. Sebbene il comparto grafico continui a non essere molto elaborato, poco curato, con eccessive imperfezioni in più circostanze, possiamo dire che si nota un lieve miglioramento rispetto allo stile sfoggiato nella prima stagione. Il tratto manuale è più curato ed elaborato, soprattutto nelle riprese più ravvicinate e, nonostante l'impercettibile differenza, riesce comunque ad essere il più fedele possibile allo stile tipico del manga. Nelle sequenze di arpeggio è evidente come gli autori abbiano deciso di ridurre al minimo una CGI sin troppo invadente, che creava un colpo d'occhio non molto gradevole: ora la computer grafica è circoscritta solo a sporadiche sequenze. Al posto della CGI, i disegnatori hanno scelto di utilizzare più immagini statiche, in modo da non spezzare il ritmo armonico del tratto manuale. Una tecnica poco gradevole, purtroppo, non riesce a far spiccare particolarmente un'opera così complessa, rovinando alcune situazioni rimarchevoli; un disegno più elaborato avrebbe potuto rendere Il Piano nella Foresta più apprezzabile alla vista, attirando l'attenzione di un pubblico più vasto.

Probabilmente, la causa principale di uno stile mediocre è la mancanza di mezzi: questo lo si nota sia guardando il pubblico presente in sala, un mero cartonato; sia nelle animazioni non sempre eccelse, soprattutto in alcuni intermezzi musicali, in cui si nota l'impegno dei disegnatori di riprodurre le reali movenze dei pianisti, ma il risultato finale è innaturale e bizzarro.
La seconda stagione de Il Piano nella Foresta non indaga lo stato d'animo dei pianisti solo durante le performance, ma anche nei momenti di vita quotidiana.

Nei giorni della gara, si nota come la competizione faccia crescere i protagonisti, e come inizino ad accettare una vita non facile, costellata da scelte e situazioni difficili da comprendere e accettare. Un esempio di ciò è l'amicizia tra Kai e Shuhei, che smette di essere "infantile" per diventare più "adulta", proprio grazie alla rivalità del concorso pianistico e a quel che accade durante la competizione.

Allo stesso modo, gli autori hanno voluto concentrare l'attenzione anche sui comprimari, tra cui spiccano particolarmente il maestro Ajino e Yoichiro Amamiya, il padre di Shuhei: abbiamo modo di approfondire i due personaggi, finora poco sfruttati, così da comprendere il motivo per cui Ajino ha portato il suo pupillo ad un concorso così prestigioso e non per tutti, e conoscere meglio un padre che si preoccupa più dei risultati ottenuti dal figlio, piuttosto che della sua evoluzione artistica, allontanandosi, in questo modo, da lui.

Nonostante la particolare cura riposta nell'approfondire un cast variegato, la sceneggiatura in alcuni momenti ci ha dato il sentore di già visto: l'ordito non ricerca eclatanti colpi di scena, ma ne offre alcuni gradevoli, taluni prevedibili, altri meno, in sintonia con il ritmo "adagio" della narrazione; eppure ne è presente uno che sembra essere più influente degli altri, ma che viene celato, forse troppo. Gli sceneggiatori giocano molto sulla curiosità dello spettatore, quasi a spronarlo a continuare la visione per scoprire di cosa si tratti. L'impressione che si ha, però, è che si giochi sin troppo sul nascondere un ccosì importante: la rivelazione passa quasi in secondo piano, a causa degli eventi che si susseguono nel corso degli episodi, e si corre il rischio di dimenticarsene. Il colpo di scena avrebbe dovuto essere valorizzato maggiormente, perché è imprevedibile, lascia di stucco, e nelle battute finali riesce anche a far commuovere tutti coloro che si sono affezionati a Kai Ichinose, Shuhei Amamiya, Sousuke Ajino, e alla magnifica "orchestra" de Il Piano nella Foresta.

Il Piano nella Foresta Stagione 2 La seconda stagione de Il Piano nella Foresta dà più rilievo ai personaggi secondari. Attraverso le performance abbiamo modo di conoscere meglio i vari attori, dando a tutti il giusto spazio. La musica, ancora una volta, permette di carpire quel che provano i pianisti, e non si può fare a meno di farsi trasportare dalle composizioni di Chopin. La minuziosa attenzione sui personaggi potrebbe far chiudere un occhio su un versante tecnico migliorato, ma ancora poco curato. Vi è un colpo di scena in sintonia con la produzione, che risulta essere poco presente, sebbene sia appassionante. Al netto di questi difetti, arrivati al finale di serie si ha la sensazione di aver assistito ad un concerto per pianoforte eseguito dal miglior pianista al mondo.

7.3