Il Re delle Fate: Recensione del fumetto di di Andrea Meucci ed Elena Triolo

Una storia fantasy, ironica e riflessiva tutta italiana: Il Re delle Fate riesce a raccontare la sua storia con simpatia, drammi e originalità.

recensione Il Re delle Fate: Recensione del fumetto di di Andrea Meucci ed Elena Triolo
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Negli ultimi anni il fumetto italiano sforna artisti emergenti e opere che vale la pena tenere d'occhio: è il caso di Il Re della Fate, una graphic novel tutta italiana targata Edizioni BD e realizzata dal duo di autori fiorentino composto da Andrea Meucci (storia) ed Elena Triolo (disegni). A dispetto di quel che si possa pensare semplicemente leggendo il titolo o guardando la copertina del volume, il fumetto non è una classica fiaba da mille e una notte, né si impone come un titolo dedicato a un target infantile o femminile. Il Re delle Fate è un'interessante avventura fantasy ambientata in Toscana, intrisa di tanto umorismo ma anche di riflessione e temi importanti.

Da grandi fate derivano grandi responsabilità

Obi è un adolescente come tanti altri, scapestrato e disilluso dalla vita che conduce. Il ragazzo si divide, annoiato, tra i pochi amici che frequenta, amori impossibili e una situazione scolastica molto difficile, tra voti al di sotto delle aspettative, bocciature, derisioni e insegnanti equivoci. Un giorno Obi riceve in regalo da sua madre un piccolo elicottero telecomandato, che il giovane decide di provare al parco insieme alla sua inseparabile amica Rita. Ma è qui che cambierà tutto: l'elicottero telecomandato colpisce per sbaglio una piccola creatura in volo, facendola cadere rovinosamente al suolo e uccidendola. Avvicinandosi al cadavere dell'esserino, i due protagonisti notano con incredibile stupore che si tratta di... una fata! Per la precisione, un piccolo essere anziano di sesso maschile con le ali di una fatina. Da qui in poi - siamo nelle primissime pagine del volume, che inizia subito con l'evento clou che scatenerà la serie di assurdi eventi - la narrazione torna leggermente indietro, volta a mostrarci la vita quotidiana del protagonista e tutte le frustrazioni che Obi subisce nel corso delle sue giornate, passate all'ombra dell'emarginazione rispetto ai suoi coetanei più popolari. Dopo questo breve incipit, torniamo al momento cruciale, che determinerà un fato incredibile per il nostro: la creatura uccisa era il Re del popolo delle fate, che vive segretamente tra i boschi toscani, e la sua morte per mano di Obi determinerà automaticamente la successione al trono per il protagonista, che si ritroverà a sua volta a essere il nuovo Re delle Fate. Da qui in poi la trama proseguirà alternando momenti interessanti ad alcuni che scadono in piccoli e banali cliché, come la condizione di un protagonista che - da semplice emarginato qual era - si ritrova in possesso di poteri e autorità che cambieranno totalmente la sua situazione, rendendosi popolare e ammirato agli occhi di chi prima lo guardava con scherno, ma senza rendersi conto di aver in questo modo ripudiato ciò che prima lo rendeva felice con semplicità e umiltà: insomma, la solita parabola dello sfigato liceale che un giorno incontra la svolta che lo renderà totalmente diverso, ma che in seguito deve affrontare le responsabilità cui viene messo di fronte.

Cliché originali

È paradossalmente da questo banale cliché, tuttavia, che Il Re delle Fate si impone con una certa originalità di stile e di narrazione: la seconda parte del fumetto di Meucci e Triolo si snoda in una racconto intriso di rivelazioni, drammi e temi piuttosto forti (e, in un certo senso, anche violenti), il tutto senza mai perdere - dall'inizio alla fine del volume - una costante ironia in quasi ogni situazione e dialogo tra i protagonisti. Piano piano ogni personaggio, soprattutto tra i più secondari, inizia a trovare un ruolo e un proprio posto all'interno della sceneggiatura, e il tutto convoglia in un finale che apparentemente nasconde un fortissimo sapore malinconico. L'opera, infatti, parte in un certo mood, con dei toni molto più scanzonati e leggeri nonostante lasci trasparire già dalle prime pagine un dramma latente per la psicologia dei protagonisti; ma poi stravolge ulteriormente il suo canovaccio, presentandoci un'atmosfera molto più cupa e seria. Il tutto, tanto nel bene quanto nel male, è poi avvalorato dal disegno, un tratto che unisce una grande essenzialità di colori (perlopiù il verde e l'arancio) a uno stile estremamente minimalista, che pone Il Re delle Fate quasi come un'opera da vignetta satirica per quanto riguarda il comparto visivo.

Certo, non ci troviamo di fronte un fumetto dai toni e dai contenuti mainstream o un nome da autore internazionale - così come accade per i grandi franchise che di certo godono di ben altro tipo di fama - ma la graphic novel di Andrea Meucci ed Elena Triolo resta una proposta interessante e a cui dare una chance, soprattutto se cercate un racconto diverso e fuori dagli schemi dal sapore tutto italiano, che riesce a strappare qualche risata e a far riflettere su temi come l'emarginazione, l'amicizia e il rispetto ambientale.

Il Re delle Fate Il Re delle Fate racconta una parabola fantasy tutta italiana, che unisce l'assurdità di una situazione apparentemente comica - il protagonista che uccide il sovrano delle fate e, a causa delle bislacche leggi del popolo magico, è costretto a prenderne il posto sul trono - a tutto il dramma che scaturirà dagli sviluppi di questa vicenda. L'opera di Andrea Meucci ed Elena Triolo, targata Edizioni BD, snoda il racconto inizialmente tra situazioni già viste e banali cliché, salvo poi stravolgere tutto nella seconda parte e fornirci un'interessante e drammatica visione sull'amicizia, l'emarginazione, la responsabilità e l'amore verso il prossimo.

7.2