Il richiamo di Cthulhu Recensione: J-POP porta Lovecraft in versione manga

Tanabe torna con una delle opere più importanti di Lovecraft: il suo Richiamo di Cthulhu è eccellente ma si perde un po' dell'atmosfera originaria.

recensione Il richiamo di Cthulhu Recensione: J-POP porta Lovecraft in versione manga
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L'impatto che Howard Phillips Lovecraft, il Maestro dell'orrore di Providence, ha avuto sull'immaginario collettivo è assolutamente incalcolabile. Ancora oggi l'espressione "mostro lovecraftiano" fa parte del linguaggio comune; a lui, e ai suoi incubi tentacolari, si ispirano artisti come Stephen King, Neil Gaiman, Alan Moore, Mike Mignola, John Carpenter, George R. R. Martin (per citarne solo alcuni). Ammiratore (ed epigono) di Edgar Allan Poe e Lord Edward Dunsany, grazie alla propria capacità di evocare orrori cosmici e meravigliosi, di immergersi nell'abisso e nella paura universale dell'ignoto, alle immagini vivide e al tempo stesso sfuggenti che era in grado di evocare nei propri scritti, Lovecraft è considerato tra i fondatori del genere fantascientifico americano nonché creatore della cosiddetta weird fiction.

Sebbene in vita abbia prodotto opere anche molto diverse (ricordiamo qui almeno lo splendido Ciclo Onirico di Randolph Carter) Lovecraft è conosciuto soprattutto per avere dato vita all'incubico pantheon cthulhiano, tra Dei Esterni e Grandi Antichi, creature misteriose come Dagon, Nyarlathotep o il profeta pazzo Abdul Alhazred. Nonostante l'andamento rigorosamente onirico/misterioso delle sue storie negli anni, Lovecraft ha saputo costruire un universo coerente, con le proprie regole, i propri personaggi centrali, università e rituali, formule magiche e icone.

Edito nel 1928 sulla rivista Weird Tales, racconto fondante delle mitologia cosmica lovecraftiana nonché uno dei suoi migliori in senso assoluto, Il richiamo di Cthulhu è stato adattato in manga dall'artista giapponese Gou Tanabe: serializzata a partire dal maggio 2019 e conclusasi nel novembre dello stesso anno sulle pagine di Monthly Comic Beam, Il richiamo di Cthulhu è un'opera di grande qualità complessiva.

"Non è morto ciò che può attendere in eterno..."

Il manga si apre con un breve prologo tipicamente lovecraftiano, in cui il protagonista della cornice narrativa Francis Wayland Thurston viene inseguito da uomini misteriosi e si rifugia nel proprio studio, dove in preda al terrore e alla follia registrerà la cronaca di eventi a cui non avrebbe dovuto assistere (la conoscenza segreta che non dovrebbe essere rivelata è uno dei grandi temi del Maestro di Providence). Il primo capitolo, L'orrore d'argilla comincia di fatto nel 1926, nel cimitero della città natale di Lovecraft dove si stanno celebrando le esequie del grande linguista George Gammell Angell, prozio dello stesso Thurston che ne è unico parente in vita nonché esecutore testamentario. Mentre si occupa di smistare i beni dello zio, Francis Thurston viene in possesso di una tavoletta di argilla raffigurante un mostro "in parte piovra, in parte drago, in parte umano" e un manoscritto intitolato "Il culto di Cthulhu" suddiviso in vari capitoli.

A questo punto la storia segue il contenuto del manoscritto, sicché il lettore si ritrova sprofondato in un autentico vortice di inquietudine e follia. Seguendo il professor Angell che è a tutti gli effetti il vero protagonista della prima sezione del racconto, incontriamo nel 1925 l'artista H. A. Wilcox, che nei sogni si ritrova a vagare per la ripugnante R'lyeh (ricordiamo come Lovecraft abbia scritto una meravigliosa saga ambientata nel mondo onirico, che per lui rappresentava una sorta di porta d'ingresso verso un'altra dimensione, concreta quanto la realtà) con nella testa una frase incomprensibile: Cthulhu Fhtagn.

Il professor Angell conosce il nome di Cthulhu in quanto ha avuto modo di studiare i rituali di alcuni "adoratori del diavolo" groenlandesi, in seguito all'indagine dell'Ispettore Legrasse del 1908. Decide quindi di incontrare periodicamente lo scultore per appuntarne i sogni, sempre più convinto che dietro di essi si nasconda una inquietante verità.

La seconda sezione torna dunque indietro al 1908 e vede i passi di Angell incrociarsi con l'Ispettore John Raymond Legrasse, che ha appena sgominato una violenta setta in Louisiana ed è venuto in possesso di una statuetta raffigurante una creatura in parte piovra, in parte drago. Consultato assieme ad altri studiosi, in questa fase della sua vita Angell non sa ancora nulla del culto di Cthulhu: sarà il professor Webb, a suo tempo testimone dei sanguinosi rituali groenlandesi, a rivelare molti dettagli preziosi per la comprensione della setta.

Seguendo l'andamento temporalmente invertito tipico di molte storie lovecraftiane, Il richiamo di Cthulhu torna quindi ancora indietro a raccontarci l'indagine di Legrasse nelle paludi della Louisiana, l'incontro con il misterioso Castro, prima che lo stesso Thurston decida di lanciarsi alla ricerca dei misteriosi cultisti del dio alieno che, addormentato nella sommersa R'lyeh, attende sognando di essere destato.

"...e col volgere di strani eoni anche la morte può morire!"

Gou Tanabe, disegnatore e adattatore del racconto lovecraftiano, nasce a Tokyo nel 1975. Nel 2002, alla quarta edizione degli Enterbrain Entertainment Awards, ottiene una menzione speciale per il suo adattamento del racconto di Maksim Gorkij Ventisei uomini e una ragazza. Tra le sue opere ricordiamo anche Kasane, tratto da un racconto di Sanyutei Encho, oltre a Il Colore Venuto dallo Spazio, L'Ombra Venuta dal Tempo, Il Mastino e altre Storie, L'Abitatore del Buio e Le Montagne della Follia.
Studiando l'opera di Gou Tanabe ci si rende conto facilmente che si tratti fondamentalmente di un adattatore: un ottimo adattatore, che preferisce rappresentare nella maniera più chiara ed efficiente possibile il racconto, l'opera cui si ispira. Le tavole del Richiamo sono efficaci, semplici nel design dei personaggi e al tempo stesso incredibilmente dettagliate negli sfondi, perfette dal punto di vista delle ombreggiature, strabilianti se si analizza l'ottima resa dei mostri e delle città blasfeme.

Tanabe conduce i suoi lettori per mano attraverso un regno di terrore puro, abitato da creature deformi e umani diabolici che cospirano per la dannazione del mondo. La parte finale del manga di Tanabe raggiunge un livello di tensione quasi insostenibile, e infatti è la sezione migliore. A ben vedere, l'unico difetto (relativo) dell'opera risiede nella propria stessa esistenza: Lovecraft fu scrittore impareggiabile nella sua abilità nel tratteggiare creature e situazioni senza mai eccedere in descrizioni, lasciando ampio spazio all'immaginazione del lettore.

I suoi racconti, che spesso sono ispirati o richiamano veri e propri incubi, non sono esatti e precisi con un testo di narrativa odierna ma hanno le morbide sfumature del sogno. Tratto che, a ben guardare, facilmente può essere identificato come il maggiore merito artistico lovecraftiano (e, per molti commentatori, anche il suo più grande difetto).
Che intendiamo quando affermiamo che il grande difetto di questo adattamento è la sua esistenza? Che Tanabe, che per forza di cose ha dovuto rappresentare alcune situazioni, alcune creature che il Maestro di Providence aveva saggiamente lasciato nell'ombra nel testo originale, toglie involontariamente forza al racconto, lo iscrive nei ranghi di un horror qualsiasi, per quanto visionario e folle.

Qualunque amante di Lovecraft sa quanto la sua materia letteraria sia sfuggente e difficilmente adattabile; molti hanno tentato, la maggior parte hanno fallito, ma neanche quelli che sono riusciti (ed è il caso di Tanabe) a realizzare un prodotto di eccellente fattura hanno mai saputo rendere al cento per cento le atmosfere delle storie di Lovecraft. Il fascino di quei racconti risiede nel taciuto, nel non mostrato, in ciò che si percepisce con la coda dell'occhio in una stanza buia. In una parola: il contrario dell'immagine, del nitido e perfetto tratto di Gou Tanabe.

Il richiamo di Cthulhu Il Richiamo di Cthulhu, come altre trasposizioni di Tanabe, è un'opera fedele al narrato originario e cerca (riuscendoci quasi sempre) di riprenderne le atmosfere; i disegni di Gou sono eccellenti, unendo la pulizia del tratto alla semplicità del design dei personaggi a tavole di grandissimo impatto quando è necessario rappresentare le città maledette, i mostri titanici protagonisti del racconto lovecraftiano. La narrazione è tesa e coinvolgente, in un secolo la trama non ha perso nulla del proprio fascino. L'adattamento di Tanabe è ottimo sia dal punto di vista della sceneggiatura, sia del disegno, sia per quanto concerne l'atmosfera: se non raggiunge la perfezione non è per demeriti dell'artista giapponese ma solo per l'intrinseca difficoltà, purtroppo incolmabile, di trasporre la prosa da incubo di Lovecraft in immagini: qualcosa, inevitabilmente, va sempre perduto. Ma Il Richiamo di Cthulhu di Tanabe resta un'opera di elevata fattura, che farà felici i fan del Maestro di Providence.

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