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Ingress: The Animation, recensione della serie Netflix tratta dal videogame

La nuova esclusiva Netflix, Ingress: The Animation, ci trasporta in una realtà alternativa, in cui nulla è come sembra.

recensione Ingress: The Animation, recensione della serie Netflix tratta dal videogame
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Il boom della Niantic è avvenuto quando è stato pubblicato il gioco in realtà aumentata Pokémon GO. Prima di allora, la casa di sviluppo era poco nota, ma era già riuscita ad attirare l'attenzione dei videogiocatori con Ingress, che presenta una struttura simile a Pokémon GO. Verso la fine del 2018 è stata distribuita la versione migliorata, con il sottotitolo Prime, e per celebrare l'uscita, la stessa casa di sviluppo ha annunciato un anime, realizzato dallo studio Craftar, distribuito globalmente da Netflix. Alla notizia dell'arrivo di una serie animata tratta da un videogioco eravamo incerti, visti alcuni deludenti risultati in questo filone. L'idea di trasporre un videogioco in cui il giocatore stesso è il protagonista ed è invogliato a girare per la città ha acuito le nostre preoccupazioni: le difficoltà da affrontare dello studio d'animazione nel realizzare l'anime erano tante.
Lo scorso 30 aprile si è aggiunto alla libreria Netflix Ingress: The Animation, dopo circa 5 mesi dal lancio nipponico. Abbiamo messo quindi da parte i nostri timori ed abbiamo visto Ingress: The Animation, incuriositi dal risultato finale.

Intrigo Internazionale

L'Exotic Matter, o XM, è un materiale scoperto nel 2013 al CERN, le cui origini sono remote. L'XM è in grado di influenzare le menti umane: non le sottomette o le controlla, ma le stimola, sbloccando abilità latenti; coloro che sviluppano poteri particolari sono chiamati Sensitivi.

L'umanità s'è divisa in due fazioni in lotta tra loro, Illuminati e Resistenza: i primi credono che il materiale possa portare ad un nuovo stadio evolutivo, seguendo il normale corso della natura; i secondi, invece, considerano l'XM una minaccia, e per questo vogliono controllarlo con la scienza e la tecnologia. Sparsi per il globo vi sono Portali da cui l'Exotic Matter fuoriesce maggiormente, di tre differenti colori: verdi, controllati dagli Illuminati; blu appartenenti alla Resistenza; bianchi neutri. Quando più punti della stessa fazione convergono tra di loro si crea un Campo di Controllo, al cui interno viene ampliato il potere dei Sensitivi. Lo scontro tra Illuminati e Resistenza potrebbe determinare le sorti della Terra.
Sei anni dopo, a Tokyo, Cristopher Brandt, scortato dalla sua fedele guardia del corpo Jack Norman, deve salvare il mondo, aiutando Sarah Coppola, ricercatrice della Hulong, rinomata azienda che studia l'XM; ma prima che i due possano raggiungere la meta, Cristopher viene catturato da militari assoldati dalla Hulong. Jack, fuggito dai soldati, si dirige verso il centro di ricerche. Sarah è stata rapita dalla Hulong, perché vuole divulgare cosa accade all'interno dei laboratori. La donna incontra Cristopher, il quale le rivela che lei può vedere il vero aspetto del mondo ed è l'unica speranza per il genere umano; l'uomo si lascia esplodere, eliminando i presenti, eccezion fatta per la donna.

La polizia indaga sull'incidente, assieme allo psico-investigatore Makoto Midorikawa. Questi riesce a vedere i ricordi racchiusi all'interno degli oggetti; a causa di ciò ha trascorso un'infanzia difficile, venendo allontanato da tutti, persino da sua madre, ma ha trovato una soluzione coprendo con un guanto la mano con cui usa il dono. La vita solitaria lo ha portato prima ad essere un hacker, poi un investigatore, usando il potere a fin di bene.

Sulla scena del crimine, il giovane analizza un anello appartenuto a Sarah, scoprendo cosa è accaduto; purtroppo, la sicurezza aziendale della Hulong toglie il caso alla polizia, e prende in custodia l'unica superstite. Non potendo fare nulla, Makoto torna a casa dove viene contattato da uno sconosciuto, che gli rivela che deve aiutare Sarah; sul suo telefono viene installata l'app di Ingress, che gli indica dove trovare la donna. Sebbene anche nell'universo televisivo Ingress sia un gioco, nella realtà non lo è: viene usato dai guerriglieri degli Illuminati e della Resistenza per individuare i Portali ed eliminarli; i comuni cittadini prendono parte agli "scontri" a loro insaputa, scegliendo una delle due fazioni.
Raggiunto il luogo dove è tenuta Sarah, Makoto s'imbatte in Jack, il quale è convinto che lui abbia rapito Cristopher; l'investigatore e la donna riescono a fuggire. Nella serie seguiremo la fuga di Sarah e Makoto dalla Hulong e da Jack, il quale vuole salvare la scienziata. Nelle loro peripezie, i due fuggiaschi scopriranno l'esistenza della Dark XM, collegata agli esperimenti della Hulong sulla mente umana.
Scopriremo quali sono le vere intenzioni dell'azienda, cosa è realmente l'XM e che legame ha con Sarah: quello che sta accadendo è solo la punta dell'iceberg. In un racconto che segue le orme di alcune spy-story, saranno presenti colpi di scena, e vi sarà l'occasione per conoscere i tre protagonisti.

Viaggio digitale

Uno dei punti deboli di Ingress: The Animation è la sceneggiatura: non offre nulla di originale e in alcuni momenti è addirittura banale. Il tentativo da parte degli autori di volersi accostare alle opere di spionaggio non è riuscito del tutto, in quanto hanno riproposto stereotipi classici di questo sottogenere.

Guardando la serie non si può fare a meno di provare la sensazione che alcune meccaniche siano già state viste in altri prodotti, e che molte siano prevedibili. Come i due protagonisti che, per non essere rintracciati, usano travestimenti (non ben riusciti per Makoto, che ha solo celato il volto da un paio di occhiali), oppure il cambio di rotta di Jack: è facile presagire, sin da subito, come la guardia del corpo prima o poi decida di allearsi con Makoto per salvare la scienziata e per fermare l'azienda; questo è dovuto sia alle varie informazioni divulgate sul cast prima dell'uscita dell'anime, sia all'obiettivo che Jack ha in comune con l'investigatore, rivelato nelle battute introduttive. Sarebbe stato opportuno creare un alone di mistero su Jack, nascondendo le sue vere intenzioni, in modo che persino lo spettatore sentisse quella tensione che assale Makoto e Sarah, considerando la guardia del corpo un antagonista. La narrazione stereotipata continua almeno fino a circa metà stagione, quando la situazione si risolleva grazie ad attimi più intriganti, e a un maggior numero di rivelazioni, che riescono a dare all'ordito un po' di inventiva, anche se non funzionano del tutto.

All'interno di una trama che procede su un percorso prestabilito, e che non offre nulla di entusiasmante ed innovativo, vi sono però momenti sempre più incalzanti, che, sebbene non trasmettano il pathos necessario per essere apprezzati, riescono comunque a tenere viva l'attenzione. Purtroppo, come abbiamo evidenziato anche durante l'analisi del primo episodio, vi sono alcune scelte narrative, anche se esigue, che forzano la mano sulla sceneggiatura: abbiamo avuto la sensazione che alcune decisioni degli autori siano solo meri escamotage per portare avanti un canovaccio che altrimenti sarebbe stato bloccato.

Altra nota dolente sono i personaggi che, benché ben costruiti ed analizzati lo stretto indispensabile, non sono molto rimarchevoli, in quanto sono convenzionali e spesso quasi non adatti ai ruoli assegnati. Viene fornito un accenno del passato dei tre protagonisti, in modo da renderli più completi, ma anche in questo caso si segue un percorso già noto: si passa da Jack che è la classica guardia del corpo inarrestabile, con un passato da militare, che affronta le situazioni più difficili in stile Rambo; a Sarah, l'indifesa dalla vita difficile a causa dei suoi poteri, che deve essere costantemente protetta per quello che sa; fino ad arrivare a Makoto, anche lui discriminato per le sue doti, il quale non sempre sembra essere molto sveglio, a causa di alcune decisioni ed idee discutibili, facendoci sorgere il dubbio sulle sue capacità da investigatore.

Unico punto a favore di una scrittura non eccelsa sono gli elementi che rimandano direttamente al prodotto di Niantic. Infatti, il fattore più interessante della produzione è il modo in cui è stata realizzata questa trasposizione, che riesce ad avvicinare sia i videogiocatori, sia chi è incuriosito solo dalla serie. Il giocatore può sentirsi a proprio agio, conoscendo molto di ciò che viene detto, cogliendo persino le gradevoli citazioni; il nuovo arrivato viene messo dinanzi ad una spiegazione molto esaustiva su cosa sia l'Exotic Matter, così da farlo ambientare un poco alla volta, ma lasciando comunque il desiderio della scoperta. Nel realizzare questo anime, lo staff creativo ha voluto focalizzarsi sulla creazione di un universo in cui i fattori chiave che caratterizzano il titolo Niantic, quali l'XM, i portali, e la rivalità tra Illuminati e Resistenza, sono una realtà concreta. Questa scelta stilistica rende meno palese l'intento da parte della software house americana e dello studio Craftar di voler pubblicizzare uno specifico prodotto.
Uno dei punti più discussi di Ingress: The Animation, che potrebbe far desistere dall'approcciarsi, è sicuramente il comparto grafico: la serie è realizzata in 3D CGI. La resa, però, non è delle migliori in quanto il tratto non è molto curato, rendendo ancora più evidente e poco godibile lo stile squadrato della CGI in alcune inquadrature, sia in quelle ravvicinate, che quelle più lontane; a volte, però, nei primi piani, è possibile notare un accenno di levigatura che rende il disegno leggermente più curvilineo e più "naturale".

La computer grafica mediocre il più delle volte comporta animazioni rigide, che non riescono ad adattarsi né agli intermezzi più calmi, né a quelli più concitati.Benché la tecnica digitale sia utilizzata per la maggior parte del tempo, l'anime sfoggia anche un tratto manuale. In alcune sequenze, di fatti, si nota un disegno classico sia per l'ambientazione, che per le comparse: se da un lato, però, lo stile più comune utilizzato per i ruoli di contorno è approssimativo e poco dettagliato, dall'altro lato, la resa ambientale è ben più certosina, in modo che la CGI degli attori riesca ad adattarsi e non si crei un colpo d'occhio troppo forte per la differenza tra i due stili.

Ingress The Animation Ingress: The Animation non offre una trama originale, cadendo in modelli ripresi già in altre produzioni, tanto da risultare prevedibile e scontato, con un cast non ben riuscito e poco costruito. Spesso l’opera si lascia andare ad alcuni meccanismi che portano avanti l’ordito in maniera eccessivamente forzata. Nonostante ciò, vi sono alcune idee che vogliono avvicinarsi sia all’appassionato, che al nuovo arrivato, che catturano l’attenzione, e che spingono a raggiungere il finale, per avere un quadro più completo. La computer grafica non è delle migliori, mostrando a più riprese errori grossolani; spesso questo tratto cede il passo a quello più tradizionale, ma non sempre è molto deciso.

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