Japan Sinks 2020: recensione dell'anime catastrofico su Netflix

L'atteso anime realizzato con il coinvolgimento di Yuasa non ci ha convinto del tutto, pur essendo più che meritovole di attenzione

recensione Japan Sinks 2020: recensione dell'anime catastrofico su Netflix
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Nel corso della sua storia l'umanità ha saputo dare vita ad un denso immaginario riguardante la prospettiva di un suo possibile annientamento. Protagonisti di tutte le manifestazioni riconducibili ad un simile ambito sono catastrofi di proporzioni più o meno ampie. La rappresentazione di simili fenomeni, diffusa anche nell'ambito della cultura pop, dimostra come esista e sia forse sempre esistita nell'uomo l'esigenza di immaginare la fine del tutto o di una sua rilevante parte, per dare voce a paure sotterranee ed inconfessate, per godere di quel sentimento di ammirazione e smarrimento nei confronti di forze in grado di soverchiarne la piccolezza, per sperimentare una sorta di catarsi nell'osservare il disgregamento strutture fisiche e valoriali, per osservare la società e l'intima natura dei singolo attraverso una lente critica .

Anche l'animazione giapponese ha saputo offrire una propria convincente interpretazione al genere catastrofico: ne abbiamo parlato nella nostra recensione di Tokyo Magnitude 8.0, di cui abbiamo evidenziato l'elevata qualità generale. A partire dal 9 Luglio di quest'anno inoltre Il catalogo Netflix è stato arricchito di un ulteriore esponente animato del medesimo genere. Nel caso di Japan Sinks 2020 però, anime dello studio Science Saru tratto dal romanzo Nihon chinbotsu di Sakyo Komatsu e diretto da Pyeon-gang Ho con il coinvolgimento del celebre Masaaki Yuasa nel ruolo di direttore generale, i connotati della catastrofe sono forse ancora più ampi.

Insieme per sopravvivere

A ricoprire il ruolo di protagonisti delle vicende narrate durante i 10 episodi di Japan Sinks 2020 sono i membri della famiglia Mutou, composta dalla quattordicenne Ayumu, giovane promessa nella disciplina della staffetta, caratterizzata da un animo gentile e da un carattere ancora piuttosto infantile, dal fratello minore Gou contraddistinto dal desiderio di prendere parte alle olimpiadi nel campo degli e-sport e da una più volte ribadita forma di esterofila, e infine dalla coppia composta da Koichiro e Mari, accumunati da un notevole ottimismo e da una rilevante capacità di reagire alle avversità. Si tratta a tutti gli effetti di una famiglia abbastanza ordinaria, la cui unica peculiarità è individuabile nell'origine della madre, nata nelle Filippine, ma ben poco ordinarie sono tuttavia le peripezie che i Mutou sperimentano nel corso di un viaggio attraverso un Giappone sull'orlo del baratro che metterà a dura prova l'unità dei loro legami di sangue e loro convinzioni.

Tali legami non sono però i soli ad essere trattati dall'anime, poiché ben presto un ulteriore gruppo di personaggi si unisce al nucleo originariamente costituito dalla famiglia Mutou, allargando i connotati del concetto di famiglia oltre che incrementando il numero dei personaggi principali dell'anime. A condividere con Ayumu e i suoi familiari il ruolo di protagonisti sono nello specifico Kite, un celebre Youtuber dai mille talenti che in molte occasioni ricopre il ruolo di una sorta di deus ex machina, Kunio Ashida, anziano tradizionalista dilaniato dal dolore per la perdita della giovane nipote, Haruki Koga, ex Hikikomori che deve giocoforza rinunciare all'isolamento ed infine l'esuberante Daniel Zakovic.

La storia di Japan Sinks 2020 traccia i connotati di un'epopea che vede i protagonisti appena descritti fronteggiare grandi e piccole avversità contando sul proprio spirito di sopravvivenza e sulla consistenza delle relazioni interpersonali. Il contesto che fa da sfondo alle vicende è quello di un mondo crudele che in maniera non edulcorata offre una discreta rappresentazione a quella particolare violenza che emerge nelle situazioni di disfacimento delle strutture sociali, ma che invero alberga in maniera dormiente nell'animo umano.

In bilico tra umanità e crudeltà, l'aspetto più riuscito di Japan Sinks 2020, in un contesto non esente da difetti, è proprio la descrizione di un ambiente avverso popolato da individui spesso ostili, in grado di colpire in ogni momento e di farlo anche nelle maniere più subdole e prosaiche, con modalità tali da imputare la responsabilità degli eventi, quando non all'uomo, unicamente al caso.

Non tutti i personaggi che sono costretti a prendere parte a questa lotta per la sopravvivenza godono della medesima attenzione in termini di caratterizzazione. All'origine di tale disparità di trattamento vi sono motivazioni che risulteranno palesi quando si viene a conoscenza di alcune direzioni intraprese dallo sviluppo degli eventi, ma anche alcuni protagonisti avrebbero meritato una cura maggiore mentre appaiono talvolta prigionieri di motivazioni contorte e irrealistiche, di sottotrame poco chiare o concluse troppo in fretta, di processi di evoluzione banali e poco approfonditi.

Cosa si cela tra le macerie

Il contesto in cui è ambienta la storia di Ayumu e di tutti gli altri personaggi non è quello degli anni 70, originariamente previsto dal romanzo di Sakyo Komatsu attualmente inedito in Italia: piuttosto, si è deciso di trasporre la storia originale nell'epoca attuale. Il mutamento cronologico che interessa l'ambientazione è reso tangibile mediante l'introduzione di una serie di elementi e citazioni al contesto tecnologico e sociale attuale, la reiterazione dei quali risulta talvolta forzata o comunque incapace di valorizzare ulteriormente la storia e gli argomenti da questa trattati.

A tale gruppo appartiene anche una riflessione sulla veridicità dell'informazione offerta dai media tradizionali e soprattutto dalla rete e dalle cosiddette fake news che la popolano, un argomento certamente ricco di potenzialità ed estremamente attuale oltre che più attinente al contesto narrativo dell'anime, ma che avrebbe probabilmente meritato di essere approfondito maggiormente e non soltanto accennato frettolosamente durante i primi episodi.

Tra le tematiche dell'opera, oltre a quelle su cui ci siamo già soffermati, viene riservato ampio spazio alle questioni del confronto e della coesistenza di culture differenti e del multiculturalismo, trattate specialmente ma non unicamente, mediante l'antinomia tra Gou e la sua predilezione per la lingua inglese e l'insofferenza per alcuni aspetti della cultura giapponese e il vecchio Ashido, profondamente geloso delle sue radici culturali e inizialmente diffidente nei confronti di cose o persone provenienti al di fuori dei confini nazionali. Entrambe le posizioni scadono purtroppo nel banale, affrontando la questione in maniera superficiale e stereotipata.

Connesse a tale motivo sono la discriminazione razziale e la xenofobia, esemplificate dall'episodio durante il quale l'equipaggio di una nave nega di far salire a bordo i Moutu e Kite perché, a loro dire, nelle loro vene non scorrerebbe sangue giapponese. La scelta di trattare questi temi, di bruciante attualità soprattutto nel contesto occidentale, suggeriscono come l'anime di Pyeon-gang Ho sia stato forse concepito con il proposito di assecondare i gusti di un pubblico internazionale. Al quadro delle questioni affrontate nel corso dell'anime appartengono inoltre varie critiche alla società giapponese e alla problematiche sociali che la caratterizzano.

Un potenziale inespresso

Non possiamo dunque accusare l'anime Netflix di essere privo di spunti di riflessione, ma i maggiori difetti di Japan Sinks 2020 risiedono nella maniera in cui le tematiche già esposte vengono affrontate e soprattutto nei modi e nei tempi in cui la storia si sviluppa prima di giungere alla sua conclusione. In particolare, sul fronte dei dialoghi si rilevano alcuni scambi di battute poco riusciti, talvolta forzati o quasi luogo rispetto al contesto.

Inoltre il racconto si basa su un susseguirsi di elementi poco probabili e fortuiti, e se è vero che il peso dell'influsso del caso sull'esistenza umana sia uno dei tanti temi che l'anime tenta di offrire allo spettatore, sin troppo spesso la storia procede tramite improbabili rinvenimenti di oggetti o riunioni al limite dell'impossibile e l'accostare a tali episodi risolutivi un uguale numero di fatti avversi non basta per ristabilire l'equilibrio.

La portata dell'impatto delle lacune evidenziata è ampliata da una gestione dei tempi della narrazione che si presta ad ulteriore critiche a causa della scelta di strutturare l'opera in soli 10 episodi, inserendo comunque un buon numero di personaggi.

Purtroppo le problematiche affliggono viceversa anche il comparto tecnico e artistico dell'anime, che comunque si assesta nel complesso su livelli discreti. Se è pur vero che il perno della narrazione sia individuabile più nelle vicende sperimentate dai personaggi che nel contesto, l'ambientazione di un Giappone dilaniato dalla forza distruttiva dei movimenti tellurici, con il suo alternarsi di città rase al suolo e paesaggi naturali dalla struttura morfologica alterata, avrebbe forse richiesto un maggior livello di dettaglio nella realizzazione dei fondali, la cui qualità generale appare invece discontinua.

La stessa considerazione è imputabile alle animazioni, che non riescono a mantenere il medesimo livello di qualità per la durata complessiva dell'opera. Eccelle invece l'opening di Taeko Onuki, una nenia dai toni delicati accompagnata dall'emergere di alcuni immagini abbozzate relative a piccoli e intimi momenti di vita familiare.

Japan Sinks Japan Sinks 2020 non può dirsi esente da difetti, anche importanti, che ridimensionano l’impatto della storia. Eppure anche grazie ad un finale che conclude più che adeguatamente l’opera e alla presenza di momenti che mantengono un buon impatto emotivo, l'anime di Pyeon-gang Ho riesce a non sprofondare del tutto, condividendo la sorte infausta che l’opera assegna all’arcipelago giapponese. L'aspetto più riuscito dell'opera è il più semplice e al contempo complesso dei concetti che racchiude: dopo il tramonto sorgerà nuovamente il sole, a patto che si sappia trovare la forza di andare avanti, come riesce a fare Ayumu e come suggerisce il destino scritto nel significato del suo nome, ideogramma giapponese della parola “camminare”. Camminare in direzione dei propri sogni, anche se le strada per raggiungerli può essere differente da quella prevista o più accidentata di quanto sperato.

6.9