Jin-Roh: Uomini e Lupi, Recensione del film sul franchise di Mamoru Oshii

Distribuito in una nuova edizione home video da Koch Media, Jin-Roh: Uomini e Lupi è un'allegoria sociopolitica crudele e sopraffina.

recensione Jin-Roh: Uomini e Lupi, Recensione del film sul franchise di Mamoru Oshii
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Nel 1986 il cineasta giapponese Mamoru Oshii dava inizio alla Kerberos Series: si trattava di un ampio ventaglio di opere - che spaziavano dal cinema al radiodramma, passando per action figures e fumetti - a sfondo militare distopico, che aveva al centro delle proprie vicende le storie di poliziotti appartenenti a una speciale unità di Tokyo. Uno degli esempi più virtuosi di quella che, col tempo, ha assunto il nome di Kerberos Saga è Jin-Roh: Uomini e Lupi, un lungometraggio anime del 1999 diretto da Hiroyuki Okiura. Un vero e proprio piccolo capolavoro di narrazione e tecnica, che ancor oggi rappresenta un'opera di imprescindibile visione per tutti gli appassionati del genere. Il film è stato recentemente pubblicato da Koch Media e Anime Factory in una nuova edizione Blu-Ray, con tanto di box cartonato e alcuni contenuti esclusivi. Abbiamo rivisto la cupa e fascinosa distopia politica basata sui lavori di Oshii, noto ai più soprattutto per aver lavorato all'adattamento anime di Ghost in the Shell: riviviamo gli orrori di Jin-Roh nella nostra recensione.

Lupi e Cappuccetti Rossi

Siamo negli anni Sessanta, un periodo assai difficile per il Giappone. La Terra del Sol Levante usciva distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale: l'Alleanza con la Germania portò il Paese alla disperazione, tra battaglie e bombardamenti che hanno segnato irrimediabilmente l'isola nipponica. Nell'immediato dopoguerra il governo giapponese cercò a tutti i costi di risollevare la società dal punto di vista economico: è in questo delicato periodo di ricostruzione che si ambienta Jin-Roh: Uomini e Lupi.

Partendo dagli effetti post-bellici, reali e avvertibili dalla popolazione orientale propri negli anni Cinquanta e Sessanta, il film di Okiura prende le distanze dalla realtà, dipingendo una cupa ma affascinante distopia fantapolitica basata sullo spionaggio e sulla guerriglia urbana: per favorire la rinascita economica e demografica del Giappone, nell'universo basato sul franchise di Mamoru Oshii le differenze tra le gerarchie sociali iniziarono a diventare così nette che il ceto povero diede inizio ad uno sfrenato panorama fatto di criminalità e miseria.

Per contravvenire al disordine pubblico, il governo dichiarò lo stato di allerta civile e istituì uno speciale corpo armato chiamato Unità Speciale - che, col tempo, avrebbe poi preso il nome di Kerberos, i cani del governo stesso. Questi soldati, precisi e implacabili, mietevano vittime ogni giorno tra le strade di Tokyo per contrastare i numerosi moti civili che andavano a crearsi nei sobborghi della metropoli nipponica.

Una cellula di questi rivoltosi iniziò a dar vita a veri e propri atti terroristici, gettando la città in un clima di terrore e di costante guerriglia urbana. Tra di essi, poi, vi era una particolare categoria di attentatori: i Cappuccetti Rossi, giovanissimi militanti che - alla stregua di micidiali kamikaze - venivano lanciati tra la folla o nei condotti fognari di Tokyo per detonare dei pericolosissimi esplosivi.

Quella di Jin-Roh, nei primi minuti della pellicola, sembra quasi una storia corale, di carattere quasi documentaristico, priva di particolari protagonisti e incentrata soprattutto sulla rappresentazione sfrenata della violenza urbana: esplosioni, arresti, sparatorie e un numero incalcolabile di vittime fanno da sfondo a uno scenario iniziale distopico e tremendo, seppur infarcito da una vena spiccatamente neorealista nella messinscena della vicenda.

Poi, però, tutto cambia e a poco a poco il racconto inizia a svelarci i suoi protagonisti: un soldato dell'unità speciale, incapace di crivellare di colpi un'innocua ragazzina, rimane vittima di un'esplosione detonata dalla giovane stessa nei sotterranei di Tokyo. La bambina, gettata nella mischia dai terroristi come un agnello sacrificale, muore nello scoppio, sepolta dalle macerie: il soldato sopravvive, ma viene accusato di insubordinazione e ricollocato nell'unità di addestramento fino a nuovo ordine.

È qui che inizia la storia di Kazuki Fuse: un uomo distrutto che cerca di ricominciare, un soldato implacabile e spietato che non riesce più a reggere in mano un'arma, tormentato com'è dalle visioni di un'innocua bambina dal cappuccio rosso che viene inseguita dai famelici "lupi" della Jin-Roh, l'Unità Speciale al soldo del governo. Sarà soltanto la purezza di Kai, una ragazza incredibilmente somigliante alla giovanissima terrorista morta davanti a Fuse, a ridare al protagonista un nuovo scopo per cui vivere.

Kazuki, però, ignora di essere al centro di un intricato complotto politico che coinvolge le alte sfere del governo giapponese: Jin-Roh: Uomini e Lupi è quindi una storia a doppio filo, uno spy movie avvincente e ben orchestrato da un lato, una delicata e drammatica storia d'amore basata sul riscatto e sull'appartenenza reciproca dall'altro. Un canovaccio che, in poco più di 90 minuti, sorprende e colpisce: anche laddove, nella parte centrale del lungometraggio, la sceneggiatura subisce qualche leggero calo di ritmo o cade in qualche banale cliché di genere, la qualità della scrittura riesce a mantenersi elevata fino alla fine.

Jin-Roh è anche un racconto d'allegoria che unisce la politica alla fiaba: in un susseguirsi di segmenti visivi onirici e di momenti poeticamente didascalici, la storia si pone come una metafora realista della favola di Cappuccetto Rosso. Uomini travestiti da lupi e lupi travestiti da uomini: un simbolismo costante che, dal principale insegnamento della celebre fiaba narrata dai fratelli Grimm, trae gli aspetti più crudi e macabri per dipingere un ritratto crudelmente veritiero della realtà sociale. Una visione profondamente neorealista, nel concept e nella messinscena, ma al tempo stesso distopica e oscura nelle intenzioni.

La violenza e il dramma di Jin-Roh

Parlavamo di neorealismo e non potrebbe essere altrimenti se analizziamo la regia, la messinscena e il comparto tecnico del film: il character design del regista Okiura e di Tetsuya Nishio rappresenta l'antitesi del classico tratto animato giapponese, basato sull'esasperazione anatomica e su una serie di lezioni di tezukiana memoria nel concepire un design che da sempre caratterizza l'arte orientale. I personaggi vengono rappresentati con dovizia di particolari e con tratto quanto mai realistico, così come estremamente dettagliati figurano scenari, oggetti e qualunque altro elemento che caratterizza lo scenario.

A colpire è, soprattutto, la qualità delle animazioni, talmente fluide e tendenti al vero che sembra di ammirare un prodotto realizzato in motion capture: una cura maniacale venne infatti riposta non soltanto nel design di protagonisti e armi, ma anche nei movimenti del corpo, nel rinculo degli spari, negli spasmi compiuti dalle vittime che vengono crivellate dai potentissimi mitra in dotazione ai soldati Kerberos. E, in alcuni segmenti del film, tra cui il violento e ansiogeno showdown finale, la regia di Okiura assume dei caratteri tendenti persino all'horror. Una direzione artistica poderosa, insomma, anche dal punto di vista sonoro: la colonna sonora, di portata fortemente drammatica, si affianca ad un cast giapponese di incredibile talento. Ma anche il doppiaggio italiano, che fu curato da Yamato Video, non è da meno: nei panni del silenzioso e tormentato protagonista troviamo un Lorenzo Scattorin in grande forma, punta di diamante di un ventaglio di voci nostrane che riescono a fornire un'interpretazione convincente.

Jin-Roh: Uomini e Lupi Jin-Roh: Uomini e Lupi è una distopia neorealista di rara bellezza: a metà strada tra uno spy movie documentaristico e una tragica favola d'amore, l'affresco fantapolitico dipinto da Mamoru Oshii - e trasposto in pellicola d'animazione dal regista Okiura - è un esempio fulgido di scrittura sopraffina e tecnica virtuosa. Con le meraviglie in alta definizione dettate dal Blu-Ray di Koch Media e Anime Factory, poi, il cupo universo basato sui soldati Kerberos è ancor più bello da vedere.

8.5