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JoJo's Bizarre Adventure: Recensione del secondo anime, Stardust Crusaders

Insieme alla prima stagione, Netflix ha caricato anche l'adattamento anime della terza parte de Le Bizzarre Avventure di Jojo: Stardust Crusaders.

recensione JoJo's Bizarre Adventure: Recensione del secondo anime, Stardust Crusaders
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"Molto è cambiato, è vero: la storia, i personaggi, le ambientazioni. Ma ciò che non è affatto cambiato è il filo conduttore che lega tutte le storie de Le Bizzarre Avventure di Jojo: la spiritualità, il legame, il cuore, l'anima e lo spirito che accomuna i miei protagonisti. Quando ho iniziato Phantom Blood fu straniante vedere il protagonista, Jonathan, morire alla fine del suo viaggio. Jonathan muore, ma trasmette tutti i suoi valori ai discendenti che gli hanno seguito nel corso dei decenni successivi. Sul cambio di design, avrete notato che inizialmente i personaggi erano molto più muscolosi a causa del duro addestramento per padroneggiare le Onde Concentriche. Questa forte spiritualità mi ha portato a creare lo Stand, uno spirito guardiano, conseguenza diretta dell'anima incarnata dall'Hamon".

Con queste parole Hirohiko Araki, il papà de Le bizzarre avventure di Jojo, ci spiegava in occasione dell'intervista a Lucca Comics & Games 2019 il filo conduttore che muove l'evoluzione narrativa della serie, ma anche lo sviluppo dei suoi personaggi. Nella recensione della prima serie de Le bizzarre avventure di Jojo, che ora è disponibile su Netflix, vi avevamo parlato di un universo straordinario e della capacità di contaminare generi e culture differenti. Ma dalla seconda serie anime in poi, che corrisponde alla terza parte di Jojo, tutto cambiò. Stiamo parlando di Stardust Crusaders, forse il ciclo più amato da tutti i fan dell'opera grazie ai suoi indimenticabili protagonisti e al concept stesso dell'avventura: un racconto che stravolge i canoni dei suoi predecessori, ma al tempo stesso la chiusura di un ciclo, quello della Maschera di Pietra e di Dio Brando come villain principale del franchise. Dopo la release nel 2012 della serie incentrata su Phantom Blood e Battle Tendency, dunque, David Production si imbarcò nella trasmissione di Stardust Crusaders tra il 2014 e il 2015: un progetto titanico, forse eccessivamente lungo, che a parer nostro in versione anime segna un piccolo passo indietro rispetto agli esordi.

Il Jojo giapponese

Nel 1987 si svolge la storia di Jotaro Kujo, nipote giapponese di Joseph Joestar che ha scelto di adottare il cognome materno. Tormentato da strane possessioni, di cui crede di essere vittima, il protagonista avrà modo di conoscere proprio suo nonno e di apprendere i segreti legati al suo stesso retaggio. Joseph, ormai anziano rispetto alle vicende di Battle Tendency, svela al giovane tutta la verità. La storia, infatti, verte sul ritorno del malvagio Dio Brando, creduto sconfitto dopo il sacrificio di Jonathan Joestar alla fine dell'Ottocento, e sul viaggio compiuto dall'eroe e dai suoi alleati per sconfiggere definitivamente la nemesi giurata del casato Joestar. Ma ovviamente non sarà facile, perché il risveglio del potentissimo vampiro ha causato il manifestarsi di una serie di straordinari fenomeni. Ed ecco che Le bizzarre avventure di Jojo schiude definitivamente il suo guscio, adottando una serie di stilemi narrativi e stilistici destinati a diventare le colonne portanti della saga. Araki, e di rimando gli autori dell'anime, diede addio al concetto delle Onde Concentriche, l'energia spirituale che Jonathan e Joseph erano capaci di incanalare per sfoderare abilità sovrannaturali.

Dio Brando, per tornare alla vita, ha infatti utilizzato il corpo di Jonathan, sepolto insieme a lui nelle profondità dell'oceano: l'incontro tra il sangue dei Joestar e i poteri della Maschera di Pietra di Dio hanno determinato la genesi degli Stand, la rappresentazione tangibile dell'anima di un individuo. Ad entrare in possesso di questa nuova capacità, che si manifesta attraverso una creatura spirituale posizionata alle spalle dell'utilizzatore, sono coloro che posseggono l'eredità genetica di Jonathan o che sono entrati in contatto con Dio Brando, che ha generato un vero e proprio esercito per conquistare il mondo.

Il villain ha anche infettato Holly, l'innocente madre di Jotaro, di un morbo misterioso e mortale: il viaggio che il protagonista dovrà affrontare insieme a suo nonno Joseph, ma anche agli utilizzatori di stand Mohammed Abdul, Noriaki Kakyoin e Jean Pierre Polnareff, diventa una vera e propria crociata personale che vedrà nel suo ultimo atto l'incredibile scontro tra Jotaro, con il suo stand Star Platinum, e Dio Brando, in possesso del micidiale stand chiamato The World.

Dall'Hamon agli Stand

La prima (forse unica) grande rivoluzione della seconda serie anime de Le bizzarre avventure di Jojo sta principalmente nell'introduzione degli Stand, nuovo potere in sostituzione dell'Hamon che ne rappresenta peraltro una peculiare evoluzione. Stadust Crusaders segnò, per il manga di Araki, il passaggio definitivo dal target seinen a quello shonen e le conseguenze si vedono tutte nello storytelling e nelle tematiche principali del racconto.

La seconda serie anime (o terza parte per i cultori del manga) di Jojo è anzitutto una storia di viaggio: l'epopea di Jotaro e dei suoi amici, che dal Giappone attraversano tutto il Medio Oriente fino ad arrivare in Egitto, dove dimora il temibile Dio Brando. La stessa concezione degli stand ha determinato un passaggio tematico forte da una narrazione incentrata su dinamiche horror-action-mystery ad un battle shonen purissimo: ogni personaggio ha il suo potere peculiare, rappresentato dal proprio stand, e ogni tappa del viaggio corrisponde ad una battaglia contro un nemico diverso e sempre più potente. Sullo sfondo, la magnifica evoluzione dei protagonisti in un viaggio che non è solo ricerca, ma anche formazione per alcuni personaggi e redenzione per altri. Ma è proprio in queste dinamiche di scrittura che, a parer nostro, l'anime ispirato a Stardust Crusaders non replica totalmente i fasti della serie precedente. Lo slittamento da seinen a shonen ha creato un cast di personaggi e situazioni che ad oggi rimangono tra i più amati del fandom di Jojo, ma allo stesso tempo ha anche comportato l'annullamento di tematiche più adulte in favore di una messinscena più dedicata ai ragazzi.

In questo scenario, per fortuna, lo stile narrativo tipico di Araki non perde la sua iconica verve, anzi amplifica le sfumature di follia e grottesco già intraviste nella stagione precedente. Il vero problema, a parer nostro, è nel ritmo: Jojo Stardust Crusaders è diviso in due blocchi, ovvero il primo arco narrativo che vede i protagonisti impegnati nel viaggio verso Il Cairo e la parte intitolata Battle in Egypt, dedicata proprio all'incursione di Jotaro e i suoi in Egitto e alla battaglia finale con Dio Brando.

Il risultato è una serie di quasi 50 puntate che procede attraverso un racconto lento, scandito da una narrazione del tutto episodica. In questa fase, i registi Tsuda e Suzuki hanno optato per un adattamento molto più dilatato, allungando eccessivamente la progressione e rendendo certi episodi molto più lenti e difficili da digerire rispetto alle pagine del manga originario. Nel corposo blocco centrale di questa stagione manca, a nostro parere, una narrazione orizzontale sufficiente a tenere alto l'interesse del pubblico, tenuto vivo esclusivamente grazie al carisma e all'evoluzione dei personaggi.

La trama di fondo di sviluppa in maniera consistente solo tra le prime e le ultime puntate di Stardust Crusaders, nel resto abbiamo uno storytelling poco efficace e fin troppo compassato. Pur rimanendo estremamente fedele agli stilemi grafici del fumetto, e soprattutto forte di un design eccelso sia per quanto riguarda i personaggi che i loro stand, va detto che il comparto visivo della serie anime non brilla per la fluidità delle animazioni o per la qualità complessiva dei disegni, lasciando che siano esclusivamente il fascino delle ambientazioni e della colonna sonora a sorreggere pienamente il valore artistico della produzione.

Purtroppo, così come per la prima serie, in Stardust Crusaders su Netflix manca il doppiaggio italiano, segno che il colosso streaming ha preferito non investire le proprie risorse in una localizzazione in lingua nostrana del prodotto, seppur chiamata a gran voce dal fandom del Bel Paese.

Le Bizzarre Avventure di JoJo - Stardust Crusaders Stardust Crusaders segna il passaggio definitivo de Le bizzarre avventure di Jojo da horror mystery su base storica a battle shonen puro incentrato su un racconto di viaggio e di crescita. La seconda serie anime tratta dalla terza parte dell'opera familiare di Hirohiko Araki compie il passo definitivo verso lo sviluppo di un prodotto folle ed esagerato, fatto di personaggi e poteri sempre più assurdi, ma segna anche un piccolo passo indietro rispetto alle tematiche mature degli esordi. Sul fronte della trasposizione animata, purtroppo, l'eccessiva lunghezza della serie inficia non poco sul ritmo e sull'avanzamento della trama orizzontale, lasciando che sia unicamente il carisma dei protagonisti a tenere acceso l'interesse del pubblico. Uno storytelling poco efficace sorretto da musiche e character design sopraffini, ma da una qualità grafica altalenante a scapito delle animazioni.

7.7