Judo Boy Recensione: un anime come Karate Kid, ma più maturo

È disponibile su Amazon Prime Video Judo Boy, uno dei titoli culto che ha segnato una generazione degli appassionati di anime nati tra gli anni ‘70 e ‘80.

recensione Judo Boy Recensione: un anime come Karate Kid, ma più maturo
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Come possiamo definire uno spokon? Un manga o un anime che si focalizzano sul mondo dello sport, e dunque con protagonista uno sportivo. A questo punto, il manga Judo Boy (Kurenai Sanshiro in originale) di Tatsuo Yoshida e la sua trasposizione animata dello studio Tatsunoko potrebbero essere considerati delle opere a tema sportivo, ma noi vogliamo chiarirlo sin da subito, per evitare equivoci: non ce la sentiamo di considerare Judo Boy uno spokon effettivo, ma più una variante, che si allontana dal genere.

Difatti, benché il protagonista pratichi un'arte marziale esistente, non partecipa a competizioni sportive, non si allena per migliorarsi, e nel corso della serie non ci sono ring "riconosciuti": intendiamo, dunque, Judo Boy come una storia di vendetta e di crescita. Da novembre, l'anime della Tatsunoko, datato 1969, (arrivato in Italia solo nel 1980), è disponibile solo con doppiaggio italiano (salvo pochi segmenti) e senza censure su Amazon Prime Video.

Il fantastico ragazzo del judo

Basta soffermarsi solo al primo episodio per avere ben chiaro il quadro completo della trama di Judo Boy. Sanshiro Kurenai, allievo del dojo di judo della sua famiglia, sta cercando suo padre, ma lo ritrova in fin di vita, dopo un combattimento con un misterioso uomo.

Vicino al cadavere, il ragazzo trova un occhio di vetro perso dall'assassino e si rende conto, non con poco rammarico, che la scuola dove ha imparato a combattere non è la migliore in circolazione come pensava. Il Nostro, rimasto ormai da solo e colmo di rabbia, non crede più nelle arti marziali, tanto che vuole allontanarsene, rinunciando persino al dogi cucito con amore dalla madre; viene avvicinato da un uomo che sembra conoscere suo padre ed è disposto ad aiutarlo a perfezionare il suo stile di combattimento, per essere imbattibile. Dopo un estenuante allenamento che ha messo alla prova la sua resistenza fisica, l'uomo gli rivela di aver trovato l'assassino del padre su un mercantile. Il combattente non ci pensa due volte e si dirige subito a bordo della nave. Sebbene sia determinato a compiere la sua vendetta da solo, Sanshiro viene seguito dal piccolo Ken e dal cane Bobo, i quali portano con sé il kimono rosso da combattimento (il colore non è scelto a caso: Kurenai in giapponese significa proprio rosso). Sull'imbarcazione, dopo aver eliminato tutti i nemici che gli sbarrano la strada, l'eroe affronta il capitano: un uomo con una benda sull'occhio.

In un primo momento il protagonista sta avendo la peggio contro l'avversario, ma quando Ken e Bobo gli portano il suo dogi, la situazione si ribalta. Dopo aver vinto, però, il giovane scopre che l'avversario non era altri che l'uomo che lo aveva aiutato e che aveva bisogno dell'occhio finto per un motivo non ben specificato.

Dopo quell'evento, Sanshiro riesce a controllare in parte la rabbia che gli offusca la mente e decide di intraprendere un viaggio a bordo della sua moto per trovare l'uomo con un occhio solo ed ottenere la sua vendetta; ad accompagnarlo nel corso dell'avventura intorno al mondo ci sono Bobo e Ken.

Nel corso di 26 puntate autoconclusive, vediamo Sanshiro raggiungere varie città, dove incontrerà nuovi amici ed affronterà temibili avversari, alcuni dei quali corrispondono alla descrizione dell'uomo che sta cercando, per poi rendersi conto che la sua ricerca non è ancora giunta a termine. Con il suo passaggio, l'eroe riesce ad aiutare le persone che incontra e a riportare la pace nei luoghi che visita, vessati da un clima di terrore creato da uomini che bramano il potere.

La vendetta e la redenzione

Forse c'è veramente poco da dire su Judo Boy, perché non ha un effettivo sviluppo narrativo, su cui si sorreggono gli eventi mostrati negli episodi: le puntate sono collegate tra di loro da un filo conduttore molto labile, ovvero Sanshiro che affronta avversari sempre più forti, mosso dal desiderio di vendicare la morte del padre.

Il racconto principale, in diverse situazioni, divaga e viene messo da parte, diventando quasi del tutto secondario: questo lo si nota sia nei momenti in cui il giovane judoka affronta avversari che potremmo definire casuali, che non corrispondono alla descrizione dell'assassino del padre, sia quando lotta contro uomini con un occhio solo, convinto che si trattino del suo obiettivo, per poi scoprire che non sono l'uomo a cui sta dando la caccia; o quando pensa di essere sempre più vicino ad ottenere la sua vendetta, incontrando qualcuno che sembra conoscere o avere legami con il killer del padre, ma in realtà si allontana sempre di più dal suo scopo principale, perché il più delle volte segue una pista sbagliata o morta. L'assenza di una trama che colleghi le varie avventure permette comunque di vedere gli episodi in ordine casuale, senza sentirsi spaesati, eccezion fatta per il pilot, che è utile per avere informazioni basilari sui protagonisti e sugli eventi principali. Per amor di chiarezza, dobbiamo ammettere che al giorno d'oggi alcune situazioni mostrate non sortiscono lo stesso effetto che potrebbero aver avuto tra gli anni ‘70 e ‘80, perché con il tempo gli stili ed i ritmi della narrazione sono cambiati: dunque, non bisogna aspettarsi momenti che lasciano con il fiato sospeso o colpi di scena.

Sebbene Judo Boy non possa vantare una trama ben scritta, siamo riusciti comunque a trovare un collegamento che unisce i vari episodi: un tema ricorrente, ma che non viene trattato a dovere, essendo poco evidente e non molto influente sugli eventi, cioè l'ossessione dell'uomo.

Sanshiro è offuscato dal desiderio di vendicare il padre, al punto da combattere colmo di rabbia, disposto anche ad uccidere gli avversari, e dimenticando il vero significato di una lotta onorevole. Il desiderio è rafforzato anche dalle poche sequenze incentrate sul suo passato, che mostrano come si sia allenato con il padre e come fosse legato a lui.

Il suo atteggiamento aggressivo e vendicativo si riflette anche sul suo animo, tanto da essere a tratti freddo e severo, bistrattando in varie circostanze le persone che hanno bisogno del suo aiuto o coloro che vogliono aiutarlo nella sua missione.

A tal proposito, nel corso delle sue peripezie intorno al mondo, Sanshiro incontra nuovi personaggi, che risultano essere ben delineati, grazie anche a poche informazioni che ci vengono fornite nel corso delle puntate, che li rendono apprezzabili seppure non facciano più ritorno. Tra i vari ruoli secondari del cast, solo Ken è ricorrente, il quale, insieme al cane Bobo, rappresenta il lato più comico del titolo, che altrimenti avrebbe tonalità troppo cupe. Al netto di quanto abbiamo visto, è evidente che il judoka agisce mosso dalla vendetta che ha preso completamente il sopravvento su ogni sua emozione. Il finale potrebbe lasciare l'amaro in bocca a molti, perché non termina la storia, ma riteniamo che possa essere interpretato comunque come una degna conclusione, perché l'eroe porta a termine il suo percorso di redenzione e di crescita emotiva: dopo aver sconfitto numerosi nemici, accetta le proprie debolezze e impara a controllare le proprie emozioni e a non combattere più furioso e vendicativo.

Come dicevamo poco sopra, però, questo leitmotiv è appena percettibile, a causa del tipo di narrazione che non riesce dare il giusto spessore all'odio che spinge il giovane protagonista a proseguire il suo viaggio, impedendo, così, di dare sfumature narrative più introspettive, di cui avrebbe potuto giovare Judo Boy. Questo, però, è solo una mosca bianca, che non rovina il prodotto finale.

La sacra scuola di Kurenai

Produzioni come Judo Boy, purtroppo, devono fare i conti con lo scorrere del tempo. L'adattamento del manga di Tatsuo Yoshida soffre di disegni che non sono invecchiati bene, in quanto in diverse inquadrature si notano imperfezioni e proporzioni fuori scala; inoltre, le animazioni a volte o sono assenti o si ripetono, ma ciò è dovuto soprattutto alle limitazioni tecniche dell'epoca. Invece, nei primi piani il tratto si dimostra più certosino ed affascinante, tanto che ancora oggi risulta ben curato.

Quando Sanshiro affronta i nemici, si assiste a combattimenti piacevoli, anche se, dobbiamo ammettere, non siamo riusciti a comprendere perché diventi imbattibile quando indossa il judogi della madre: non sembra donargli alcun potere particolare; ma non escludiamo che una volta indossato senta il sostegno dei genitori. In aggiunta, come accade spesso in opere simili, l'eroe principale apprende nuove tecniche, ma le utilizza solo una volta, subito dopo averle imparate.

Per poter apprezzare gli incontri bisogna accettare alcuni compromessi come i problemi legati ai disegni e alle animazioni, che potrebbero rovinarli, ma si rimane affascinati da prese, colpi di palmo, calci volanti, ed altre azioni al limite dell'assurdo, su cui bisogna necessariamente chiudere un occhio grazie alla sospensione dell'incredulità, e ad una buona dose di violenza che non cade mai nell'eccesso. Al netto delle problematiche tecniche, gli scontri sono gradevoli proprio per i numerosi problemi stilistici che li circondano di un gradevole fascino retrò, e in definitiva questo anime potrebbe fare al caso vostro se amate le storie di arti marziali come Karate Kid.

Judo Boy Judo Boy non ha una trama ben sviluppata, avendo solo episodi autoconclusivi, scollegati tra di loro, tanto che è possibile vederli singolarmente, senza rovinarsi la visione. Dietro le maglie di un canovaccio semplice, è possibile scorgere il tema dell’ossessione dell’uomo, che cerca di fungere da collante tra le varie vicende, ma che risulta essere appena percettibile e trattato con semplicità, tanto da sembrare quasi del tutto assente. È innegabile come gli anni gravino sulla produzione, soprattutto sul comparto artistico che soffre di animazioni che si ripetono e di disegni non sempre ben curati, ma Judo Boy, nel complesso, risulta essere affascinante anche per la sua natura “vintage”. Una sorta di versione più oscura e matura, oltre che animata, del cult Karate Kid.

6.5