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Kabaneri of the Iron Fortress: The Battle of Unato: recensione del film

Il lungometraggio di Kabaneri of the Iron Fortress: The Battle of Unato ci parla della fine del viaggio dei sopravvissuti di Aragane.

recensione Kabaneri of the Iron Fortress: The Battle of Unato: recensione del film
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Kabaneri of the Iron Fortress ci aveva conquistati per essere un'opera in grado di mescolare la cultura giapponese con lo steampunk in un contesto post apocalittico, e di farci capire quanto sia importante conservare l'umanità nei momenti più difficili (leggete qui la nostra recensione della serie di Kabaneri of the Iron Fortress). Forte del successo ottenuto, Wit Studio ha realizzato una trilogia cinematografica: i primi due film fungono da semplice recap; il terzo, The Battle of Unato, si pone come un'effettiva conclusione. Mentre la serie principale è disponibile su Prime Video e da pochi mesi anche su Crunchyroll (in lingua originale e con i sottotitoli in italiano), l'ultima pellicola è approdata su Netflix con doppiaggio italiano, divisa in tre parti per una durata complessiva di circa un'ora. Noi l'abbiamo vista e siamo pronti a parlarvi della fine del viaggio.

Una promessa che illumina la via

Nelle battute decisive della serie, Ikoma si è iniettato il sangue nero, aumentando la forza, ma riducendo l'energia vitale, per salvare Mumei ed eliminare Biba, dopo la caduta dello shogunato e di Kongokaku.

Al termine dello scontro, l'eroe è riuscito a liberare l'amica, ma si è ritrovato in fin di vita. Mumei, con il supporto del bushi Kurusu, riesce a scortare il corpo del compagno a bordo del Kotetsujyo. Nei minuti finali, scopriamo che il protagonista è riuscito a sopravvivere, e vediamo i nostri eroi e gli altri superstiti abbandonare una città ormai distrutta, diretti verso casa, speranzosi di vivere in un futuro migliore. Così si conclude Kabaneri of the Iron Fortress.
Benché il finale fosse abbastanza soddisfacente, mostrandoci la salvezza e la redenzione degli eroi, e facendoci capire come ormai non esista più un posto sicuro, ci ha lasciati con il desiderio di scoprire quali saranno le sorti dei sopravvissuti e se Ikoma e Mumei riusciranno a ritornare umani.
Sono trascorsi sei mesi dalla caduta di Kongokaku e dello shogunato di Amatori; Hinomoto è ora divisa in varie regioni, ognuna delle quali è costretta a combattere la minaccia dei kabane. In questo lasso di tempo il Kotetsujyo ha raggiunto Unato, che ormai da 5 anni pullula di kabane; le Forze Alleate della regione di Hokuriku hanno unito le forze per riconquistare il territorio.

L'equipaggio del treno corazzato collabora con l'esercito per liberare la città, e per espugnare il castello, nido dei kabane. Durante il soggiorno, Ikoma studia le creature e nota un comportamento anomalo: sembra che non agiscano per nutrirsi di sangue, ma per il piacere di uccidere, come se fossero controllati da qualcuno, probabilmente da un kabaneri.

Il desiderio di scoprire cosa stia accadendo e di convincere l'alleanza della scoperta, però, porta l'eroe ad allontanarsi emotivamente da Mumei, la quale vorrebbe essergli ancora più vicina. Da quando è in città, Ikoma ha la sensazione di essere attirato verso il castello, come se qualcuno o qualcosa lo stesse chiamando, tormentato da alcune visioni del nido dei kabane.

Sebbene questo espediente narrativo potrebbe in qualche modo invogliare a voler conoscere la soluzione del mistero, il fascino della scoperta viene smorzato sin da subito: nell'incipit ci viene presentato un breve scorcio di ciò che è accaduto a Kageyuki Komai, il signore del castello, facendoci così intuire con pochi indizi che sia lui a controllare i kabane per distruggere Unato.

L'importanza di essere umano

La sceneggiatura di The Battle of Unato non è certo memorabile e potrebbe essere facilmente dimenticata, a causa di una trama che in più momenti è scontata, e che cade in prevedibili colpi di scena, ma che avrebbe comunque potuto offrire molto di più se avesse sfruttato meglio tutti gli elementi a disposizione.

Al netto di un ordito poco ispirato, vengono gettate le basi per nuove teorie utili a comprendere la natura dei kabane. Una volta completata la visione ci siamo resi conto che le idee non sono state sviluppate a sufficienza, e non potranno essere riprese in futuro, poiché The Battle of Unato si pone come effettiva conclusione delle peripezie di Mumei, di Ikoma, e dell'equipaggio del Kotetsujo. Forse quello che ci ha lasciati più amareggiati è che il lungometraggio non riesce a chiudere completamente le vicende principali, perché ci lascia con alcune domande ancora aperte. Una sceneggiatura poco coinvolgente risente di un antagonista sottotono e poco rimarchevole, ma che avrebbe potuto ritagliarsi uno spazio maggiore. Kageyuki è mosso da motivazioni personali, che lo portano a volersi vendicare di chi lo ha fatto soffrire. Ad un primo approccio il passato dell'antagonista potrebbe sembrare poco originale, cadendo spesso in banali cliché, che non riescono più a trasmettere le giuste emozioni.

Eppure, dietro una meccanica semplice, si nasconde qualcosa di più maturo: così come già accaduto nella serie principale, anche nella pellicola gli autori di Kabaneri of the Iron Fortress sono riusciti a rielaborare concetti e meccaniche già visti in altre produzioni, apportando lievi e significative modifiche, inserendo intermezzi dal forte impatto emotivo, che cercano di analizzare e di giustificare le reazioni umane nei momenti più difficili, nonostante non siano sempre accettabili.

Sebbene quello che ci viene mostrato non raggiunga i fasti dell'anime, non indagando nel profondo della natura umana, ci viene comunque offerta la possibilità di analizzare quali azioni un padre sarebbe disposto a compiere per la propria figlia, anche se le scelte potrebbero essere all'apparenza moralmente sbagliate. Pur di proteggere e salvare la persona che più ama, Kageyuki ha sacrificato la città che cinque anni prima ha cercato di difendere scendendo sul campo di battaglia.

Proprio per gli ideali che incarna, avremmo voluto che l'antagonista venisse introdotto sin da subito e che fosse più partecipe agli eventi narrati: per renderlo un personaggio che potesse mettere in difficoltà i protagonisti ed i sopravvissuti di Aragane, avrebbe giovato un'analisi più accurata ed approfondita di ciò che ha vissuto, in modo da poter apprezzare di più il suo lato psicologico.

Kageyuki viene introdotto in un breve flashback nei minuti iniziali, lasciandoci solo sporadici indizi utili per intuire cosa potrebbe essergli accaduto. A causa della scelta di posizionare il segmento all'inizio, svanisce il senso di scoperta: vedendo il forte legame con la figlia, è possibile farsi un'idea abbastanza chiara di cosa potrebbe essere accaduto, ancor prima che venga effettivamente rivelato. Per creare il giusto mix tra suspense e mistero, utile a spronarci ad indagare più in profondità, sarebbe stato opportuno rendere più partecipe ed influente Kageyuki sin dalle prime battute, in modo da stuzzicare la curiosità, e svilupparlo gradualmente nel corso della narrazione. Dopo un flashback che ci permette di identificare chi sia il villain, questi ritorna e prende importanza solo nelle fasi conclusive.

Purtroppo, la narrazione si velocizza eccessivamente, quasi a voler giungere subito alla fine, senza darci il tempo di metabolizzare bene cosa stia accadendo: in poche battute ci viene fatto vedere cosa è successo cinque anni prima, cosa ha vissuto il nemico principale, quali sono state le sue azioni e le conseguenze di ciò che ha fatto, e come viene sconfitto dai kabaneri protagonisti.

Eppure, per quel poco che abbiamo potuto apprezzare, Kageyuki aveva il potenziale per essere una figura ben più di spicco, che avrebbe potuto far vacillare il già instabile equilibrio tra Mumei ed Ikoma.
Il legame tra i due protagonisti riesce in parte a restituire vigore ad una sceneggiatura non ben costruita.

Il rapporto tra i due diventa più maturo, e viene messo a dura prova da ciò che sono costretti a vivere ad Unato: da un lato Mumei cerca di avvicinarsi al compagno, per ringraziarlo per averle salvato la vita a Kongogaku; dall'altro, invece, Ikoma sembra essere più distante e non preoccupato dei sentimenti dell'amica, interessato a scoprire che cosa sta accadendo in città.

Ikoma è ossessionato dal comportamento anomalo dei kabane e il suo desiderio di aiutare sia i compagni di viaggio - gesto che può essere interpretato come redenzione per non essere riuscito a salvare l'amico Takumi - sia i cittadini indifesi lo porta ad allontanarsi dalla compagna. A causa di una sceneggiatura poco innovativa, l'evoluzione e l'esito della loro relazione sono scontati. Nell'arco delle 12 puntate abbiamo modo di vedere il lento sviluppo dell'amicizia tra i protagonisti, al punto da cambiarsi e completarsi a vicenda; benché questo espediente impreziosisse lo script della serie, non è sufficiente a farci comprendere come mai nella pellicola la loro relazione sia ben più di una semplice amicizia. Nel corso della visione abbiamo avuto la sensazione che gli autori avessero saltato una parte importante della vita dei due eroi che li ha portati ad essere ancora più uniti ed intimi: l'ideale sarebbe stato approfondire come si è sviluppato il rapporto tra Mumei ed Ikoma nei sei mesi che intercorrono dalla fine dalle vicende di Kongokaku, all'arrivo ad Unato.

L'ultima nevicata

Il comparto artistico non ci ha particolarmente colpiti, in quanto non è molto diverso da quello utilizzato per la realizzazione della serie. Ancora una volta le animazioni sono fluide per una migliore resa degli intermezzi più concitati; allo stesso modo ritornano i brevi e movimentati piani sequenza, per non spezzare il ritmo frenetico dell'azione, che rendono ancora più rapide e coinvolgenti le scene ipercinetiche.

I disegni sono altalenanti: nelle riprese più ampie il tratto mostra il fianco ad alcune imperfezioni, ma nei primi piani si nota una cura maggiore, quasi maniacale, con uno stile manuale più certosino ed affascinante. I disegni riescono a mettere in risalto un character design che affonda le radici nelle tradizioni giapponesi, che ben si adattano in un contesto steampunk.

Nel complesso, però, il comparto grafico non è ben curato, e non neghiamo che ci saremmo aspettati un'attenzione maggiore, avendo davanti un lungometraggio: gli autori avrebbero potuto limare le numerose imperfezioni e migliorare i disegni, così da rendere più immersiva ed affascinante un'ambientazione ricca di cultura nipponica.

Kabaneri of the Iron Fortress: The Battle of Unato Kabaneri of the Iron Fortress: The Battle of Unato avrebbe potuto essere una degna conclusione di una delle serie più apprezzate degli ultimi anni, se non fosse per una sceneggiatura che non riesce a convincere e scontata. Ad aggravare sulla qualità complessiva vi è un antagonista dal buon potenziale, ma assente che avrebbe dovuto avere più spazio d’azione per non passare in secondo piano. Uno dei punti di forza, invece, è il nuovo tipo di relazione tra Ikoma e Mumei, anche se prevedibile e che avrebbe potuto essere approfondita ulteriormente. Il comparto tecnico è rimasto invariato rispetto a quello sfoggiato nella serie, con gli stessi problemi grafici e con alcuni disegni che riescono ad affascinare per la cura e la pulizia, che magistralmente mescolano tradizione giapponese e steampunk di stampo classico.

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