Kafka: Classics in comics, Franz Kafka visto da Nishioka Kyodai

I fratelli Nishioka hanno adattato nove dei più celebri racconti di Kafka in un volumetto elegante e imperdibile.

recensione Kafka: Classics in comics, Franz Kafka visto da Nishioka Kyodai
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Quando si parla di fumetto nipponico si sente spesso parlare di "omologazione stilistica". L'impronta lasciata dai grandi maestri del manga, primo fra tutti il titanico Osamu Tezuka, è innegabile: un tratto semplice, con pochi fronzoli; poche linee sottili o più spesse; occhi grandi ed espressivi, linee sinuose, deformazioni umoristiche, convenzioni grafiche; storie semplici ed emozionanti. Questo è, in sintesi, ciò che oggi identifichiamo immediatamente come "manga", ciò che ne fa ancora oggi la fortuna per ragioni estetiche e produttive. Il fatto che il fumetto giapponese mainstream abbia determinate caratteristiche non deve però farci cadere nell'errore di ignorare tutto ciò che esce al di fuori del mercato del largo consumo, come istintivamente facciamo con le cose che si trovano oltre la nostra esperienza quotidiana.

Nishioka Kyodai è il nome d'arte di un duo di fratelli, Satoshi e Chiaki Nishioka. Sceneggiatore lui, disegnatrice (straordinaria) lei: attivi dalla fine degli anni ‘80, i due fratelli si sono inseriti da subito nella scia del fumetto "alternativo" di autori come Sasaki Maki e, ispirandosi alle illustrazioni favolistiche occidentali e alle morbose fantasie di De Sade, hanno saputo guadagnarsi uno spazio nel massificato mercato nipponico e nel cuore di migliaia di lettori, dando alla luce capolavori come Viaggio alla fine del mondo e il perturbante Il bambino di Dio. In questo volume, intitolato Kafka - Classics in Comics edito da Dynit Manga, i due artisti giapponesi incontrano i racconti di uno dei giganti del secolo passato: Franz Kafka.

Una selezione impeccabile

Chi conosce lo stile di Nishioka Kyodai non sarà sorpreso dell'esistenza di questo volume, che vede l'incontro fra la (peculiare, perturbante) sensibilità degli autori di Il bambino di Dio e la statura titanica di quello che è stato definito il più importante narratore del ventesimo secolo. In questo volume troviamo trasposti nove fra i più celebri e celebrati racconti dello scrittore praghese.
Il cruccio del padre di famiglia, pubblicato originariamente nel 1919 nella raccolta Un medico di campagna (una delle poche opere che Kafka pubblicò in vita) è un testo brevissimo dal contenuto surreale.

Buona parte del racconto si concentra su un animaletto senziente chiamato Odradek, una creatura che ha saputo affascinare autori come Borges, Landolfi, Mari, e che è stato citato da Hideo Kojima in Death Stranding. Dal punto di vista grafico Il cruccio del padre di famiglia abbonda in geometrie e paesaggi surreali. A questo primo, fulminante testo segue il fondamentale La metamorfosi, vero e proprio caposaldo della letteratura novecentesca.

Pubblicato come testo autonomo nel 1915 e di cui si contano decine di adattamenti fumettistici, cinematografici e teatrali, La metamorfosi narra di un commesso viaggiatore, Gregor Samsa, che si ritrova un bel mattino trasformato in un enorme insetto. Più di Gregor, che accetta la mutazione con tutta la placidità di un carattere debole e alienato, il racconto segue le reazioni violente della sua famiglia, improvvisamente privata del proprio sostegno. La resa grafica di questo capolavoro, che ispirò una delle più belle lezioni di Nabokov, sorprenderà qualche lettore e delizierà molti appassionati di Kafka.

Dopo questo, che è il più lungo della raccolta, seguono altri racconti di lunghezza contenuta. Il cavaliere del secchio è un testo angoscioso e fortemente allegorico, pubblicato su Prager Presse nel 1921 e reso dai Nishioka con segni sottilissimi su tavole di un bianco abbagliante che ben rendono il gelido inverno di Praga. Segue lo straordinario Sciacalli e arabi, forse il migliore della raccolta dal punto di vista grafico: contenuto nella già citata raccolta Un medico di campagna, Sciacalli e arabi elicita l'origine sottilmente onirica del materiale kafkiano e contiene alcune delle tavole più belle del volume.

Anche il successivo Un fratricidio proviene dalla succitata raccolta del 1919: si tratta di un testo curiosamente realistico, per quanto un racconto kafkiano possa esserlo, che i Nishioka rendono in maniera graficamente impeccabile. L'avvoltoio proviene invece dalla raccolta postuma Durante la costruzione della muraglia cinese, che fu assemblata dall'amico e agente letterario Max Brod nel 1932, contravvenendo alla richiesta dello stesso Kafka che sul letto di morte lo aveva pregato di distruggere la propria opera. L'avvoltoio è la evidente rappresentazione di un sogno sanguinoso e come tale i Nishioka decidono di mostrarcelo, in una gelida e vuota sala da incubo.

A L'Avvoltoio segue Un medico di campagna, storia di ferocissima inquietudine in cui predomina il senso di impotenza nei confronti del destino. Pubblicato nel 1919 nella raccolta omonima, il racconto in prima persona vede la figura di un debole, vecchio medico condotto costretto a viaggiare sotto la neve per incontrare un giovane paziente. Si scontrerà con le aspettative impossibili dei suoi assistiti e lascerà la sua servetta Rosa in balia di un misterioso straniero.

Un digiunatore proviene dalla raccolta omonima ed è evidentemente uno dei testi preferiti dei Nishioka, che ne hanno saputo suggerire l'inquietante sottotesto. Nella colonia penale pubblicato nel 1919 fonde l'assurdità totalizzante del potere a suggestioni messianiche: la macchina al centro del racconto è resa visivamente dai Nishioka con precisione chirurgica e appare al lettore come un manufatto proveniente dai più profondi strati dell'incubo.
In conclusione del volume è presente una postfazione intitolata A proposito di La metamorfosi, in cui possiamo trovare qualche indizio sul loro approccio ai testi kafkiani.
Questi nove racconti rappresentano una selezione ragionata dell'opera dello scrittore praghese: difficile separare il meglio dal peggio quando si parla di Franz Kafka ma possiamo dire che Kafka Classics in Comics contiene diversi capolavori assoluti, mancando dei maggiori forse solo la Descrizione di una battaglia e Durante la costruzione della muraglia cinese.

Rappresentare l'irrappresentabile

C'è molto da dire sulla maniera in cui i fratelli Nishioka hanno deciso di approcciarsi, contenendola graficamente, alla inesauribile materia kafkiana. Innanzitutto, come rivelano loro stessi nella postfazione A proposito di La metamorfosi, dietro la produzione di Kafka - Classics in Comics c'è uno studio reale, un'analisi non banale dei testi.Lo studio dei Nishioka non si limita alla Metamorfosi, naturalmente. Anche L'Avvoltoio non è un testo semplice da adattare. I critici hanno individuato nel termine Geier ("avvoltoio" appunto) usato nel testo un riferimento dispregiativo nei confronti dei tedeschi, tuttavia questa banale lettura simbolica manca nell'adattamento grafico, e giustamente poiché il termine Geier fu scelto da Brod stesso ed è lecito dubitare dell'intenzione di Kafka. I Nishioka rendono i piedi straziati del narratore sotto forma di una specie di abisso punteggiato di bianco (un cielo notturno? un vuoto cosmico?), una voragine che rimanda anche agli occhi vacui del protagonista e che infine inghiottirà ogni cosa.

Oltre che in questo brevissimo capolavoro, un certo grado di studio si nota anche nel Medico di campagna e in particolare nel modo in cui hanno scelto di mostrarci la ferita del ragazzo moribondo: non una lacerazione rosata e verminosa ma una specie di voragine dentata, forse un riferimento alla frase "Bisognerebbe leggere, credo, solo libri che mordono e pungono" proveniente da una delle tante lettere di Kafka. Quando Satoshi e Chiaki Nishioka vogliono rendere l'inquietudine, rappresentare l'irrappresentabile che costituisce l'ossatura di tutta l'opera kafkiana, scelgono sempre o quasi sempre figure geometriche. La pulizia, il nitore, la precisione, le linee dritte che separano immensi spazi vuoti: ecco l'orrore per i Nishioka. E questo stile si adatta perfettamente ai racconti kafkiani.

Abisso

Come si può intuire, riteniamo che Satoshi e Chiaki Nishioka abbiano fatto un lavoro ottimo di sintesi fra il proprio stile e quello di Kafka. Il ricorso alle didascalie, che potrebbe apparire sovrabbondante, è necessario per la resa delle atmosfere kafkiane e laddove possono i Nishioka riescono sempre a bilanciare con delle splendide tavole mute. I disegni semplici, che per quanto riguarda le figure umane rimandano a un'estetica infantile occidentale, si prestano benissimo a raccontare storie che hanno sempre un che di parabolico e favolistico.

Le insistite geometrie aggiungono inquietudine all'inquietudine già evidente, come nel Digiunatore, in cui i Nishioka abbandonano la semplicità grafica producendo tavole che esplodono di righe, rombi, quadrati, cerchi.

Fra i pochissimi difetti, una lievissima e forse inevitabile tendenza a usare espedienti didascalici, come quando in Il cruccio del padre di famiglia scelgono - assecondando forse inconsapevolmente la visione critica di Willi Goetschel - di rappresentare il piccolo Odradek come una stella ebraica, assegnando all'inconcepibile animaletto un significato culturale/religioso che difficilmente può appartenere a Kafka, ebreo sì, ma ateo, socialista e darwiniano, la cui poetica si affacciava sull'universale.

Kafka - Classics in comics Il volume edito da Dynit Manga è un piccolo gioiello, non tanto e non solo per la difficoltà intrinseca di adattare un autore totale come Franz Kafka, la cui ombra si staglia su tutto il novecento (letterario e non) ma anche perché risulta tanto un eccellente adattamento kafkiano quanto un ottimo lavoro dei fratelli Nishioka, risultando eccelsa fusione fra le sensibilità dei vari artisti coinvolti, uno dei quali nato e morto un secolo fa. Ma la freschezza, la modernità e l'unicità di Kafka si sposano alla perfezione con uno stile geometrico, fatto di forme e vuoti e immense macchie scure: uno stile che si porta fuori dalla massificazione del fumetto commerciale per raccontare l'uomo con i suoi sogni, le sue fragilità, le sue paure e i suoi incubi. Che nell'ultimo secolo non sono mai cambiati.

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