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Kakegurui: Recensione finale dell'anime originale Netflix

Un'opera matura e particolare basata sull'ebbrezza del rischio e sulle perversioni dettate dal consumo, ora su Netflix...

recensione Kakegurui: Recensione finale dell'anime originale Netflix
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Kakegurui, come progetto fumettistico, nasce nel 2014 dalla penna di Homura Kawamoto e dalla matita di Toru Naomura, edito Square Enix e serializzato su Gangan Joker. Dopo il discreto successo in patria, l'opera ha poi ricevuto alcuni manga spin-off fino ad arrivare all'audiovisivo, con la trasposizione anime del fumetto principale e addirittura con una serie live action di recente produzione. La serie animata è stata trasmessa in Giappone nell'estate 2017, ma recentemente Netflix ne ha acquistato i diritti portandola sulla piattaforma streaming più famosa al mondo: dal 1 febbraio, quindi, Kakegurui è disponibile per tutti gli abbonati al servizio.
Abbiamo già sviscerato le nostre sensazioni in un'anteprima dedicata al primo episodio dell'anime realizzato dallo studio di produzione MAPPA, un'opera matura e a tratti forte, il cui rating infatti si attesta sul VM14. Adesso siamo pronti a esprimere il nostro verdetto finale, al termine della visione dei dodici episodi di cui si compone la prima stagione di Kakegurui - e intanto, dalla terra del Sol Levante, sono già arrivate le conferme per la produzione di una seconda, destinata a proseguire con le vicende della bella Yumeko Jabami.

La scuola dei consumi

Già il pilot di Kakegurui, dunque, ci ha introdotto all'Istituto Privato Hyakkao, una scuola frequentata da rampolli d'alto borgo provenienti da famiglie straricche, i cui corridoi - nelle ore successive alle lezioni quotidiane - si trasformano in un agglomerato di bische, un luogo di perdizione in cui ogni regola è governata dal gioco d'azzardo, dal lusso sfrenato e dal consumismo più becero. Abbiamo anche visto come gli studenti dell'istituto siano schiavi di un sistema gerarchico che li suddivide tra vincitori e vinti, "umani" e "bestie": questi ultimi diventano tali quando, al termine di una qualsiasi partita al gioco d'azzardo, perdono tutti i loro averi e contraggono un debito con il Consiglio Studentesco (composto da un gruppo di ragazzi ai vertici della comunità scolastica, che dettano regole e addirittura stile di vita dei loro compagni di corso o di istituto). Le "bestie" vengono trattate in maniera disumana da tutti quelli che sono "umani", in un pericoloso gioco di sottomissioni e asservimento che, nei casi più estremi, sfocia nella schiavitù emotiva, psicologica, fisica e anche sessuale; da bestia, però, è possibile tornare umani in due modi, e cioè saldare il proprio debito con il Consiglio oppure sfidare individui socialmente superiori nelle cosiddette Partite Ufficiali.

È in questo contesto che si svolge la nostra storia, che inizia con la sfortunata peripezia di Suzui Ryota, un ragazzo diventato bestia in seguito a una sconfitta rimediata contro Mary Saotome, abile e popolare ragazza ossessionata dal successo. L'esistenza di Suzui sembra ormai segnata e condannata a vivere sopportando le angherie di Mary, di cui è diventato il "Pochi", finché non viene sconvolta dall'arrivo nell'istituto di una nuova studentessa. Yumeko Jabami è la protagonista del racconto, una ragazza apparentemente timida e dolce, con fare sensuale, che nasconde in realtà un'indole incredibilmente compulsiva e propensa al gioco d'azzardo. L'obiettivo di Yumeko, dopo aver riscattato l'umanità di Suzui, sarà proprio quello di scalare le gerarchie della scuola e cimentarsi in sessioni sempre più intense di ogni tipo di gioco. Nel farlo incontrerà dapprima l'ostilità degli studenti, poi il loro successivo favore, inimicandosi persino i pittoreschi membri del Consiglio Studentesco.

La frenesia del gioco

Kakegurui è tratto da un seinen manga ed è, a conti fatti, un'opera piuttosto matura e dai temi forti: perno fondamentale di questa storia è proprio l'ossessione - compulsiva, sfrenata, al limite del perverso - dei protagonisti per il gioco d'azzardo, lasciandosi travolgere in un vortice di completa perdizione ai limiti della follia pur di provare il brivido del rischio, l'ebbrezza di giocarsi il tutto per tutto in una partita di Poker, Black Jack o persino una banale Morra Cinese.

Per questo motivo l'impatto visivo dell'opera è fatto di continui e claustrofobici primissimi piani, espressioni distorte, occhi sbarrati, smorfie: a spiccare su ogni personaggio è proprio la bellissima Yumeko, così ingenua e adorabile da far palpitare i cuori di ragazzi (e ragazze) dell'Istituto Privato Hyakkao, ma che d'altra parte sembra non avere occhi che per il gioco. Episodio dopo episodio, la protagonista si metterà sempre più alla prova, rischiando prove sempre maggiori, arrivando persino a mettere in palio la propria dignità o addirittura la propria incolumità fisica.

Gesti scellerati, accentuati dalla sua fortissima espressività, dalla mimica e dai gesti: Yumeko, così come altri protagonisti di Kakegurui, trae un piacere dal brivido del gioco d'azzardo che può essere considerato a tutti gli effetti sessuale. Così come sessuali sono i non tanto velati riferimenti sparsi qua e là nel racconto, nei comportamenti dei personaggi, nelle pulsioni dettate da una mossa particolarmente azzardata. Ma dietro tutto questo, dietro le ossessioni per il rischio e l'avventatezza di Yumeko durante le sessioni di gioco, si nascondono in realtà animi nobili, storie toccanti, un velato parco di sentimenti e di emozioni, una denuncia nei confronti della società dei consumi, del lusso becero e gratuito, della visione "capitalista" in cui il più forte prevarica prepotentemente sul più debole. Insomma, al di là del fascino che un racconto del genere può suscitare nel corso dei suoi episodi (sia pure con immagini distorte e disturbanti) c'è anche una buona dose di riflessione sui temi trattati.

Una storia intensa

Kakegurui è dunque un'opera intrigante, matura, coraggiosa, arricchita da un valore artistico notevole. La serie sfoggia un tratto, pulito, estremamente dettagliato e attento soprattutto alle figure femminili, i cui movimenti sinuosi e avvenenti sono una costante esaltazione della loro frenesia, un filo che dalle loro curve sensuali giunge agli sguardi deformati dal senso di pornografia generato dal gioco d'azzardo. In termini visivi, artistici e sonori l'anime realizzato dallo studio MAPPA per Netflix è una perla assoluta, un'opera dall'estetica e dalle sonorità jazz che vi regalerà un'esperienza intensa e particolare.

Il tutto, poi è impreziosito da un sapiente e mai invasivo utilizzo della computer grafica nei movimenti di macchina più concitati, ad esempio quando si necessita di sequenze particolarmente dinamiche durante una mano spettacolare di una sessione di gioco.

Ovviamente Kakegurui non è esente da qualche difetto di fondo: quel difetto, a tratti, è proprio la sceneggiatura, che in questa prima stagione - al netto di tanta bellezza visiva e di momenti intensi sotto il piano emotivo - propone situazioni più o meno simili ripetute fino all'esasperazione, sfide ed esiti che si alternano con un tasso di difficoltà maggiore o una posta in gioco ancora più ardua e pericolosa. Un piccolo neo che fa sì che la trama scarseggi, soprattutto nella parte centrale di originalità; ma, a salvare il tutto, giunge proprio il carisma della protagonista, la sua follia, la sua bramosia e la tendenza al rischio dietro cui si cela, in realtà, un animo dal sincero buon cuore. Insomma, l'approccio a questa particolare serie anime potrebbe risultare intenso, particolare, un'esperienza per certi versi unica: non ci sono combattimenti, non c'è elemento soprannaturale e neanche storie d'amore liceali al centro della storia (al massimo, ne fanno da sfondo in via secondaria): c'è, come detto, uno sguardo sulle ossessioni, sulla paura di perdere, sulla schiavitù verso il consumismo e sull'emancipazione sociale. Tutto vissuto dalle goti arrossate, dalle curve prominenti, dalla carica erotica e dallo sguardo dolce, sensuale e al tempo stesso folle di una protagonista fuori dagli schemi

Kakegurui La prima stagione di Kakegurui ha un finale che potrebbe essere a sé stante, ma sappiamo che la produzione di una seconda stagione è già in cantiere e non possiamo che esserne intrigati. L'opera tratta dal seinen manga (edito in Italia da J-POP) è un'esperienza visiva piacevole ma anche intensa, forte e persino stuzzicante sul piano erotico. Dietro gli sguardi languidi e le espressioni perverse dei protagonisti, dettati dalla bramosia per il rischio del gioco d'azzardo, si cela una non tanto velata denuncia ai meccanismi della società dei consumi e un inno all'emancipazione sociale di fronte alle discriminazioni e ai pregiudizi imposti dalle gerarchie.

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