Ken il Guerriero: Le Origini del Mito, Recensione dell'anime di Souten No Ken

In attesa dell'esordio della nuova serie Souten No Ken: Regenesis, ripercorriamo gli episodi di Le Origini del Mito, prequel di Ken il Guerriero.

recensione Ken il Guerriero: Le Origini del Mito, Recensione dell'anime di Souten No Ken
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Prima che la terra tremasse, prima che l'aria si incendiasse, prima che gli avvoltoi si posassero sulle case e sopra la città, c'erano i lustrini di una Shanghai decadente e opulenta, immersa nel marciume di una criminalità senza scrupoli. È infatti nell'Asia degli anni '30, funestata dalle avvisaglie della seconda guerra mondiale, che si ambienta Souten No Ken (da noi conosciuto con il titolo fuorviante di Ken il Guerriero: Le origini del mito), il manga prequel disegnato da Tetsuo Hara e supervisionato da Buronson, ambedue i creatori dell'originale Hokuto no Ken, uno dei capisaldi degli shonen d'ogni tempo.
Invece di mostrarci le gesta di un giovane Kenshiro, la serie si focalizza sulla figura dell'omonimo zio, il 62esimo discendente della divina scuola di Hokuto, proponendo tematiche e toni piuttosto differenti rispetto a quelli disperati e selvaggi che contraddistinguevano l'opera principale. In attesa che il nuovo anime Souten No Ken: Regenesis esordisca ad aprile sulle reti giapponesi, abbiamo pertanto deciso di rinfrescarci la memoria ripercorrendo le 26 puntate che compongono la prima trasposizione animata del manga, datata 2006 ed intitolata in Italia proprio Ken il Guerriero: Le Origini del Mito, seguendo quindi la stessa, superficiale denominazione dell'opera cartacea. Ve lo anticipiamo fin da subito: nonostante il nome che porta, l'anime non è riuscito a colpire con precisione tutti i nostri punti di pressione.

Un pugno nel cielo azzurro di Shanghai

A ben pensarci, la Shanghai degli anni '30 non è poi così diversa dalla terra post apocalittica che fa da sfondo alla saga di partenza. Alle dune sabbiose ed al pulviscolo perenne si sostituiscono i casinò ed il luccichio dell'oro, ma in linea generale l'atmosfera che si respira è sempre la stessa: violenta, sanguinosa, spietata e animalesca. Il clan del Fiore Scarlatto, con i suoi metodi brutali ed i suoi ripetuti soprusi contro i deboli, ricorda chiaramente i predoni che impazzavano tra le lande distrutte dalla guerra. C'è una somiglianza grottesca e ruvida tra le fattezze dei mafiosi e quelle dei banditi, rese ancora una volta con un tratto deforme e quasi mostruoso. È come se Hara avesse voluto ricordarci che, per quanto il mondo possa cambiare, gli uomini ed i loro istinti rimarranno sempre uguali a se stessi.
Per quanto la ferocia sia una costante che impera in qualsiasi epoca storica, c'è sempre un eroe pronto a fermare "la follia che nelle strade va". Ancora una volta, questo fantastico guerriero porta il nome di Kenshiro Kasumi, zio del ben più famoso Ken: un uomo dal temperamento opposto a quello del nipote, molto più solare, spigliato e socievole, ma non per questo meno letale, tanto da essere definito, nelle combriccole criminali della Cina, come "Il Re degli Inferi".
Ritiratosi a vita tranquilla nelle vesti di professore in una Università femminile di Tokyo (credibile almeno quanto Arnold Schwarzenegger nel film Un poliziotto alle elementari), Kenshiro è costretto a riprendere la sua scia di sangue non appena scopre che i suoi vecchi amici del sindacato malavitoso della Chinpan sono stati tutti eliminati dai diretti rivali del Fiore Scarlatto: non solo i suoi amatissimi "ponyo" (termine che indica un fortissimo legame di fratellanza), ma anche l'adorata Yuling, la sua bellissima promessa sposa.
Il "nuovo" Kenshiro è un personaggio dotato di un carattere ancora non totalmente temprato dalla sofferenza come quello del nipote: un atteggiamento alquanto spavaldo che mostra tutta la sua pericolosità poco prima di un duello mortale, quando il protagonista si accende, in modo emblematico, una sigaretta.

È un gesto inequivocabile e ricorrente, che nell'anime simboleggia la volontà di Ken di "fare sul serio", di annientare immediatamente l'avversario. Il suo cammino di vendetta si tramuta ben presto in un percorso di redenzione: lontano dalle atmosfere impietose e crudeli della prima serie, Le Origini del Mito contiene in sé ancora un barlume di speranza. Invece della paura e del rancore, nelle puntate dell'anime si respirano soprattutto i valori della lealtà, dell'amicizia e del rispetto. Il fatto che simili virtù trovino nutrimento in una banda criminale è un piccolo paradosso che fa di Kenshiro una sorta di anti-eroe, un demone seminatore di morte ed al contempo "un uomo puro quanto il cielo azzurro".

Hokuto contro Hokuto

Paragonare Le Origini del Mito a Hokuto No Ken sarebbe decisamente ingiusto: benché la mano che le ha generate sia la medesima, le due opere sono separate da intenti ed ambizioni chiaramente differenti. Chiunque approcci la serie con la speranza di incontrare la stessa epica dell'originale finirà per ritrovarsi spiazzato: Souten No Ken prosegue d'altronde ad un ritmo molto più lento, ed ai combattimenti privilegia lo sviluppo della psicologia dei protagonisti, i loro rapporti interpersonali, i legami tra mafia, politica ed esercito. È un racconto concentrato sullo scavo interiore ed emotivo, non sull'esaltazione della violenza redentrice. Non che manchino i momenti più esaltanti, sia chiaro: quando si tratta di sferrare i suoi pugni, Ken mostra del resto la stessa classe che apparterrà, anni dopo, alla sua discendenza. Che la storia si incammini su binari diversi, più intimi e sentimentali, non è certo una mancanza, ed anzi la sceneggiatura riesce a distanziarsi coerentemente dal capolavoro precedente senza correre il rischio di divenirne solo una blanda e sbiadita copia in carta carbone. La presenza di duelli sporadici, poi, si inserisce con intelligenza nel flusso della vicenda: il problema, semmai, è che negli scontri latita quel senso di pathos ed adrenalina furibonda propria delle disavventure post atomiche.
Buona parte dei "nemici" di Kenshiro non sono neanche lontanamente paragonabili alla sua potenza, e le battagli si riducono, il più delle volte, ad una manifestazione di tracotanza che sulle prime solletica l'eccitazione, ma che a lungo andare diviene sempre meno stimolante. Nei frangenti in cui Ken si trova costretto ad affrontare avversari del suo stesso livello, di contro, la messa in scena pecca di quella cruda e sporca cattiveria che è lecito attendersi da un lavoro di Hara.

I duelli più intensi, come quello contro il Re degli Spiriti, si esauriscono insomma con molta fretta, lasciando spazio ad un pizzico di verbosità di troppo. Nella gestione dei ritmi della vicenda, pertanto, Souten No Ken arranca in più occasioni, senza trovare il giusto equilibrio tra spettacolarità ed introspezione. È un gran peccato che il bilanciamento dei toni non sia sempre ben dosato, specialmente se consideriamo come il cast di protagonisti e comprimari possegga un gran potenziale inespresso. È il caso, ad esempio, di un villain come Tai-Yan Zhang, che - pur non avendo un briciolo del carisma delle nemesi storiche come Shin e Raoh - nasconde tra le pieghe del suo atteggiamento maschilista ed erotomane un passato, prevedibilmente, molto tragico e doloroso. Le scene che lo vedono sotto i riflettori e le informazioni sui suoi trascorsi ci vengono mostrate con troppa superficialità, in controtendenza rispetto alle tempistiche diluite della prima parte dell'anime. In egual modo, la successione di eventi e gli improvvisi capovolgimenti caratteriali subiscono un'accelerata spesso inopportuna, che non rende onore né all'immaginario intessuto da Hara né alla gradevole veste tecnica della produzione.
Sebbene non tutte le animazioni siano impeccabili, nel complesso il tratto di Le Origini del Mito è efficace e spigoloso quanto basta per riconoscere in filigrana la matita del maestro. Purtroppo, il pacchetto di 26 episodi prodotti tra il 2006 ed il 2007 copre solo una parte del manga originale, affidando all'imminente Regenesis il compito di colmare tutte le lacune.

La Rinascita

In occasione del 35esimo anniversario della serie, è stato annunciato un nuovo adattamento in formato animato del prequel di Ken il Guerriero. Facciamo un attimo un po' di chiarezza: Souten No Ken: RE:Genesis è, anzitutto, il titolo di un manga disegnato dall'allievo Hideki Tsuji che continua lo sviluppo della trama da dove si era conclusa l'opera di Hara.
La nuova serie animata, d'altro canto, nonostante il nome sia identico, non narrerà le vicende del suddetto seguito cartaceo (perlomeno non nell'immediato futuro), ma si figurerà come una ripartenza integrale del progetto Souten No Ken: non è ancora del tutto chiaro se le puntate faranno ricominciare la storia dall'episodio 26 del primo anime (fino poi ad incastrarsi con gli sviluppi del sequel attualmente in corso di pubblicazione in Giappone), oppure se le avventure di Kenshiro Kasumi nell'Asia degli anni '30 ci verranno riproposte sin dal principio.

Come si evince dal trailer d'annuncio, in ogni caso, questo Regenesis si protrarrà ben oltre la fine della serie del 2006, considerata la presenza di personaggi mai apparsi nelle vecchie puntate, tra cui la piccola Erika Arendt. A colpire (non necessariamente in positivo) è l'utilizzo della CGI in sostituzione del tratto tradizionale, affidata allo studio Polygon Pictures, già responsabile di prodotti quali Blame! e Aijn: dalle immagini diffuse non si può negare, tuttavia, che la qualità complessiva della computer grafica ci appaia di livello abbastanza elevato.
Ciò non toglie che, nell'insieme, la voglia di "modernizzare" a tutti i costi il processo d'animazione (per ragioni stilistiche, produttive ed economiche che siano) potrebbe mostrare il fianco a non poche perplessità dal punto di vista tecnico-artistico. Non del tutto convinti di simile soluzione, al momento preferiamo comunque concedere a questo Regenesis il beneficio del dubbio, nella speranza che -a prescindere dalle (discutibili o meno) scelte estetiche - possa rivelarsi una serie degna del materiale originale, così da traghettare le imprese di Kenshiro "verso un domani migliore".

Ken il Guerriero (anime) Laddove Hokuto No Ken incarnava gli ideali di speranza per un futuro diverso, per il risveglio dall'”incubo nero” post apocalittico, Le Origini del Mito si fa portavoce di valori alternativi, legati all'importanza della memoria, della lealtà, dei sacrifici. Un andamento del racconto un po' disomogeneo fa il paio con uno script che accelera e decelera senza soluzione di continuità, calcando la mano sulla dimensione emotiva e accantonando quella più spettacolare. Si tratta di una visione comunque sufficientemente piacevole e scorrevole, caratterizzata da un'epica meno roboante e maestosa. In attesa di conoscere il prosieguo (o il riavvio) delle peripezie di Kenshiro Kasumi con l'avvento di Souten No Ken: Regenesis (previsto sotto l'egida di Amazon Prime Video), non ci resta che alzare gli occhi al cielo e pregare il firmamento affinché il nuovo anime si dimostri all'altezza delle aspettative. Stella dell'Orsa Maggiore, veglia su di noi...

6.5