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Kengan Ashura: recensione completa del nuovo anime targato Netflix

Forza bruta, adrenalina, testosterone e machismo si uniscono per creare uno degli anime più ‘tosti' su Netflix: Kengan Ashura!

recensione Kengan Ashura: recensione completa del nuovo anime targato Netflix
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Il recondito piacere nel vedere due persone picchiarsi a sangue è alla base di sport competitivi da ring come il pugilato. Yabako Sandrovich e Daromeon hanno cercato di far riemergere queste sensazioni nei lettori del manga Kengan Ashura, da poco arrivato in Italia grazie a Planet Manga.

Netflix ha visto del potenziale nel fumetto, producendo la prima stagione di un anime, divisa in due parti, disponibile per lo streaming anche con doppiaggio italiano (leggi qui la nostra prima analisi di Kengan Ashura); noi però consigliamo di vederla in lingua originale, con i sottotitoli, perché la versione italiana presenta problemi tecnici, come testi a schermo in giapponese non tradotti, utili per ricordare luoghi e nomi chiave. Il 31 ottobre è approdata la tanto attesa seconda parte: ora siamo pronti a tirare le somme sulla nuova e roboante esclusiva Netflix.

Il lato oscuro dell'economia

Come già detto, Kengan Ashura non offre una trama elaborata, focalizzandosi per lo più sui rudi combattimenti.

Nel 1715, in Giappone, i mercanti complottavano e uccidevano per diventare fornitori ufficiali dell'imperatore. Per porre fine alle violenze incontrollate, lo shogun convocò i commercianti e impose loro di decidere chi fosse il più forte. I mercanti, dunque, fondarono un'associazione a cui rivolgersi per organizzare incontri quando sorgevano delle rivalità, ed ingaggiavano lottatori professionisti che salissero sul ring. I combattimenti avevano una sola regola: uno contro uno, a mani nude. Questi eventi presero il nome di Incontri Kengan. Ancora oggi, vengono organizzati dei fight club per determinare quale azienda debba chiudere importanti contratti.
Il protagonista è Kazuo Yamashita, la cui vita è grigia, a causa di un lavoro non gratificante come impiegato di Edizioni Nogi, e di una famiglia distante. Un incontro casuale cambierà per sempre la vita di Kazuo. Una sera, osserva una rissa tra una montagna di muscoli ed un mingherlino. Lo scontro sembra essere impari: il nerboruto si avventa sull'avversario, ma questi schiva ogni attacco e mette a segno una combo di pugni e calci, sconfiggendo il rivale. Il vincitore è il giovane e rude Ohma Tokita, che padroneggia uno stile unico.

Un giorno, Kazuo viene convocato dal presidente Hideki Nogi per ricevere un importante incarico: dovrà essere l'assistente del nuovo lottatore della Nogi, Ohma. Il dipendente è costretto ad accettare a malincuore le condizioni, senza obiezioni.

Kazuo è spaventato dalla situazione e dal carattere animalesco ed aggressivo di Ohma, ma col tempo crea con lui un legame indissolubile, sia perché deve prendersene cura, sia perché considera il ragazzo come il "figlio" che non ha mai avuto.
Dopo i primi episodi per prendere confidenza con l'universo di Kengan Ashura, l'ordito cambia: con l'introduzione di Metsudo Katahara, il presidente dell'associazione, viene indetto il Torneo di Annientamento Kengan, un evento a cui tutti i soci della compagnia possono partecipare, per nominare il futuro presidente Kengan. Nogi aiuta Kazuo a fondare una propria azienda per iscriversi, ed Ohma non attende altro: il burbero atleta sa che in un evento in cui si decreterà chi sarà il più forte del mondo, vi sarà anche l'assassino del suo maestro. Ohma vuole dimostrare di essere il più forte del mondo.

Il duro del Giappone

Quando ci siamo approcciati a Kengan Ashura eravamo scettici sulla qualità del prodotto, convinti che fosse una serie che facesse leva solo sui combattimenti.

Nel corso delle prime puntate, la nostra convinzione si è rafforzata, intenti a proseguire per completismo più che per curiosità. La situazione cambia quando inizia il torneo: poco alla volta si diramano sottotrame che fungono da cornice ad un canovaccio superficiale. Quello che viene imbastito aggiunge poco alla trama principale, che resta molto basilare, ma rende la visione piacevole. L'evento mette in mostra due facce della stessa medaglia: i mercanti ed i loro "ingaggi". Gli imprenditori rappresentano il lato finanziario della competizione: stringono accordi, ricattano, corrompono, attentano alla vita di altri colleghi, per ottenere il massimo potere. Tuttavia, il vero cuore sono i combattenti: i momenti dedicati ai sotterfugi e alle macchinazioni per salire sul trono sono meno rispetto agli intermezzi incentrati sui partecipanti al torneo. I campioni non sono interessati ai traffici dei loro manager, ma vogliono dimostrare di essere i migliori, menando le mani e sputando sangue. Le scene clou dell'intera produzione sono proprio gli scontri: gli atleti sono caricati dalla grinta di chi non vuole arrendersi mai, ed usano uno stile prevalentemente a mani nude e ravvicinato, senza onde d'energia o armi (salvo rare eccezioni).

Kengan Ashura è pur sempre un manga/anime rivolto ad un pubblico shonen. Per questo le contese sono ben condite da gradevoli assurdità: persone che hanno allenato le gambe per lanciarsi come fossero missili, dita usate per squarciare la carne, temporanei power-up che aumentano la forza e la velocità, e molte altre stranezze rendono i combattimenti ipercinetici e violenti, ed inebriano di adrenalina e testosterone.

La rivalità tra Ohma e Raian è la più galvanizzante: attesa sin dalla prima parte, vede fronteggiarsi due campioni diversi per esperienza, ma con uno stile aggressivo molto simile. Una battaglia che ci ha infiammati fino all'ultimo secondo. La maggior parte degli scontri a volte cade in schemi ricorrenti: per mantenere viva l'attenzione, il contendente in procinto di perdere si rialza e continua, ma ciò non decreta necessariamente la vittoria. Diversamente, i round dei personaggi più rimarchevoli sono quasi prevedibili, ma il desiderio di vedere cosa potrebbe accadere invoglia a continuare.

Le scazzottate sono ancora più affascinanti per ciò che vi è dietro: un'analisi minuziosa dei vari atleti, che li rende umani e non semplici burattini controllati dai potenti.

La voce narrante e le immagini a schermo ci fanno apprezzare un'analisi introspettiva dei concorrenti, approfondendo il background, lo stile di lotta, ed il rapporto che hanno con i manager. Su alcuni partecipanti si nota un'attenzione maggiore, soprattutto su quelli che hanno superato la prima fase, poiché vengono rivelate informazioni in precedenza omesse: nel complesso, il cast di campioni non lascia certo delusi. Una maggiore cura è riposta nell'evoluzione di Ohma: nelle fasi introduttive abbiamo avuto l'impressione che il desiderio di dimostrare di essere il più forte lo rendesse superficiale. Conoscendo meglio il suo passato ed il legame con il maestro Niko, abbiamo capito come sia un protagonista ben delineato: un orfano dal carattere irruento, costretto a vivere nei sobborghi del Giappone, e che considerava il suo mentore un salvatore ed una figura di cui potersi fidare. Questa sua visione è stata rafforzata dalla convinzione che Niko fosse imbattibile, ma quando è stato ucciso, Ohma non è stato travolto da un semplice desiderio di vendetta o di dimostrare di essere lui il migliore, ma dalla rabbia e dalla tristezza per essere stato preso in giro dalla persona che più amava: una motivazione che lo ha spinto a migliorarsi costantemente, per dimostrare che lo stile Niko è il migliore.

Gli imprenditori, invece, sono superficiali e poco convincenti: questa differenza di attenzione è dovuta proprio all'intento dei produttori di focalizzarsi sull'arena e su chi vi entra. L'unico uomo d'affari più rimarchevole è Kazuo Yamashita: è stato disegnato come un uomo medio timoroso, che si trova coinvolto in una situazione più grande di lui.

Il suo carattere e ciò che gli accade sono al centro di vari intermezzi comici: spesso Kazuo è visto come un furbo genio degli affari, ma in realtà la sua è sfortuna/fortuna, poiché, non essendo pratico dell'ambiente in cui si trova, non comprende cosa sta accadendo e riesce sempre a cavarsela a sua insaputa.

Ciò che più soddisfa della costruzione di Kazuo è il legame padre-figlio con il suo pupillo: inizialmente è impaurito dal suo carattere violento, ma in seguito lo considera come un figlio che deve aiutare a seguire la retta via, che deve proteggere, e di cui deve prendersi cura, quasi a voler rimediare agli errori commessi in passato con la sua famiglia. Il continuo stare al fianco del giovane lo ha portato a crescere psicologicamente e a non essere più un umile impiegato spaventato, diventando coraggioso e determinato, come uno dei tanti guerrieri del Torneo Kengan.

Il superumano

Nei minuti iniziali ci è saltata subito all'occhio una CGI rigida, e conoscendo il tipo di produzione, temevamo per la resa delle situazioni più concitate. Fortunatamente ci siamo dovuti ricredere: quando iniziano a volare i pugni, le animazioni sono inaspettatamente fluide. Sebbene la computer grafica non sia legnosa nei momenti chiave, non si può dire che sia ben curata: il character design è squadrato, e con braccia e mani sproporzionate rispetto al resto del corpo; in alcuni piani i personaggi più muscolosi sembrano tozzi.

Kengan Ashura è violento e brutale, ma a causa di un disegno digitale imperfetto, le ferite più profonde sono poco evidenti, dandoci la sensazione di essere dei taglietti o linee rosse sul corpo; sono poche le inquadrature che ci permettono di comprendere quanto sia grave uno squarcio.

I disegnatori avrebbero dovuto curare ulteriormente la CGI, così da limare i problemi di proporzioni e da far capire quanto possano essere cruenti gli attacchi dei personaggi.
La CGI predomina la scena, ma non è l'unico stile grafico utilizzato: si alternano diverse tecniche di disegno che non riescono ad amalgamarsi tra loro. In sporadiche riprese viene utilizzato un tratto manuale, ben più curato rispetto alla computer grafica, e con animazioni fluide.

Nei flashback, invece, vengono adoperati due differenti tratti, senza seguire un apparente schema: da un lato, viene sfoggiato un 2D molto cartoonesco, privo di animazioni, che ci ha ricordato i disegni di Yami Shibai; dall'altro, invece, il tratto è simile a dei bozzetti. L'idea di una commistione di differenti stili grafici, benché apprezzabile per lo sforzo, è disomogenea, crea confusione, e dà all'opera una sgradevole discontinuità stilistica.

Kengan Ashura Kengan Ashura mette da parte una trama corposa e originale, per concentrarsi sul torneo e sui partecipanti. Mentre gli intrighi tra imprenditori sono ridotti quasi all'osso, l’analisi sui vari combattenti è più completa. I momenti più interessanti sono quando i concorrenti entrano nell'arena: pugni alla massima potenza, sudore, rabbia e sangue rendono queste situazioni entusiasmanti. Inaspettatamente il tutto è impreziosito da una CGI che riesce a rendere giustizia agli intermezzi più movimentati con buone animazioni, a discapito di una scarsa cura nei dettagli e di una rigidità nelle situazioni più calme. Purtroppo, vi è un miscuglio di altri stili visivi confusi e fuori luogo, che non rendono giustizia ad una serie che cerca in tutti i modi di mostrare i muscoli.

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