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Kengan Ashura: recensione della prima parte disponibile su Netflix

La nuova produzione Netflix, Kengan Ashura, trasuda testosterone, adrenalina e machismo da ogni poro della pelle sudata.

recensione Kengan Ashura: recensione della prima parte disponibile su Netflix
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Dopo il discreto successo di Baki, Netflix ha puntato nuovamente su una serie brutale, in cui a farla da padrona sono le scazzottate: Kengan Ashura. Viste le premesse, all'inizio eravamo scettici riguardo il risultato finale, già pronti a vedere un anime che sacrifica la trama, per l'azione rude. Dopo aver visto i primi episodi, però, ci siamo in parte ricreduti. L'anime Netflix, tratto dal manga di Yabako Sandrovich e Daromeon (da poco arrivato in Italia grazie a Planet Manga), non si concentra solo su un gruppo di uomini nerboruti che si picchiano tra di loro. Purtroppo, come accaduto per le più recenti produzioni originali del colosso americano, anche Kengan Ashura è interamente in CGI.
Sulla piattaforma streaming è disponibile la prima parte di Kengan Ashura, e in attesa che debutti la seconda, vediamo cosa è in grado di offrire il nuovo anime di lotta Netflix.

La miglior difesa è l'attacco

L'ordito di Kengan Ashura non è certo tra i più coinvolgenti, in quanto il suo punto di forza sono le scazzottate esagerate tra uomini muscolosi, cariche di testosterone allo stato puro.
Kazuo Yamashita, un umile impiegato delle edizioni Nogi, con una moglie che lo ha abbandonato con un figlio recluso nella sua camera da anni ed uno che ha perso la retta via, si trova coinvolto in qualcosa di ben più grande ed antico di quanto possa immaginare.

Un giorno Kazuo vede due uomini, il tipico armadio, ed un ragazzo mingherlino, fronteggiarsi in un vicolo buio: lo scontro è impari. Dopo un inizio violento della montagna di muscoli, lo smilzo passa al contrattacco, assestandogli una serie di pugni e calci, ottenendo la vittoria. Il nome del vincitore è Ohma Tokita. Il suo atteggiamento brutale e a tratti animalesco spaventano e al contempo eccitano Kazuo, il quale non sa che il suo destino è legato a doppio filo a quello di Ohma.
Dicevamo che l'impiegato sarà invischiato in situazioni fuori dalla sua portata: possiamo dire che le fondamenta del racconto sono più remote. Nel 1715 il Giappone viveva in un lungo periodo di pace, ma i mercanti non avevano posto fine alle violenze: complottavano, uccidevano, e compivano altri tipi di sotterfugi pur di diventare fornitori ufficiali dell'imperatore. Vi fu una spirale di violenza senza controllo, e per questo il settimo shogun Ietsugu Tokugawa prese in mano la situazione ed impose ai mercanti di determinare chi fosse il più forte. I commercianti si unirono in un'associazione a cui si rivolgevano per organizzare una lotta quando sorgevano delle contese: ogni partecipante schierava il miglior atleta, in uno scontro uno contro uno, a mani nude. Ancora oggi, all'ombra della legge, quando i mercanti devono contendersi importanti contratti organizzano i cosiddetti Incontri Kengan.

Kazuo, durante un normale giorno lavorativo, viene convocato da Hideki Nogi, presidente dell'azienda Nogi, il quale, dopo averlo informato su quanto sta accadendo, lo nomina assistente del nuovo assunto: proprio Ohma Tokita.

Nei primi episodi abbiamo modo di approcciarci agli Incontri Kengan, con una sequela di combattimenti rudi e brutali, e di avere un'infarinatura dello stile di combattimento di Ohma, che verrà approfondito nel corso delle puntate, così da comprendere perché può essere considerato il combattente definitivo. Nel quarto episodio, fa la sua apparizione Metsudo Katahara, presidente dell'associazione Kengan, con l'inizio del Torneo di Annientamento Kengan: un torneo all'ultimo sangue, per nominare il nuovo presidente Kengan. Da qui si dipana una trama più intricata: Ohma partecipa al torneo consapevole che vi prenderà parte anche l'uomo che ha ucciso il suo maestro. Non è, però, la classica storia di vendetta a cui siamo abituati, ma un racconto di supremazia, in cui Ohma deve dimostrare di essere il lottatore più forte di tutti, persino più del suo maestro e del suo assassino.

Botte da orbi

Dai primi episodi abbiamo abbiamo percepito che Kengan Ashura non avesse una trama corposa, ma che si focalizzasse piuttosto su una sequela di combattimenti crudi, nati da motivi futili, in cui a dominare è la forza bruta. Proseguendo con la narrazione, siamo rimasti colpiti quando lentamente ha iniziato a prendere forma un canovaccio, anche se basilare e semplicistico.

Non neghiamo che, invece di vedere in scena una banale ed inutile dimostrazione di forza e di supremazia, avremmo preferito assistere ad una sceneggiatura che si focalizzasse sulla vendetta, anche se un topos sin troppo sfruttato, ma comunque sempre efficace. Tuttavia, al netto di una storyline non propriamente accattivante e priva di colpi di scena eclatanti, se non nelle battute conclusive, ciò che ci ha colpiti di più sono le sottotrame dei partecipanti al torneo. Vengono fornite informazioni utili, anche se superficiali, sui lottatori, particolarmente su Ohma, e su alcuni comprimari, così da avere un cast variegato. L'analisi dei personaggi rende l'opera quasi corale, mettendo in mostra il lato umano degli atleti, che non si riducono ad essere pedine e carne da macello: i combattenti, infatti, sono le figure meglio costruite, ognuno con una propria indole, in quanto dominano la scena. Questo non solo permette di parteggiare per uno di loro, ma aiuta a comprendere la loro indole, come accade, ad esempio, nel caso di Ohma: alla sua prima apparizione potrebbe risultare brutale, barbaro, sia sul ring che fuori, ma approfondendo di più il suo trascorso, si ha modo di conoscere la sua vera natura, e ci si rende conto di come dietro al suo lato animalesco vi sia un essere umano che combatte per sopravvivere, con il corpo e con la mente.

Benché venga riposta una maggiore attenzione nel protagonista, rivelandone poco alla volta il passato, anche gli altri partecipanti risultano essere dettagliati quel poco che basta da renderli parte integrante della sceneggiatura. Se da un lato abbiamo notato una particolare cura nella costruzione degli atleti, non si può dire lo stesso dei loro boss, se non per l'unica eccezione di Kazuo Yamashita.

Questi, infatti, è costruito in modo da rispecchiare uno spettatore spaesato: guarda con meraviglia e paura quello che accade attorno a lui. Il personaggio è caratterizzato da espressioni facciali esageratamente deformate, che trasmettono lo stato d'animo di un uomo che si è ritrovato a vivere un'esperienza unica e folle: non si può non compatirlo per quello che gli sta accadendo. L'estrema caratterizzazione espressiva e le gag comiche in cui Kazuo appare più furbo di quanto sembri agli occhi di chi non lo conosce danno all'opera una vena comica, che non dispiace affatto, poiché alleggerisce la tensione che si crea tra un incontro e l'altro.

Il midseason di Kengan Ashura si conclude con il torneo di annientamento Kengan ancora nelle fasi iniziali, e ci lascia con intrighi tra mercanti e con un cliffhanger che ci fa desiderare la seconda parte.

Questi sono ottimi pretesti per scoprire cos'altro ha da offrire il torneo, facendoci già pregustare l'arrivo in scena della temuta Zanna di Metsudo ed il successivo scontro di Ohma. Le premesse per una seconda parte più emozionante e roboante sembrano esserci tutte, basta solo resistere alla lunga attesa.
Kengan Ashura mostra tutti i muscoli durante i combattimenti. Rigorosamente a mani nude, gli scontri sono frenetici e rapidi, e si è pervasi da una buona scarica di adrenalina: volano calci, pugni, con gli eccessi tipici degli shonen che non guastano mai, come capelli avvolgenti, atleti allenatisi per emulare la potenza delle armi da fuoco, power up, e quant'altro. Purtroppo, le scazzottate risentono di una struttura schematica ripetitiva: quando si ha la sensazione che lo scontro sia giunto ormai a termine, con la sconfitta di uno dei due contendenti, questi, ormai esanime, si riprende all'ultimo più carico di prima, prolungando la durata.

Dobbiamo dire, però, che l'esito di alcuni duelli è sin troppo scontato, non solo quelli di Ohma, privi di quel pathos che ci faccia preoccupare per il nostro pupillo: arrivati ad un certo punto della narrazione, è possibile riconoscere quali sono i concorrenti che sicuramente passeranno le prime fasi del torneo. Nonostante ciò, gli scontri riescono ad essere travolgenti anche grazie al comparto grafico.

La serie è realizzata prevalentemente con una CGI non rimarchevole: le forme dei personaggi sono squadrate e sproporzionate, in particolar modo dei muscolosi campioni, con mani più grandi rispetto al resto del corpo. Come spesso accade nelle produzioni che sfruttano la computer grafica, le animazioni sono legnose nella resa degli intermezzi più pacati. Per questo motivo siamo rimasti sorpresi nel vedere come il comparto tecnico appaia più solido e fluido, senza rigidità, quando la situazione si surriscalda, senza rovinare il ritmo frenetico ed incalzante.

Oltre alla CGI vi è una miscellanea di differenti stili: quello più frequente è il manuale, sia per la resa ambientale, che per quella dei personaggi, in alcune inquadrature; il disegno classico non è molto elaborato e complesso, ma risulta curato, mettendo ben in risalto la muscolatura dei duellanti, grazie anche ad un buon utilizzo delle ombreggiature.

Siccome questo tratto è ben più piacevole alla vista della CGI, riteniamo che sarebbe stato più opportuno vedere una serie di stampo più classico, invece di una grafica digitale "difettosa" ed altalenante, incuriositi anche di vedere come si sarebbe comportato nei momenti più frenetici. Nelle poche riprese in cui lo stile digitale e manuale dei protagonisti vengono affiancati, si crea uno sgradevole colpo d'occhio che rovina la scena. Nei flashback, inoltre, vengono utilizzati altri due tratti: uno che rievoca lo stile dei bozzetti dei fumetti, privo di animazioni; ed uno in 2D, che possiamo definire una versione migliorata di quello utilizzato per le esecuzioni di Danganronpa. Sfortunatamente, questa commistione di ben quattro comparti grafici differenti, sebbene all'inizio possa sembrare interessante, a lungo andare può creare confusione, perché sono troppi e disomogenei, risultando anche casuale il loro utilizzo. Lo staff creativo avrebbe potuto utilizzarne solo due: il 2D per la rappresentazione degli eventi ambientati nel passato, e la CGI, con tutti i suoi difetti, per il presente e per la resa delle ipercinetiche contese.

Kengan Ashura Il comparto narrativo di Kengan Ashura preferisce non raccontare una storia di vendetta vecchio stampo, a tema lotta, per concentrarsi su una semplice dimostrazione di forza. Da contraltare, vi sono sottotrame che approfondiscono, arricchiscono e valorizzano un cast sfaccettato. Quando i combattenti salgono sul ring, una CGI spigolosa, sproporzionata, e rigida, sorprende con animazioni fluide, riuscendo persino a coinvolgere grazie al piacere che si prova nel veder volare pugni, calci e sangue. Peccato, però, per la scelta di voler usare stili grafici dissimili, che non danno all'opera estro artistico, ma la rovinano.