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Kingdom Hearts: Chain of Memories, recensione del manga di Shiro Amano

Sequel del primo capitolo, Chain of Memories si colloca tra KH e KH2. Shiro Amano firma l'adattamento dell'avventura di Sora nel Castello dell'Oblio.

recensione Kingdom Hearts: Chain of Memories, recensione del manga di Shiro Amano
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Abbiamo già detto come l'universo di Kingdom Hearts ben si presti a un adattamento anime o manga e anche che la doppia anima del crossover tra Square-Enix e Disney darebbe vita a una produzione visivamente suggestiva. Un risultato che si riflette nel lavoro di Shiro Amano, autore della trasposizione a fumetti della saga di Tetsuya Nomura. Il manga relativo al primo capitolo della serie, uscito nel 2002 per PlayStation 2, vide quindi la luce tra il 2003 e il 2005 e fu redatto in quattro tankobon: un lavoro che, in realtà, non fu del tutto soddisfacente.

Abbiamo già parlato proprio di questa opera prima, evidenziando come l'adattamento della sceneggiatura sia, purtroppo, uno dei punti deboli della produzione. L'operazione commerciale di Square Enix, tuttavia, non si fermò di certo alla prima avventura di Sora, Paperino e Pippo e fu così che proprio nel 2005 prese il via la serializzazione di Kingdom Hearts: Chain of Memories. Come molti potranno immaginare, si tratta della versione a fumetti del capitolo d'intermezzo uscito dapprima su GameBoy e poi su PS2 con un celebre remake. Edito, come sempre da Planet Manga, si compone di due volumi e ripercorre le gesta dell'eroe del Keyblade presso il tenebroso Castello dell'Oblio.

In cerca di ricordi

Chain of Memories si colloca, cronologicamente, tra Kingdom Hearts e Kingdom Hearts II: dopo la battaglia contro la versione oscura di Ansem, Sora ha dovuto chiudere la porta del Regno dell'Oscurità con l'ausilio di Riku e Re Topolino. Perché ciò avvenisse, il protagonista ha dovuto utilizzare il suo Keyblade della Luce mentre il sovrano del Castello Disney, dall'interno del reame oscuro, utilizzava l'arma dell'Oscurità per riunire le due metà e sigillare il passaggio.

Ma, affinché l'operazione si concludesse, è stato necessario il sacrificio di Riku, che è rimasto all'interno di quel mondo per mantenere la porta chiusa, sprofondando nell'Oscurità. Con la promessa di ritrovare il suo amico e di ricongiungersi alla sua amata Kairi, il protagonista si sperde insieme ai suoi compagni d'avventura in una pianura desolata. Dopo aver vagato per la landa, il giovane si imbatte in una figura nera incappucciata, che lo conduce ai cancelli di un sinistro maniero: si tratta del Castello dell'Oblio, un luogo in cui trovare significa perdere e perdere significa trovare.

Qui Sora dovrà sventare i piani del malvagio Marluxia, uno dei membri dell'Organizzazione XIII che sta pianificando di tradire il gruppo insieme a un manipolo di suoi alleati. A questo punto della storia non è ancora chiaro quali siano gli scopi dell'organizzazione, ma l'obiettivo di Marluxia è quello di far perdere al protagonista ogni suo ricordo per manipolarlo a suo piacimento: per fare ciò sfrutta i poteri magici di Naminé, una ragazza che ha la capacità di modellare la memoria delle persone.

Così facendo, la giovane inizia pian piano a cancellare i ricordi che Sora ha di Kairi e del suo recente viaggio attraverso i Regni Disney, sostituendoli proprio con sé stessa e dando all'eroe del Keyblade lo scopo di trovarla e proteggerla. Soltanto alla fine della sua scalata nel Castello dell'Oblio Sora si renderà conto dell'inganno e, dopo aver perdonato Naminé e sgominato i vari Axel, Larxene e Vexen, si prepara alla battaglia finale contro Marluxia. Il finale dell'opera, così come quello del videogioco cui si ispira, condurrà il nostro verso un sonno temporaneo, durante il quale Naminé dovrà ricomporre tutti i suoi ricordi precedenti mentre il suo amico, Riku, veglierà su di lui e compirà il suo cammino di redenzione volto ad accettare l'Oscurità nel suo cuore per farne la sua forza. Questi eventi spianano ovviamente la strada a Kingdom Hearts II, ambientato un anno dopo e la cui premessa narra proprio del risveglio di Sora a scapito del povero Roxas. Ma questa è decisamente un'altra storia...

Cuori e Carte

La storia di Kingdom Hearts: Chain of Memories è meno ramificata rispetto a quella del primo capitolo e, così come il videogame originale proponeva un racconto più semplice e breve, allo stesso modo il manga si compone di due soli volumi anziché i quattro della serie precedente. In questa nuova opera, Shiro Amano fece probabilmente tesoro delle critiche che il pubblico gli mosse in occasione di Kingdom Hearts: la sceneggiatura è dunque più fedele e, seppur permanga qualche momento di eccessiva comicità, per fortuna le battaglie più memorabili viste nell'opera originale si riflettono anche tra le vignette del manga promozionale.

Paradossalmente, ciò che nel prodotto originale risulta l'elemento di maggiore debolezza - ovvero il "riciclaggio" dei mondi proposti nel primo capitolo, con delle leggere differenze narrative sorrette da una messa in scena mediocre - nel manga di Amano diventa addirittura un punto di forza.

L'espediente del viaggio "bis" tra i Reami già noti come Aladdin dà adito a un racconto che su vignetta diventa maggiormente d'impatto e a tratti persino originale, riservandoci ad esempio il piacere di vedere il giovane amato di Jasmine nella versione principesca creata grazie alla magia del Genio.

La sceneggiatura è inoltre ben amalgamata nell'alternare le storyline di Sora e Riku, trasformando due spezzoni che potevano essere giocati soltanto uno dopo l'altro in un racconto univoco e bilanciato tra la scalata del protagonista per trovare Naminé e la discesa negli inferi del suo migliore amico, perso nel buio e alla mercé dell'Oscurità che Ansem gli ha trasmesso. Ma il giovane e tenebroso eroe troverà in Topolino una luce guida importante e nel "misterioso" DiZ un alleato prezioso, giungendo infine davanti alla stessa Naminé e accettando il suo destino: addentrarsi tra i cunicoli del buio e spianare al suo fraterno amico d'infanzia una via per l'alba...

Sul fronte del character design, anche questa volta Amano-sensei ha fatto centro nel districarsi tra un tratto tipicamente orientale e lo stile tipicamente americano dei classici Disney proposti nell'opera. È anche vero, però, che la matita dell'autore qui tratteggia in maniera un po' più frettolosa le fattezze dei protagonisti, risultando meno attenta al dettaglio probabilmente a favore di una regia più dinamica e concentrata sui combattimenti.

Nonostante, in alcuni momenti dell'opera, il disegno diventi eccessivamente approssimativo, ci sentiamo di promuovere ugualmente un simile comparto visivo, forse addirittura più dell'avventura precedente, soprattutto se tale è il prezzo da pagare pur di ammirare il fragore del Keyblade che si abbatte con maestosità sui temibili antagonisti dell'opera. Va detto che, all'epoca della release originale del manga, Amano ha voluto forse calcare la mano su un design dai toni più chibi, derivato probabilmente dal fatto che il gioco originale uscì dapprima su GameBoy con una grafica estremamente semplice ed essenziale.

Kingdom Hearts: Chain of Memories (manga) L'adattamento manga di Chain of Memories è leggermente più a fuoco nel definire la trama e i combattimenti ispirati all'opera videoludica principale. Va detto che la sceneggiatura in sé risulta derivativa da quella precedente e il design non è dettagliato come nei quattro volumi che compongono la trasposizione manga del primo capitolo. A spuntarla è comunque la coppia di volumi dedicati all'avventura presso il Castello dell'Oblio: Shiro Amano, infatti, riesce a mettere in scena battaglie decisamente più consone alla portata di un eroe del Keyblade.

6.9