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Kingdom Hearts: Recensione del manga di Shiro Amano ispirato al videogioco

Ispirato al primo capitolo della saga di Tetsuya Nomura, l'adattamento a fumetti di Kingdom Hearts uscì nel 2003 ed è edito Planet Manga.

recensione Kingdom Hearts: Recensione del manga di Shiro Amano ispirato al videogioco
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Non è mai facile trasporre un videogioco in un qualunque altro medium d'intrattenimento. Se il cinema e la TV si vedono spesso costretti a scendere a patti con un approccio artistico e narrativo di non facile interpretazione, è anche vero che il settore dell'audiovisivo può comunque far leva su un linguaggio in parte simile e che deve imprescindibilmente fare i conti con l'arte in movimento. Quando però l'opera in cui adattare il materiale primo è un fumetto, che sia occidentale oppure orientale, la difficoltà di un lavoro simile cresce esponenzialmente. Un'opera come Kingdom Hearts, pur dividendosi in una doppia anima tra estetica da cartoon americano e uno stile visivo puramente nipponico, si presta certamente a sbarcare nel mondo degli anime e dei manga.

Ed è proprio di un fumetto che vogliamo parlarvi: l'adattamento manga di Kingdom Hearts fu realizzato da Shiro Amano per Square-Enix e fu serializzato tra il 2003 e il 2005. Giunta in Italia grazie a Planet Manga, l'opera si compone in tutto di quattro volumi e precede una mini-serie dedicata al capitolo d'intermezzo Chain of Memories (2 tankobon) fino ad arrivare, ovviamente, alla trasposizione di Kingdom Hearts II (diviso in 6 volumi). La saga di Tetsuya Nomura è tra le più apprezzate nell'intero panorama videoludico: in concomitanza con la release del terzo e atteso episodio, vogliamo sfogliare le pagine a fumetti della prima avventura di Sora, Paperino e Pippo.

Il Regno dei Cuori

Il manga di Shiro Amano narra, ovviamente, la stessa storia del videogioco che uscì nel 2002 su PlayStation 2: l'eterna lotta tra Luce e Oscurità - rappresentazione del conflitto tra Bene e Male - generò dei cataclismi che divisero il Multiverso in mondi separati e slegati dagli altri. L'avanzare dell'Oscurità, inoltre, iniziò ad inghiottire alcuni reami nel Buio, lasciandone gli abitanti alla deriva e senza più una dimora. Ma la Luce nel cuore dei bambini sopravvisse, con lo scopo di guidare l'umanità verso un domani migliore.

Sora è un giovane che vive insieme ai suoi due migliori amici, Riku e Kairi, sulle Isole del Destino. I tre sognano, un giorno, di partire alla volta di altri mondi per esplorare le realtà esterne alla propria: per questo, stanno progettando di costruire una zattera a bordo della quale potranno partire all'avventura.

Alla vigilia del giorno tanto atteso, tuttavia, il loro mondo viene inghiottito dall'Oscurità: se, da un lato, Kairi e Riku finiscono dispersi tra i meandri del Buio, il protagonista riesce a farsi largo tra le creature oscure generate dal cataclisma armato del Keyblade, una spada a forma di chiave apparsagli improvvisamente tra le mani.

Dopo un duro scontro con i mostri, infine, anche il giovane viene risucchiato dall'oblio e si risveglia nella Città di Mezzo. Si tratta di un luogo che funge da rifugio per tutti coloro che hanno perso la propria dimensione. È qui che il nostro eroe incontra due personaggi buffi e singolari: parliamo di Paperino e Pippo, rispettivamente mago di corte e capitano dei cavalieri al Castello Disney!

I due noti personaggi dell'universo Disney, il grande franchise occidentale che nella saga di Kingdom Hearts si mescola con quello relativo alla serie di FInal Fantasy, si sono messi in viaggio alla ricerca di una misteriosa "Chiave". Stanno eseguendo gli ordini del loro Re, Topolino, il quale è scomparso lasciando una lettera al mago di corte, nella quale ha informato i suoi sudditi che i mondi stanno scomparendo e che loro dovranno trovare il possessore dell'arma miracolosa mentre lui stesso è in viaggio per indagare sugli ultimi avvenimenti.

Dopo aver conosciuto anche Leon, Yuffie e Cid, e successivamente anche Aerith,i tre si mettono in viaggio alla ricerca del sovrano, di Riku e di Kairi, ignari del fatto che la scomparsa di tutti questi personaggi sono collegati tra loro. Attraverso reami Disney come Alice nel Paese delle Meraviglie, Hercules e Aladdin, i protagonisti giungono infine alla verità: tutte le loro vicissitudini rientrano nei piani di un certo Ansem, uno studioso dell'Oscurità che ha posseduto il cuore di Riku e rapito le Sette Principesse del Cuore, tra le quali figura proprio la povera amica dei due giovani: l'obiettivo è aprire nuovamente Kingdom Hearts, il Regno dei Cuori, e svelarne i segreti che giacciono al suo interno.

Una fiaba su carta

Adattare in vignetta un'opera complessa come Kingdom Hearts non è un lavoro semplice. Per questo motivo, dunque, la narrazione del manga di Shiro Amano deve optare per alcune necessarie rinunce, in parte per sopperire alla mancanza dell'elemento interattivo proprio di un videogame e in parte, soprattutto, per non frammentare eccessivamente il racconto. Ecco perché, tra le differenze principali tra manga e videogioco, spicca l'assenza di alcuni reami Disney come La Giungla Profonda di Tarzan e La Città di Halloween di Nightmare Before Christmas - il motivo legato all'assenza di quest'ultimo, però, è che in seguito fu serializzato un adattamento manga standalone, slegato dalle avventure di KH.

La singolare narrazione del Monte Olimpo di Hercules, che presenta una storyline principale risicata e si presta invece a dinamiche prettamente da fase endgame all'interno del gioco, rende il mondo ispirato all'eroe greco una sorta di jolly che non trova spazio sin da subito, ma si posiziona subito dopo il viaggio di Sora, Paperino e Pippo nella Agrabah di Aladdin (mentre invece, seguendo il viaggio all'interno dell'opera principale, lo sbarco sull'Olimpo si colloca tra Il Paese delle Meraviglie e il reame di Tarzan).

Non è neanche questo, in realtà, quello che a parer nostro può essere considerato l'elemento penalizzante nel comparto narrativo del manga di Kingdom Hearts: piuttosto è in generale la qualità della sceneggiatura e la messa in scena a non essere sempre del tutto a fuoco e, il più delle volte, anche un tantino frettolose.

Ciò avviene soprattutto in occasione delle battaglie più rappresentative, che il più delle volte finiscono persino per diventare una sorta di parodia della loro controparte videoludica, ben più sontuosa e apprezzabile. Se è vero che, da un lato, la necessità era quella di semplificare l'azione - che in un videogioco risulta, per forza di cose, estremamente dilatata per soddisfare le esigenze ludiche e il tasso di sfida dell'esperienza interattiva - dall'altro riteniamo che alcuni dei duelli più rocamboleschi non abbiano ricevuto il giusto spazio.
È il caso, ad esempio, della battaglia contro Cerbero al Monte Olimpo, che si riduce a un banale colpetto di Keyblade sul muso della creatura, o ancor di più allo scontro finale contro la gigantesca Ursula dell'Atlantica presente ne La Sirenetta.

Quella che, nel videogioco Square-Enix, può essere considerata una delle boss-fight più memorabili e impegnative, nel manga assume i connotati di un combattimento comico, in cui la perfida strega del mare finisce perlopiù vittima di una serie di magie lanciate a caso dai tre impavidi eroi al servizio di King Mickey. E ciò vale, in ultima analisi, persino per la battaglia finale contro il falso Ansem, per la quale ci saremmo aspettati uno spazio decisamente maggiore.

Il cammino verso la Luce

Se, insomma, il comparto narrativo di Kingdom Hearts firmato Shiro Amano non può ritenersi del tutto soddisfacente, c'è da dire che sul versante grafico possiamo invece definirci appagati.

Amano ha infatti cercato di mantenere, nel caso dei personaggi originali o di quelli provenienti da Final Fantasy, un tratto estremamente dolce e delicato ma al tempo stesso in grado di cogliere i caratteri essenziali di ciascun protagonista riuscendo infine anche a metterci del suo. Per quanto riguarda attori e creature originali, troviamo davvero pregevole il design degli Heartless, fedele alle controparti videoludiche ed estremamente affascinante quando viene tradotto in disegno.

Sora e compagni, soprattutto il protagonista, assumono spesso una deliziosa caratterizzazione dai toni kawaii, certe volte persino risultando quasi una versione chibi dell'originale. Il tutto, però, senza mai diventare eccessivamente caricaturale e mantenendo sempre e comunque un'estetica sobria e consona ai toni del racconto. Ottimo, infine, il lavoro svolto sull'universo Disney: l'autore è infatti riuscito a riproporre il character design originale di ciascun cartoon, immergendo il tutto di caratteri marcatamente nipponici come ombreggiature e inquadrature. Una soluzione visiva che, in ogni caso, non risulta mai fuori luogo.

Kingdom Hearts (manga) Il manga ispirato al primo capitolo di Kingdom Hearts è un’operazione promozionale che non osa più di tanto, ma anzi si ritrova costretta a operare qualche dolorosa rinuncia narrativa e stilistica. Se è vero che possiamo ampiamente apprezzare lo stile di disegno di Shiro Amano, capace di mescolare sapientemente tutte le sfumature dell’estetica giapponese con il rigore del disegno dei cartoon occidentali, allo stesso modo è inevitabile rimanere un po’ delusi dalla sceneggiatura. Sia la trama che la messa in scena, infatti, riservano persino alle battaglie più memorabili una rappresentazione che, a tratti, diventa troppo parodistica, per non dire indecorosa.

6.8

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