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Kiseiju - L'ospite indesiderato: recensione dell'anime horror su Netflix

Definito da qualcuno "il Devilman del ventunesimo secolo", Kiseiju è un capolavoro fatto di azione, sangue e riflessioni sulla natura umana

recensione Kiseiju - L'ospite indesiderato: recensione dell'anime horror su Netflix
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«Se per uno scherzo della natura nascesse un essere umano che presenta tutti gli istinti più primitivi, una specie di "Neanderthal carnivoro", non sarebbe lui a governare la catena alimentare?»
«Oh, certo! Non dovrebbe far altro che aspettarci davanti a un ristorante e mangiarci mentre entriamo!»
Questo celebre scambio di battute, avvenuto nel quinto episodio della prima stagione della serie horror/sci-fi X-files (intitolato "Il diavolo del Jersey"), fra l'agente dell'FBI Fox Mulder e un antropologo amico di Scully, il dottor Roger Diamond, rappresenta l'apice di una interessante discussione a proposito della posizione della specie umana nell'ecosistema globale. Come potrebbe essere fatto, fisicamente e psicologicamente, un ipotetico predatore dell'uomo, il predatore per eccellenza? L'episodio del serial americano proponeva la visione di una creatura antropomorfa selvaggia ma dotata di una sua brutale intelligenza, e si chiudeva con l'amara considerazione che, in fin dei conti, non può esistere per davvero una creatura più violenta e parassitica dell'essere umano. Era il 1993. Nello stesso periodo, in Giappone, un mangaka appassionato di scienze e di storia di nome Hitoshi Iwaaki vinceva il 17° Premio Kodansha con una serie terminata pochi anni prima, Kiseiju - L'ospite indesiderato, che per quanto dissimile stilisticamente e narrativamente partiva dalla medesima domanda: cosa accadrebbe se, di punto in bianco, saltasse fuori un predatore dell'uomo? Pubblicato tra il 1988 e il 1989 sul Morning Open Zokan di Kodansha e poi sulla rivista Afternoon dal gennaio 1990 al febbraio 1995, Kiseiju giunse nel nostro Paese solo nel 2004. A una prima edizione a cura di Phoenix e Magic Press Edizioni, lasciata interrotta, ne seguì una successiva da parte di RW Edizioni per Goen tra il 2014 e il 2015. Il suo successo, comunque inferiore alla qualità del prodotto, ha fatto sì che ne fossero tratti due film live action destinati ai cinema giapponesi e un adattamento anime prodotto dallo studio Madhouse per la regia di Kenichi Shimizu (ha lavorato fra le altre cose, come regista e key animator a prodotti come Monster, Soul Eater, Golgo 13, Lupin III), sceneggiatura di Shoji Yonemura e musiche di Ken Arai (di lui recuperate ALMENO la soundtrack dell'anime josei Shitsuren Chocolatier). La serie anime in 24 episodi di Kiseiju - L'ospite indesiderato è attualmente disponibile per lo streaming su Netflix.

"La vita deve essere protetta"

"Un giorno qualcuno pensò: La vita dev'essere protetta.". Kiseiju - L'ospite indesiderato comincia con queste misteriose parole pronunciate da un voice over mentre, ironicamente, sullo schermo un mostro raccapricciante divora in un boccone la testa di una povera donna. Seguendo uno schema tipico degli anime horror, il protagonista della serie è un giovane mite, un po' solitario e piuttosto pauroso di nome Shinichi Izumi, liceale che conduce un'esistenza tranquilla con i propri genitori ed è cotto di una compagna di nome Satomi Murano. La sua vita cambia bruscamente una notte, la "notte dell'invasione". Una creatura vermiforme, che a lui appare come una sorta di piccolo serpente, si introduce nella sua camera da letto e penetra all'interno del suo braccio per dirigersi di gran carriera verso l'alto, verso il suo cervello. Shinichi, al colmo del terrore, riesce a bloccarlo usando le cuffiette dello smartphone come laccio emostatico. La ferita svanisce in fretta e così il ragazzo si convince di aver fatto solo un brutto sogno, ma le cose stanno diversamente. La creatura che ha preso possesso della sua mano destra, a cui Shinichi darà in seguito il nome di "Migi" (migi in giapponese vuol dire proprio "destra") è una forma di vita parassitica di natura sconosciuta appartenente a una specie che ha come unico scopo quello di entrare nel corpo degli esseri umani per raggiungerne il cervello, divorarlo e assumerne il controllo. Questi esseri, questi "kiseiju" oltre ad essere forniti di una intelligenza sopraffina (Migi imparerà il giapponese in un solo giorno) sono dotati di un appetito insaziabile e hanno la facoltà di modificare la propria struttura fisica a piacere, assumendo qualsiasi forma. Grazie all'incidente che ha impedito al kiseiju di divorare il cervello del ragazzo, Shinichi e Migi rimarranno due individui separati pur condividendo lo stesso fragile e umanissimo corpo. Dovranno dunque imparare a convivere e a collaborare per sopravvivere agli assalti degli altri parassiti, prima fra tutti l'intrigante professoressa Ryoko Tamiya, personaggio temibile ma anche affascinante al punto da godere di una sottotrama tutta per sé che avrà un ruolo fondamentale nella maturazione del rapporto fra Migi e il suo "ospite" e che sarà legata a uno dei momenti di più elevato impatto emotivo visti negli ultimi anni.

Gioco di mano

Fin dalle prime puntate appare chiaro allo spettatore come Kiseiju - L'ospite indesiderato sia la migliore rappresentazione possibile di un rapporto simbiotico (scusa, Eddie Brock). Il legame fisico e spirituale fra Migi e Shinichi, che riusciranno ad andare oltre le proprie differenze fisiologiche giungendo a sviluppare un'amicizia sincera e di impressionante potenza, porta a una maturazione antiparallela fra i due personaggi che è poi l'aspetto più interessante di una serie tanto raffinata da un punto di vista narrativo quanto centrata da quello tematico. Il racconto di (de)formazione rappresentato dalla parabola esistenziale dei due vedrà da un lato Migi diventare via via sempre più umano e dall'altro Shinichi sempre più super-umano, ovvero disumano (tormentone della serie è infatti la domanda, pronunciata da Satomi con terrore crescente, "Ma tu sei davvero Shinichi Izumi?"). Il tema della simbiosi comunque viene sviscerato attraverso i differenti percorsi esistenziali di tutti i personaggi, compresi quelli secondari come il bulletto Mitsuo, la bella Kana Kamishima (protagonista di un arco a dir poco commovente) o il simpatico Mamoru Uda. Il nucleo ecologista della serie consente molteplici e non scontate riflessioni sulla necessità di comunicare, sul concetto di empatia, sugli equilibri di potere che reggono il mondo, sulla natura stessa dell'uomo descritto come il "vero nemico", al punto da lasciare in dubbio alla fin fine chi sia il vero kiseiju, il vero parassita.

Pur modernizzando il materiale di partenza, gli autori mantengono inalterata la forza espressiva del manga originario utilizzando il linguaggio horror per raccontare una storia perfetta in ogni suo aspetto. Psicologia, azione, terrore, tutti questi elementi sono dosati con cura maniacale. Nel corso dei 24 episodi della serie assisteremo a cospirazioni, mutazioni, drammi, combattimenti adrenalinici resi ancor più spettacolari dalla capacità dei kiseiju di modificare la propria forma a piacimento. La splendida regia di Kenichi Shimizu è sagacemente sorretta da una colonna sonora synthwave capace di fondere ritmo ed epicità. Dal punto di vista grafico Kiseiju non sperimenta come Devilman Crybaby e non risulta raffinata come quella di Violet Evergarden ma guarda decisamente al passato, cioè al materiale di partenza (ricordiamo che il manga originale è degli anni ‘80), mescolando un tratto semplice a poche pennellate di CGI sapientemente dosata.

Il figlio di Devilman

Siamo abituati a pensare a Go Nagai come un grande innovatore del fumetto, giapponese e non, ma forse non ci siamo mai soffermati a pensare a quante opere oggi non esisterebbero se non fosse stato per prodotti come il seminale Devilman.

L'impatto, narrativo o anche semplicemente grafico, che ha avuto su opere come Berserk, Zetman di Masakazu Katsura, Neon Genesis Evangelion o Dragon Ball è innegabile. In questo senso Kiseiju può esserne considerato a tutti gli effetti un "figlio bastardo". I punti di contatto fra i due prodotti sono tanto evidenti che Hitoshi Iwaaki, nato come autore underground dal tratto grezzo e dalle dinamiche narrative anticommerciali, fu coinvolto in seguito nel progetto collettivo Neo Devilman: entrambi gli autori trasformano una maledizione in un dono, utilizzano il tema del "mostrum" per raccontare la natura umana e l'atto del pianto per rappresentarne il nucleo più nobile ed empatico. Il nemico è dentro di noi, il nemico è intorno a noi, il nemico siamo noi. La specularità dei due finali (tombale quello di Devilman, di scioccante inclusività quello di Kiseiju) è frutto non solo di diverse sensibilità personali ma anche dei due differenti periodi storici. Gli anni '70, e soprattutto la delusione di cambiamenti innescati ma non finalizzati, pesano come un macigno sulla conclusione di Devilman, che paradossalmente ha avuto più di un seguito, mentre Kiseiju nasce in un contesto di inquietudine ma anche di rinnovato ottimismo e sebbene la sua conclusione sia molto meno definitiva rispetto a quella del suo "modello" esso non ha avuto bisogno di sequel in quanto si tratta di una serie perfettamente centrata sui suoi temi al punto che, una volta sviluppati, non lascia spazio ad ulteriori riflessioni. Colorata da abbondanti dosi di umorismo e splatter mai fine a sé stesso, Kiseiju - L'ospite indesiderato è una serie grottesca, cattivissima, emozionante, affilata come un diamante, in una parola: da non perdere.

Kiseiju Kiseiju - L’ospite indesiderato è una serie affilata, perfettamente calibrata, caratterizzata da un riuscito mix di azione adrenalinica, horror e molteplicità dei livelli di lettura. La trasformazione dei protagonisti, fisica e psicologica, dà corpo e sostanza a un insieme di riflessioni non banali sulla natura dell’essere che attualmente domina il pianeta Terra con scarsa considerazione delle altre specie viventi. La colonna sonora elettronica di Ken Arai, ad alto indice di dipendenza (ricordiamo almeno il bellissimo tema Hypnotik e la ballabile Galaxy), accompagna i momenti più emozionanti rendendo la serie dello studio Madhouse una lunga corsa adrenalinica e indimenticabile. Un’esperienza dei sensi figlia di quel Devilman che continua a generare riflessioni e che probabilmente annovera fra le proprie fonti di ispirazione anche l’horror underground di Juji Ito e Kazuo Umezu e il lungometraggio Nausicaa della valle del vento di Hayao Miyazaki, a sua volta grande fan del lavoro di Iwaaki. Non perdetevi un’esperienza artistica con pochi precedenti, una delle serie più solide ed entusiasmanti dell’intero catalogo Netflix.

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