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Knights of Sidonia: Recensione della prima stagione dell'anime mecha su Netflix

La prima stagione dell'anime tratto dal manga di Tsutomu "Blame!" Nihei, come i migliori prodotti mecha, utilizza il diverso per raccontare l'uomo.

recensione Knights of Sidonia: Recensione della prima stagione dell'anime mecha su Netflix
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Il 2009 non era più l'anno dell'alabarda spaziale e dell'insalata di matematica. Il mecha, uno generi dei più antichi, appassionanti e fecondi di riflessioni sulla natura dell'uomo tuttavia permaneva, più florido che mai, anche grazie al successo di prodotti come Gundam e Code Geass - Lelouch of the rebellion. L'ex architetto Tsutomu Nihei, giunto al successo con la serie manga Blame! serialiò, sulla rivista seinen Afternoon di Kodansha, una serie mecha intitolata Knights of Sidonia, che per certi versi appare come un passo indietro rispetto ai prodotti che abbiamo citato poco fa. Ma si tratta di una mossa apparente. Pubblicata in Italia da Planet Manga, la serie riscontrò un notevole successo al punto che, nel 2014, spinse la Polygon Pictures a realizzarne un adattamento anime in due stagioni per la regia di Kobun Shizuno (che ricordiamo essere anche il co-direttore, con Hiroyuki Seshita, del film Godzilla: Planet of the monsters, realizzato anch'esso dalla Polygon), con sceneggiature curate da Sadayuki Murai e musiche del compositore Noriyuki Asakura. Entrambe le stagioni sono andate in onda in Giappone su canali come MBS, TBS e AT-X ed entrambe sono disponibili on demand sulla piattaforma streaming Netflix in lingua originale sottotitolata.

Tragedia ai confini dell'universo

Futuro remoto. La nave-seme Sidonia ha lasciato da circa un millennio il sistema solare assieme ad altri 500 vascelli spaziali, a causa dell'invasione da parte di esseri gelatinosi e polipoidi chiamati Gauna che per ragioni sconosciute hanno distrutto la Terra decimando la razza umana. Come accade sempre in questi casi, l'isolamento e l'imperativo assoluto di sopravvivere ad ogni costo hanno portato a una società blindata, chiusa, socialmente retrograda e militarizzata: gli equilibri del microcosmo sidoniano sono retti da un Consiglio di esseri immortali e da un Capitano (la bella Kobayashi, nome che è forse un riferimento alla serie sci-fi per eccellenza, Star Trek) dal misterioso passato. Sidonia è una realtà perennemente in allarme i cui abitanti nascono, si formano e muoiono in attesa di uno scontro che sembra non arrivare mai; pochi oppositori invocano lo scioglimento dello stato marziale mentre i giovani si addestrano all'infinito apparentemente senza scopo. A sparigliare le carte e innescare la narrazione della serie ci penseranno due eventi imprevisti: la scoperta di quello che inizialmente viene chiamato "uomo-talpa", un ragazzino di nome Nagate Tanikaze che ha vissuto tutta la propria esistenza negli immani sotterranei della Sidonia in compagnia del nonno, morto il quale decide di avventurarsi in superficie in cerca di cibo; e l'arrivo della Sidonia in una zona ad alta concentrazione di Gauna, con conseguente inizio di una battaglia senza respiro per la sopravvivenza della nave e del suo prezioso carico di esseri umani, battaglia che sarà combattuta tramite delle armature mecha chiamate Guardiani e pilotate da giovani soldati fra i quali si ritroverà anche lo stesso Tanikaze, che si scoprirà essere dotato di un talento e di un coraggio fuori dal comune.

Fra una battaglia e l'altra lo spettatore si ritroverà a seguire da vicino questi individui e la loro vita. Grazie alla fotosintesi gli abitanti di Sidonia possono sopravvivere con un semplice pasto alla settimana ed esiste pure un "terzo sesso", il cui unico rappresentante nella serie è la dolcissima Izana Shinatose, ovviamente innamorata persa del protagonista e che si ritroverà a competere con tutta una schiera di ragazzine maggiorate incapaci di resistere al fascino dell'"uomo-talpa". Tragedie a parte, comunque, in questa prima stagione di Knights of Sidonia non mancano i momenti umoristici e i colpi di scena e, sebbene possa sorprendere dopo la rivoluzione tematica innescata da opere come Gundam, ovvero il ritorno alla dicotomia umano-buono vs alieno-cattivo, questo ritorno al passato è solo apparente. La serie presenta una sua complessità che non è facile cogliere se ci si concentra solo sugli elementi harem e su una grafica che, per quanto possa essere all'inizio respingente, risulta essere molto curata nel dettaglio, dedicando attenzione ai piccoli graffi sugli abiti, alle macchie di sporco, alle espressioni del viso, alle ombreggiature.

Un ottimo prodotto

C'è poco da dire: dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, della regia e dello storytelling, questa prima stagione di Knights of Sidonia è un ottimo prodotto che perde solo (e relativamente) se paragonato ai capisaldi del genere. La narrazione non lineare, ricca di analessi e prolessi, misteri e colpi di scena, tiene avvinto lo spettatore facilitandone il coinvolgimento emotivo. Le battaglie sono moto intense e hanno un sapore epico, che riporta il genere ai suoi albori, quando il nemico era un alieno dotato di forze schiaccianti e affamato di distruzione. I vari eventi drammatici si susseguono senza mai lasciare lo spettatore indifferente, indipendentemente da quanto possa essersi affezionato a questo o quel personaggio, magari visto solo una volta. Su Knights of Sidonia aleggia un senso di tragedia alleggerita ma mai soverchiata dai vari momenti di umorismo e di tenerezza che rendono ancora più coinvolgenti gli avvenimenti successivi. Tramite i dialoghi del Capitano, la straziante parabola umana di Hoshijiro e il suo rapporto con Tanikaze, l'evoluzione dell'arrogante Norio Kunate e la gelosia di Izana Shinatose, gli autori di questa serie esplorano, con delicatezza e molto non-detto, la psicologia dell'uomo. Come nei migliori prodotti di questo genere, l'anime di Polygon Pictrues utilizza l'inumano per raccontare l'umano, le sue fragilità, le invidie, gli amori e le pulsioni. Inoltre, grande attenzione è stata data alla costruzione di un mondo dotato di peculiarità adatte al contesto: come in Attack on titan (opera che ha molti elementi in comune con questa) in Knights of Sidonia abbondano attrezzature particolari come la cintura di salvataggio che, opportunamente agganciata alle numerose ringhiere che si possono trovare in tutti gli edifici dell'immensa astronave, consentono di restare in relativa sicurezza anche in caso di un'accelerazione improvvisa; la misteriosa arma kabizashi, fondamentale per uccidere gli altrimenti invulnerabili Gauna, di origine sconosciuta; non dimentichiamoci dei mecha, muniti di armi speciali e di una suggestiva modalità di aggancio con gli altri Guardiani; i piloti sono inoltre dotati di una tuta speciale che consente di recuperare i liquidi corporei, forse ispirata alla tuta distillante dei Fremen di Dune.

Fra i difetti riscontrabili in questo primo blocco di episodi c'è da notare solo un protagonista poco caratterizzato, sia da un punto di vista grafico che sul versante caratteriale. Tanikaze è il classico outsider con cui lo spettatore dovrebbe essere portato a identificarsi anche in virtù delle sue peculiarità biologiche (in un mondo di risorse limitate in cui tutti possono rinunciare al cibo per nutrirsi di luce, lui è l'unico a dover consumare un tot di pasti al giorno in quanto privo di fotosintesi) ma che purtroppo, almeno in questa prima stagione, manca di un po' di appeal. Inoltre, la pur interessante grafica risulta un po' confusa nei combattimenti e non è sempre facilissimo capire di preciso cosa stia accadendo, anche se questo dipende anche e soprattutto dalla oggettiva difficoltà intrinseca nell'animare i tentacoli di placenta dei Gauna. Nonostante questi dettagli, a cui si può forse aggiungere un accompagnamento musicale poco incisivo, la prima stagione di Knights of Sidonia è un'opera che desta grande interesse a patto di riuscire a goderne senza pregiudizi nei confronti degli elementi più controversi, in primis il personaggio di Izana che in rete ha generato reazioni contrastanti.

Knights of Sidonia La prima stagione di Knights of Sidonia, pur appartenendo di diritto a quel sottogenere (ormai prevalente) chiamato "real robot", recupera con successo alcuni elementi dei mecha del passato, soprattutto il contrasto fra l'umano e l'alieno, che era andato perduto nel corso degli ultimi anni. Nonostante la presenza di elementi non-sense, buffi o francamente demenziali, la serie non cala mai di tono, tenendosi su un livello di tensione narrativa costante anche grazie a comprimari tratteggiati in maniera sottile. Un protagonista non molto incisivo, un frequente ricorso a dinamiche harem e la peculiare grafica computerizzata - marchio di fabbrica della Polygon - potranno non incontrare il gusto di tutti gli spettatori. Tuttavia, il nostro giudizio su questo primo blocco di episodi non può che essere positivo, tenendo conto della grande cura impiegata nel confezionare il prodotto.

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