Kyashan Sins: recensione del reboot della serie cult degli anni ‘70

È disponibile su Amazon Prime Video Kyashan Sins, versione alternativa dell'anime degli anni ‘70: un racconto di redenzione.

recensione Kyashan Sins: recensione del reboot della serie cult degli anni ‘70
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Nella nostra recensione di Judo Boy vi abbiamo parlato del suo creatore: Tatsuo Yoshida. Nonostante il successo delle avventure del judoka, siamo convinti che l'opera più celebre di Yoshida sia Kyashan - Il ragazzo androide. Tetsuya, figlio dello scienziato Azuma, si sottopone ad una modifica del corpo per diventare un super androide per affrontare Bryking, un replicante creato da Azuma per purificare la Terra dall'inquinamento, ma che si è ribellato al genere umano ed ora vuole sottometterlo con un esercito di macchine. L'unica speranza, dunque, è il giovane Tetsuya, che dopo la trasformazione ha assunto il nome di Kyashan. Kyashan - Il ragazzo androide è stato un cult degli anni ‘70, ma è arrivato in Italia solo nel 1980 sulle emittenti televisive locali.

Al momento è possibile recuperarlo in streaming su Amazon Prime Video, insieme a Kyashan Sins, reboot del 2008 nato dalla collaborazione tra lo studio Tatsunoko (fondato proprio da Tatsuo Yoshida) e Madhouse. La serie ha debuttato in Italia nel 2019 sul canale Sky Man-Ga con doppiaggio italiano, distribuita da Yamato Video. Prima di iniziare la nostra analisi, invitiamo tutti coloro che hanno visto il prodotto originale di metterlo momentaneamente da parte, perché Kyashan Sins è una storia completamente differente.

L'ultima speranza

Può un solo individuo essere allo stesso tempo la fine del mondo e la sua salvezza?

La Terra come la conosciamo già era al collasso quando i robot si sono sbarazzati degli umani e Bryking ha preso il controllo del mondo: il pianeta era ormai popolato solo da esseri immortali. Eppure, anche quella vita era destinata a terminare per mano dell'androide Kyashan: dopo che questi ha ucciso Luna, colei che avrebbe potuto essere una nuova speranza per il pianeta, gli automi e il genere umano, si è diffuso il deterioramento, un male che ha colpito i robot facendoli arrugginire fino a spegnersi del tutto. Per la prima volta, gli immortali comprendevano il significato della vita e della morte. Dopo che la malattia si è propagata, Kyashan ha perso la memoria, ricordando solo il suo nome, perché gli viene costantemente ripetuto dalle macchine che cercano di ucciderlo: infatti, si è diffusa la voce che l'unica cura per il deterioramento è divorare Kyashan. Ora il ragazzo vaga solitario in un mondo desolato in cui i pochi superstiti meccanici lottano ogni giorno per sopravvivere, alla ricerca di risposte che lo aiutino a capire chi sia Luna e per quale motivo l'abbia uccisa. Poco alla volta comprende di essere diverso dai suoi simili, non sentendosi né umano, né cyborg e di possedere la capacità di rigenerarsi: forse questo è il motivo per cui potrebbe essere la cura al deterioramento.

Durante la sua traversata per trovare una risposta alle sue domande, Kyashan incontra sia umani, almeno quei pochi ancora in vita, che suoi simili, che hanno accettato l'idea di morire o che non lo hanno ancora fatto ma che sperano comunque in un mondo migliore.

Alcune delle persone incontrate tornano con frequenza sulla scena come Lyuze che vuole uccidere Kyashan per vendicare la sorella morta a causa del deterioramento, e la piccola Ringo, che viaggia sempre in compagnia di Oji e che ha una profonda ammirazione per il ragazzo. In una delle soste, il Nostro si imbatte anche nel cane Flender (questa volta non si trasforma in nessun veicolo), un fedele segugio che lo soccorre nei momenti più difficili. Tutti aiuteranno il ragazzo androide a capire chi sia veramente, ad accettare il proprio dolore e a cercare di fare ammenda per i suoi peccati.

Dopo gli episodi introduttivi che ci permettono di prendere confidenza con l'universo imbastito dagli autori, si dipana un racconto non molto evocativo; ma il desiderio di scoprire cosa sia accaduto esattamente tra Kyashan e Luna, incentivato dalla presenza di brevi frammenti del loro incontro all'inizio di alcune puntate, riesce a stimolare la curiosità quel poco che basta a proseguire la visione in modo da avere un quadro completo degli eventi alla base di Kyashan Sins.

Cuori cibernetici

Ad un primo approccio si ha la sensazione che Kyashan Sins non abbia un effettivo sviluppo narrativo, ma questo emerge dopo i primi episodi, con due eventi chiave: l'introduzione dell'antagonista Dio, compagno di Kyashan coinvolto nell'assassinio di Luna, e la speranza che la salvezza per i robot e per il genere umano sia ancora viva. A lungo andare emergono i primi problemi dell'ordito, che si sviluppa lentamente e risulta essere poco chiaro in alcuni frangenti, non rispondendo a tutte le domande e con un finale che è un semplice fan service per chi ha apprezzato la serie originale; in compenso la storia vanta alcuni interessanti colpi di scena. Eppure siamo convinti che un canovaccio più lineare e con una scrittura più serrata sarebbe stato un notevole valore aggiunto per ciò che gli autori sono riusciti a realizzare con Kyashan Sins: una lunga e travagliata storia di espiazione. Anche se le fasi preliminari non presentano una trama intrigante, ci permettono di conoscere poco alla volta il protagonista, i ruoli secondari ed i vari personaggi di contorno che in qualche modo hanno un forte impatto sulla crescita dell'androide. Kyashan è logorato dal senso di colpa per aver portato il mondo alla rovina e per non ricordare perché ha ucciso l'unica speranza di salvezza: sarebbe disposto a fare ammenda per i propri errori, persino sacrificando la propria vita. Purtroppo, non è in grado di morire e quando è in fin di vita diventa una macchina che elimina chiunque abbia vicino.

Questo stato incontrollabile gli provoca un ulteriore tormento, perché si sente un portatore di morte. In seguito alla perdita di memoria, Kyashan perde il suo vero Io ed inizia a provare sentimenti umani, ritrovandosi costretto a convivere con le conseguenze delle sue azioni. Il viaggio che Kyashan intraprende tra le lande desolate della Terra diventa un'esperienza di riscatto e di crescita interiore, che lo porta a trovare se stesso ed il motivo della sua stessa esistenza.

Abbiamo notato, però, che gli stati d'animo dell'eroe non sono ben studiati, in quanto non sono riusciti a trasmetterci quell'impatto emotivo che ci avrebbe aiutato a percepire il suo logoramento interiore. Sicuramente, un ruolo fondamentale nell'evoluzione del cyborg lo ricoprono i numerosi personaggi che incontra sul suo cammino, che lo aiutano ad aprire gli occhi sul mondo com'era un tempo e sul futuro che gli si para davanti. Quello che sicuramente ci ha affascinati è stato vedere automi dotati di emozioni umane.

Nel momento in cui le macchine si sono rese conto di non essere più immortali, hanno preso coscienza di sé ed hanno iniziato a provare per la prima volta sentimenti come paura per la consapevolezza di dover morire, odio nei confronti del Nostro che le ha condannate ad una lenta ed inesorabile morte, e persino amore nei confronti di altri simili con cui trascorrere gli ultimi istanti.

Forse è proprio per questo che gli umani incontrati sono veramente pochi, così da rendere ancora più marcato il concetto di cyborg in grado di avere un'anima. Il dare emozioni a chi non dovrebbe averne rende le singole comparse ben caratterizzate e in grado di lasciare un forte impatto nel percorso di redenzione di Kyashan, anche nei casi in cui appaiono solo in una puntata: come quella di Lizbell che non vuole morire senza fare niente e vuole costruire una campana solo per rendere il mondo un posto migliore. A fronte di ciò, riteniamo che sarebbe stato meglio se la serie non avesse mostrato una trama orizzontale, per focalizzarsi di più sul lento percorso di salvezza del ragazzo con l'aiuto delle varie persone che incontra: infatti, quando prende forma poco alla volta la storia, i ruoli di contorno diminuiscono drasticamente, per dare più spazio agli altri comprimari, che non risultano essere meno delineati del protagonista.

Come Lyuze che inizialmente vuole uccidere Kyashan per vendicare la morte della sorella, ma si rende poi conto che non è più lo stesso individuo che ha condannato il pianeta. Gli antagonisti non sono di secondo piano rispetto al resto del cast, anche se i loro ideali potrebbero risultare banali: ad esempio, Dio è invidioso della fama che Kyashan ha ottenuto per ciò che fatto e questo lo ha portato a perdere il senno, tanto da volerlo uccidere. Il suo desiderio di eliminare l'ex compagno lo ha spinto a seguire le orme di Bryking e fondare un nuovo regno dominato dai robot.

Visione futuristica

Il comparto artistico di Kyashan Sins è affascinante, con una fotografia volutamente pallida e un disegno longilineo e a tratti stilizzato, con primi piani curati, ma che in troppi frangenti mostra il fianco ad alcuni spiacevoli errori. Il tratto ben si adatta al character design degli automi che è sia originale che ispirato a quello della serie degli anni ‘70.

Invece, il design degli attori principali è molto semplice, eccezion fatta per quello dell'eroe che inizialmente potrebbe risultare fuori luogo, ma che ben si accosta a quello di altri interpreti come Dio e Luna; quest'ultima è molto simile alla sua controparte originale.

Vorremmo soffermarci, però, sul character design di Kyashan che è una versione alternativa di quello del titolo principale, dando all'eroe un aspetto più giovanile e meno muscoloso, ma più snello ed atletico. Questo rispecchia anche la resa dei combattimenti che non vogliono essere imponenti, ma basati più sulla velocità dei contendenti, risultando comunque apprezzabili, al netto di alcune sequenze poco chiare.

In conclusione possiamo dire che nel complesso il tratto risulta pulito e piacevole alla vista, soprattutto nella resa di scorci paesaggistici in cui a dominare sono le tonalità accese che danno "colore" ad un pianeta ormai grigio e desolato.

Kyashan Sins Kyashan Sins risente di una scrittura poco ispirata, che in alcuni momenti è confusa e che non risponde a tutte le domande che emergono: sembra essere solo un semplice pretesto per far muovere i protagonisti. Il tutto è contornato da un comparto visivo che sfoggia disegni stilizzati e gradevoli, ma che presentano troppe incertezze. Per dare il giusto rilievo a quanto visto, sarebbe stato meglio se la trama fosse stata verticale, con episodi autoconclusivi che si soffermassero sul lento sviluppo dei personaggi e sul lungo percorso di accettazione e di espiazione dei peccati di Kyashan che hanno portato la Terra alla rovina.

7.3