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L'Attacco dei Giganti 2, la Recensione: l'anime di Wit Studio è ora su Netflix

Il destino dell'umanità e dei Giganti è sempre più intrecciato e la trama si infittisce: la seconda stagione dell'anime è ora su Netflix.

recensione L'Attacco dei Giganti 2, la Recensione: l'anime di Wit Studio è ora su Netflix
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Da nuova e promettente proposta, emersa dalle pagine di Bessatsu Shonen Magazine ben nove anni fa, L'Attacco dei Giganti ha avuto un successo stratosferico, clamoroso e importante, e di questo non ce ne stupiamo troppo. L'opera firmata da Hajime Isayama ha ribaltato i canoni del panorama shonen fantasy contemporaneo, portando sui nostri scaffali un manga che racconta una storia postapocalittica, profondamente cruda, incredibilmente drammatica, in cui c'è spazio per poco o nulla dello humour o delle esagerazioni comiche tipiche dell'entertainment nipponico: l'attenzione è per nient'altro che l'epica, il dolore e la violenza. Il successo del manga di Attack on Titan, con la produzione di una prima trasposizione anime a cura di Wit Studio, non è stato soltanto bissato, ma moltiplicato a dismisura: L'Attacco dei Giganti Stagione 1, diretta da Koizuka Masashi e Tetsuro Araki per lo studio Wit, fu rilasciata nel 2013 e si attestò agli occhi di pubblico e critica come un anime dalla qualità incredibile, una produzione che abbiamo già avuto modo di analizzare e che non ci ha messo troppo per diventare una delle offerte di punta nell'apposito catalogo Netflix. In seguito, la seconda stagione, prodotta dallo stesso staff della prima, si è fatta attendere a lungo, forse troppo, per poi arrivare finalmente nell'estate del 2017 con "soli" 12 episodi - in opposizione ai 25 di cui si compone la prima. Ora, da poco tempo, la Stagione 2 della serie è sbarcata su Netflix - dopo essere stata "esclusiva" VVVVID per diversi mesi - con tanto di doppiaggio in italiano: questa occasione, unita al grande respiro multimediale che ha trasmesso l'opera - di cui proprio in questo periodo è in arrivo una nuova trasposizione videoludica - ci ha dato lo spunto per parlarne e analizzarne l'andamento.

Giganti, bestie e ricognitori

I nuovi episodi de L'Attacco dei Giganti riprendono, più o meno, laddove ci avevano lasciato gli eventi della prima stagione: catturata Annie, che si è rivelata essere il Gigante dalle fattezze femminili e si è resa protagonista di uno scontro incredibile con Eren, ma al tempo stesso si ritrova bloccata in un misterioso stato di criogenia, adesso il Corpo di Ricerca è dedico a indagare ulteriormente sul mistero che si cela dietro le origini dei colossali Titani, mentre il protagonista dell'opera cerca di riprendersi da una serie di battaglie da cui è uscito a dir poco provato. La Stagione 2 de L'Attacco dei Giganti mette sul piatto una serie di rivelazioni essenziali per il prosieguo della trama e - sradicando totalmente qualunque canone del racconto classico - sceglie di farlo decentrando dall'occhio del ciclone la figura del protagonista, il nostro Eren, per spostarsi su una serie di personaggi secondari che inizialmente faranno un po' di fatica a imporsi nelle menti e nel cuore del pubblico, per poi esplodere nella seconda metà della serie con la solita, ottima caratterizzazione psicologica con cui il maestro Isayama - e lo staff di sceneggiatori dell'anime - riesce a tratteggiare anche i comprimari all'apparenza più insulsi, al punto da dar vita in seguito a svariati spin-off e one-shot.

Ci ritroviamo, quindi, a seguire le vicende di uno sparuto gruppo di soldati appartenenti al Corpo di Ricerca che, indagando ulteriormente sugli spostamenti e le apparenti macchinazioni delle mostruose creature, si imbatte in una mandria di Giganti che è riuscita ad addentrarsi ulteriormente nei territori civilizzati e cinti dalle tre mura concentriche. Piccoli indizi che permetteranno di capire diversi elementi appartenenti alla Lore imbastita da Isayama, ma anche l'introduzione di nuove, imponenti e misteriose figure come quella di un Gigante "bestiale", ricoperto di peluria come se fosse una sorta di scimmia ma che riesce ad esprimersi e a pensare come un perfetto essere umano. Saranno questi gli elementi cardine che porteranno a una scioccante rivelazione finale, un momento piuttosto denso di pathos e in cui alcuni - ma solo alcuni - nodi verranno al pettine, riportando l'attenzione della sceneggiatura sul protagonista indiscusso: Eren Jaeger e i suoi demoni, Eren Jaeger e la sua personale battaglia contro il mistero dei giganti, Eren Jaeger alle prese con i consueti tradimenti, costantemente dietro l'angolo in un mondo crudo e spietato come quello di Attack on Titan.

Breve ma intensa

Si ha la sensazione, al termine della visione della seconda stagione de L'Attacco dei Giganti, di trovarsi di fronte a qualcosa che si pone a metà strada tra il cruciale e il prodotto di mera transizione. In questo, di certo, fa pesare tantissimo il minutaggio complessivo di questa seconda serie, praticamente dimezzato e ridotto a "soli" dodici episodi piuttosto che i canonici venticinque cui ci aveva abituato la prima, sorprendente Season.

Il ritmo delle vicende narrate nel corso della serie è altissimo, ma anche sorprendentemente veloce, al punto da rendere quasi surreali tutte le rocambolesche rivelazioni cui lo spettatore è messo di fronte. Come detto, il focus operato sui personaggi secondari risulta cruciale ai fini della narrazione, un racconto che mette in primo piano il resto dei comprimari appartenenti alla generazione di addestramento di Eren, Mikasa e Armin e li pone in una posizione di assoluto rilievo nell'economia della trama di fondo.

Senza dispensare troppi spoiler a chi deve ancora guardare gli episodi che compongono la seconda stagione, lasciandovi il gusto di scoprire tutti i colpi di scena che la seconda metà della serie vi riserva, vi basti sapere che la qualità della sceneggiatura è sempre alta, ricca di risvolti e di elementi che infittiscono ancora di più il racconto invece che semplificarlo, a dimostrazione di quanto ancora questo universo abbia da raccontare e di quanto i primi 25 episodi non abbiano fatto altro che scalfire un ferro caldissimo. C'è da fare, però, una constatazione fondamentale: la direzione intrapresa dal racconto potrebbe non soddisfare tutti, poiché certe rivelazioni finiscono quasi col ripiegarsi su sé stesse portandoci a interrogarci sull'effettiva bontà di quella determinata scelta. Soprattutto, si ha la sensazione che l'elemento novità, proprio della prima stagione e che ci ha permesso di elogiare quasi in toto il lavoro di Wit Studio, viene qui meno, in parte poggiando sul successo riscosso dalla serie del 2013 e in parte presentandoci qualche soluzione di script a metà tra il prevedibile e il già visto.

Questo, tuttavia, non significa che L'Attacco dei Giganti 2 sia largamente inferiore rispetto al suo predecessore: la qualità generale, complice anche un parco di animazioni e disegni come sempre di altissimo livello, e che pongono l'anime diverse spanne sopra il materiale cartaceo originale in termini grafici, resta comunque altissima, ma forse si pone a un livello leggermente inferiore rispetto alla prima, sorprendente stagione di Attack on Titan. Anche in termini visivi, la sensazione è che questa volta Wit Studio abbia in parte abusato dell'utilizzo della computer grafica, soprattutto nella realizzazione di animazioni legate ad alcuni giganti come il Titano colossale: se, nella prima stagione, le sue fattezze e movimenti erano riprodotti con dovizia di particolari, e con un'attenzione microscopica a ogni dettaglio, qui il colosso ci è sembrato eccessivamente digitalizzato, con un modello di character design che sembra al limite del videogioco piuttosto che di un prodotto animato. Una piccola pecca che, in ogni caso, non macchia un comparto tecnico semplicemente eccelso, caratterizzato da una qualità e una ricchezza in termini di disegno semplicemente magistrale.

Il tutto è intriso della solita, brutale violenza splatter tipica della produzione, che non si riserva in alcun modo di far scorrere fiumi di sangue, arti mozzati e scene di crudele "cannibalismo". Di sicuro c'è tanto di già visto e, come detto, ciò contribuisce a far scemare leggermente quel velo di sensazionale novità che riuscì a trasmettere la prima stagione. Tutto, però, converge verso un finale a dir poco rocambolesco, che rimescola diverse carte in tavola e che ci proietta verso una terza stagione che debutterà nel corso del mese di luglio: i nuovi episodi si preannunciano esplosivi, pronti a tornare in primo piano sulla figura tormentata di Eren, ma anche mostrandoci qualche retroscena inedito su altri personaggi e mettendo al centro di tutto ciò l'apprezzatissimo personaggio di Levi.

L'Attacco dei Giganti - Stagione 2 La seconda stagione dell'anime de L'Attacco dei Giganti conferma quanto la produzione targata Wit Studio sia una delle più ambiziose nell'intero panorama dell'entertainment nipponico contemporaneo. Proponendosi al pubblico in formato "ridotto", con la metà degli episodi rispetto alla prima stagione, Attack on Titan 2 condensa la sua sceneggiatura infarcendola di colpi di scena e momenti emozionanti, inizialmente decentrando l'attenzione dal protagonista dell'opera, Eren Jaeger, e approfondendo il background di diversi comprimari il cui ruolo diventa il perno centrale degli sviluppi attuali e futuri. Una scelta che potrebbe non soddisfare tutti, e che denota uno script a tratti più debole e meno d'impatto rispetto alla prima stagione - nella quale gli eventi si susseguirono tra colpi di scena e vicende drammatiche come una scarica di pugni nello stomaco. Ciò è dovuto, innanzitutto, a un paio di soluzioni narrative che sanno di già visto, ma anche al naturale venir meno dell'elemento novità che la Season 1 portava con sé nel 2013. Ciò non toglie che, tecnicamente parlando, la seconda stagione de L'Attacco dei Giganti sia un prodotto eccelso, che in alcuni frangenti abusa della CGI ma che mantiene in ogni caso gli altissimi standard estetici a cui Wit Studio ci ha abituato, consacrando l'opera di Hajime Isayama - che non ha mai brillato sotto il profilo grafico - anche sul versante artistico.

8.3

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