Netflix

L'Attacco dei Giganti: la Recensione della prima stagione disponibile su Netflix

La prima stagione dell'anime tratto dal manga di Hajime Isayama ha consacrato definitivamente l'opera nel panorama anime mainstream...

recensione L'Attacco dei Giganti: la Recensione della prima stagione disponibile su Netflix
Articolo a cura di

Capace di reinventare un genere e di rivoluzionare, per certi versi, il panorama dell'intrattenimento proveniente dal mondo nipponico, il successo de L'Attacco dei Giganti è arrivato grazie e soprattutto alla superba serie animata: tratto dal manga di Hajime Isayama e prodotto da Wit Studio, l'anime è riuscito a garantire all'opera del mangaka un successo planetario, complice l'enorme cura grafica da parte dei produttori e il maggiore appeal del settore audiovisivo rispetto a quello cartaceo. Attack on Titan, dalla serie di animazione, ha ispirato a sua volta special televisivi, lungometraggi animati e live action, romanzi, videogiochi e milioni di fan in tutto mondo, che si sono letteralmente innamorati del merchandise dedicato all'opera. La prima stagione, messa in onda in Giappone nell'ormai discretamente lontano 2013, è disponibile per lo streaming per tutti gli abbonati su Netflix: il successo riscosso dai 25 episodi che la compongono ha generato un hype a dir poco esagerato nei confronti di una seconda stagione che ci ha messo anni ad arrivare, approdando sul piccolo schermo soltanto nel corso del 2017, mentre la terza è in programma per l'estate del 2018. Analizziamo insieme la prima stagione de L'Attacco dei Giganti, disponibile su Netflix.

Un "nuovo" dark fantasy

L'opera ci catapulta in un'epoca fittizia, divisa tra un classicismo di stampo medievale e uno sfondo tecnologico che si avvicina molto alla rivoluzione industriale, il tutto intriso in un'atmosfera dal sapore fortemente cyberpunk e dall'estetica europea. Un immaginario enormemente evocativo, che il genio visionario dell'autore dell'opera cala in un'apocalisse senza precedenti. Il genere umano è infatti caduto vittima di uno sterminio a opera della razza dei Giganti, creature enormi che amano uccidere crudelmente e divorare gli esseri umani e che hanno costretto i pochi superstiti a rifugiarsi in un intricato complesso di città tra loro concentriche, separate da tre grandi mura: il Wall Maria, ovvero la cinta più esterna che separa la civiltà dal mondo selvaggio in cui vivono i Giganti; il Wall Rose, ovvero la muraglia centrale; e infine il Wall Sina, che ingloba l'agglomerato più interno in cui risiedono anche i vertici del governo umano. L'innalzamento di queste mura mastodontiche, nel corso dei decenni, ha saputo frenare l'avanzata dei Giganti, rimasti al loro esterno senza possibilità di avvicinarsi agli umani: un giorno, tuttavia, al di fuori del Wall Maria compare un enorme gigante corazzato, diverse volte più grande e forte di un normale titano, in grado di scalare il muro e creare una breccia dalla quale i normali giganti riescono a passare per gettare nuovamente l'umanità nel caos e nella paura. È in questo avvenimento drammatico, che sancisce i primi episodi della prima stagione de L'Attacco dei Giganti, che viene narrata la storia del protagonista, Eren Jaeger, e dei suoi due inseparabili amici - Mikasa Ackermann, orfana cresciuta nella famiglia di Eren, e Armin Arelet, un timido e insicuro ragazzotto cresciuto all'ombra dei suoi due amici decisamente più coraggiosi e determinati di lui.

Il pilot della serie è di un impatto drammatico notevole, costruito in modo da portarci subito nel vivo dei tremendi avvenimenti, salvo poi tornare leggermente indietro e mostrarci la vita semplice, ma tutto sommato amena, dei protagonisti; la seconda parte demolisce completamente ogni tipo di speranza con dei risvolti che - nell'ottica della crescita personale dei protagonisti - appaiono piuttosto scontati ma che mandano un messaggio chiaro allo spettatore: quella di Attack on Titan è una storia in tutto e per tutto drammatica, in cui c'è poco spazio per i lieto fine e persino - in molto frangenti - per la componente epica. Nel corso della narrazione della parte centrale - caratterizzata da alti e bassi doverosi, volti a mostrarci il percorso di formazione che porterà i protagonisti a imbarcarsi nella loro missione volta a sterminare i Giganti e a scoprirne le verità dietro le origini - si evince tutta la durezza e la crudeltà della storia, portandoci lentamente a dei climax caratterizzati da momenti violenti o tragici.

Eren, Mikasa, Armin e non solo...

Al netto di qualche flessione narrativa, che caratterizza come detto soprattutto la parte centrale della stagione, i primi 25 episodi dell'anime de L'Attacco dei Giganti è un concentrato non soltanto di violenza e drammi, ma anche di moltissimi colpi di scena e momenti esaltanti, in particolare nello snodo in cui la strada dei protagonisti si delinea in maniera chiara e distinta dopo la foschia dei primi episodi.

Il merito dell'opera di Hajime Isayama, eccezionalmente trasposta da Wit Studio, sta soprattutto nella caratterizzazione - estetica e psicologica - di ogni personaggio principale, che ben si amalgama con il background e le interazioni con i Giganti: Eren Jaeger è il protagonista indiscusso, nelle cui azioni e nei cui pensieri converge il fulcro di tutto il racconto, desideroso com'è di prendersi la sua vendetta personale contro i Giganti e alla ricerca di una verità che lui soltanto è in grado di scoprire.

Ma è anche la punta dell'iceberg, perché il suo tratto psicologico e le sue abilità non risultano mai troppo preponderanti rispetto agli altri: spessore particolare assumono i personaggi di Mikasa e Armin, e soprattutto il tipo di relazione che i due intessono con Eren, ma anche gli altri comprimari - in particolare i leader del Corpo di Ricerca, Levi ed Erwin - occupano una fetta importantissima tanto dello script quanto del lungo percorso di formazione dei protagonisti, in particolar modo di Eren. La determinazione e il carisma del cast di personaggi dell'opera, certe volte, mette persino in ombra il carattere dell'eroe, a volte chiuso eccessivamente nel suo carattere oscuro e tormentato, e rende il racconto altrettanto interessante anche quando l'azione non coinvolge direttamente il protagonista della storia creata da Isayama.

Oltre il manga

La vera punta di diamante della produzione è la realizzazione tecnica: senza discendere troppo in dettagli che coinvolgono il tratto di disegno del manga di Hajime Isayama, che nel corso degli anni ha maturato notevolmente il proprio stile, possiamo affermare senza ombra di dubbio che Wit Studio ha operato un vero e proprio miracolo grafico su Attack on Titan. Lo stile di disegno che permea il character design dei protagonisti, così come quello dei Giganti o il design delle ambientazioni, è ricco di dettagli, decisamente pulito e in generale molto più godibile rispetto a quello dell'opera cartacea, molto più ruvido e minimalista. Sono soprattutto le animazioni, dai semplici volteggi tra i palazzi delle cittadine incluse nei vari Wall o tra gli alberi degli sconfinati e selvaggi scenari in cui i nostri eroi combattono le enormi e feroci creature, fino ai combattimenti che coinvolgono Eren e gli altri con i pericoli cui vengono messi di fronte, a regalare i momenti più importanti e spettacolari della serie.

Equamente divisi tra il sempre ottimo tratto e un quanto mai sapiente utilizzo della computer grafica, soprattutto nelle scene o nelle inquadrature più rocambolesche, che richiedono dei movimenti di "macchina" particolarmente intensi e roboanti, Wit Studio dà pieno sfoggio di tutta la maestra dei suoi animatori. Le danze e i colpi spettacolari dei protagonisti, i monologhi più intensi o i momenti più drammatici sono accompagnati anche da un'ottima colonna sonora, che riesce a emozionare sin dalle due sigle di apertura che compongono la prima stagione; ma anche la soundtrack che possiamo ascoltare nel corso degli episodi merita una menzion d'onore, capace di dare il là al comparto artistico de L'Attacco dei Giganti.

L'attacco dei giganti L'anime de L'Attacco dei Giganti è una delle serie più originali e drammatiche che il panorama audiovisivo proveniente dal Giappone possa offrire a un pubblico mainstream. L'opera originale di Hajime Isayama deve il suo successo planetario grazie al lavoro eccelso svolto dagli animatori di Wit Studio, che hanno impreziosito il tratto ruvido e minimalista del manga (non sempre apprezzato dai suoi lettori) con un design fresco, dettagliato e godibile, impreziosito da animazioni di primissimo livello e che - nelle fasi più rocambolesche che coinvolgono le continue battaglie tra umani e titani - si rivelerà una vera e propria gioia per i vostri occhi. Il comparto artistico, già di per sé affascinante grazie all'estetica un po' medievale e un po' cyberpunk dell'opera, viene arricchito da una colonna sonora eccellente, che riesce a sfoggiare brani di prim'ordine tanto nelle sigle di apertura e chiusura quanto nella soundtrack della serie. Se siete abbonati a Netflix e appassionati di anime, la visione di questo pezzo di storia recente del settore animato nipponico è praticamente obbligata.

8.5