Recensione La Città Incantata

Sen to Chihiro, il capolavoro di Miyazaki vincitore dell'oscar

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Spirited Away

Sono passati parecchi anni da quando lo studio Ghibli esordì nel 1984 con Nausicaa della valle del vento nelle sale cinematografiche del Giappone; eppure, da allora, ci si sente quasi imbarazzati nel constatare che per quante nuove storie raccontate, e per quante nuove tecnologie si siano affacciate nel panorama dell'animazione mondiale, le cose, per Hayao Miyazaki e per il suo staff, sono rimaste tali e quali a quelle di 18 anni fa. I personaggi che nascono da questo gruppo sono diversi da quelli di qualsiasi altro film d'animazione orientale, sono solo dei disegni bidimensionali, animati in modo incredibile, ma non è tanto questo quello che li rende speciali, quanto invece il contesto in cui vengono inseriti, le loro reazioni e la loro più impercettibile mimica. Azzardando un parere, sembrano vivi, e la loro vitalità traspare da sempre attraverso lo schermo conquistando qualunque spettatore ci si affacci, non si riesce a spiegare il perchè accada, ma succede sempre, senza preavviso, e questa è probabilmente la più grande magia in cui sono avvolti i capolavori di Hayao Miyazaki e del suo studio, già altre volte paragonato alla magia dei capolavori Disney. C'è da compiere però una distinzione tra "Spirito" e "Spirito". Mentre le storie della Disney sono attraversate da una vivacità tipicamente occidentale, in cui sono più importanti i messaggi e la rapidità delle informazioni, lo studio Ghibli, impone storie sempre mature, sospese a metà fra la realtà e il sogno: e la stessa vitalità degli elementi che compongono questo sogno è espressa tramite pensieri ponderati e una lentezza narrativa che dà spazio alle piccole cose, quelle che per una società occidentale oramai hanno ben poco valore. Per dirla in breve, anche nelle scene dove l'azione si fa sentire, le opere dello studio Ghibli sembrano quasi delle cerimone, dove i colori brillanti e i movimenti naturali dei personaggi e degli elementi nei fondali, si sposano, donando una serenità interiore paragonabile solo alle atmosfere silenziose dei templi buddhisti. L'unica opera Disney che per espressione visiva ci si può avvicinare, sono gli splendidi Fantasia e Fantasia2000, ma, anche in quel caso, le musiche rispetto alle opere di Hayao Miyazaki, quasi stonano, e questo è dovuto al fatto che in queste ultime, la musica è talmente azzeccata da non risultare mai forzata con le immagini, e da diventare un suono del tutto naturale, quasi come lo scroscio dell'acqua da una sorgente, o il fruscio dei rami sospinti dal vento in un sottobosco: non a caso, in tutte le opere di Hayao Miyazaki, è la natura ad essere in sè un personaggio della storia, e si perde sempre il fiato davanti a vastissimi oceani o pianure sconfinate.

Il grande viaggio: da Chihiro...

Chihiro, è una ragazzina di dieci anni; la storia ha inizio quando Chihiro e la sua famiglia, si trovano in viaggio verso la loro nuova casa. La bambina, sdraiata insofferente sul sedile posteriore della vettura, stringe un bouquet di fiori, ultimo regalo dei suoi vecchi amici prima che lasciasse la città.
Chihiro amava la sua vecchia vita, non si sentiva affatto disposta a cambiarla, per questo, subisce tutto il viaggio senza reagire, almeno finchè il padre non sbaglia strada, perdendosi all'interno di un tetro boschetto, diritti fino all'entrata di un vecchio parco tematico abbandonato, che i suoi insistono per visitare.
Chihiro ne è spaventata, per tutto il tempo, mentre attraversano a piedi il lungo tunnel che li separa dal bosco, resta aggrappata alla mamma, tremando come una foglia, si sente sola, tagliata fuori dal resto del mondo, tutto è avvolto da un silenzio inquietante, finchè, non riappare la luce in fondo al tunnel, accompagnata dallo sferragliare lontano di una locomotiva sui binari.
Tutto sembra abbastanza normale, ma Chihiro è ancora spaventata.
L'entrata, sembra gemere sotto il peso del vento, davanti a loro vi è una grande vallata, e all'orizzonte, sotto un cielo limpido, degli edifici da dove proviene un profumo invitante.
"Probabilmente è rimasto qualcuno in questo posto "afferma il padre, e decidono di indagare, ma la loro curiosità sarà ben presto punita. Quello in cui si sono infatti imbattuti, non è un parco tematico abbandonato, ma una località termale per sole divinità.
I genitori di Chihiro, attratti dall'odore di leccornie incredibili, finiscono per divorare (letteralmente) le pietanze destinate agli déi, e vengono quindi puniti dalla donna che gestisce le terme, la strega Yubaba, la quale li tramuta in grassi maiali per cibare i suoi clienti.
Chihiro, è costretta quindi a prolungare la sua permanenza in quello strano mondo, dovrà lottare per mantenere i suoi ricordi del mondo degli umani, affinchè la sua stessa umanità e consapevolezza non le vengano meno. Grazie all'aiuto del giovane Dio Haku, trova un impiego alle terme, nell'attesa di trovare il modo per rendere nuovamente umani i suoi genitori, e con loro, allontanarsi per sempre da quel luogo proibito.

...A Sen

C'è poco da aggiungere a quanto detto: la trama, ricorda per certi versi (come qualcun altro ha fatto notare) una "Alice nel paese delle meraviglie" in una chiave orientaleggiante.
Devo dire che lo standard, come non se ne poteva dubitare, si attesta sempre su livelli elevati, la bellezza degli scenari e la brillantezza dei colori, rendono la visione davvero confortevole.
E' invece da notare come, la storia, di per sè bizzarra e complessa, si svolga in ben poche scene madri, si può dire, insomma, che il film non presenti un grande numero di "ciack" destinati al contorno, ma che ogni singola inquadratura, sia di importanza vitale alla trama, traendone dunque l'impressione che perdendo anche solo una scena, si rischi di non capire il film in tutta la sua interezza.
Questo senso del tempo che scorre molto velocemente, è dovuto al fatto che il mondo raccontato, è del tutto nuovo, a Chihiro come allo spettatore, e che quindi si senta il bisogno che ogni buffo personaggio, e ogni elemento nuovo vengano approfonditi per prenderne coscenza, e che tutto il tempo che invece gli venga dedicato, risulti sempre troppo poco.
E' un problema comune a tutte le opere di questo genere, anche non animate, ma bisogna dire che Hayao Miyazaki ha svolto un lavoro esemplare, e che, seppur questo senso di rapidità del tempo che passa permanga, il film risulti godibilissimo e realizzato ad opera d'arte.
I personaggi sono pervasi da una vitalità unica, e le musiche accompagnano con melodie dolcissime una storia ricca di significato dove, si assiste, dalla prima apparizione di Chihiro, a una sorta di maturazione nella bambina, che impara a darsi da fare per raggiungere uno scopo per lei importante nella vita.
Bellissimo il modo in cui stringe la maglietta con entrambe le mani, come farebbe un Linus con la sua copertina, parlando proprio della mimica a cui ho precedentemente accennato, si deve notare come Chihiro, stringa il bordo della maglia, simbolo della sua indecisione, paura e insicurezza, solo fino a che non inizia a lavorare sotto Yubaba, poichè da lì capisce di dover "combattere" e non arrendersi davanti agli ostacoli che gli si presenteranno durante la sua permanenza alle terme; dalla Chihiro piccola e indifesa, maturerà una Chihiro completamente nuova, più decisa e temeraria, che non avrà più bisogno di stringere la maglia abbassare la testa o incrociare le gambe. Senza dubbio, solo lo studio ghibli avrebbe saputo rendere tanto bene un tale mutamento, proprio per il realismo che caratterizza tutti i suoi personaggi. Parlando di realismo, c'è da fare un piccolo appunto alla computer grafica usata, se infatti, i colori risultano brillanti e ben definiti, purtroppo, sembra che i giapponesi non abbiano ancora trovato un modo del tutto convincente di utilizzare le strutture poligonali, e che quindi, queste risaltino troppo rispetto al resto dell'inquadratura. Questo però, è bene notare come non accada sempre, e che invece molto spesso, lo studio Ghibli abbia fatto un uso sapiente di tali tecniche, rivestendole con texture veramente splendide. bellissime le fermate del treno che scorrono sotto gli occhi di Chihiro mutando la prospettiva, ad esempio, oppure il campo di fiori, dove la 2d e la 3d si fondono in modo esemplare, con un effetto piacevolissimo per gli occhi.

La Città Incantata Un film splendido, per ora visionabile solo attraverso l'importazione, ma che speriamo qualcuno traduca al più presto, un'opera originale, scene dolcissime alternate ad altre di grande determinazione, un'animazione fluida come non se ne vedono facilmente. Lo studio Ghibli è tornato per regalarci qualcosa di davvero unico nel suo genere, un mondo bizzarro popolato da esseri che pescano nelle più antiche tradizioni orientali, da guardare e conservare nel cuore, da non dimenticare... mai.