La mia prima volta : Recensione del manga autobiografico di Kabi Nagata

Il report di Kabi Nagata è un racconto sincero e originale, ma che da un punto di vista tecnico non colpisce quanto potrebbe.

recensione La mia prima volta : Recensione del manga autobiografico di Kabi Nagata
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Chiunque ami il mondo dell'entertainment nipponico si è imbattuto presto o tardi nel produttivismo tossico giapponese, in quella mentalità rigida e liberticida volta esclusivamente al generare membri produttivi della società mostrata e osteggiata nell'opera di una fetta piuttosto importante di autori, da Osamu Tezuka a Yukio Mishima. La gran parte dei testi nihonjinron di psicologia di massa considera il produttivismo un tratto transtorico e sostanzialmente immutabile della cultura giapponese. Secondo buona parte di questi testi storico-sociologici la discrasia fra giri (dovere sociale) e ninjo (sentimento umano) sarebbe un elemento fondante determinato da peculiarità geografiche, linguistiche o addirittura genetiche. Naturalmente non esiste una motivazione semplice che spieghi questa tendenza nella sua totalità, ma non si può ignorare la sterminata quantità di opere basate su una gioventù preda di squilibrio e paure sociali che vede il mondo solo attraverso il filtro dell'intrattenimento e della virtualità, incapace di inserirsi in una società blindata, di corrispondere alle aspettative altrui, di avventurarsi oltre uno scomodo nido fatto di bibite, internet, autolesionismo e igiene approssimativa.

Lanciamo un sasso in una qualsiasi fumetteria e colpiremo almeno quattro o cinque opere incentrate su personaggi incapaci di interagire con il prossimo se non attraverso manuali (Yota Moteuchi di Video Girl Ai), riviste (Masaru Saiga di Karakuri Circus), realtà virtuale (Nishijou Takumi di Chaos;Head), droghe pesanti (Tatsuhiro Sato di Welcome to the NHK). Degna discendente di questi illustri predecessori, e di innumerevoli altri, è la protagonista di La mia prima volta - My lesbian experience with loneliness, manga autobiografico di genere yuri/slice of life scritto e disegnato da Kabi Nagata e portato nel nostro Paese dall'editore J-POP.

Niente sesso, siamo moe

Intitolato originariamente Sabishisugite Lesbian Fuzoku Ni Ikimashita Report, La mia prima volta è un manga realizzato da Kabi Nagata e da quest'ultima pubblicato sulla piattaforma online Pixiv nel corso del 2016. Il successo immediato del manga ha portato a una ripubblicazione da parte di East Press Co. Nominato come miglior manga ai Crunchyroll Award nonché agli Harvey Award e agli Amazon Best Graphic Novel e 3° ai Kono Manga ga Sugoi del 2017, La mia prima volta di Kabi Nagata è una storia autobiografica che della prima volta della omonima protagonista (che da qui in avanti chiameremo K.) in effetti parla poco e nulla, con buona pace dei pastori del Maine che hanno cercato di far rimuovere l'opera dalla vetrina della Rumford Public Library. In effetti i cinque capitoli di La mia prima volta non sono incentrati tanto sul sesso o sulla scoperta della propria omosessualità quanto sul difficile percorso di crescita di un'anima fragile in un'epoca di solipsismo autistico e riferimenti disgregati.

Dopo una breve anticipazione del climax dell'opera, che vede K. e una escort nude sul letto di un love hotel, la narrazione torna indietro per descriverne la vita e le disavventure esistenziali tramite un lunghissimo flashback che parte dal diploma e dall'abbandono dei corsi universitari dopo appena sei mesi. I tormentati anni successivi sono raccontati da K. con semplicità del tutto priva di malizia e autocompiacimento: anoressia, bulimia, autolesionismo, tricotillomania (un disturbo ossessivo-compulsivo caratterizzato dal bisogno compulsivo di strapparsi i capelli, che causa alla protagonista una fastidiosa alopecia che ella poco si cura di nascondere), la insicura e immatura protagonista colleziona un disturbo psicologico dietro l'altro alla ricerca di una propria identità. Il suo vuoto esistenziale la porta a interrogarsi su ciò che definisce un individuo, se questo sia ad esempio il lavoro o le proprie passioni o un ruolo definito all'interno della società.

L'autrice/protagonista esplora il mondo del disagio giovanile nipponico raccogliendo le testimonianze, diffuse in rete, di altre ragazze e mostrando le reazioni dei cosiddetti "integrati" ai suoi segnali di malessere. La sudditanza psicologica nei confronti della propria famiglia, la difficoltà nell'acquisire una "normale routine" all'interno di un mondo visto solo attraverso la lente deformante delle dojinshi erotiche di genere Boy's Love, la ricerca di un proprio spazio all'interno di un mondo chiuso e dominato dall'incertezza rappresentano i mattoni di questo viaggio esistenziale alla scoperta dell'Io.

In questo intenso percorso di autoanalisi il sesso ricopre un'importanza tutto sommato minore: K. è in cerca più che altro di un atto intimo e familiare, di un momento di vicinanza, di un abbraccio, e lo desidera da parte di una donna matura, una versione non consanguinea di sua madre, che la protegga e la rassicuri. La dolce K., che non si è mai rassegnata a vedersi come una donna, che non ha mai curato il proprio aspetto fisico riservando all'igiene personale il minor tempo possibile, che a ventott'anni non ha mai baciato (né desiderato baciare) nessuno, coltiva una visione del tutto desessualizzata del contatto carnale e giungerà a ricorrere alla escort Yuka per un misto di solitudine e curiosità.

L'esperienza le lascerà un misto di eccitazione e delusione, ma risulterà un prezioso momento del suo percorso di maturazione personale. In La mia prima volta il sesso è visto come l'apice di un processo di comprensione e accettazione del sé, la quest finale nel duro gioco del relazionarsi agli altri. Come la protagonista, la escort è una ragazza moe dai tratti morbidi, vestita semplicemente, priva di qualunque connotazione fan-service: La mia prima volta è quanto di più lontano possa esserci dal classico yuri, non condividendone né le premesse né gli scopi né tantomeno l'estetica.

Tu semplicità, sei la mia felicità

Pur non soggiacendo al modello del tipico NEET (è anzi a modo suo una gran lavoratrice) o dell'hikikomori (uscire di casa non è un problema per lei) la protagonista è una persona totalmente rinchiusa nel proprio mondo goffo e infantile in cui cerca la costante rassicurazione della famiglia e dei colleghi e in seguito da parte di una o più escort mature. Ciò che sorprende dell'opera è l'assoluto e disarmante realismo, la brutale sincerità che traspare dal racconto. Prima ancora che con la escort Yuka, K. si denuda con noi lettori aprendo il proprio cuore ed esponendosi a un giudizio che potrebbe essere impietoso.

Se dal punto di vista concettuale La mia prima volta coglie nel segno proponendo una storia "diversa", anticommerciale, non soggiacente alle classiche logiche produttive nipponiche, c'è da rilevare come sul versante tecnico si qualifichi come una sorta di lunghissima pagina di diario illustrata, dominata da didascalie invadenti pregne di testo e da disegni super deformed caratterizzati da grande morbidezza, nel segno della semplicità kawaii inseguita ad ogni costo.

La gestione visuale dell'opera, con il suo moe e le sue sfumature di rosa, contrasta piacevolmente con il dolente realismo della vicenda narrata ma non si eleva mai, finendo col limitarsi ad essere puro veicolo d'informazioni e avvenimenti. Kabi Nagata gestisce il proprio fumetto autobiografico come se stesse raccontando la propria vita e i propri turbamenti a un estraneo incontrato su un autobus. La mediazione rappresentata dal tratto infantile del disegno e da una messa in scena poco curata e spesso sciatta in puro stile autofiction rende probabilmente per Nagata più semplice aprire il proprio cuore ma denota anche un marcato disinteresse per uno storytelling che vada oltre il report/memoriale.

Dialoghi inesistenti, personaggi secondari ridotti a una massa informe, un linguaggio ipersemplificato rendono La mia prima volta un lavoro sì profondo, ma anche difficilmente giudicabile come opera d'arte. D'altro canto, in una prospettiva più ampia si qualifica più come uno sfogo da blog personale. Ne apprezziamo grandemente le intenzioni e la freschezza, pur rendendoci conto che siamo un po' lontani dai canoni imposti dalle regole del fumetto. Insomma, La mia prima volta non è un capolavoro, ma il grido semplice e sincero di una persona che è ancora alla ricerca di un proprio spazio nel mondo. E, in ogni caso, quel grido merita di essere ascoltato.

La mia prima volta - My lesbian experience with loneliness La difficile costruzione dell'Io, il lento processo dell'accettazione delle proprie pulsioni, il filtro rappresentato dall'entertainment e dalle proprie fantasie solipsistiche, il difficoltoso rapporto con un corpo che non si riconosce come proprio: La mia prima volta parla di tutto questo e molto altro, non limitandosi al semplice racconto della prima esperienza sessuale della protagonista. Il tema e il suo inatteso e onesto realismo sono parzialmente disinnescati da una gestione grafica e narrativa a dir poco goffe, testimonianza dell'inesperienza di Kabi Nagata ma anche forse del suo disinteresse per una narrazione che vada oltre il "report" del proprio percorso esistenziale. Pur dotata di una sua goffa bellezza, l'opera avrebbe giovato di una maggiore cura realizzativa.

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