La Stirpe della Sirena: Recensione del manga di Satoshi Kon

Edizioni Star Comics ci fa riscoprire un grande classico degli anni Novanta: riscopriamo l'opera del maestro Satoshi Kon.

recensione La Stirpe della Sirena: Recensione del manga di Satoshi Kon
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Satoshi Kon è un nome altisonante all'interno dell'industria dell'animazione e del fumetto. Opere come Perfect Blue, Tokyo Godfathers, Paranoia Agent e Paprika hanno consacrato la sua firma artistica, facendolo divenire uno degli autori più stimati ed influenti del settore. Tuttavia, prima di riversare il suo estro nell'audiovisivo, Kon si dedicò alla produzione di svariati manga: il primo fu "La Stirpe della Sirena", serializzato sulla rivista settimanale Young Magazine di Kodansha dal marzo al giugno del 1990. L'opera è giunta in Italia grazie a Edizioni Star Comics, che ha pubblicato il volume per l'elegante collana Umami. Pur essendo la sua prima pubblicazione, la poetica e l'occhio cinematografico dell'autore erano già ampiamente ravvisabili, in un prodotto che parla dell'uomo in tutte le sue forme, sviscerandolo attraverso l'elemento fantastico che ne definisce le debolezze e le contraddizioni.

Un'antica leggenda

La storia si apre in una località marittima giapponese che custodisce un'antica leggenda: ogni 60 anni il sacerdote shintoista del luogo deve restituire un uovo della della Stirpe degli Umibito (una misteriosa razza marina) nelle mani di questo popolo, tenendo fede ad una tradizione quasi millenaria che consentirebbe agli abitanti di continuare a vivere in prosperità e nel benessere.

Durante l'anno in cui è ambientata la vicenda, però, il padre del protagonista e sacerdote, Yashiro, non ha più intenzione di adempiere alla promessa e vede nella personalità di Kenji Ozaki (l'antagonista principale) una possibilità di sviluppo concreta del paese, rimasto secondo il suo parere in balia di una favola che impedisce una prospettiva di progresso ormai inevitabile.

Contrariamente a lui, suo figlio Yosuke si mantiene su una linea di pensiero neutrale, tratta con molta cura l'uovo e sembra avere un occhio di riguardo per la leggenda, ma anche lui è affascinato dalla possibilità di progresso tecnologico e fantastica costantemente l'approdo ad una metropoli in grado di contenere le sue aspirazioni giovanili.
Suo nonno, nonchè padre di Yashiro, rappresenta l'elemento più conservatore tra i tre membri del nucleo familiare, dal momento che crede fortemente alla leggenda del luogo e fà di tutto per far cambiare idea a suo figlio, ormai fermo sulla sua decisione, affascinato dalla figura di Ozaki che avvalora la sua ideologia grazie ad un massiccio piano di industrializzazione.

Un racconto stratificato

La prima considerazione che scaturisce dopo la lettura di quest'opera è sicuramente il contrasto inevitabile tra progresso tecnologico e tradizione, temi che Kon mette in scena nel 1990, un periodo di forte cambiamento per il Giappone sia a livello economico che sociale. Il boom economico del dopoguerra aveva portato il Sol Levante ad un'irrefrenabile industrializzazione che interessò prima le città più grandi come Tokyo (citata all'interno dell'opera come la meta aspirata dal protagonista) e successivamente le località rurali, contraddistinte da un'identità mitologica proprio come quella del racconto.

L'autore utilizza questo contrasto per tessere una storia dominata da personaggi pieni di contraddizioni, che tuttavia conservano diversi piani di lettura. Se da una parte l'intento di Ozaki è condannabile, in quanto il suo piano di sviluppo non prevede un'occhio di riguardo per i lavoratori e gli abitanti del luogo fedeli alla leggenda, il personaggio di Yashiro invece ci appare più stratificato e meno banale di quanto non possa sembrare ad un primo impatto.

I suoi intenti progressisti sono sostenuti da dei trascorsi particolarmente dolorosi che hanno segnato il suo passato e quello di Yosuke, convincendo l'uomo che la cittadina avesse bisogno di un mutamento radicale, portandolo peraltro a sviluppare un rapporto di incomunicabilità con il proprio figlio, altro tema portante dell'opera e in generale uno dei problemi più pressanti del sistema familiare giapponese.

Yashiro e Yosuke sono due mondi distanti che non si incontrano mai. Il secondo prova con tutto se stesso a instaurare un dialogo con il padre ma quest'ultimo è mosso da una razionalità ormai arida, testimone del suo dolore, che lo inimica agli occhi dei cittadini i quali lo tacciano di essersi corrotto in favore del denaro.

Identità e Bellezza

Gli abitanti del luogo non credono necessariamente all'esistenza di questa misteriosa stirpe marina, ma la leggenda rappresenta per loro una dolce culla di serenità che gli conferisce un'identità unica. Non è importante testimoniare la presenza degli Umibito, quanto piuttosto tenere fede a qualcosa che li contraddistingue, una credenza irrazionale che non necessita di essere svelata.

E' questo che rende unica la località del racconto, la quale agli occhi del protagonista appare ormai scontata e ripetitiva, mentre attraverso la sua amica Natsumi possiamo capire quanto il concetto di bellezza sia sfumato e fugace. Lei, infatti, nonostante abbia viaggiato molto, da lontano riesce a carpire il fascino e l'eccezionalità del luogo grazie ad un contesto naturale che altrove non è riscontrabile. La natura è descritta da Kon come strumento di catarsi: attraverso una nuotata nel mare o una passeggiata nei boschi l'uomo riesce a purificarsi e a trovare una dimensione mistica, una mentalità che viene esemplificata proprio dal personaggio di Natsumi, la quale nel corso del racconto cerca di sgrezzare il carattere disilluso di Yosuke.

L'autore d'altro canto non condanna la possibilità di progresso, come possiamo intuire dalla fine dell'opera. Andare avanti è inevitabile, ma va fatto con raziocinio e rispetto del proprio contesto culturale.
Nonostante questa sia l'opera che lo introdusse nel mondo del manga, Kon dimostrò fin da subito una padronanza eccezionale del mezzo. Le tavole hanno un' impostazione cinematografica grazie ad uno stile reminescente degli insegnamenti di Tezuka, un pioniere di questo linguaggio. La lettura scorre in maniera fluida e ogni vignetta ha un grado di pulizia impressionante, in modo da non destare nel lettore alcuna difficoltà di comprensione.

La sua propensione da regista, quindi, era già identificabile in questo lavoro d'esordio. I primi piani sono curatissimi e alcune splash page sono semplicemente meravigliose, grazie ad un tratto molto espressivo che eccelle nella rappresentazione degli Umibito. Nelle vignette potreste notare un calo evidente di dettaglio, ma considerando la pubblicazione settimanale è facile passare oltre. Scandagliata l'opera, è ora di passare al giudizio sull'edizione, che ricordiamo è acquistabile al prezzo di 15 euro.

La costruzione del volume è buona, anche se aprendolo eccessivamente potreste mettere a dura prova la rilegatura, che comunque si mantiene stabile durante tutto il corso della lettura - almeno per quanto riguarda la nostra prova. L'edizione, inoltre, ospita delle tavole piuttosto grandi che consentono di apprezzare ancor di più le inquadrature di Kon, agevolando la scorrevolezza della lettura.

La Stirpe della Sirena Satoshi Kon segnò il suo debutto nell'industria del manga con un'opera folkloristica colma di sottotesti e sfumature, dove la tematica dello scontro tra innovazione e tradizione funge da pretesto per parlare di bellezza, di dolore e di identità. L'opera ci insegna che la natura è al centro di tutto e parte integrante della vita dell'uomo, all'interno della quale quest'ultimo si sente pienamente realizzato. L'autore riflette su un tema ancora oggi molto discusso, e lo fa attraverso una messa in scena superba e un ritmo narrativo sempre sul pezzo.

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