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Last Hope: recensione dell'anime mecha disponibile su Netflix

In Last Hope i mecha tornano alla ribalta su Netflix, con una sceneggiatura accattivante, che coniuga scienza e filosofia.

recensione Last Hope: recensione dell'anime mecha disponibile su Netflix
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Il mito del Vaso di Pandora ci ha dimostrato quanto possa essere pericolosa la curiosità, che è stata la causa della condanna dell'umanità, liberando tutti i mali e lasciando per ultima solo la Speranza. Nel 2018 il regista Hidekazu Satou ed il mecha designer e sceneggiatore Shoji Kawamori (noto per aver realizzato Aquarion, Macross e I cieli di Escaflowne) hanno realizzato Last Hope, noto in Giappone con il titolo Juushinki Pandora, che può essere tradotto pressappoco con Macchina Celeste Pandora, un anime che s'ispira liberamente al mito Greco e lo reinterpreta in chiave sci-fi.

La serie ruota attorno alla curiosità che ha spinto l'uomo ad esplorare l'ignoto per salvare il mondo utilizzando una fonte di energia tanto potente che potrebbe anche distruggerlo, senza preoccuparsi delle conseguenze; inoltre unisce elementi scientifici a un contesto appartenente alla cultura e alla filosofia cinesi. Il risultato finale è un prodotto visivamente interessante e convincente. Anche noi siamo stati spinti dalla curiosità di vedere cosa ci fosse all'interno del vaso di Pandora e, dopo averlo leggermente scoperchiato limitandoci a dare solo una rapida occhiata nel mid-season, lo abbiamo aperto del tutto, per vedere cosa avremmo potuto trovare.

L'ultima speranza

Leon Lau e Lon Woo, nel 2031, portarono il mondo alla distruzione. I due scienziati progettarono nei laboratori della metropoli Xianglong un dispositivo che potesse risolvere la grave crisi energetica che stava affliggendo l'umanità: inventarono così il Reattore Quantico. L'instabilità del Reattore ne causò l'esplosione, cambiando definitivamente il mondo: ne scaturì il Campo Evolutivo, una gran quantità di energia che ricoprì il globo e che portò ad una mutazione degli esseri viventi.

Piante e animali si fusero con l'IA, valicando quel sottile confine che separa l'essere vivente dalla macchina. Gli animali subirono una sorprendente e rapida evoluzione, assumendo forme e dimensioni diverse, e si accanirono sul genere umano: questa nuova specie prese il nome di B.R.A.I. L'uomo non riusciva a stare al passo con il veloce mutamento. I pochi umani sopravvissuti si organizzarono in città fortezza dove poter continuare a vivere in totale tranquillità. Venne trovata una soluzione per i mostri, anche se temporale: i M.O.E.V, dei veicoli che all'occorrenza assumono le sembianze di mecha per affrontare al meglio i nemici. Dei due scienziati si salvò solo Leon Lau, il quale fu esiliato dalla città con la sorella Chloe. I due trovarono rifugio in una fusoliera di un'aereo distrutto al di fuori della città.
Leon è un tipo fuori dalle righe, completamente dedito ai suoi studi, e che spesso si chiude in un mondo tutto suo, allontanandosi dalla realtà, senza notare cosa accada attorno a lui; Chloe è la sua ancora di salvezza, perché lo riporta con i piedi per terra. Probabilmente l'allontanarsi dalla civiltà lo ha portato a chiudersi più in se stesso. La serie si svolge nel 2038, sette anni dopo il tragico evento. La città epicentro è risorta dalle sue ceneri con il nome di Neo Xianglong, ed è diventata una delle più grandi fortezze al mondo.

Leon è ancora un esiliato, ma in questo lungo periodo ha portato avanti ricerche per sviluppare l'hyperdrive, che potrebbe eliminare i B.R.A.I, se installato sui M.O.E.V. Il progetto è ancora incompleto, perché il protagonista non riesce ad attivarlo, ma qualora vi riuscisse darebbe i piani a Neo Xianglong, con la speranza che la sorella possa vivere una vita normale. L'occasione per testare il congegno non tarda ad arrivare: un gigantesco B.R.A.I sta avanzando verso la metropoli. L'esercito di Neo Xianglong ha schierato le sue forze per contrastarlo, ma senza molti risultati; si uniscono alla battaglia i cacciatori di taglie Queenie Yoh, esperta nel corpo a corpo, con un mecha volante, e Doug Horvat, un tiratore scelto, che pilota un robottone armato di fucile da cecchino.

Nonostante il supporto dei due cacciatori, l'esercito non riesce a fermare il mostro. Vedendo il pericolo incombente, Leon decide di scendere sul campo di battaglia a bordo di un mecha costruito da Lon, ma si trova in difficoltà, non avendone mai pilotato uno. La situazione si ribalta quando lo scienziato attiva l'hyperdirve: il robot subisce un'ulteriore trasformazione, ottenendo sembianze più simili ai mecha che tutti conosciamo, riuscendo a vincere. Leon e Chloe vengono scortati a Neo Xianglong. Qui lo scienziato è convocato dal sindaco Cecile Sue, la quale gli dà l'importante incarico di completare il Reattore Quantico e di sconfiggere i B.R.A.I, in cambio di essere riammesso in città. Il sindaco fonda il reparto militare Pandora, con il compito di combattere i mostri: vi fanno parte Leon, Doug, Queenie, e il soldato semplice Gren, guidati da Cain Ibrahim Hasan, la scorta del sindaco. Il gruppo può agire solo con il permesso di Cecile o di Jay Yoon, suo segretario.
Nel frattempo un gruppo criminale vuole far crollare Cecile e la sua città, controllando i B.R.A.I.

Il futuro scelto

L'ordito di Last Hope potrebbe non convincere, soprattutto perché sfrutta alcune strutture già viste altrove: la dicotomia tra bene e male, con i protagonisti che affrontano i nemici per salvare l'umanità sull'orlo dell'estinzione. In realtà, queste semplici e banali idee sono alla base di un intreccio ben più complesso, che riesce a sorprendere.

Gli autori sono riusciti a imbastire una trama esaustiva. Attraverso un efficace espediente vengono approfonditi i vari eroi: tra le schiere nemiche, infatti, vi sono antagonisti legati al passato dei protagonisti; questi sono quindi costretti ad affrontare i loro trascorsi, sia fisicamente che psicologicamente, quasi liberandoli di un gravoso peso e generando un'evoluzione del personaggio. Se per la maggior parte dei casi questo mutamento è impercettibile, per altri, come Queenie, è sin troppo drastico ed evidente, modificando quasi del tutto la natura del personaggio. Gli attori più rimarchevoli hanno un minutaggio maggiore per approfondire il loro background, occupando anche due episodi; gli altri, invece, hanno uno spazio minore per potersi raccontare, ma sono analizzati quanto basta per non renderli meno importanti. Questo sviluppo ben gestito ci ha permesso di sentirci un membro di Pandora. Sebbene la strutturazione dei personaggi sia completa, non possiamo negare che in alcuni momenti le situazioni mostrateci, legate al loro passato, sfruttino meccaniche poco innovative; ciò, comunque, rovina di poco l'accurato lavoro svolto dagli autori. In un'opera come Last Hope anche la città è degna di nota, come fosse un personaggio. Abbiamo avuto la sensazione di trovarci tra le affollate vie di Neo Xianglong, di ammirare la cultura cinese che la contraddistingue, e di vivere in prima persona la grave crisi che sta affrontando.

Ad impreziosire il tutto ci sono colpi di scena e rivelazioni avvolti da un alone di mistero, che mantengono viva la curiosità. Una volta giunti a circa metà stagione si viene messi dinanzi ad un plot twist che ribalta la situazione. Il conseguente climax di eventi sempre più incalzanti ci ha spinto più che mai ad un intenso binge-watching degli episodi restanti, per scoprire gli sviluppi, fino a giungere ad un esplosivo finale. La sceneggiatura, sebbene mantenga viva l'attenzione e migliori gradualmente, non è del tutto esente da difetti: Last Hope è una produzione sci-fi che cerca di unire elementi scientifici con la cultura orientale, prevalentemente cinese, ma, benché la maggior parte del tempo la formula funzioni, abbiamo avuto l'impressione che le tradizioni e la filosofia cinesi abbiano troppo peso, soprattutto nella seconda parte.

Purtroppo, con questa scelta si perde un po' del fascino sci-fi della produzione, che in alcuni punti presenta una trama e dei concetti troppo ermetici per un prodotto di questo tipo. Questo scarno equilibrio tra i due elementi è in parte evidente nel tema delle multidimensioni. L'intera serie ruota attorno al concetto di dimensioni multiple: mentre nella prima parte si ha l'impressione che sia solo uno "strumento" per attivare l'hyperdrive, nella seconda diventa più presente, pur restando un tema di sottofondo. Malgrado sia affascinante, l'idea non è stata sfruttata a dovere: se avesse influenzato maggiormente la storyline, la produzione avrebbe potuto sorprendere ancora di più.

Al netto di una sceneggiatura coinvolgente, vi è un comparto tecnico incerto. Il tratto manuale è altalenante, in quanto il più delle volte è pulito e chiaro, ma in alcune circostanze si evidenziano eccessive imperfezioni, date da uno stile approssimativo. Nella seconda metà si nota un miglioramento: il disegno carente diviene più sporadico e meno evidente. Il manuale viene utilizzato anche per la resa della città: uno stile più curato e dettagliato, ed un'illuminazione adatta ad ambienti e situazioni favoriscono il senso di immersione nella metropoli Neo Xianglong. La CGI affianca il disegno più classico. Questa è utilizzata prevalentemente per la realizzazione dei B.R.A.I di grossa stazza e dei M.O.E.V. La computer grafica, che spicca sul tratto manuale, può vantare animazioni fluide che non spezzano la tensione degli scontri più movimentati. Il versante grafico, purtroppo, non riesce a spiccare particolarmente né nel character design, né nel mecha design: alcuni attori sono poco ispirati; altri, invece, sono ben più elaborati e convincenti. I vari mecha hanno un design anonimo e simile tra di loro, sia nella forma base che nella trasformazione tramite hyperdrive; diversamente le creature che minacciano la terra sono ben più complesse e variegate. In generale, dobbiamo confessare che le nostre speranze in termini di grafica e design sono state disilluse.

Last Hope (anime) Last Hope è un’opera con una sceneggiatura ben scritta, che riesce a sfruttare i 26 episodi a disposizione per raccontare una storia che intrattiene fino all'ultimo e per strutturare esaustivamente l’intero cast. Tuttavia, alterna elementi scientifici alla cultura cinese, cercando un punto d’incontro tra i due, senza riuscirci; inoltre l’elemento più interessante di tutto l’ordito, le dimensioni multiple, benché sia parte del plot, è poco presente. Il tutto è accompagnato da uno stile grafico manuale che è pulito, ma mostra eccessivi errori. Invece, la CGI dei mecha e dei B.R.A.I è ben realizzata, anche se risalta particolarmente all'interno del comparto estetico. Purtroppo, il mecha ed il character design non convincono: il vaso di Pandora è stato aperto, al suo interno abbiamo trovato un frammento di speranza.

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