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Little Witch Academia, la Recensione dell'anime: Netflix si tinge di magia

Favola leggera e spensierata, Little Witch Academia è un anime indirizzato ad un pubblico giovane, ma capace anche di incantare gli spettatori più adulti.

recensione Little Witch Academia, la Recensione dell'anime: Netflix si tinge di magia
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Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Alle volte basta poco per cambiare la propria vita. Anche solo un pizzico di magia. È quello che è accaduto alla deliziosa Atsuko Kagari quando, poco più che bambina, ha assistito con gli occhioni incantati al pirotecnico spettacolo della strega Shiny Chariot, bella, appariscente e dai capelli rosso fiammanti: dinanzi a lei si è dischiuso un mondo fatto di sogni, speranze e sorrisi. Ed è con il cuore palpitante che la piccola protagonista, soprannominata Akko, si ripromette di diventare - da grande - come la sua eroina, iscrivendosi alla celebre Accademia per Piccole Streghe di Luna Nova. C'è solo un lieve, minuscolo intoppo: Miss. Kagari non proviene da una famiglia di maghi, e le sue capacità stregonesche sono prossime allo zero. Ma poco importa, in realtà: "la vera magia" - le ha rivelato Shiny Chariot - "è credere in se stessi".
È con una splendente inquadratura sulla volta celeste (da sempre culla dei desideri degli uomini) che l'avventura di Little Witch Academia prende il via: una favola delicata, che non lesina in moralismi ed infantilismi, ma che è pervasa da una genuina leggiadria stilistica e narrativa, tale da renderla un'opera che intrattiene ed educa, diverte ed intenerisce.
L'anime, composto da 25 episodi, è stato diretto da Yoh Yoshinari nel 2017, tuttavia la serie nasce prima sotto forma di cortometraggio nel 2013, realizzato dallo studio Trigger, e poi come mediometraggio d'animazione nel 2015 (con il titolo Little Witch Academia: The Enchanted Parade). Tutta la saga delle giovani streghette è contenuta nel catalogo di Netflix: il target ed i toni palesemente pre-adolescenziali a cui è rivolta la produzione non sono riusciti comunque ad impedirne la diffusione anche nella fascia di pubblico più "adulta". Un moderato successo che ha dato vita sia ad un manga sia ad un discreto tie-in videoludico firmato Bandai-Namco, ossia Little Witch Academia: Chamber of Time, che riproduce alla perfezione le medesime atmosfere di spensierata allegria della serie animata.
Seguiteci dunque tra i banchi di Luna Nova: sarà un anno scolastico adorabilmente turbolento.

Piccole Streghe

Atsuko non è una studentessa modello: pigra, svogliata, distratta e decisamente poco dotata nelle arti magiche, incapace persino di cavalcare l'iconica scopa. E, soprattutto, è talmente imbranata da causare sempre qualche misfatto: lo sanno bene le sue compagne di stanza - nonché migliori amiche - Sucy e Lotte, che vengono coinvolte in strambe (dis)avventure col rischio di mettere a rischio i loro "voti" a Luna Nova. Eppure, l'aiuto della dolcissima professoressa Ursula e la rivalità con Diana, l'alunna più in gamba dell'istituto, la spronano con forza a percorrere la sua strada, allo scopo di seguire le orme di Chariot du Nord, la strega che, anni prima, le ha infuso la passione per la magia. Peccato soltanto che la maga sia da tempo scomparsa dalle scene per motivi misteriosi, probabilmente legati alla pessima reputazione all'interno del panorama stregonesco, che la considera una vera e propria "eretica". Ciononostante, come si confà alla sua indole, Akko non perde le speranze di incontrare il suo idolo, specialmente quando - per volere del fato - nella pericolosissima foresta di Arcturus entra in possesso dello Shiny Rod, ossia il bastone un tempo appartenuto a Chariot. La fanciulla ancora non sa che simile artefatto ha un valore molto più importante del semplice legame affettivo. Ma, con il tempo, scoprirà perché il destino ha scelto proprio lei come nuova proprietaria. Prima che le stelle indichino ad Akko il suo cammino, però, la nostra aspirante strega dovrà apprendere i rudimenti degli incantesimi più basilari, nei quali sembra fallire miseramente. Poco alla volta, episodio dopo episodio, Little Witch Academia ci presenta una protagonista sbadata, attaccabrighe e quasi fastidiosa per la sua incredibile incompetenza: un po' per fortuna, un po' per il suo temperamento incrollabile, Atsuko riesce comunque a risolvere, in qualche modo, le situazioni e le problematiche in cui incappa.

A differenza di molti altri anime nei quali il personaggio principale sembra l'unico in grado di porre rimedio ai misfatti, in Little Witch Academia, Miss. Kagari non riesce quasi mai a venir a capo da sola dei vari disguidi: l'intervento di Diana, Sucy, Lotte e delle altre amiche che popolano Luna Nova sarà insomma assolutamente essenziale. In tal modo, Akko non assume quasi mai le caratteristiche tipiche della protagonista che può "cambiare il mondo" soltanto con le sue forze: da un lato, infatti, impara dalle proprie compagne l'importanza del supporto reciproco, e dall'altro insegna loro un po' di spigliatezza, sfacciataggine e coraggio. A poco a poco, Little Witch Academia si trasforma così nel racconto corale di un gruppo di fanciulle che imparano, pian piano, a crescere insieme.

Piccole Streghe crescono

Dalle premesse, l'anime sembra solo una reiterazione delle medesime tematiche sviscerate in tante altre occasioni, come la forza dell'amicizia, la necessità di migliorarsi e l'importanza di avere sempre più fiducia nelle proprie capacità: in sostanza, un crogiolo di banalità poco originali, tenuto in piedi esclusivamente da un ritmo narrativo giocoso e da un tratto grafico delizioso, adatto a tutte le età.

Ebbene, è vero fino ad un certo punto: giunti a metà della stagione, difatti, Little Witch Academia conosce un significativa cesura, apparentemente invisibile, che segna l'incipit della "vera" trama, ossia il momento in cui Akko & Co. si troveranno costrette ad affrontare un pericolo ben più grande di loro. È in questi frangenti che l'anime inscena tematiche nuove, che nei precedenti episodi serpeggiavano silenziosamente senza mai emergere in modo esplicito. Si fa strada, ad esempio, il rapporto ostile tra la stregoneria e le istituzioni governative, a cui si affianca, di rimando, la visione di una magia come pura esternazione degli stati d'animo degli esseri umani. E non è un caso quindi se, in un mondo sempre più tecnologico, meccanizzato e impersonale, dominato da applicazioni che rimbambiscono la mente, il potere magico si stia progressivamente affievolendo, a causa di uomini che, in fondo, hanno smesso di sognare.

Per fortuna c'è Akko, la cui unica qualità sembra proprio essere quella di non aver mai cessato di "credere". Certo, Little Witch Academia non scava in profondità, e si limita, il più delle volte, ad un'analisi leggermente superficiale, un po' elementare e fanciullesca, dove a farla da padrone è il trionfo edulcorato dei buoni sentimenti. E va bene anche così: considerata la fetta di pubblico a cui si rivolge ed il piglio disimpegnato della narrazione, la visione scorre sempre gradevole, mai stucchevole né ridondante, per quando il leitmotiv rimanga lo stesso fino alla fine della serie. Anche l'assenza di un vero e proprio villain restituisce all'anime un briciolo di coraggiosa innovazione: non manca, com'è ovvio, una figura ostile, ma gli ideali di cui si fa portavoce e le azioni che compie la incasellano in quella esatta via di mezzo dove si incontrano il bene ed il male, impedendoci così di connotarla in modo totalmente negativo.
C'è da dire, poi, come - in particolare verso le puntate conclusive - un intrigante colpo di scena rielabori parzialmente le prospettive del racconto, e ci induca a guardare gli episodi passati con un'ottica diversa, capace di riscrivere sia il passato, sia il futuro di Atsuko Kagari.

Brilla, brilla maga mia...

Pienamente adatto ai temi che tratta, lo stile di disegno di Trigger è tutt'altro che abbozzato: benché possa apparire molto semplicistico, a ben vedere il piglio visivo mescola a meraviglia un tocco più tondeggiante ad un altro affusolato, longilineo e dinamico. In questo modo, Little Witch Academia passa senza soluzione di continuità da sequenze più statiche ad altre più tese e vivaci, senza lesinare in amabili picchi caricaturali.

Sul versante estetico, in breve, l'immaginario è teneramente incantevole, incline, a volte, a virtuosismi artistici da non sottovalutare, come nel caso del bellissimo episodio ambientato nel sogno di Sucy. Non tutto l'art design spicca sul piano qualitativo, ed in alcune istanze - specie nei campi lunghi - si nota qualche approssimazione di troppo sui volti delle streghe. Ma nel complesso, la serie beneficia di un'animazione davvero gradevolissima, coronata da un accompagnamento sonoro tra il fiabesco ed il sognante.

Little Witch Academia - Anime Favola allegra, vivace e “magica”, Little Witch Academia è un anime che si lascia gustare con totale piacevolezza: formativa e visivamente raffinata, l'opera si abbandona, in alcune occasioni, a qualche infantilismo di troppo, senza però mai sfociare nella banalità. Si fa portavoce, poi, di piccoli, ma fondamentali valori, indirizzati ad un pubblico ancora molto giovane, o a chiunque sia in grado di sorridere dinanzi a lievi, innocenti ingenuità. A tutti loro è dedicato Little Witch Academia: a quei bambini che devono imparare a sognare, e a quegli spettatori un po' grandicelli che vogliono ricordare come si fa.

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