Lo Sfigatto Recensione: le disavventure di un micio sfortunato

Un gatto tanto cicciottello quando sfortunato, che nella vita di tutti i giorni non si arrende mai neanche nelle piccole cose.

recensione Lo Sfigatto Recensione: le disavventure di un micio sfortunato
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Chi l'ha detto che un'opera giapponese deve avere per forza una poetica intensa, una drammaturgia esasperata o anche soltanto una comicità estremizzata? Molto spesso è nel mezzo che sta la virtù: nella normalità del quotidiano, nelle piccole sfide e disavventure che la vita ci pone davanti ogni giorno della nostra esistenza. E, molto spesso, è proprio da queste piccole storie di tutti i giorni che nascono le gag più memorabili. Edizioni Star Comics, a tal proposito, ha portato sui nostri scaffali Lo Sfigatto, deliziosa ed esuberante commedia che ha per protagonista un micio paffuto e dannatamente sfortunato. Il fumetto, proposto dall'editore perugino nella collana Wasabi, è realizzato da Q-rais, autore giapponese che all'anagrafe si chiama Yusuke Sakamoto.

Cronache di una vita sfigata

Lo Sfigatto è un felino un po' cicciottello che vuole fare ciò che fanno tutti: cucinare, preparare dolci, andare in palestra, fare campeggio. Solo che, in ogni singolo istante della sua vita, è un povero sfortunato che non riesce quasi mai in ciò che si prefissa di fare. Le sue (dis)avventure si dividono in sei capitoli totali, ciascuno con un tema portante che permea tutte le mini-storie presenti nel volume.

Come già anticipato in precedenza, lo vediamo alle prese con i fornelli, nel tentativo di dar vita a pietanze raffinate e tipiche della cucina giapponese: ma la sua goffaggine non gli permetterà mai di portare a termine la ricetta prefissata.

Allo stesso modo, nei capitoli successivi, gli vediamo tentare di mangiare un dolcino di forma o gusto particolare, ma accade sempre qualcosa per cui quella prelibatezza non riuscirà mai ad arrivare nel suo stomaco, e se lo farà ci sarà sempre una velata punta di amarezza. Tra le situazioni più divertenti c'è il tentativo dello Sfigatto di andare a fare attività fisica, o ancora in ulteriori attività ricreative in cui puntualmente non riesce a portare a termine il suo obiettivo. Una giostra di frustrazioni dal sapore agrodolce e che, in più di qualche occasione, ci strappa una risata malinconica di fronte alle peripezie di questo irresistibile micione.

Success!

Lo Sfigatto è un fumetto che consiste in una serie di strisce comiche: niente di più e niente di meno. Un mordi e fuggi costante, la cui lettura si esaurisce nel giro di poco tempo ma che - giunti alla fine del volume - regala una sensazione di piacevole e appagato divertimento. Ne Lo Sfigatto non si ride a crepapelle, non si ci si piega in due dal divertimento: non è questo l'intento dell'opera e, probabilmente, non era neanche nella volontà dell'autore. L'albo cerca di cogliere l'essenza della quotidianità, mescolando il tutto in un sottile strato di ironia e di infinita tenerezza per quel gattone impacciato che fallisce in ogni singola azione che tenta di compiere.

Eppure, anche in un'opera tanto leggera e scanzonata quanto semplice e minimale sul versante grafico, si presenta ugualmente una morale di fondo: al termine di ciascun capitolo, lo Sfigatto alla fine ce la fa. Impegnandosi costantemente e senza mollare mai, il protagonista raggiunge a fatica il suo obiettivo, quel "Successo" che alla fine dei giochi viene gridato ogni volta con forza. Che sia nella cucina, nella ricreazione, nell'attività fisica o nella moralità, le vicende narrate nell'opera di Q-rais riescono pur sempre a sfociare in un buffo e dolcissimo lieto fine.

Lo Sfigatto Tanto semplice e minimale sul versante grafico quanto buffo e divertente su quello tematico, Lo Sfigatto prende lo slice of life e lo ribalta: l'opera racchiude sì il senso della quotidianità, ma vissuto dal punto di vista della disavventura costante. Ma anche un'opera che fa dell'equivoco e dell'inettitudine la sua principale verve comica non può esimersi, alla fin fine, dal proporre un dolce lieto fine. Lo deve, se non al lettore, a quel buffo micio grassottello, a cui non riusciamo a non volere un gran bene.

7