Netflix

Lost song: recensione della serie fantasy disponibile su Netflix

Dopo essere stata rinviata, abbiamo finalmente avuto modo di seguire la storia di due ragazze legate dallo stesso destino...

recensione Lost song: recensione della serie fantasy disponibile su Netflix
Articolo a cura di

In pubblico o in privato, intonati o stonati, tutti cantiamo per i più disparati motivi: per proprio piacere, per ricordare qualcosa, per allontanare lo stress. Non importa quale sia la motivazione, l'importante è farlo. Il canto è una delle arti più antiche, innocenti e belle che ci sia, con la quale possiamo esprimere i nostri sentimenti, in totale libertà, che siano essi di amore o di odio. Lost Song, nuova produzione Netflix, fa di quest'arte il punto focale della narrazione, mostrandoci la sua potenza: riesce a trasmettere emozioni forti in poche parole. Attraverso gli occhi di due protagoniste tanto simili quanto differenti, Rin e Finis, ci addentriamo in un mondo fantastico, in cui sembra che l'unico bagliore di speranza sia proprio nelle canzoni. Lost Song, dopo il suo debutto in patria nel mese di aprile, è arrivato anche su Netflix Italia, con doppiaggio italiano, il 5 ottobre, inizialmente previsto il 30 settembre. Il canto è orecchiabile, ma non privo di stonature.

Cantami, o diva

Rin è allegra e solare, ama mangiare tutto ciò che può, ma l'amore per il cibo non è paragonabile a quello per il canto: il suo desiderio è esibirsi al Festival della canzone stellare, che si tiene alla capitale della nazione di Golt, se non fosse che il nonno le vieta di cantare, per proteggerla. Vive in un piccolo villaggio con i suoi fratelli Mel ed Al: Mel è la "sorellona" che si prende cura dei due; Al è un aspirante scienziato che spera di farsi un nome nella capitale con le sue stravaganti invenzioni. Rin sa che non ha bisogno di nient'altro di quello che già ha per essere felice. Quella pace, però, è destinata a terminare bruscamente. Una mattina, Rin ed Al si addentrano in una foresta, dove trovano un soldato gravemente ferito. Questi è Leobolt, membro di una rispettata casata di cavalieri della capitale, adone dai capelli biondi e gli occhi azzurri, nobile e coraggioso; Leobolt rinnega la guerra e preferirebbe evitare un inutile massacro. Rin, non vedendo altre soluzioni, cura l'uomo con la Canzone della Guarigione, un canto miracoloso che rigenera il corpo. Proprio da questo dono il nonno cerca di proteggerla. Separatisi dal paladino, i fratelli tornano al villaggio, ma lo ritrovano in fiamme e preoccupati si dirigono a casa, per scoprire che è stata distrutta dal fuoco: il nonno è morto; Mel è in fin di vita, ma prima di spirare incita la sorella a perseguire il suo sogno di cantare alla capitale. Rin, attanagliata dal dolore e dalle lacrime, non riesce a strappare Mel dalla morte con la Canzone della Guarigione. Rin ed Al, rimasti soli, viaggiano per mantenere la promessa fatta a Mel. Il piccolo inventore capisce che si deve fare forza per la sorella e tirarla su di morale, dopo quello che è accaduto. In una taverna per rifocillarsi, i fratelli incontrano Pony Goodlight, menestrello della capitale. Nel frattempo l'esercito della capitale sta compiendo una Caccia al Menestrello con lo scopo di catturare chiunque abbia a che fare con le canzoni. Dopo essersi legata ai due, Pony accetta di accompagnare i fratelli a Golt, diventando il primo membro dell'Orchestra di Rin; per raggiungere la città, però, dovranno evitare i territori dove sta divampando la guerra. Durante la traversata, i fratelli scoprono dell'esistenza di varie canzoni miracolose oltre a quella di guarigione. A loro si uniranno le sorelle Allu e Monica: due Cadenzatrici che risollevano il morale dell'esercito con la musica. Il cammino non è affatto facile: il gruppo è costantemente rallentato dall'esercito che cerca di rapire Rin.

Parallelamente agli eventi di Rin seguiamo le vicende di Finis, anch'essa cantante dotata di poteri: a differenza della sua controparte, è una principessa maldestra, che vive reclusa nel palazzo reale della capitale, in quanto promessa in sposa al principe Rudo. Questi, però, è un signore avido che vede la consorte solo come un'arma per vincere la guerra. Un giorno alla principessa viene affidato Leobolt come guardia del corpo. Il cavaliere non vede nella principessa uno strumento di guerra, ma una persona che non vuole essere costretta a fare del male. I due s'innamorano, attirando le gelosie di Rudo, che cerca in tutti i modi di eliminare il rivale.
Con una costante alternanza di punti di vista di Rin e Finis, apprendiamo importanti aspetti su di loro, sull'intero cast e sul mondo fantastico che le circonda.

"Il mio musical"

Lost Song segue le orme di molti fantasy, facendo del viaggio uno dei temi principali: come spesso accade in opere che ruotano attorno a questa tematica, l'anime accantona temporaneamente la storia principale, per concentrarsi su una graduale evoluzione e strutturazione dei personaggi; purtroppo molti non possono avvalersi di un adeguato spazio di narrazione per poter raccontare la propria storia, a causa di una ridotta numerazione di puntate che non riesce a gestire egregiamente il tempo a disposizione. Sottotrame più sviluppate avrebbero potuto dare spessore ai vari protagonisti, rendendo così l'ordito più intimo e personale. Proseguendo con l'anime ci siamo resi conto di avere davanti attori e situazioni poco innovativi ed interessanti, con strutture già viste, al punto da essere prevedibili. Ad aggravare la situazione vi è l'assenza della percezione della guerra. Sin dal pilot veniamo introdotti in un mondo che sta per essere distrutto da un sanguinoso scontro, che potrebbe portare dietro di sé vittime innocenti, così da dare a Lost Song tonalità più drammatiche, con profonde riflessioni sulle guerre. Benché si tratti di un elemento chiave dell'ordito, non si riesce a vivere il senso di conflitto, a causa dell'assenza di vittime innocenti con cui simpatizzare, seppur momentaneamente, e di situazioni che avrebbero potuto coinvolgere emotivamente le due eroine, mettendole dinanzi a scelte morali discutibili, costringendole a lottare contro il proprio istinto e a farle dubitare delle proprie decisioni. Più marcate critiche sulle ostilità e sulle conseguenze che ne scaturiscono avrebbero potuto rendere Lost Song una produzione più attuale, in grado di far riflettere lo spettatore. Gli autori avrebbero dovuto spingersi più lontano: dilatare la durata complessiva per raccontare una storia umana in tempo di guerra, affinché rimanesse impressa a lungo. Tutti i propositi per essere una produzione che avrebbe potuto lasciare il segno ci sono, ma sono stati sfruttati male.

La situazione si ribalta parzialmente quando si giunge alle fasi finali, in cui veniamo messi dinanzi ad un susseguirsi di colpi di scena, che vorrebbero dare una spiegazione a tutto ciò che è accaduto in precedenza, ma il risultato non è dei migliori. Siccome ci viene proposto bruscamente, in un primo momento abbiamo avuto una sensazione di confusione e di disorientamento, senza riuscire a capire bene cosa stesse accadendo; ma, progredendo, i dubbi si sono dissipati e ciò che ci è sembrato troppo complesso ha iniziato a prender forma. Molto, però, è dato alla libera interpretazione dello spettatore, che giunge ad una propria conclusione facendo combaciare i vari indizi forniti, senza avere una conferma sulla propria deduzione, anche se alla fine risulta essere la più accettabile. Sebbene le rivelazioni mostrate siano esaustive, rispondendo alle domande sorte durante la visione, ci è sembrato che uscissero dagli schemi iniziali della narrazione: esagerano, ed inseriscono elementi di cui non si fa menzione nel corso della stagione, andando a forzare il finale.

In queste fasi, inoltre, viene introdotto un antagonista, che cerca con insistenza di inserirsi nel cast, ma non vi riesce, essendo stato poco presente sulla scena, riducendosi ad essere solo di contorno e dando la sensazione che sia stato sfruttato solo come espediente per portare avanti la storyline. Il tutto viene però risolto da un finale che ritorna sui propri passi, ed è gradevole e funzionale.
Lost Song cerca in tutti i modi di farci immergere il più possibile in un mondo fantasy, ma se non riesce a farlo del tutto con la narrazione, giunge in soccorso il versante artistico. I disegni sono quasi sempre ben elaborati e puliti, prediligendo un tratto manuale, che fa chiudere un occhio sulle poche imperfezioni che si notano nei campi larghi, e su una computer grafica circoscritta solo alle sporadiche sequenze in cui appare l'orchestra. Attraverso un ottimo utilizzo di luci ed ombre, si crea una giusta atmosfera ad ogni situazione e ambientazione, per darci un maggior senso di immedesimazione negli eventi narrati. Forte anche di un character design che è degno del genere fantastico, e calza a pennello ad ogni ruolo e gerarchia sociale, ma non è rimarchevole: basti vedere la sfavillante armatura del bel Leobolt, con cappa blu, che lo rende il classico principe azzurro; oppure le raffinate vesti del principe Rudo e dei nobili; o il candido ed elegante vestito di Finis, quale simbolo della sua innocenza; per passare a qualcosa di più rustico e meno raffinato, come gli indumenti di Rin e dell'intera compagnia, ideali per intraprendere lunghi viaggi.

Come suggerisce il titolo, Lost Song ruota attorno alle canzoni. Purtroppo siamo rimasti delusi nello scoprire che queste sono solo a fini narrativi: i canti sono prevalentemente i poteri utilizzati dalle protagoniste. Non neghiamo che il nostro desiderio di assistere ad un anime musical era forte, perché avremmo potuto avere una produzione originale e che, nella sua imperfezione, cercasse di esplorare nuovi canoni: ci avrebbe fatto piacere un'alternanza tra canti principali e secondari, in cui questi ultimi avrebbero sia portato avanti gli eventi, sia esposto i sentimenti più reconditi dei protagonisti.

Lost Song Lost Song è una serie che avrebbe dovuto osare di più sia sul versante narrativo che su quello tecnico, per differenziarsi dalla massa. Purtroppo non riesce a farlo, mostrando un cast e una trama poco approfonditi, che avrebbero potuto offrire molto di più, e un colpo di scena inaspettato, eccessivo, ma allo stesso tempo esaustivo. La componente artistica è piacevole, senza troppe sbavature, e con un CGI a dir poco inesistente. Purtroppo, da una produzione che dovrebbe fare delle canzoni il suo fulcro narrativo e stilistico, ne avremmo volute di numero maggiore, anche sulla falsa riga di molti classici Disney.

6.8