Lu e la città della sirene, la recensione del nuovo film di Masaaki Yuasa

A due anni e mezzo dall'uscita giapponese, ecco arrivare in Italia grazie a Yamato Video il terzo lungometraggio anime del regista di Davilman Crybaby.

recensione Lu e la città della sirene, la recensione del nuovo film di Masaaki Yuasa
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Tra gli anime addicted e gli appassionati d'animazione giapponese, il nome di Masaaki Yuasa è praticamente una garanzia. Tra gli autori contemporanei, è tra quelli dallo stile più riconoscibile, che tra serie televisive e lungometraggi prodotti nel corso di un ventennio è evoluto sino al suo perfezionamento in Devilman Crybaby. Gli spettatori occidentali conoscono e apprezzano il talento incommensurabile di Yuasa soprattutto per tre anime, di cui uno è appunto l'opera targata Netflix e basata sull'omonimo manga di Go Nagai. Gli altri due sono gli eccellenti The Tatami Galaxy (2010) e Ping Pong (2014), ma il regista e sceneggiatore giapponese ha all'attivo anche tre lungometraggi cult distribuiti in territorio nazionale e internazionale, ma non in Italia.

L'ascesa e la consacrazione a livello globale con il suo virtuoso, visionario e brutale take dell'opera di Nagai ha però fatto esplodere la fama di Yuasa, tanto da attirare i più curiosi nel recupero parziale o completo della sua filmografia televisiva o cinematografica, partendo da Mind Game (2004) fino a The Night Is Short Walk On Girl e all'oggetto della nostra recensione: Lu e la città delle sirene, uscito in Giappone e in America ormai due anni fa e finalmente pronto ad arrivare in Italia direct-to-video grazie al saggio operato di Yamato Video.

Sulle onde della musica

La storia del film segue la vicenda di Kai, un ragazzo di 14 anni appena trasferitosi da Tokyo a Hinashi, piccolo paese di pescatori dove vive insieme al padre e al nonno. Si ritrova nella cittadina costiera a seguito del divorzio dei suoi genitori, evento che non riesce ancora bene a interiorizzare e a comprendere, specie dopo il repentino addio alla Capitale, alla scuola e ai suoi amici. Non un natural born sad - come direbbero gli americani - ma uno spirito decisamente empatico e inizialmente sofferto, che trova conforto soltanto nella sua musica, nelle proprie composizioni. Proprio questa passione lo porta ad avvicinarsi ai nuovi compagni di classe Yuho e Kunio, che lo invitano immediatamente a far parte della loro band, i Seiren.
Provando in un'isolotto al largo della costa, in un'anfiteatro nel bel mezzo di alcune rovine, i ragazzi attirano con la loro musica l'interesse di una piccola sirena dai capelli acquosi e verdeggianti, Lu, attratta irrimediabilmente dalla forza e dalla vitalità di quei suoni.

Come un pesce all'amo, Lu segue Kai fino a casa e da qui stringono un'amicizia che sembra donare nuovamente il sorriso al quattordicenne, salvo poi l'intervento degli anziani del paese - insieme a sindaco e imprenditori senza scrupoli - che tentano di togliere la ritrovata magia della felicità dall'anima di Kai.

Ci sono storie, sul popolo degli Abissi, che intasano gli incubi di suo nonno e di altri popolani; storie di marinai che raccontano di creature quasi vampiresche che si nutrono di uomini, abitanti dei fondali marini, nascosti alla luce del sole. Vero? Finto? L'amicizia tra Kai e Lu riuscirà ad allontanare pregiudizi e paure e a risanare il cuore di un ragazzo in cerca d'amore e la mentalità retrograda e "doganale" degli abitanti di Hinashi?

La forma valorizza il contenuto

Pur non essendo forse il suo titolo più efficace in termini di narrazione e racconto, la componente marittima e la presenza costante dell'elemento musicale rendono Lu e la città delle sirene un film visivamente nato per permettere a Yuasa di rompere gli argini della sua creatività, di un'irrequietezza artistica che trova corpo e significato nella fluidità delle forme, nella varietà stilistica dell'animazione, mai perfettamente lineare o pulita e sempre sporcata da un'astrattismo di fondo che dona volume e bellezza al progetto.
Curiosamente (ma forse anche un po' intenzionalmente), la storia è accostabile a quella del Ponyo sulla scogliera di Hayao Miyazaki del 2009, che per giunta è anche uno dei lavori del grande maestro dove si osa tendenzialmente di più sulla dinamicità dei tratti, sulla gommosa morbidezza dell'animazione. Questo perché il mare è l'elemento primario di entrambi i film, la sua sinuosità, la sua forza, i movimenti fluttuati e quasi fiabeschi. Comprensibile adattare lo stile al contenuto in tutte e due le opere, chi più chi meno esasperato, ma l'anime di Yuasa co-scritto insieme Reiko Yoshida si presenta davvero come un più laborioso e intrigante Ponyo, un more of the same che trova senso di esistere nel tatto e nel tratto di Yuasa, più che nella storia vera e propria.

Tematiche e contesto sono quasi simili: l'amicizia, l'amore, la famiglia, i legami inter-specie, ma il regista di Crybaby va oltre e spinge molto di più sulla maturità dei suoi protagonisti liceali, lasciando dissolvere intenzionalmente un velo di fanciullezza nell'incalcolabile densità del dramma, qui marcato e discretamente amalgamato con gli spezzoni musicali (e ballati) e i flashback onirici che sembrano quasi dipinti da Gustav Klimt, solo più spogli ma ugualmente potenti.

Arrivando inoltre in un momento storico e politico come quello che stiamo vivendo oggi in Europa, tra scafisti senza scrupoli, un'immigrazione da regolare a livello internazionale e i facili slogan elettorali che sfruttano la vita umana e modificano storie e situazioni per macinare consenso popolare (trovandolo), Lu e la città delle sirene sembra proprio il film adatto a insegnare a piccoli e grandi il valore dell'accoglienza, dell'inclusione, dell'umanità.

Non sempre e non per forza chi viene "dal mare" è un vampiro succhia sangue che vuole trasformare usi e costumi del nostro paese. Magari sono fattori esterni a renderlo pericoloso e incontrollabile; magari è anche colpa nostra, che cerchiamo di sfruttali senza scrupoli per i nostri fini. Yuasa pensa a questo e comprime l'intero impianto narrativo intorno al potere trascinante della musica e della danza, rappresentazione visiva e concettuale di unione, spensieratezza, condivisione, calorosità. Un film liquido e travolgente che si abbatte contro la stoica solidità di alcune idee, tanto in ambito animato quanto in quello sociale. Vale la pena dargli un'occhiata.

Lu e la città della sirene Pur risultando nelle tematiche e nell'evoluzione della storia un more of the same di Ponyo sulla scogliera di Hayao Miyazaki, Lu e la città delle sirene è il perfetto lungometraggio per aiutare il dirompente talento per l'animazione fluida, dinamica e astratta di Masaaki Yuasa a rompere gli argini della propria creatività. La storia d'amicizia tra Kai e Lu è una grande ode all'accoglienza, all'amore e all'amicizia interspecie, un trascinante inno alla musica e alla danza come elementi d'unione, spensieratezza e condivisione in un momento storico dove si innalzano barriere e si ritorna a mentalità "doganali". un film liquido e travolgente che si abbatte contro la stoica solidità di alcune idee, tanto in ambito animato quanto in quello sociale

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