Lupin III: La lapide di Jigen Daisuke, recensione del film su Prime Video

La nostra analisi del mediometraggio diretto da Takeshi Koike e dedicato al pistolero nato dalla matita di Monkey Punch

recensione Lupin III: La lapide di Jigen Daisuke, recensione del film su Prime Video
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Non sono molti i manga o gli anime a poter vantare una popolarità confrontabile a quella raggiunta dal celeberrimo ladro nato dalla matita di Monkey punch. Zenigata, Fujiko, Goemon e soprattutto Lupin III sono personaggi talmente conosciuti e riconoscibili da trascendere i confini del medium di appartenenza, per assurgere a vere e proprie icone della cultura pop in senso ampio. Tra i motivi di un simile successo, forse persino più ampio di quello dei romanzi di Maurice Leblanc ai quali il manga e di riflesso l'anime risultano ispirati, è possibile annoverare la capacità dell'opera di rinnovarsi nel corso del tempo.

Tra le ultime e più apprezzate, ma al contempo controverse, incarnazioni del franchise vi è senza dubbio la serie "Lupin III - La donna chiamata Fujiko Mine" , prequel della prima stagione dedicata alla figura di Fujiko, impreziosito, oltre che da una narrazione matura e da un'atmosfera onirica abbastanza inconsueta per la serie, dall'affascinante character design del celebre Takeshi Koike, in grado di catturare alla perfezione l'essenza originaria del fumetto reinterpretandola in chiave meno scanzonata rispetto a quanto visto nella seconda e terza serie e in molti special successivi nei quali Lupin indossa l'iconica giacca rossa.

Due anni dopo tale esperienza, Koike ritorna a lavorare all'opera di Monkey Punch questa volta occupandosi anche della regia e dando vita ad un mediometraggio, dal titolo "Lupin III - la lapide di Daisuke Jigen", destinato a comporre una trilogia dedicata ai tre compagni d'avventure del ladro gentiluomo.

Da ladri a bersagli

I tre film in questione sono disponibili per lo streaming gratuito su Amazon prime video, piattaforma tramite la quale è possibile reperire anche il primo film in CGI dedicato al ladro gentiluomo (leggi qui la nostra recensione di Lupin III The First. Spronati dall'entusiasmo di riassaporare le atmosfere Lupin III - La donna chiamata Fujiko Mine, con la speranza di fruire di un prodotto caratterizzato dalla medesima cura dal punto di vista artistico e narrativo, abbiamo visionato il primo film diretto dal regista di Redline, per scoprire questi sia riuscito nell'intento di rendere giustizia ad uno dei franchising più longevi e apprezzati della storia dell'animazione giapponese, trasformando l'ennesima incarnazione dell'opera di Monkey Punch in prodotto meritevole di interesse.

I primi fotogrammi del film mostrano Lupin III e l'amico Jigen, intenti, come di consueto a progettare un furto di un oggetto dal valore inestimabile, stavolta rappresentato da una pietra preziosa conosciuta con il nome di "Piccola Cometa" e custodita dalla nazione immaginaria della Dorea dell'Est.

A frapporsi tra il recupero dell'agognato bottino e i due ladri non è però soltanto uno dei sistemi penali più efficienti al mondo, in grado tramite il suo corpo di polizia di azzerare quasi del tutto il tasso di criminalità locale e di dare del filo da torcere persino alla proverbiale abilità di Lupin, ma l'entrata in scena di Yael Okuzaki, un cecchino dotato di mira apparentemente infallibile e talmente sicuro dei propri mezzi da costruire una lapide per le proprie vittime ancor prima che queste diventino tali. Yael, per motivi inizialmente non meglio precisati, ha costruito una lapide per Jigen, e il tentativo di entrare in possesso della piccola cometa si trasforma ben presto in una fuga serrata da un nemico apparentemente invincibile.

Ad arricchire un intreccio non particolarmente complesso ma funzionale, sullo sfondo del quale si staglia la tematica geopolitica del conflitto tra la Dorea dell'est e quella dell'Ovest, contribuisce l'immancabile quanto ambigua richiesta d'aiuto da parte di Fujiko , chiamata a recitare ancora una volta, almeno in apparenza, la parte della donzella in pericolo, alla quale Lupin, senza curarsi della abituale riluttanza di Jigen, non riesce a mostrarsi indifferente, lanciandosi in una missione di salvataggio, nonostante si trovi insieme al compagno ad essere braccato da un cosi temibile assassino.

I soliti (anti) eroi, la medesima storia

La tensione emotiva generata dallo scontro, fisico e psicologico tra Yael e i due antieroi è posta al centro della narrazione insieme all'istaurarsi del rapporto di profonda fiducia e stima reciproca che lega Lupin e Jigen già a partire dalla prima serie anime rispetto alla quale gli eventi del film risultano antecedenti.

Tali motivi si presentano nel corso dei 51 minuti che compongono la durata del film diretto da Koike, tramite un campionario di situazioni e schemi ricorrenti tipici della saga di Lupin terzo dalle quali risulta tuttavia escluse quelle che tradizionalmente coinvolgono Goemon Ishikawa e gli iconici inseguimenti ad opera di Zenigata, vero grande assente dell'opera, ma la cui presenza avrebbe rischiato probabilmente di sottrare spazio allo svolgimento della trama.

A non mancare l'appuntamento con le luci della ribalta è invece la provocante Fujiko, le cui conturbante bellezza è messa letteralmente a nudo in occasione di una circostanza alquanto particolare nella quale la donna si trova suo malgrado coinvolta, generando una sequenza in grado di catturare l'attenzione non soltanto per la dose di fanservice , ma per un particolare senso di inquietudine e straniamento. Complessivamente la figura di Fujiko non è però valorizzata, ma non possiamo citare tale elemento come un difetto vero e proprio, ma limitarci a prendere atto della scelta focalizzare la narrazione maggiormente sui personaggi di Jigen e Lupin III.

Direttamente collegata a introspezione e caratterizzazione di personaggi è la durata dell'opera che consta di un minutaggio troppo ridotto per offrire alla narrazione un respiro propriamente cinematografico che consenta di approfondire o valorizzare maggiormente storia e personaggi.

Preso atto di ciò, e dei limiti intrinseci di una forma che avvicina l'opera più ad un episodio allungato o alla somma di due episodi, come peraltro suggerisce anche la divisione del mediometraggio in due parti, è possibile sottolineare che durata e ritmo dell'opera risultano abbastanza adeguati agli intenti e finalità della stessa.

Ritorno alle origini o nuovo inizio?

A differenziare l'opera dalla gran parte dei film e degli speciali dedicati al personaggio di Monkey Punch è però il modo in cui l'abituale copione si svolge, la caratterizzazione dei personaggi e soprattutto l'atmosfera generale.

Koike decide infatti di allontanarsi nettamente dai toni leggeri di una certa parte della produzione animata relativa a Lupin III optando per una narrazione generalmente più matura, intrisa di un certo sentore noir, che esalta aspetti pulp e dona quel retrogusto di cinismo gli affezionati al manga o alla prima serie animata non faranno fatica a riconoscere.

Nonostante l'opera di parziale rilettura appena descritta, è bene sottolineare che i personaggi non hanno subito particolari stravolgimenti, mantenendo i consueti elementi di caratterizzazione che li contraddistinguono e non rinunciando ad una certa dose di humor pur non rendendone preponderante la presenza.

Se dunque i protagonisti sono comunque quelli che abbiamo imparato a conoscere nei quasi cinquant'anni di storia del franchising, anche l'antagonista rientra a pieno nella tradizione di villain carismatici e sopra le righe inaugurata dal celeberrimo Pycal (Whisky nel primo doppiaggio italiano). La caratterizzazione del personaggio è abbozzata ma funzionale allo svolgimento della trama.

Il vero fiore all'occhiello dell'anime è evidenziato dallo splendido comparto artistico. Il tratto sporco eppure dettagliato, la dominante fredda dei colori e un certo gusto barocco risultano il complemento perfetto alla veste stilistica che il film eredità dalla serie anime incentrata su Fujiko Mine, privilegiando però l'azione pura rispetto alla componente surrealista e onirica della serie. La medesima cura riposta nei disegni interessa anche l'aspetto tecnico, che sfoggia animazioni di livello eccellente a cura dello studio Telecom Animation Film, affiancate dalle musiche di James Shimoji.

Lupin III - La lapide di Jigen Daisuke Pulp, cupo e dotato di quel particolare fascino magnetico che solo un antieroe propriamente detto può esercitare, a riconoscere il Lupin di Koike saranno non soltanto coloro i quali si siano accostati alla serie Lupin III - la donna chiamata Fujiko Mine, ma anche i lettori del manga originale o i cultori della prima serie TV. Benché la trama non possa certo dirsi innovativa, ma soltanto sufficientemente adeguata al genere di appartenenza, "Una lapide per Daisuke Jigen" è una visione obbligata per i fan, oltre che un ottimo punto di ingresso per i nuovi appassionati.

7.5