Lupin III: La pietra della saggezza, Recensione del primo film della serie

Il primo film del franchise, datato 1978, è un concentrato che racchiude il meglio di Lupin, intriso di una gradevole regia e un tratto retro.

recensione Lupin III: La pietra della saggezza, Recensione del primo film della serie
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La serie anime di Lupin III include anche una lunga sfilza di pellicole, rilasciate nel corso degli anni di serializzazione delle prime iterazioni dell'opera animata ispirata al manga di Monkey Punch. Lupin III: La pietra della saggezza è proprio il primo lungometraggio dedicato alle avventure del ladro gentiluomo, datato 1978 e diretto da Soji Yoshikawa per la Tokyo Movie Shinsha. Questo film sarà trasmesso oggi, sabato 10 febbraio, a partire dalla seconda serata su Italia 2 - precisamente dalle 23.05, al termine della messa in onda del consueto film della prima serata del sabato. Abbiamo quindi colto l'occasione per spendere due parole sul primo dedicato alle gesta di Lupin e dei suoi compagni di avventura.

Il segreto dell'immortalità

Con una lunga, lenta ed estenuante sequenza iniziale, assistiamo all'impiccagione di un uomo misterioso, che finisce appeso per il collo senza un motivo apparente. Soltanto in seguito apprendiamo che l'identità dell'impiccato, emersa grazie a una corrispondenza tra i due DNA, risponde a un nome ben noto... Lupin! Proprio così, apparentemente il nostro protagonista è morto e l'ispettore Zenigata si reca personalmente in Transilvania per accertarsi della dipartita della sua più grande nemesi: tuttavia, il vero Lupin è vivo e vegeto e lo ritroviamo coinvolto in un furto (ovviamente) all'interno della Piramide di Cheope, con l'obiettivo di rubare una pietra preziosa che ha promesso di donare alla bella e sensuale Fujiko. Ma, come accade per tutte le grandi storie di Lupin, dietro questi eventi si nasconde una minaccia ben più grande a tirare le fila del racconto: la donna di cui Lupin è da sempre innamorato cela in realtà un pericoloso legame con un individuo che le ha commissionato il furto della suddetta pietra - operazione che lei ha a sua volta rigirato a Lupin, forte del fatto che il ladro non riesce a dirle di no.

Ancora una volta, quindi, sarà il fascino da femme fatale che la ladra esercita sul nostro eroe a scatenare le premesse di questa avventura, non senza minare il rapporto tra il protagonista e i suoi due soci, Daisuke Jigen e Goemon Ishikawa, che sin da subito non vedono di buon occhio il fare felino e sibillino di Fujiko. La donna, infatti, è braccata dal misterioso Mamo, un essere minuto e dalle fattezze grottesche - una specie di piccolo folletto dalla pelle blu - che crede di essere in possesso di poteri divini e soprannaturali, nonché di conoscere la formula per l'immortalità, alla quale pare sia collegata la pietra misteriosa che Lupin ha rubato. Avremo modo di scoprire come la concezione dell'immortalità per Mamo sia strettamente connessa al concetto di clonazione, una dinamica che ci permetterà di scoprire i retroscena del curioso incipit in cui abbiamo assistito alla "morte" di Lupin: da qui, dunque, inizierà una corsa contro il tempo per prevenire i piani dell'antagonista, sul cui sfondo è compreso finanche un disastro nucleare.

Il meglio di Lupin

Una narrazione non proprio serrata, caratterizzata dai consueti cliché che pongono l'opera di Monkey Punch costantemente a cavallo tra il comico e il noir/poliziesco, fa da contraltare al solito, intrigante immaginario di Lupin III in questa prima pellicola dedicata al ladro gentiluomo.

Il plot di base - che, come al solito, per il protagonista poggia sul voler soddisfare una richiesta di Fujiko, ritrovandosi coinvolto in eventi molto più grandi di lui - non è originalissimo, ma è impossibile non voler bene a Lupin e alle sue immancabili gag comiche, alla sua estenuante e passionale ossessione per Fujiko, alla proverbiale flemma tutta nipponica di Goemon e al burbero Jigen, qui messo leggermente in secondo piano (insieme al samurai discendente della famiglia Ishikawa) rispetto alla figura del nostro eroe, al suo rapporto morboso con l'amata e al curioso, enigmatico villain proposto da La pietra della saggezza.

Chiude il quadro anche il solito accompagnamento sonoro altamente iconico, unito a un tratto estetico decisamente e piacevolmente retro (era pur sempre il 1978), estremamente vicino allo stile originale del manga di Monkey Punch e con un character design che possiamo reputare superiore a diverse iterazioni moderne del franchise. Lupin III: La pietra della saggezza è anche un'opera piuttosto matura, caratterizzata da una regia a tratti ricercata e che ben bilancia i momenti più leggeri con altri caratterizzati da un tono più adulto, come le sequenze che ritraggono Fujiko in tutta la sua sensualità, molto spesso completamente priva di vestiti o colta in atteggiamenti piuttosto succinti nei confronti di Lupin: in ogni caso, complice anche un doppiaggio che (per toni di voce e adattamento) ci sembra rivolto maggiormente a un pubblico più giovane, La pietra della saggezza evidenzia un'anima divisa a metà, figlia probabilmente dell'epoca di riferimento, divisa tra il volersi proporre a un target più ampio e il voler comunque rimanere un prodotto con una sua identità, matura e intrisa di un'atmosfera noir d'altri tempi.

Lupin III Lupin III: La pietra della saggezza è uno di quei pezzi che non dovrebbe mancare nel background culturale degli appassionati di un franchise come quello di Monkey Punch. Già solo l'essere la prima pellicola della serie attribuisce alla pellicola un'aura piuttosto sacrale e storica, ma ad accrescerne il valore sopraggiungono l'ottima regia e il character design che (con la sua estetica retro) si dimostra particolarmente efficace e probabilmente superiore di gran lunga anche alle incarnazioni più moderne del franchise. Certo, la trama non è proprio originalissima, ma poggia sulla solita, grande caratterizzazione dei protagonisti, sulle immancabili gag comiche che coinvolgono il protagonista e sulla solita atmosfera costantemente a cavallo tra il serio e il faceto.

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