Maboroshi Recensione: su Netflix un anime che lascia il segno

Il nuovo film scritto e diretto da Mari Okada ci accompagna in una cittadina dove lo spazio e il tempo si sono fermati, tra emozioni e riflessione.

Maboroshi Recensione: su Netflix un anime che lascia il segno
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Una piccola cittadina del Giappone è scossa da un grave incidente che coinvolge l'acciaieria locale, che cambia per sempre lo status quo della comunità. In seguito a quel drammatico evento infatti il tempo per gli abitanti sembra essersi fermato e restano inoltre bloccati, intrappolati all'interno di quelle strade che conoscono fin dall'infanzia. Senza più la possibilità di crescere e di visitare il mondo esterno, il quattordicenne Mamasume Kikuiri e i suoi compagni di scuola trascorrono le giornate le une uguali alle altre, prive di quel minimo stimolo che possa spingerli verso nuove senzazioni.

Ma ben presto in Maboroshi il giovane protagonista è destinato a un incontro che gli cambierà la vita e su invito della coetanea Matsumi Sagami fa la conoscenza di Itsumi, una bambina che a differenza degli altri invecchia; la piccola è reclusa all'interno dell'acciaieria proprio per ordine del subdolo capo-cantiere, secondo la quale è al centro di una profezia dal quale potrebbero dipendere le sorti dell'intera comunità. Mamasume e Matsumi risulteranno determinanti per scoprire cosa sia realmente accaduto al luogo in cui vivono e l'identità di quella misteriosa ragazzina così diversa da tutti loro.

Maboroshi: voglia di crescere

Non è un caso che in buona parte dei film d'animazione provenienti dal Sol Levante nell'ultimo decennio si respiri ancor maggiormente un senso di perdita e di smarrimento, memore di quella tragedia, l'ennesima nella sua storia, che il Paese si è trovato ad affrontare dopo il catastrofico terremoto / tsunami del 2011.

Soltanto pochi mesi fa Makoto Shinkai aveva espresso la catarsi nel suo ultimo lavoro - recuperate qui la nostra recensione di Suzume - ed ecco ora arrivare nel catalogo di Netflix, come original, un nuovo titolo che esplora ulteriormente quel lutto nazionale, qui rivisitato in un'ottica più intimista ma non meno struggente, trasformando quel microcosmo di abitanti in una sorta di specchio dell'intero Giappone.
Sin da subito lo spettatore si accorgerà di come l'anima fantastica sia al servizio di uno sguardo riflessivo, con il pathos romantico e melodrammatico che emerge progressivamente con lo scorrere dei minuti, lasciando che il sovrannaturale prenda sempre di più il sopravvento per restituire quello slancio emozionale che, soprattutto nella seconda metà, diventa preponderante, con un finale ad hoc accompagnato dalla solenne e struggente colonna sonora di Masaru Yokoyama.

Un percorso di formazione multiplo, che pur adottando il punto di vista del personaggio di Mamasume riesce a donare la necessaria personalità non soltanto alle due controparti femminili, ovvero l'affascinante Matsumi e la misteriosa Itsumi, ma anche le numerose figure secondarie che compongono la cerchia di studenti delle superiori, costretti a restare per sempre eterni quattordicenni per via di un qualcosa di inspiegabile che segnerà forse permanentemente il loro destino.

Il mondo che vorrei

Laddove il ricordo e l'illusione combaciano con la realtà, Maboroshi cerca e trova la sua cifra stilistica e se dal punto di vista dell'animazione e della caratterizzazione dei personaggi si rivela assai convincente, l'interazione di questi con gli sfondi spesso creati digitalmente non è sempre perfettamente alchemica, con alcune sequenze dove si nota uno stacco troppo netto.

Niente che possa compromettere il lato estetico di un'operazione che sa come cuocere a puntino la storia alla base, per poi preparare il campo a quella "resa dei conti" finale, intrisa di speranza e amarezza al contempo, all'insegna del "cogliere l'attimo" e "vivere il momento", costi quel che costi.

Ma Maboroshi è anche un'amabile love-story che travalica il tempo e lo spazio, a spasso tra le dimensioni in una continua rincorsa nel tentativo di arrivare alla fine di quell'inverno apparentemente immortale e riassaporare il caldo estivo, ormai soltanto un lontano ricordo nella memoria di questi individui fermi e persi in un limbo. Limbo destinato a essere infranto dalla forza di un amore dirompente che come un treno non si fermerà davanti a niente e nessuno.

D'altronde la regista e sceneggiatrice Mari Okada ci aveva già sorpreso positivamente in passato - tra i tanti ecco qui la nostra recensione di A Whisker Away - e qui non fa che confermare i tratti distintivi del suo cinema, sempre sospeso sulle ali di un sogno che anche nelle sue note più cupe vanta sempre una luce in grado di squarciare quel velo di tenebra.

Se volete scoprire altri anime recentemente arrivati nel catalogo della piattaforma di streaming, recuperate la nostra rubrica sulle uscite anime Netflix di gennaio 2024.

maboroshi Un drammatico incidente a un'acciaieria provoca una serie di eventi inspiegabili che fermano il tempo e lo spazio di una piccola cittadina, con i residenti che smettono di invecchiare e si ritrovano impossibilitati ad uscire dai confini locali. Due quattordicenni e una bambina che ha il dono di crescere saranno determinanti per cambiare il corso delle cose. Maboroshi è un anime che si inserisce pienamente nella tradizione moderna, figlio del cinema di Makoto Shinkai ma capace di reggersi sulle proprie gambe grazie a una storia che, soprattutto nell'ultima parte, si avvolge di una potente carica emozionale, con un vero e proprio crescendo nella mezzora conclusiva. I primi amori vanno di pari passo con il senso della perdita, in un racconto che Mari Okada mette in scena con ispirazione, nonostante qualche parziale sbavatura qua e là che ad ogni modo non inficia il piacere della visione.

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