Macerie Prime: la recensione del nuovo libro di Zerocalcare

L'amatissimo fumettista romano torna in libreria con Macerie Prime, un'opera che parla della ristrutturazione della coscienza, tra demoni e amicizia

recensione Macerie Prime: la recensione del nuovo libro di Zerocalcare
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Non è facile affrontare la vita. Specie per le generazioni dagli anni '80 in su, questo angusto, buio e lungo corridoio pieno di ostacoli, dove crescita personale e successo lavorativo entrano in attrito con un vento contrario, risulta sempre più difficile da percorrere, psicologicamente stancante. È come camminare con i pesi da allenamento di Goku o Junior attorno alle caviglie, rappresentati idealmente da ogni problematica generale e personale, mentre le solide mura che credevamo proteggerci vanno restringendosi a ogni passo, aumentando la pressione e la fatica del nostro viaggio. Il tragitto sembra poi privo di bivi importanti, perché ogni deviazione ricondurrà presto sulla via principale, quella più difficile. Però in tutto questo è essenziale ricordarsi di non partire da soli, così da fare squadra, per supportarsi e sopportarsi, un miglio alla volta, per arrivare insieme alla fine, anche se questo comporterà inciampare e ferirsi, sentirsi schiacciati da quelle sempre più strette pareti e venire lasciati indietro per essere poi ritrovati. La strada è una e la percorriamo tutti, anche il buon Michele Rech, in arte Zerocalcare, che con il suo nuovo fumetto, Macerie Prime, torna a raccontare in primis se stesso e poi gli altri, nel suo ormai classico ma esemplare stile caricaturale e ironico, intriso però di profonda riflessione personale e sociale, dalle tematiche solide e genuine, intellettualmente dirompenti.

Distruggere per ricostruire

Una regola probabilmente mai scritta ma essenzialmente risaputa da ogni narratore di vita che si rispetti è questa: per raccontare il mondo, racconta prima te stesso. E dal 2011 ad oggi, Zerocalcare è riuscito a intrappolare perfettamente le sue esperienze personali in un gioco di ponderazione che ha abbracciato sempre di più l'elemento analitico della persona e della società, arrivando a costruire un suo universo fumettistico fatto di auto-critica ed esasperazione dei suoi vizi e delle sue virtù, a lui quindi totalmente simpatetico. Se così nella Profezia dell'Armadillo introduceva la sua coscienza, fatta di paure e insicurezze, rappresentata appunto dall'animale che dava il titolo all'opera, nella stessa tentava anche di riflettere sulle tematiche dell'incomprensione e dell'anoressia, toccando al contempo vette assolute di ironia e profondi ma illuminati abissi critici, parodizzando per farlo molti personaggi mainstream del cinema o dei videogiochi. Uno stile che, per fortunata, è riuscito a mantenere interessante e vivo nel corso degli anni, approdando addirittura al reportage di guerra con lo splendido Kobane Calling, probabilmente il suo lavoro più maturo e complesso, che lo ha visto in prima linea in territorio curdo. Tornando adesso nelle librerie, l'autore di Rebibbia ha voluto però raccontare dopo il bel Dimentica il mio nome (dedicato alla famiglia) un altro importante pezzo della sua vita, che sono gli amici; e tra matrimoni e lavoro, Zerocalcare ha saputo rigettare su carta tutte quelle paure, quei demoni, che affliggono un po' tutti noi, mostrandone astrattamente la genesi proprio attraverso i suoi compagni di viaggio, che vanno dal Secco a Sarah fino Deprecabile.

Con le opere di Rech non è mai esattamente chiaro il confine tra immaginazione e realtà, ma è certo che la miscela che ne viene fuori è di una potenza emotiva stringente, intesa come urgente, di necessaria esternazione. I suoi fumetti sembrano infatti essere figli di un impellenza psicologica pressante, da riversare canalizzata e strutturata in quella gabbia di vignette, così da renderci partecipi della sua vita e contemporaneamente spurgarsi da solo la coscienza, in un flusso narrativo privo di un focus ben preciso ma dall'impianto pop-induttivo impeccabile, che va cioé a cogliere gli aspetti generali di una o più problematiche partendo da esempi particolari, in questo caso dai drammi esistenziali dei suoi compagni. Lo fa come se fosse cosa di tutti i giorni riuscire a descrivere in modo così preciso, articolato, divertente e sentimentale innumerevoli generazioni di bozzoli che tentano disperatamente di divenire farfalle, mettendo inoltre al centro di questa analisi tutta la sua vita e le sue certezze, distruggendole, radendole al suolo e trasformandole in macerie, le prime dalle quali ripartire per ricostuire la propria coscienza.

Il Guardiano

Gli amici, quelli veri, i cosiddetti "pochi ma buoni", sono come una famiglia, ed è quindi ovvio che i loro drammi ricadano anche sulle nostre spalle. Nel caso di Zerocalcare, tra viaggi di lavoro e assenze personali, rivedere la combriccola di sempre riunita insieme per un "bando" è motivo di dialogo e confronto, che porta però a una verità agrodolce: nel raffronto ci sono ormai più divergenze che punti di contatto, e tra i suoi compagni Zero è l'unico a uscirne economicamente con meno ossa rotte. Lui fa i disegnetti, incassa bene e vive in una casa spaziosa dove "funziona anche la caldaia", ma gli altri no.

Certo, l'Amico Cinghiale, ad esempio, è molto maturato e divenuto adulto, il che rende 'Calcare abbastanza sgomento se pensa alla sua esistenza fatta di plumcake, copertine e serie TV, ma è il lavoro a mancare, proprio come a Sarah. E poi c'è Secco, adesso "preciso" a causa di un cambiamento importante, per non parlare del disastroso rapporto di coppia di Katja e Deprecabile. Un piccolo universo, insomma, fatto di equilibri sottili pronti a spezzarsi, aprendo la strada ai demoni di cui sopra, in agguato in attesa di rubare un pezzetto di oguno di loro, lasciando poi un vuoto incolmabile. Ma Zero è preparato, e a difesa di un cuore martoriato da accolli, sofferenze, debiti morali e ricordi ha infatti messo un guardiano, spada di luce contro l'oscurità, protettore della Barriera Pulsante. E prima di una svolta radicale del suo Io subconscio, Zero assisterà protagonista e inerme a un attacco diretto al suo Motore, giungendo infine a una nuova epifania.

Macerie Prime è Zerocalcare che si mette nuovamente a nudo, raccontando dubbi e paure, ulteriori fasi della sua crescita e una formazione "professionale" avvenuta sulla strada, in compagnia degli storici amici di una vita. Un piccolo viaggio all'interno della mente dell'autore romano che si fa volontariamente e tematicamente collettivo, toccando corde importanti ed emozionando per l'innata capacità di descrivere così sinceramente e in modo divertito un mondo sociale tanto difficile e lotano da idealisti e sognatori, realmente spietato, tanto che dopo questa lettura sarà il caso di cominciare a pensare a un Guardiano del Cuore anche per noi.

Zerocalcare Raccontando sempre prima l'esperienza vissuta per poi metterla - tra immaginazione e realtà - al servizio di un'analisi etico-sociale esemplare, con questo Macerie Prime Zerocalcare tenta un'opera di decostruzione e ristrutturazione della propria coscienza, esternando demoni generazionali così da esorcizzarli, ridendone ma approfondendone anche la genesi. In compagnia dei suoi amici di sempre, l'autore di Rebibbia ci regala un altro libro emotivamente sontuoso, forse il suo più personale, ulteriore e importante gradino di un'appurata maturità stilistica completa e sempre affascinante. Zerocalcare è ormai un narratore a tutto tondo, capace di stritolare il cuore in una morsa di commozione e angoscia per poi liberarlo regalando una risata mai fuori luogo. Un'artista che si rivela essere, anno dopo anno, sempre più incredibile e intellettualmente onesto, fedele alla sua arte e al mondo di periferia, borgata e centri sociali che ama e descrive. Ed è forse questa sincerità a renderlo sempre così genuino e saggio.

8.5