Macerie Prime - Sei mesi dopo, la Recensione del nuovo fumetto di Zerocalcare

L'autore di Rebibbia torna con la seconda parte del suo racconto generazionale, intimo e profondo, divertente e stratificato

recensione Macerie Prime - Sei mesi dopo, la Recensione del nuovo fumetto di Zerocalcare
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I cambiamenti esistono e avvengono in tempistiche assolutamente relative per ognuno di noi, esattamente come fossero dei fulmini. Prendiamo ad esempio l'amatissima Rebibbia di Michele Rech, in arte Zerocalcare: in un giorno cupo e grigio, mentre l'autore sta mangiando dei plumcake, vede un fulmine fendere lo stesso cielo poi riproposto nei suoi colori spenti in Macerie Prime - Sei mesi dopo da Alberto Madrigal. È in atto un mutamento, e il punto zero è proprio quel fulmine. Esiste ed è in divenire, ma non è ancora qui. Per capire quando arriverà, però, si possono iniziare a contare i secondi di distanza che separano il fulmine dal rombo del tuono, dividendo poi la somma per tre per capire l'esatta distanza del fulmine, che sarà relativa a seconda che si viva a Rebibbia o ai Parioli, proprio come i cambiamenti. Per molti giungono prima, per altri dopo e per qualcuno addirittura mai, ma variazioni o rinnovamenti sono parte integrante della vita, anche in termini di speranza per il futuro. È naturale attenderli come è naturale temerli, e sembra proprio che le ultime generazioni italiane vivano in bilico su un filo sottile sospeso nel vuoto, tentando di andare avanti e impegnandosi -chi più, chi meno- al massimo delle loro possibilità, anche se poi quel filo sembra interminabile e la sponda opposta, sinonimo di stabilità, sempre più lontana. Molti sono soli lì, in bilico sul nulla, in compagnia solo di coetanei e nuovi arrivati, pronti a togliersi le scarpe e a studiare il proprio baricentro, ma altri hanno alle spalle famiglie e amici che fanno il tifo per loro, che tentano di aiutarli come possono, ed è questo il grande valore aggiunto che Zerocalcare ha cercato di raccontare in Sei mesi dopo: l'importanza del gioco di squadra, così da dare ancor più significato e coerenza alla prima, incredibile parte del suo fumetto generazionale.

La caduta del "e 'sti ca**i!"

Dove eravamo rimasti? Dopo la partecipazione degli amici di una vita di Zero al Bando della Regione Lazio, speranzosi di ottenere un lavoro finalmente gratificante che possa aiutarli a sostentarsi senza troppo soffrire, sono cominciati gli screzi. Katja e Deprecabile hanno capito di essere arrivati alla fine del loro lungo rapporto, soprattutto a causa del desiderio di maternità della prima; Amico Cinghiale è diventato papà, scoprendo parti del suo carattere incredibilmente agli antipodi rispetto al suo classico amore per il sesso; Secco insegna alle elementari nonostante i suoi casini con la legge e Sarah, per dirlo in dialetto, "rosica", anche se almeno sentimentalmente ha trovato la sua Sailor Uranus con cui condividere piaceri e difficoltà. È un po' tutto sottosopra, specie poi dopo la caustica sfuriata di Zero a tutti i suoi amici che ha ribaltato apparentemente la sua coscienza, rinchiudendo Armadillo nei meandri bui del subconscio e dando il benvenuto al Panda, personalizzazione cartoonesca ed esplicativa del "e 'sti ca**i" calcariano. A sette anni di distanza dalla sua ascesa nel panorama fumettistico internazionale (perché sì, Zerocalcare è tradotto e amato anche in altri paesi europei e in America), oggi Michele Rech è ancora uno dei pochi autori a rimanere fedeli al proprio stile, evolvendo e modificando certamente parti del linguaggio e modificando tratti del suo disegno, ma adoperandosi puntualmente per non tradire un certo tipo di narrazione, fatta di cinismo e sarcasmo, citazioni delle cultura pop anni' 80 o contemporanea e di un utilizzo del dialetto estremamente funzionale. Se poi in Dimentica il mio nome c'era un racconto intimo e profondo della propria famiglia - come dicevamo già nella recensione di Macerie Prime -, nel suo ultimo lavoro traspare invece la volontà di concentrare gli sforzi sull'importanza dell'amicizia e dei legami, che in Sei mesi dopo sono più centrali e decisivi che mai. Inserita così in un quadro generale, la prima parte dell'opera assume adesso una valenza propedeutica, preparativa alle conseguenze delle proprie scelte, alla sostituzione di una forte armatura coscienziosa con una leggera pelliccia bianca e nera, paradossalmente più impossibile da penetrare dalle armi dell'intelletto e della psicologia ma aperta a danni interni, auto inflitti.

Sostanzialmente è una sfida tra l'essere caratterialmente sfigati e inermi e l'apparire invece come "degli stronzi", come ci spiega Zero, fedeli alla sacra scuola del menefreghismo e del farsi i fatti propri.
Per questo non vede da 6 mesi i suoi amici dopo il litigio, ma nel momento di conoscere la sua nipotina, la figlia di Cinghiale, Calcare si presenta differente, "come uno che ha imparato a campare", dice, fintamente cortese, ottimista, riconoscente e modesto; un segno della sconfitta della sfiga, anche se poi in quarta di copertina riecheggia la domanda: "Chissà se sono più le cose che guadagni o quelle che perdi, quando impari a campare?".

Come Julian Ross

In questo racconto profondo si perde però una certa introspezione rispetto a Macerie Prime, dato che gran parte del libro è dedicato più ai suoi amici che a se stesso, ai loro drammi e alle loro insicurezze, motivo che rende Sei mesi dopo, come spiegavamo, la storia generazionale in cui proprio Katja, Deprecabile o Sarah rappresentano tutti quei giovani, quarantenni o ventenni che siano, camminare sul quel filo sottile, tremanti e con la sconfitta negli occhi.
La dimensione intima ed emotivamente dirompente si recupera poi nello sviluppo della trama, quando si capisce come il nucleo centrale di Un cerchio della vita divenuto Catena di Sant'antonio, con intere persone bloccate o cullate dalla grande nemica (La Crisi) sia La Squadra del cuore, il sentirsi parte di qualcosa di grande e importante, di qualcosa di unico. Un senso di appartenenza che induttivamente porta dei problemi personali su di un terreno più ampio, dove il proprio grido d'aiuto può essere sentito e dove c'è sempre qualcuno pronto a tendere un mano, anche se magari è ugualmente frammentato o scheggiato dentro.
Perché l'importante, in definitiva, è tenersi stretti ciò che conta per affrontare il baratro ed evitare di guardare in basso.

Zerocalcare Zerocalcare ci ha regalato un grande racconto generazionale a fumetti, ricco di tatto e intimità, cinismo e ironia. È uno spaccato sociale incredibilmente elaborato nella sua volontà di risultare al contempo divertito e drammatico, capace di bilanciare complesse riflessioni psicologico culturali con il solito mix cartoonesco e sarcastico ormai riconoscibile e amato. È una storia che appartiene a tutti e che vuole abbracciare soprattutto i lettori che si identificano nelle problematiche di Amico Cinghiale, Katja o Deprecabile. Macerie Prime - Sei mesi dopo è una testimonianza romanzata a fumetti di un senso di colpa troppo grande, della paura che un cambiamento non arrivi mai, della sensazione di vuoto che ormai giovani o quarantenni sentono alla bocca dello stomaco. Ma è anche un bellissimo gesto d'amore rivolto a noi tutti, atto a ricordarci l'importanza dei veri affetti e la calda sensazione di sentirsi parte di una squadra. Profondo, toccante, irriverente e dallo stile impareggiabile: in una parola, magnifico.

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