Maquia: la Recensione del film di Mari Okada

Koch Media e Anime Factory distribuiscono in home video Maquia: Decoriamo la mattina dell'addio con i fiori promessi.

recensione Maquia: la Recensione del film di Mari Okada
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La filmografia giapponese, emancipatasi ormai da una certa tendenza che oseremmo definire "Ghiblidipendente", sembra sempre più in grado di reggersi sulle proprie gambe. Lo dimostrano uscite prettamente pop (dallo spettacolare Dragon Ball Super: Broly all'imminente ONE PIECE Stampede), se vogliamo giocare in casa Koch Media, e ovviamente lo dimostrano anche autori super affermati come Makoto Shinkai (a novembre tornerà in sala il suo recente lavoro, che potete approfondire nella nostra recensione di Weathering With You) o indipendenti come Mamoru Hosoda, che ha firmato lo splendido Mirai. Poco più di un anno fa, invece, esordiva alla regia Mari Okada, prolifica autrice di anime in TV (ha diretto la series composition di prodotti come Anohana, Dragon Pilot e Black Butler II), timida firma già comparsa al cinema (ha realizzato lo screenplay di Cinnamon The Movie, The Anthem of the Heart, Her Blue Sky e Kimi dake ni Motetainda).

Nel 2018, invece, ha scritto e diretto per la prima volta un film intitolato Maquia: Decoriamo la mattina dell'addio con i fiori promessi. Un viaggio intenso e delicato in un mondo fantasy fortemente ispirato, ma soprattutto un prodotto che sancisce un debutto in qualità di director decisamente importante: Maquia non è giunto, purtroppo, nelle nostre sale cinematografiche, ma i ragazzi di Anime Factory ne hanno raccolto la licenza per una distribuzione italiana in formato home video. Disponibile sia in DVD che in Blu-Ray, segnaliamo soprattutto che Maquia è disponibile in Ultralimited Edition, un formato sontuoso ed elegante che andremo ad analizzare in calce a questa nostra recensione del film di Mari Okada.

L'amore di una madre

C'è un elemento che il cinema d'animazione giapponese ha fatto suo, stringendoselo al petto come un tesoro prezioso da conservare e preservare: i sentimenti. Ma soprattutto l'amore, inteso in tutte le sue forme. Maquia è una storia d'amore, di appartenenza, ma anche di addii e rimpianti. Un'altalena di emozioni che gira su se stessa e ci travolge con prepotenza, facendoci vivere l'avventura incredibile di una madre e suo figlio.

Ma andiamo con ordine. La sensei Okada dipinge un mondo di stampo medievale fantasy, in cui non è troppo difficile riconoscere l'influenza di immaginari del calibro di Final Fantasy o Dragon Quest. Gli Iorph sono un popolo misterioso e millenario, un gruppo di individui dalla pelle e dalle vesti candide, ornati di capigliature dorate e sguardi innocenti. Non sono ben chiare le loro origini né ci vengono fornite spiegazioni sufficienti a definire il loro status quo: sono creature mitiche, leggendarie, fuori dal tempo e incapaci di invecchiare. Il loro compito nel mondo, esiliati in un paradiso etereo e lontano dal resto dell'umanità, è catalogare le cronache del mondo tessendo degli speciali arazzi chiamati Hibiol. La loro leggenda, la capacità di poter vivere anche centinaia di anni e i segreti che li legano alle memorie del tempo rendono gli Iorph un popolo temuto dai più deboli e bramato dai più potenti. Non di meno, gli Iorph si autoimpongono di non mettere mai piede nel mondo esterno e, al tempo stesso, di non provare mai amore per un comune mortale: le conseguenze di un simile scenario sono appena accennate all'inizio del film, quando un'anziana racconta alla protagonista (Maquia, appunto) dei pericoli che si celano lontano dal loro luogo natio, eppure saranno ben chiare man mano che lo spettatore prosegue nella visione.

La semi-immortalità degli Iorph rende questi esseri mitologici incapaci di legarsi a qualcuno, prima che lo scorrere inesorabile del tempo porti a conclusione la vita di un normale individuo lasciando lo Iorph immutato nel corpo, ma solo. Per questo motivo, peraltro, gli Iorph vengono chiamati anche la "Stirpe della Separazione". La storia di Maquia si pone a metà strada tra un racconto di formazione e un romanzo familiare, poiché il film diretto da Mari Okada tenta di insegnarci il valore dell'amore, la forza di un legame oltre il tempo e, non ultime, le conseguenze di una scelta al tempo stesso consapevole e necessaria: il legame tra Maquia e un bambino, un piccolo orfano a cui la protagonista darà il nome Ariel, ci dimostrerà come sia impossibile non amare qualcuno e, anzi, quanto sia importante e prezioso farlo.

Tutto inizia quando, una notte, i soldati del regno di Mezarte invadono la terra degli Iorph, sterminando gran parte della popolazione e rapendo una giovane di nome Leilia. Gli ordini dell'esercito sono di portare una Iorph al cospetto del sovrano, che intende unire il suo sangue reale alla stirpe dei tessitori immortali. Gli anni passano e la pellicola di Mari Okada ci racconta la crescita di Eriel al fianco della sua giovanissima madre adottiva, Maquia, di come il legame tra i due muta, si trasforma, vacilla, ma non cessa mai di essere forte; sullo sfondo, un disegno politico e bellico ben preciso (che coinvolge il regno di Mezarte) si intreccerà con l'epopea dei due protagonisti, costretti a scegliere tra la forza del proprio amore madre-figlio e le loro rispettive origini.

Un tesoro da preservare

Sia dal punto di vista dell'immaginario, sia per quanto concerne la scrittura o la caratterizzazione dei personaggi, Maquia: Decoriamo la mattina dell'addio con i fiori promessi dimostra di essere un'opera un po' derivativa - soprattutto per quanto concerne le meccaniche e le fondamenta del suo worldbuilding - eppure l'autrice riesce a costruire con forza e decisione un racconto capace di abbattersi con prepotenza sull'animo del pubblico, coinvolgendolo in un vortice di atmosfere sospese, raffinate e al tempo stesso profonde.

Abbiamo già definito l'importanza delle tematiche espresse dal film e, parimenti, bisogna comunque elogiare il talento visionario di Mari Okada nel dipingere un immaginario potente, d'impatto e intriso di simbolismi che guardano ai principali stilemi del fantasy o dell'antichità. Ma il film, oltre alla sua grande potenza concettuale, è anche diretto con grande maestria, sia dal punto di vista tecnico sia da quello artistico.

Pur senza particolari guizzi da "macchina da presa", la sensei Okada dà forma ad una messinscena convincente, colorata, riflessiva nell'esercizio dei tempi drammaturgici e frenetica nelle sequenze d'azione, con un utilizzo della computer grafica sapiente e mai invasivo. D'altronde, a produrre Maquia sotto l'ottima direzione di Mari Okada c'è stato P.A. Works, studio che nell'ultimo decennio ha firmato pochi prodotti di qualità sul versante dell'animazione e del character design. Maquia è insomma quel film che tutti gli appassionati di cinema d'animazione nipponico non dovrebbero assolutamente perdersi: per la poetica del suo racconto, per il bellissimo viaggio visivo, per i valori che vuole promuovere. Perché il film, come i suoi protagonisti, vuole comunicarci la forza dirompente dell'amore. Un sentimento capace di resistere a tutto: alla guerra, alla morte, al tempo.

La Ultralimited Edition

Come vi avevamo accennato, Koch Media e Anime Factory hanno distribuito Maquia anche in una bellissima edizione Ultralimited, di cui vi mostreremo qualche scatto di seguito, analizzandone anche il contenuto. Maquia Ultralimited Edition si presenta in un box cartonato eccezionalmente solido, che in copertina ritrae uno splendido artwork dedicato a tutti gli attori principali della pellicola. L'edizione conta due dischi Blu-Ray, inclusi in un pack costituito da due alette sulle cui facce posteriori sono rappresentati Maquia, Eriel e i ragazzi della fattoria in cui la protagonista trascorre parte della propria vita.

Dei due Blu-Ray, il primo è dedicato al film, accompagnato dal trailer e dalle consuete opzioni audio (italiano e giapponese con sottotitoli), mentre il secondo è dedicato ad un breve documentario che ritrae il Making Of del film (della durata di poco più di 20 minuti) con interviste agli artisti dello studio P.A. Works, e anche uno speciale Storyboard in formato video HD.

A completare il packaging intervengono due libretti e tre special card da collezione: il booklet principale, composto di 84 pagine, mostra i meravigliosi artwork del film, con tanto di descrizioni dei personaggi e del loro design. L'altro opuscolo, un libricino di 16 pagine, consiste in un racconto breve scritto da Mari Okada in persona.

Maquia è stato completamente doppiato in italiano: nei panni della potagonista abbiamo Sara Labidi, mentre Ariel è doppiato da Mirko Cannella. Nel cast nostrano sono presenti anche voci storiche come Alessio Cigliano (la prima voce italiana di Kenshiro), supportate da interpreti come Margherita De Risi (Leilia), Valentina Favazza (Racine), Marco Vivio (Lang), Francesca Fiorentini (Mido), Luigi Ferraro (Mezarte).

Maquia - When the Promised Flower Blooms Maquia: Decoriamo la mattina dell’addio con i fiori promessi segna l'esordio alla regia di Mari Okada, un'autrice di cui - visto il biglietto da visita - non vediamo l'ora di ammirare i prossimi lavori. Figlia di una matrice fantasy molto classica ma d'impatto, la pellicola riesce a travolgere per i suoi toni delicati e per la capacità di veicolare un messaggio con grande raffinatezza e malinconia. L'opera risulta, peraltro, visivamente suggestiva, accompagnata da un character design di prim'ordine e da un comparto artistico sopraffino. Se il buongiorno si vede dal mattino, la sensei Okada potrebbe avere davvero tanto da dare alla cinematografia d'animazione giapponese.

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