Mob Psycho 100: Recensione dell'anime disponibile su Crunchyroll

Mob è un anonimo studente delle medie che cela un grande potere, ma lui vuole solo essere un ragazzo come tutti gli altri...

recensione Mob Psycho 100: Recensione dell'anime disponibile su Crunchyroll
Articolo a cura di

ONE, classe 1986, nato a Niigata e trasferitosi in seguito nella prefettura di Saitama, è l'autore-rivelazione degli ultimi anni. L'uomo noto con il nomignolo di "One" è nato come autore grazie a un sito web indipendente su cui ha serializzato gratuitamente il suo primo successo, One-Punch Man, a partire dal luglio del 2009. Il clamoroso impatto del web comic attirò l'attenzione del bravissimo disegnatore Yusuke Murata, allievo di Takeshi Obata (disegnatore, fra le altre cose, di Death Note) il quale gli propose di collaborare assieme dopo aver letto un tweet in cui One dichiarava di aver intenzione di abbandonare il mondo del fumetto. Il remake (ridisegnato da Murata) di One-Punch Man è in via di pubblicazione su Weekly Young Jump a partire dal 2012 e, dallo stesso anno, ONE cominciò a serializzare anche un'altra opera intitolata Mob Psycho 100, pubblicata su Ura Sunday e giunta recentemente a conclusione in Giappone. Pubblicato in Italia da Star Comics la serie è stata adattata in serie live-action (recuperabile su Netflix) e, come il suo "fratello maggiore" One-Punch Man, anche Mob Psycho 100 ha goduto di un adattamento anime, realizzato dallo studio Bones (Fullmetal Alchemist, Eureka Seven, Space Dandy, Wolf's Rain, My Hero Academia) per la regia di Yuzuru Tachikawa e accompagnamento musicale composto dal maestro Kenji Kawai (Devilman, Ghost in the shell) storico collaboratore di Mamoru Oshii. I 12 episodi della prima stagione sono attualmente disponibili per lo streaming in lingua giapponese sottotitolata in italiano sulla piattaforma Crunchyroll. In attesa della stagione 2, che è attualmente in via di realizzazione da parte dello stesso pool creativo della prima, cerchiamo di fare il punto su questa sottovalutata serie battle shonen.

Mob, Mob, what do you want?

Il biondo Arataka Reigen gestisce una losca attività chiamata Ufficio Consulenze Spiriti e Affini. Il suo lavoro comprende tutto ciò che ha a che fare con il regno dell'inspiegabile: spiriti, possessioni, maledizioni. In cambio di una modesta somma di denaro, l'imperturbabile Reigen è disposto ad affrontare mostri e annullare anatemi. C'è solo un problema: Reigen è, di fatto, un truffatore che sfrutta a fini di lucro il giovane studente Shigeo Kageyama, un anonimo ragazzino che lui stesso ha soprannominato "Mob", cioè massa, folla, per la sua tendenza a passare inosservato, a confondersi con lo sfondo. Nonostante le apparenze, tuttavia, Mob è dotato sin dalla nascita di poteri psichici di portata immane. Esorcismi, telecinesi e volo sono per lui cose semplici come respirare. Tanto vasto è il suo potere da costringerlo a reprimerlo costantemente per evitare di ferire inavvertitamente qualcuno. Nonostante lo inganni e lo sfrutti per il proprio tornaconto, con la sua mentalità da uomo della strada Reigen riesce a tenere Mob con i piedi per terra e lo aiuta ad affrontare la frequente frustrazione che deriva dal non sentirsi all'altezza nelle piccole sfide quotidiane, quelle che potrebbe gestire facilmente se accettasse di affidarsi completamente alle proprie facoltà ESP.

Dopo alcuni episodi introduttivi, che hanno la funzione di introdurre il mondo in cui vive Mob e i personaggi che andranno a comporre il cast principale della serie (l'invidioso fratello Ritsu, l'arrogante Esper Teruki Hanazawa, il pericoloso ma simpatico spiritello Ekubo, il teppista Tenga Onigawara, i muscolosi membri del Club del Perfezionamento Corporeo) circa a metà stagione si entra nel vivo della narrazione con l'introduzione di un'organizzazione segreta chiamata Artiglio, il cui scopo pare essere quello di controllare il mondo tramite i poteri psichici. La Settima Divisione dell'Artiglio si mette sulle tracce di Shigeo e il comportamento dei suoi membri giungerà a mettere in crisi il piccolo psichico, che si ritroverà a dover fare i conti con un autentico dilemma: proseguire il proprio percorso di maturazione oppure lasciarsi andare, liberando i propri immensi poteri, per difendere sé stesso e i propri amici.

Il viaggio del non-eroe

Possiamo descrivere in molti modi la visione di Mob Psycho 100. Esplosiva. Spassosa. Entusiasmante. Ma anche problematica. Poiché due indizi fanno una prova, dopo la visione di questa serie possiamo finalmente dichiarare che lo strepitoso successo di ONE-PUNCH MAN non sia affatto un caso. Il misterioso fumettista di Niigata, che nel 2009 ha esordito come "mangaka per hobby" e che oggi si trova al centro di due franchise di tutto rispetto, nonostante (o forse proprio grazie a) la sua posizione di outsider rispetto al sistema produttivo fumettistico giapponese, è riuscito a dare vita a due serie che con la loro influenza promettono di cambiare la nostra prospettiva su un genere, il battle shonen, da sempre renitente ad ogni tentativo di rinnovamento sostanziale.

Prodotti di grande qualità e popolarità come ONE PIECE, Fairy Tail e via dicendo sono pur sempre opere che attingono a determinati modelli: One ribalta questi pattern in ONE-PUNCH MAN e ancor di più in Mob Psycho 100, il cui tema fondamentale è il bisogno del protagonista di forgiare un se stesso che riesca a vivere una vita gratificante senza ricorrere al facile appiglio rappresentato dai poteri psichici. Lungi dall'essere semplicemente una gag, l'adesione di Mob al Club di Perfezionamento Fisico permette a One di rinnovare e interpretare alla sua maniera il percorso di automiglioramento, pietra angolare di ogni battle shonen che si rispetti. Per uno come Mob, abituato a piegare cucchiai con la forza della mente, correre per più di cento metri senza perdere conoscenza è un'impresa ben più straordinaria e soddisfacente. Grazie anche agli insegnamenti del suo maestro Reigen, la cui semplice visione della vita contribuisce in maniera sostanziale al sovvertimento dell'epica eroica shonen, Mob intraprende un percorso di maturazione costantemente frustrato dalla necessità di utilizzare la propria forza per aiutare gli altri. Sappiamo benissimo che Mob diverrà, infine, l'eroe che non ha alcun interesse ad essere; e tuttavia ben più intrigante dei suoi pirotecnici scontri, il cui esito appare deciso sin dal principio, è il suo "viaggio del non-eroe" che finirà col contagiare anche i personaggi di Onigawara, Hanazawa e Ritsu, fratello minore del protagonista ossessionato dal desiderio di raggiungere il suo potere e il cui percorso lo porterà prima all'arroganza e alla caduta e infine verso una nuova dimensione, una nuova pace.

Come si sarà intuito, la prima stagione di Mob psycho 100 è un prodotto di qualità elevatissima. Da un punto di vista tecnico le ottime animazioni (specie nei combattimenti), l'uso del colore per enfatizzare le scene d'azione e la regia concorrono a dare forma a un'opera di grande sostanza narrativa. Lo studio Bones riesce nel difficilissimo compito di mescolare in maniera equilibrata lo stile grafico semplice e scarabocchiato di One, che gli deriva dall'essere totalmente incapace nel disegno (ma che per qualche assurda ragione riesce a risultare amabile nella sua immediatezza espressiva) a delle animazioni di elevata fattura, generando una freschezza della quale troviamo solo occasionalmente traccia nell'altro capolavoro animato tratto da un suo manga, ONE-PUNCH MAN, forse a causa della felice "interferenza" di Yusuke Murata. Possiamo immaginare che ciò che funziona per ONE-PUNCH MAN, serie più adulta pur basata su premesse analoghe, non avrebbe funzionato allo stesso modo in quest'altra opera che sarebbe stata forse danneggiata da un disegno troppo curato. Al pari della trama, il disegno e il character design nella loro essenzialità contribuiscono grandemente a trasmettere quello che è il grande messaggio della serie. Come a suo tempo grandi capolavori del fumetto hanno smantellato il grande sogno naif dell'eroismo con i mutandoni colorati, nella sua semplicità Mob Psycho 100 svolge un compito analogo nel decostruire un genere che negli ultimi anni si è saturato fino all'obsolescenza e all'eterna ricorsività. Autentico lungosopravvivente del nostro immaginario, costretto da decadi a cambiare sempre per non dover cambiare mai, è il battle shonen il vero nemico di Mob Psycho 100 e sono Reigen e Mob a ridimensionarne la pacchianeria con due schiaffi ben assestati. Il fulcro narrativo è in verità molto giapponese: la forza d'animo che si cela dentro ognuno di noi e che ci permette di andare avanti, giorno dopo giorno, in un mondo spesso bizzarro e minaccioso, ma reale.

Mob Psycho 100 (Anime) Il piccolo Mob, tanto anonimo visivamente e caratterialmente da essersi meritato un soprannome che significa “massa”, ha un’unica qualità: il suo potere psichico, che lo rende pari a un dio. L'unico elemento degno di nota di Mob è tanto odiato dal suo possessore quanto bramato da tutti gli altri: il candore del ragazzo lo rende incapace di comprendere cosa ci sia di così speciale nella possibilità di spostare oggetti con la mente, se questo non ti rende felice o ti porta via la possibilità di migliorare te stesso con la sola forza di volontà. Grazie a una trama peculiare e ai suoi personaggi, tutti interessanti nel loro rapportarsi al grande tema centrale della serie (il bisogno di automigliorarsi con forza d’animo, rifiutando la “via più semplice") Mob Psycho 100 destruttura il genere battle shonen invertendone del tutto la premessa. Mob non è un giovane talentuoso e predestinato che sogna di divenire un eroe, ma è un eroe involontario che cerca di evolversi per diventare una persona “normale”. Siamo molto lontani sia dal divismo dragonballiano sia dalla retorica dell’uomo comune che impegnandosi può giungere a superare anche i prescelti. Mob Psycho 100 è un prodotto che, pur mettendo in campo scene d’azione adrenaliniche e soffocanti esplosioni di furia, parla direttamente e con grande semplicità al cuore del ragazzo spaventato che c’è in ognuno di noi.

8