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Mobile Suit Gundam Unicorn, Recensione della serie anime ispirata alle light novel

Un'incarnazione inedita del franchise di Gundam, disponibile su Netflix e capace di rivolgersi a un pubblico composto sia dai vecchi che dai nuovi fan.

recensione Mobile Suit Gundam Unicorn, Recensione della serie anime ispirata alle light novel
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Mobile Suit Gundam Unicorn, serie anime creata nel 2014 e basata sulla trasposizione delle light novel di Harutoshi Fukui, ci porta nell'Universal Century, l'arco temporale principale del brand Gundam, a cui appartiene anche la leggendaria prima serie creata da Yoshiyuki Tomino. Netflix, oltre alla serie classica, di recente ha deciso di aggiungere anche Unicorn al proprio catalogo, così da provare ad avvicinare alla saga quante più persone possibili, puntando ad accontentare sia i fan storici sia i neofiti del franchise. L'anime, che già dal first look aveva dimostrato il suo potenziale, si dimostra all'altezza delle aspettative, perché capace di unire vecchio e nuovo in modo soddisfacente, seppur con qualche lieve difetto strutturale.

Il nemico del mio nemico... è mio amico?

Mobile Suit Gundam Unicorn si svolge in un mondo dove la guerra è la normalità e in cui le varie fazioni in campo non esitano a darsi battaglia per ottenere lo Scrigno di Laplace, una sorta di artefatto di cui nessuno conosce però il reale potenziale. Uno dei problemi principali del primo episodio, cioè quello di riversare addosso allo spettatore una quantità notevole di informazioni capaci talvolta di rendere alcuni passaggi ostici o confusionari per comprendere appieno ogni sfaccettatura della trama, durante l'intera serie non si ripresenta (fortunatamente) in maniera invasiva. L'opera infatti, se vista nella sua totalità, pur facendo riferimento a personaggi ed eventi visti in altre saghe, riesce a risultare godibile anche per chi non conosce minimamente il brand, dato che racconta una storia autoconclusiva. Grande attenzione è stata riservata ai due personaggi principali, cioè Banagher Links e Audrey Burns; entrambi i protagonisti, seppur caratterialmente differenti, riescono a creare in breve tempo un profondo legame empatico con lo spettatore, grazie alla concezione che hanno della guerra. La serie, infatti, sceglie consapevolmente di non fare distinzione tra buoni e cattivi, portando così la Federazione, Neo Zeon e la stessa fondazione Vist ad avere non solo punti di forza ma anche numerosi lati oscuri. L'insensatezza dei conflitti armati, tema presente fin dal primo episodio, diventa uno dei fili conduttori dell'intera serie, dato che in più occasioni sono gli stessi personaggi a rimarcare la dubbia utilità delle proprie azioni in ambito bellico; Banagher, nel suo lento e complesso percorso di formazione, si ritrova così a discutere con i suoi nemici, spesso anche in situazioni di tranquillità apparente, delle conseguenze disastrose che determinati atti violenti e/o terroristici possono generare.

Audrey Burn, co-protagonista sotto il cui nome si cela un personaggio conosciuto dai fan, riesce poi a risultare lucida e determinata in qualsiasi situazione, cercando di aiutare Banagher in varie sequenze sul filo del rasoio. I numerosi comprimari presenti all'interno della serie, tra cui Marida Cruz, Riddhe e il capitano Zinnerman, risultano molto ben caratterizzati, grazie a varie sfaccettature caratteriali che li porta a essere personaggi complessi e in grado, talvolta, di cambiare gli equilibri delle forze in campo attraverso le loro azioni. Lo stesso Full Frontal, l'antagonista principale della serie, risulta un individuo dall'animo forte e determinato, dotato anch'esso di un animo introspettivo articolato e lontano da qualsiasi forma di stereotipo.

Il giorno dell'unicorno

Anche se i più giovani potrebbero trovare alcune sequenze leggermente "pesanti" per via di alcune scene di dialogo non propriamente scorrevoli, il ritmo delle vicende si attesta comunque su buoni livelli, dato che in quasi ogni episodio è possibile vedere Gundam combattere contro molti avversari. L'unico difetto marcato della serie risiede nel finale, sicuramente troppo lungo e privo di quel pathos che un racconto del genere avrebbe meritato per una degna conclusione.
Comunque, sorvolando su questo difetto, a stupire davvero è la qualità tecnica con cui è stato concepito l'anime; dalla fisica dei liquidi alla rifrazione della luce, dalle animazioni estremamente fluide fino ai movimenti impercettibili dei capelli dei personaggi, tutto è stato ricreato con una dovizia di particolari molto rara da vedere persino in un lungometraggio. Il mecha design risulta molto curato e d'impatto, in grado di ammantare di un'aura epica moltissime sequenze; gli scontri, poi, risultano appaganti e coinvolgenti, grazie a una moltitudine di effetti speciali in grado di rendere le esplosioni e le scie energetiche visivamente spettacolari. Il senso di fisicità dato dagli scontri tra robot è molto marcato, non solo per la violenza degli stessi ma anche per via di una regia in grado di valorizzare la sofferenza dei piloti; ogni volta che viene inquadrato un personaggio all'interno della cabina, è realmente possibile sentire il suo affaticamento per merito della sua grande espressività facciale. Durante i combattimenti è possibile notare anche la cura riposta nel ricreare i danni che i robot subiscono; in numerose occasioni l'esplosione del mecha è sempre preceduta da un'animazione in cui vediamo le lamiere surriscaldarsi e sfaldarsi, particolare capace di rimarcare ancora una volta la cura maniacale con cui sono state concepite tutte le animazioni.

Mobile Suit Gundam Unicorn Mobile Suit Gundam Unicorn, anche se non è sicuramente la serie migliore del brand, può però essere considerata tra le più indicate per avvicinarsi al vasto universo di Gundam per la prima volta, grazie al sapiente connubio tra innovazione e classicismo, in grado probabilmente di accontentare sia i fan storici che i neofiti. Pur non riuscendo a raggiungere i picchi di eccellenza contenutistici della prima, storica, serie, Unicorn stupisce soprattutto per l'incredibile qualità tecnica con sui è stata concepita e realizzata. Peccato solo per il finale, davvero troppo lungo e a tratti ridondante.

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