My Hero Academia: Recensione della prima stagione dell'anime di Studio Bones

L'adattamento del manga di Kohei Horikoshi trasla in territorio giapponese i supereroi americani, adattandoli ai canoni orientali d'animazione e narrazione

recensione My Hero Academia: Recensione della prima stagione dell'anime di Studio Bones
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La Weekly Shonen Jump non smette mai di regalare sorprese. Se fino a cinque o sei anni fa la testata giapponese era dominata dai famosi Big Three, che erano Naruto, Bleach e One Piece - tra i quali solo l'opera di Eiichiro Oda non è ancora terminata - oggi le novità in termini di prodotti shonen in arrivo dal Giappone sono tra le più varie e allettanti, capaci inoltre di rifarsi intelligentemente a tematiche o generi davvero di grande successo. È questo il caso del folgorante My Hero Academia di Kohei Horikoshi, la cui pubblicazione è iniziata nel 2014 sotto l'oculata egida della Shueisha, che è riuscita a portarlo davvero in alto nell'indice di gradimento del pubblico, ma questo anche grazie al mondo e ai personaggi creati dal mangaka. Data l'incredibile accoglienza dell'opera, la Bones (studio già dietro a Fullmetal Alchemist: Brotherhood) annunciò pochi mesi dopo l'arrivo dell'anime, il cui primo episodio andò in onda nell'aprile del 2016. Il plauso di critica e pubblico fu unanime, tanto che oggi attendiamo la terza stagione con aspettative molto elevate dopo sette mesi di pausa. La vicinanza alla release dei nuovi episodi è quindi ormai imminente, vista la messa in onda prevista per il prossimo 7 aprile: in attesa del ritorno di My Hero Academia, dunque, vogliamo proporvi in queste righe la recensione della prima, riuscitissima stagione dell'anime, un vero gioiello per tutti gli amanti degli shonen.

L'adolescenza di un supereroe

Dicevamo: manga o anime d'azione hanno delle loro caratteristiche base che sono difficilmente scardinabili dalla narrazione centrale, e parliamo soprattutto di argomenti idealistici o soggetti tematici come amore, amicizia e presa di coscienza del proprio potere. Da qui poi si diramano spesso dualismi di ogni sorta -bene o male, giusto o sbagliato- che vanno ad abbracciare più o meno in toto l'intera vita dei progetti shonen, con il pericolo di renderli, almeno al cuore, molto simili gli uni agli altri. Al centro di questo processo di reiterazione concettuale, però, il compito dei mangaka più esperti risiede in modo significativo nella capacità di mascherare tali somiglianze attraverso la costruzione di mondi e personaggi accattivanti, caricaturali e con i quali è possibile empatizzare facilmente, oltre che nello sviluppo di una storia che consegni puntualmente ribaltamenti e sorprese tra allenamenti, villain o relazioni. A differenza di molti altri colleghi, così, Horikoshi ha saputo catturare l'oppio dell'intrattenimento occidentale moderno - che sono i cinecomic - e intrappolarlo all'interno di una narrazione e di un universo non solo vivo e pulsante, ma anche credibile nella sua assurdità. E, nella traslazione in anime, quello stesso mondo prende vita con colori caldissimi e sgargianti, in uno stile d'animazione fluido e quasi riposante da vedere, merito della grande esperienza della Bones e dell'occhio sopraffino del regista Kenji Nagasaki. Lo spunto, spiegavamo, sono i cinecomic, ma in realtà My Hero Academia vorrebbe quasi porsi a controparte giapponese e animata dei supereroi americani, ai quali fa costantemente la voce. Il mondo nel quale si svolge la storia è una sorta di ucronia fantastica dove la Terra è ampiamente popolata da persone con superpoteri chiamati Quirk. Questi hanno cominciato a svilupparsi a causa di una mutazione genetica, individuabile dalla mancanza di un'articolazione del mignolo di un piede, che quindi non è propria dell'intero genere umano, anche se si stima che circa quattro quinti della popolazione mondiale possieda un Quirk. Essendo questi poteri tutti differenti l'uno dall'altro, alcuni assolutamente impensabili, la società ha deciso di sfruttarli a proprio vantaggio, come deterrente alla criminalità, facendo nascere la figura degli Hero, nient'altro che supereroi. Qui le strade si potrebbero erroneamente incrociare con il ben più sagace e particolare One-Punch Man di ONE e Yusuke Murata, dove c'è sì una struttura supereroistica con organi di controllo, scuole e altro, ma differente fino al midollo da quella di My Hero Academia.

La prima, drastica divergenza è ad esempio nei personaggi, che sono essenzialmente degli adolescenti, tra i quali il protagonista principale è Izuku Midoriya che, neanche a dirlo, è nato senza Quirk. Il suo sogno più grande è però quello di divenire un supereroe, nonostante le ragionevoli preoccupazioni della madre, speranza che lo porta sin dalla più tenera età a gettarsi a testa bassa e cuore palpitante contro il pericolo ogni qual volta le persone necessitino di aiuto, ovviamente nel piccolo delle sue possibilità - niente mostri giganti o super cattivi, insomma. Questa sua determinazione, e il suo spirito così indomito, attirano un giorno l'attenzione di All Might, il più grande supereroe che il mondo abbia mai conosciuto, dotato di un Quirk speciale, l'All For One, grazie al quale ha la possibilità di donarlo a un successore da lui designato. All Might appare muscoloso, senza paura, di statura importante e con una capigliatura assolutamente improbabile, ma la realtà dei fatti è che si tratta di un magrolino debilitato con la capacità di modificare la sua massa corporea, abilità sempre concessagli dal suo Quirk. E le ferite riportate contro una vecchia minaccia hanno ridotto drasticamente la sua capacità di utilizzo dell'All For One, per cui decide di passarlo dopo attenta riflessione a Izuku, ma soltanto una volta che il fisico del ragazzo si sarà temprato a dovere per contenere quell'immenso potere. Ed è proprio qui, dopo aver ottenuto il Quirk, che ha inizio la parte accademica per il nostro Hero.

Plus Ultra!

Il sogno di Izuku diverrà infatti realtà grazie ad All Might, che gli darà la spinta iniziale per iniziare la dura e difficile strada del Pro Hero, il supereroe professionista iscritto regolarmente all'albo. Per diventarlo, però, è importante iscriversi a uno dei vari licei adibiti alla specifica formazione degli Hero, tra i quali il più importante è lo Yuei, motivo tra l'altro per cui All Might è in città, dato che sarà uno degli insegnanti della scuola. Qui Izuku incontrerà molti compagni, tra i quali l'amico d'infanzia Katsuki Bakugo, del quale è sempre stato l'ombra, ammirandolo da vicino per il suo potente Quirk, Distruzione Esplosiva. Bakugo è però un'anima afflitta dallo spirito competitivo, impossibilitata a provare un'ampia gamma di emozioni o almeno capace di mascherarle al meglio sotto uno strato di arroganza e aggressività che lo rendono nell'animo quasi un villain, sicuramente la cosa più vicina a un cattivo che l'inizio di My Hero Academia possa ricordare. Ma sono molti altri i compagni con i quali Izuku si legherà nel corso di questa prima stagione, che ripercorre nella sostanza soltanto i primi due tankobon della serie, quindi proprio le origini della storia ispirata all'omonimo manga. La suddivisione in tre macroarchi è però quasi netta: l'allenamento per entrare allo Yuei, la vita scolastica e il primo incontro con la l'Unione dei Villain, che sarà senza nasconderlo la principale nemesi dei nostri Hero. Quello sarà il punto finale dei questo primo arco di episodi, quindi non vi sveleremo nulla (anche se sono ormai passati due anni dalla messa in onda), ma è proprio la messa in scena delle nozioni imparata allo Yuei e delle tecniche sviluppate nel mentre dei vari scontri di prova a dare la misura dell'importanza introduttiva dei primi episodi. I personaggi crescono infatti in modo coerente e assolutamente non febbrile, ognuno con i propri limiti e tutti indubbiamente acerbi, questo fino al tedicesimo episodio, quindi per l'intera durata della stagione. Questo sviluppo controllato dei Quirk è in realtà la base dell'insegnamento di All Might o Shota Aizawa, anche conosciuto come Eraser Head, che ricorda positivamente e con le dovute differenze del caso il Kakashi di Naruto, sia per il metodo di insegnamento che per la tempra.

La stagione iniziale di My Hero Academia è, in definitiva, un grande e glorioso prequel alla storia che poi inizierà a svilupparsi successivamente, dove tutto diverrà assurdamente più grande e nel quale saranno richiesti molti sacrifici. Per il momento, però, se avrete voglia di immergervi nel mondo supereroistico di Horikoshi, sappiate che di sorprese ce ne sono già abbastanza in questo primo arco di episodi, che nella pratica fungono da origin story a Pro Heros che impareremo a conosceremo come Deku, Uravity o Ingenium. Nonostante, infine, Izuku sia il protagonista principale, è bene sottolineare come in realtà il manga - e quindi l'anime - gestisca funzionalmente, e con grandi capacità stilistiche, strutturali ed espositive un grande collettivo di personaggi, che organicamente vanno a formare i veri perni della storia, in quanto il racconto di My Hero Academia è centrato sullo sviluppo attento e controllato delle generazioni future, così da regalare al mondo un domani sicuro e sempre in grado di difendersi dalla criminalità. Per fare questo, ovviamente, i licei pretendono il meglio dai loro studenti, e lo Yuei quindi il meglio del meglio, motivo per cui il motto che riecheggia tra le pareti della scuola per Hero più importante del paese è PLUS ULTRA: che vuol dire, semplicemente, "spingetevi oltre".

My Hero Academia - Stagione 1 Traslando in anime il manga di Kohei Horikoshi, la Bones e Kenji Nagasaki hanno saputo mantenere vivo e pulsante il mondo d'azione di My Hero Academia, popolato da Pro Heros e villain, tutti successivi all'avvento dei Quirk, i superpoteri. La prima stagione si rivela un'ottima storia d'origini per i nostri futuri eroi professionisti, suddivisa in tre grandi archi narrativi dedicati alla formazioni delle future generazioni di Hero. La gamma di personaggi è poi davvero eterogenea e ben equilibrata, così da concedere il giusto spazio di manovra al protagonista e al mentore All Might senza però dimenticarsi dei restanti "studenti", ognuno con i propri sogni e le proprie ambizioni. Divertente, con scontri entusiasmanti e animata stupendamente, My Hero Academia è sicuramente una delle più grandi e importanti novità in ambito shonen degli ultimi anni, che siamo certi non deluderà le aspettative degli amanti del genere.

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