My Hero Academia: La Recensione della seconda stagione disponibile su VVVVID

Divertente ed epica, ma anche derivativa da alcune colonne portanti del genere shonen: la Stagione 2 di My Hero Academia è su VVVVID.

recensione My Hero Academia: La Recensione della seconda stagione disponibile su VVVVID
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My Hero Academia è una delle rivelazioni di punta targate Shonen Jump degli ultimi anni. Sin dal suo esordio, nel 2014, sulle pagine della rivista nipponica, il manga di Kohei Horikoshi è stato sin da subito etichettato come il baluardo degli shonen di nuova generazione, erede diretto di prodotti come Naruto, ONE PIECE, Fairy Tail, Bleach e tutto quel filone che si rivolgeva a un pubblico amante delle opere nipponiche incentrate sui combattimenti, sulle emozioni e sui protagonisti carismatici. Il successo del fumetto ha fatto sì che, non molto più tardi, Studio Bones (ragazzi a cui saremo grati per sempre per aver realizzato, tra le altre cose, l'adattamento animato di Fullmetal Alchemist: Brotherhood) ne ha ricavato una fortunata e piacevole trasposizione, dividendone la serializzazione in più stagioni delle quali è attualmente in corso la terza. Dopo aver analizzato la prima non molto tempo fa, e in attesa di volgere uno sguardo ai nuovi episodi della terza, buttiamoci a capofitto nell'analisi della seconda stagione, che - così come quella che l'ha preceduta - è disponibile sulla piattaforma streaming gratuita VVVVID.

Un'opera sempre di corsa

Abbiamo visto come i primi 13 episodi che compongono la prima stagione di My Hero Academia non rappresentino altro che un dolce e piacevole preludio alle storie che arrivano successivamente, una sorta di origin story volta non soltanto a presentarci le sfaccettature del tenerissimo protagonista, Midoriya Izuku, ma anche i suoi sentimenti e la sua determinazione, oltre a portarci lentamente - e prendendoci per mano - nel pittoresco universo imbastito da Horikoshi-sensei nella sua opera cartacea, trasposta in formato animato da Bones - un'opera che, peraltro, cerca di farsi anche parodia neanche troppo faceta dei cinecomic, ponendo in completa antitesi con prodotti come One-Punch Man, che invece non si prende mai sul serio dissacrando totalmente la figura dei supereroi. L'epopea di Izuku e dei suoi amici, invece, esalta la componente supereroistica, mischiando sapientemente l'epica di un cinecomic con la leggerezza di un prodotto teen, il tutto amalgamato sul binario di un piacevole romanzo di formazione. Composta di 25 episodi, la seconda stagione dell'anime si addentra nella storia, attraversa più archi narrativi e si concentra non soltanto sulla figura del nostro piccolo eroe, ma anche sui suoi compagni di classe e i suoi insegnanti, ma anche (ovviamente) sul parco di villain che muovono le fila da dietro le quinte del racconto. La prima stagione ci aveva lasciato, nel corso dei primi mesi di Deku all'istituto U.A. , con il protagonista alle prese con le sue prime avventure e alla scoperta dei poteri del One For All donatogli da All Might.

Nel corso di un esame pratico, gli studenti erano stati attaccati dalla lega dei Supercattivi, guidati dal misterioso e minaccioso Shigaraki Tomura con al soldo una mostruosa creatura chiamata Nomou. Dopo aver resistito il più possibile, affrontando diversi supercriminali, gli studenti sono poi stati salvati da All Might, che in cambio di un dispendio mastodontico di energie è riuscito a respingere la minaccia. Affrontare i cattivi ha formato profondamente Izuku e i suoi amici, per questo i ragazzi affronteranno i restanti Esami con un approccio estremamente più maturo e ragionato.

La seconda stagione di My Hero Academia si apre con il debutto del Torneo Sportivo della Yuuei, con l'obiettivo di mettere i protagonisti di fronte al grande pubblico, facendo sperimentare ai ragazzi il confronto con gli eroi professionisti: dapprima con la competizione sportiva tra le classi dell'istituto liceale per supereroi, che sfociano in un Torneo uno contro uno, poi con gli apprendistati e infine con l'ultima parte delle valutazioni di fine anno, che porteranno Midoriya e i suoi a conoscersi meglio l'un l'altro e a collaborare, scoprendo il significato di essere eroi ma soprattutto di essere compagni. I 25 episodi della serie si impongono allo spettatore uno dopo l'altro con un ritmo impressionante, forse alle volte troppo veloce: la sensazione è che l'opera di Horikoshi non voglia soffermarsi più di tanto sugli scontri, focalizzando l'attenzione sull'introspezione piuttosto che sull'azione, ma in un prodotto battle shonen come Boku No Hero Academia dispiace sinceramente vedere un numero indefinito e frettoloso di scontri susseguirsi nell'arco di un solo episodio - o un paio al massimo. Per contro, la sceneggiatura di My Hero Academia non si ferma mai, tiene incollati allo schermo e presenta una pletora di personaggi dal carisma unico.

Eredità pesanti

La trama, dunque, sceglierà di focalizzarsi anche e soprattutto sul resto degli studenti della 1-A piuttosto che sul solo Izuku. Sia chiaro, il protagonista continuerà a ricevere lo spazio che merita e soprattutto verrà ulteriormente esplorato il suo rapporto con All Might, il passato del prodigioso eroe e il destino che lega i due al One For All, oltre al fatto che Midoriya sarà chiamato alla prova di maturità: riuscire a controllare il potere trasmessogli dal suo beniamino al fine di proteggere i suoi cari e di coronare il suo sogno, ovvero diventare il più grande degli eroi. In verità, nella trama di My Hero Academia 2 - specie negli archi narrativi proposti in questa stagione - si sente tantissimo (forse troppo) l'influenza di prodotti come Naruto: non a caso, in effetti, la storia di Izuku è stata più volte definita l'erede dell'epopea dedicata al celebre ninja biondo, ma la sensazione è che diversi elementi del soggetto siano eccessivamente derivativi dall'acclamata opera di Masashi Kishimoto.

Alcune dinamiche della struttura narrativa (alzi la mano chi non pensa che il Torneo Sportivo della U.A. School, specie nella fase finale della competizione, ricordi neanche troppo velatamente gli Esami di Selezione dei Chunin), ma anche lo sviluppo dei personaggi, la loro psicologia e la relativa introspezione, passando finanche per la condizione di un protagonista che parte da zero, determinato a dimostrare il suo valore e a migliorarsi sempre di più, fino alla costruzione generale di un worldbuilding che poggia su dinamiche, emozioni e narrazioni ambientate in contesti fortemente adolescenziali.

Ciò non significa per forza che My Hero Academia non finisca, col tempo, per prendere una strada tutta sua e imporsi con una certa originalità: lo fa eccome, attestandosi come un ottimo adattamento anime rispetto al materiale cartaceo originale di Kohei Horikoshi, con una narrazione serrata e gettando importanti basi per gli sviluppi futuri. Viene meno, però, quel senso di profonda novità e freschezza che introdusse la prima stagione, così come avremmo preferito che in generale la serie si prendesse i propri tempi nell'adattare i tre diversi archi narrativi che vediamo nel corso dei venticinque episodi.

Un cinecomic di formazione

C'è spazio per tutti e per nessuno, in My Hero Academia 2: per il percorso di Izuku sulle orme di All Might, per il rapporto tra il protagonista e l'esplosivo Bakogou, per il tormento di Todoroki, per il profondo senso di responsabilità di Iida e così via. Boku No Hero Academia è una storia di profonda formazione su più fronti, tanto per il suo personaggio principale che per tutti gli altri comprimari, così nell'introspezione di ciascun personaggio come nel rapporti interpersonali. L'epopea degli aspiranti eroi è fondamentalmente un viaggio alla scoperta di sé stessi e alla riscoperta di valori come l'umiltà e l'amicizia. Ma è anche una visione genuina, divertente e moderna di intendere il genere shonen, non senza dimenticare quel velo di profonda tenerezza adolescenziale quando l'opera cerca di prendersi sul serio.

Tutto questo è impreziosito dal lavoro di adattamento artistico di Studio Bones, che anche in questi 25 episodi riesce a riprodurre un character design semplicemente unico, diverso da tutto ciò che siamo stati abituati a vedere finora e con ottime animazioni, con menzione d'onore anche agli arrangiamenti musicali, sempre calzanti e adatti a ogni situazione e che non si limitano semplicemente a fare da sfondo all'azione.

Riescono, anzi, a diventarne protagonisti infarcendo le sequenze più importanti di una certa dose di epica e drammaturgia - a seconda delle situazione che si richiede. Il risultato finale è, a nostro parere, leggermente al di sotto della concisa e ottima prima stagione, con una sceneggiatura che avrebbe potuto osare qualcosa in più e soprattutto prendersi i propri tempi nei momenti più significativi: il materiale di adattamento è certamente quel che è, ma l'opera di trasposizione di Studio Bones avrebbe potuto tentare quel quid in più, magari sacrificando qualche sviluppo e spalmando maggiormente gli archi narrativi, per confezionare un prodotto di eccellenza.

My Hero Academia - Stagione 2 My Hero Academia è una storia che cerca di raccogliere l'eredità degli shonen adolescenziali più acclamati dell'ultimo ventennio, proponendo strutture narrative e personaggi che ne sembrano una naturale e scomoda derivazione. Tuttavia, l'opera di Kohei Horikoshi ci mette anche del suo, con sviluppi e intrecci interessanti, seppur alle volte eccessivamente frettolosi. Lo sviluppo dell'intreccio e dei protagonisti segue la scia di un racconto di formazione psicologica e interpersonale, un percorso alla scoperta di sé stessi e dei propri valori, senza dimenticare di non prendersi troppo sul serio e di metterci una tenerezza infinita ma mai troppo invasiva - tipica di uno shonen che si rivolge a un pubblico prettamente teen. Impreziosita da un comparto artistico eccellente, la seconda stagione dell'adattamento animato a cura di Studio Bones non raggiunge l'eccellenza per un pelo, colpevole soltanto(anche a causa del materiale originale) di non aver preso in considerazione l'ipotesi di spalmare il racconto in maniera diversa, magari con qualche episodio in meno al fine di garantire una sceneggiatura meno frettolosa.

7.5