My Hero Academia Stagione 3: Recensione della serie anime di Studio BONES

Promossa sotto ogni aspetto la terza stagione animata tratta dal manga di Kohei Horikoshi: giunta a conclusione, vi spieghiamo perché l'opera è maturata.

recensione My Hero Academia Stagione 3: Recensione della serie anime di Studio BONES
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Midoriya sta crescendo. E, con lui, la storia di My Hero Academia, plasmata episodio dopo episodio da una narrazione sempre più convincente e intensa, che pian piano va scrollandosi di dosso l'eredità delle sue muse ispiratrici pur mantenendo intatti su se stesso tutti gli stilemi visivi e stilistici di un battle shonen adolescenziale. La terza stagione animata, a cura dello studio BONES, dell'adattamento del manga di Kohei Horikoshi è giunta al termine dopo un giro di boa importante, forgiando un immaginario sempre più solido e variegato, condito da un'atmosfera che fonde sapientemente i crismi di un'opera nipponica con la rappresentazione vivida di una lore supereroistica degna dei migliori cinecomic occidentali, il tutto immerso in un contesto dalle tinte teen con dei teneri scampoli di slice of life. E ora, mentre ci tocca attendere in vista della Stagione 4, siamo qui a tirar le somme sui due cour narrativi più importanti e intensi regalatici, perlomeno finora, dalla serie.

Diventare grandi

È proprio dallo slice of life che inizia la terza stagione animata di My Hero Academia, con una rilassante giornata in piscina prima di iniziare il percorso lungo il secondo semestre per la classe 1-A del liceo Yuei. Un cammino che si dimostrerà irto di pericoli e minacce, di maturità e sofferenza, di gioie e dolori: di crescita, insomma, perché l'opera di Horikoshi - e, di rimando, anche il suo adattamento anime - è una storia che parla di come si diventa grandi. Tutto il resto, dai sogni nel cassetto alle peripezie più avvincenti, è un immaginario di contorno che imbastisce un worldbuilding fatto di supereroi in cui si svolgono le avventure di Deku e dei suoi amici. È in questo che My Hero Academia somiglia maggiormente al suo nii-chan, quel Naruto che sembra aver spianato una strada oscurata dalla sua stessa ombra, in cui le prime incarnazioni della serie di Studio BONES e altri prodotti come Black Clover sembrano crogiolarsi nelle loro dinamiche narrative e nel parco di personaggi imbastito dalle rispettive opere. La Stagione 3 di MHA, però, è pian piano uscita dal suo guscio, ha osato mettere il piede fuori dall'ombra e uscire alla luce del sole, cresciuta, rinvigorita e finalmente pronta per camminare sulle sue gambe. Lo ha fatto prendendosi i propri tempi, con i primi episodi della season 3 che non erano riusciti a entusiasmarci appieno: troppo lenti, troppe dinamiche già viste e momenti riciclati, conditi da un paio di sprazzi dal vigore estetico e tematico assoluto, come l'emozionante scontro tra Izuku e Muscular Man e tutta l'escalation che ha portato alla chiusura del primo arco narrativo, quel ritiro nei boschi che da simpatico slice of life è culminato, oseremmo dire, quasi del tutto in tragedia. La trama avrebbe potuto proseguire sui binari della prevedibilità, soprattutto se la direzione narrativa avesse imboccato una serie di dinamiche già viste, ma è proprio al suo giro di boa che My Hero Academia Stagione 3 ha dimostrato la sua effettiva maturità.

Lo ha fatto con un midseason da capogiro, con il drammatico scontro tra All Might e All for One e tutte le conseguenze derivate da esso, che hanno scosso prepotentemente lo status quo del worldbuilding imbastito finora, rimescolando le carte in tavola e portandoci a conoscere personaggi sempre nuovi, retroscena e momenti decisivi. Dall'esame di Licenza Provvisoria, che ha arricchito notevolmente il cast di comprimari dell'opera, passando per l'incredibile duello tra Deku e Kacchan e gli ultimi episodi che portano a un season finale sospeso, ma necessario: Midoriya sta crescendo, ma non è ancora cresciuto. Per farlo, dovrà mettersi ancora di più alla prova, dovrà perdere e imparare, dovrà vincere e farne tesoro, ma soprattutto dovrà conoscere a fondo il mondo dei grandi. E sta per farlo.

La parabola degli Heroes

La Stagione 3 di My Hero Academia, a differenza delle prime due, costruisce un intreccio davvero appassionante e coerente: la prima season ha avuto l'arduo compito di introdurci a un immaginario raccontando una storia di origini, fungendo da antipasto a una narrazione che inizia a farsi strada nella season 2.

Quest'ultima porta avanti una trama che risulta ancora fin troppo calata nei crismi più classici e beceri dello shonen, restituendoci un già visto che in alcuni frangenti ha iniziato a dare qualche segno di stanchezza. Ogni singolo arco narrativo della stagione appena conclusasi, invece, pone un piccolo tassello in un affresco più grande, che con il passare degli episodi aggiorna costantemente la sua "lore". La scrittura cresce con il trascorrere degli eventi, approfondendo la psicologia di una figura come All Might - che mette in scena la rappresentazione di un eroe dalle dinamiche estremamente interessanti - e al tempo stesso mostrandoci un Bakugo molto più fragile e dinamico di quanto si possa pensare: con il passare delle saghe proposte dall'opera, ci si avvicina sempre di più a ciascuno dei compagni di Deku, un percorso che arricchisce ulteriormente un cast di personaggi che si fa sempre più sontuoso e sfaccettato.
Se dal punto di vista della narrazione My Hero Academia 3 è riuscito a far breccia nei nostri cuori, non bisogna certo dimenticare il lavoro a dir poco eccelso svolto dai ragazzi dello Studio BONES in fase realizzativa.

ul versante artistico ci troviamo chiaramente di fronte a una perla dell'animazione moderna, forte di una messa in scena mai banale e condita da sequenze mozzafiato: anche quando non ci troviamo di fronte a dei momenti particolarmente spettacolari, in cui le animazioni delle movenze compiute dagli Hero durante i combattimenti diventano sempre più fluide e spettacolari, il disegno è sempre sontuoso, preciso, attendo ai dettagli e profondamente rispettoso dei character design originali.

Il principale merito dell'anime di My Hero Academia risiede proprio nella capacità di replicare minuziosamente tutti gli stilemi grafici fissati dal sensei Horikoshi, che nel panorama moderno dei battle shonen rappresenta un'eccellenza assoluta, derivata dalla capacità di creare fattezze e modelli dal tratto unico, riconoscibile, per certi versi profondamente autoriale ma anche estremamente pulito. Ed è infine sul versante artistico che My Hero Academia, soprattutto durante la Stagione 3, ci ha regalato le perle più brillanti: scene come lo scontro tra Al Might e All for One, o tra Izuku e Katsuki, o ancora l'ingresso in scena dei Big Three e della prova di forza da parte di Milio Togata, si scolpiscono nella mente e nei cuori dei fan con una potenza visiva assoluta. Spalleggiando con altri prodotti eccelsi, che attualmente stanno facendo storia a sé in termini tecnici (vedere il solido Attack on Titan o lo splendido Violet Evergarden), possiamo dirlo: My Hero Academia è uno dei più fulgidi, sontuosi, e al tempo stesso teneri, pilastri dell'animazione moderna.

My Hero Academia - Stagione 3 La Stagione 3 di My Hero Academia è la migliore messa in scena, perlomeno finora, nei confronti dell'opera originale. È la consapevolezza che emerge dopo il season finale, arrivato al termine di 25 episodi che hanno imbastito un intreccio solido e convincente, finalmente in grado di scrollarsi di dosso (in parte) gli stereotipi tipici di un battle shonen. Un'opera che adesso è matura, è in grado di camminare sui propri passi, ma che soprattutto rappresenta un'eccellenza sontuosa e spettacolare tra gli esponenti più fulgidi dell'animazione moderna. L'intera season, insieme alle due precedenti, è disponibile gratuitamente e in lingua originale sottotitolata su VVVVID, mentre l'edizione italiana viene trasmessa da Mediaset e sarà distribuita in formato home video da Dynit.

8.2