My Hero Academia: Two Heroes, Recensione del primo film d'animazione

Finalmente nelle sale italiane il primo film d'animazione di My Hero Academia, un inno al rapporto maestro-allievo e padri-figli.

recensione My Hero Academia: Two Heroes, Recensione del primo film d'animazione
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Portare My Hero Academia sul grande schermo ha un valore simbolico. La serie anime tratta dal manga di Kohei Horikoshi declina in salsa nippo-adolescenziale l'inflazionato genere dei cinecomic e, seppur mantenendo i crismi da prodotto d'animazione che esercita in TV, la sensazione che si prova davanti a Two Heroes - il primo lungometraggio ispirato agli episodi televisivi - è di trovarsi al cospetto di un cinecomic vero. Presentato durante il 2018 e sbarcato nelle sale nipponiche la scorsa estate, My Hero Academia - The Movie: Two Heroes si prepara ad arrivare nei cinema italiani (solo il 23 e il 24 marzo 2019) grazie all'operazione congiunta di Dynit e Nexo Digital. La pellicola, realizzata dallo Studio BONES, giunge intelligentemente poco dopo la trasmissione su Italia 2 delle prime due stagioni dell'anime, candidandosi a sequel ideologico delle avventure di Midoriya Izuku che ci hanno recentemente lasciato in TV.

I due eroi

Two Heroes si pone cronologicamente, infatti, a cavallo tra la Stagione 2 e la Stagione 3 dell'anime. Sin dai primi minuti il lungometraggio ci porta nel vivo dell'azione, fornendoci un assaggio inedito del cuore pulsante che batte all'interno dell'immaginario creato dal sensei Horikoshi: siamo in California, diversi anni prima lo svolgimento del racconto principale. Un Villain ha appena rapinato una banca e si prepara a mettere in ginocchio la città. A nulla può l'intervento degli Heroes professionisti locali, che si ritrovano soverchiati dalla potenza di un feroce duo criminale.

Quando tutto sembra perduto, una figura spunta tra la folla e carica con tutta la propria forza contro un malavitoso che sta per fare del male a una famiglia innocente. La forza di questo eroe misterioso e sconosciuto è tale da sbalzare via un villain nerboruto e apparentemente invalicabile. È soltanto a questo punto che il paladino si mostra, ergendosi a difesa dei più deboli e riservando al popolo un sorriso caldo e rassicurante.

Capelli biondi, occhi azzurri splendenti, capigliatura dorata e un fisico scolpito in grado di reggere da solo il peso di tutto il mondo: l'incipit del film di My Hero Academia racconta la genesi di Allmight, il mito che ispirerà il piccolo Izuku e che riconoscerà nel protagonista un animo così nobile da meritare il One for All.

Il flashback serve, tuttavia, non soltanto a rendere i fan partecipi di un segmento della gioventù del Simbolo della Pace, ma soprattutto a introdurre un personaggio fondamentale nell'economia del racconto: David Shield, grande amico di Allmight e scienziato, nonché inventore di numerosi gadget in dotazione ai supereroi e fautore dei costumi più famosi indossati dal Number One Hero. I due, da giovani, erano inseparabili, e combattevano il crimine unendo la straordinaria forza dell'allievo di Nana Shimura e l'intelligenza del suo braccio destro.

Quando il racconto torna ai giorni nostri, sembra che molte cose siano cambiate. Allmight gestisce sempre più a fatica la Muscle Form e il limite di utilizzo del One for All è arrivato ai suoi minimi storici. L'eroe si trova in viaggio su un aereo insieme a Deku, che ha scelto personalmente per accompagnarlo a un evento prestigioso: l'I-Expo, un celebre convegno scientifico a cui partecipano le personalità più illustri del panorama supereroistico mondiale. La kermesse si svolge sull'isola di I-Island, una struttura situata nel bel mezzo dell'oceano con un tasso di sicurezza pari al Tartarus, la prigione di massima sicurezza che racchiude i peggiori villain giapponesi.

Allmight è stato invitato in gran segreto da Melissa, diciassettenne figlia di David, che negli anni intercorsi tra l'esordio dell'eroe numero uno e i giorni nostri è diventato uno scienziato famoso e stimato. La ragazza è a sua volta un'aspirante inventrice, che sogna un giorno di percorrere le orme di suo padre e di essere il braccio destro di un nuovo eroe che guiderà il mondo.

Ben presto, inoltre, Midoriya si ritroverà su I-Island gran parte dei suoi compagni di classe, che per un motivo o per un altro sono stati invitati a loro volta a prendere parte all'I-Expo. La pace sull'isola viene però sconvolta durante la serata di apertura, quando un gruppo di spietati criminali prende possesso della struttura sabotando il sofisticato sistema di sicurezza di I-Island.

Bloccato con un gruppo di ostaggi, Allmight non può fare nulla per risolvere la situazione e toccherà quindi ai ragazzi della classe 1-A, supportati da Melissa, farsi largo lungo l'altissima torre di controllo per liberare l'isola dal controllo dei Villain. Per l'occasione, inoltre, Melissa fa dono al protagonista di uno speciale guanto meccanizzato, che gli permette di incanalare meglio l'energia del suo instabile One for All e di utilizzare al meglio lo stile del Full Cowl.

Plus Ultra!!

Nell'arco di circa 90 minuti My Hero Academia: Two Heroes imbastisce una storia estremamente classica, che tiene fede tanto ai canoni imposti dalla scrittura del racconto originale quanto alle dinamiche di un action movie supereroistico in grado di offrire del piacevole e spensierato intrattenimento. Sin dall'inizio del film, in ogni caso, la produzione mette in chiaro i propri intenti: a differenza di molti altri franchise di successo, che non sempre hanno interconnesso gli eventi filmici con quelli televisivi, il canovaccio messo in scena in Two Heroes è pienamente canonico nei confronti del manga e dell'anime in TV, ponendosi in aperta continuity con le vicende narrate nell'opera principale.

Lo capiamo dai primi minuti del lungometraggio, in cui il protagonista si lancia in un lungo ma doveroso riassunto degli eventi che precedono la pellicola, ma anche in una serie di piccoli ed espliciti riferimenti a quanto accaduto in passato ai protagonisti. Se avete seguito attentamente la serie televisiva, in Two Heroes troverete qualche riferimento al Festival Sportivo del liceo Yuei così come alla prima offensiva dell'Unione dei Villain contro gli sfortunati studenti della classe A. E non solo questo: gli omaggi alle avventure pregresse di My Hero Academia si sprecano e, al di là del becero fan-service, simili dinamiche di scrittura dichiarano con forza l'intenzione di presentare ai fan un prodotto che vuole inserirsi nella continuità del franchise.

Ma è forse in questo che risiede il limite di My Hero Academia: Two Heroes. Narrativamente parlando, e anche in termini di intensità drammaturgica, questo film aggiunge poco o nulla rispetto a quanto già visto nel prodotto televisivo. L'introduzione di nuovi personaggi, sia dal punto di vista dei buoni che degli antagonisti, ci porta a conoscere alcune figure inedite e interessanti, ma pressoché inutili ai fini del racconto negli archi narrativi successivi, mostrati in TV.

Il ruolo e l'importanza che rivestono, tanto nella narrazione quanto per la psicologia dei nostri eroi, vive e muore entro la fine del film, lasciando dentro il nostro cuore una sensazione che somiglia a quella trasmessa da un filler qualunque, ben ordito e caratterizzato da una messa in scena sontuosa, ma pur sempre effimero e poco memorabile.

Ciò che abbiamo appena asserito non è però da fraintendere come un elemento in grado di smorzare la godibilità del prodotto, anzi: My Hero Academia Two Heroes offre un intrattenimento più che piacevole e, soprattutto durante la battaglia finale, porta in scena un pathos sufficientemente esaltante e intriso di una sostanziosa dose di fan-service.

Lo scontro finale ci trascina dentro una costruzione scenica e scenografica che fa invidia agli episodi più spettacolari che Studio BONES ha prodotto per la TV, ma rappresenta invero l'unico guizzo artistico e tecnico di una pellicola che forse avrebbe potuto sfruttare la produzione cinematografica per imbastire uno spettacolo pirotecnico per tutti i 90 minuti, e non soltanto per gli ultimi 15.

In questo discorso si inserisce una scrittura non sempre esaltante, in cui è soprattutto la figura dell'antagonista a uscirne principalmente martoriata. Il villain verso cui converge lo scontro finale è un individuo sostanzialmente anonimo e poco caratterizzato, il cui unico appeal viene conferitogli dall'effettistica e da un buon utilizzo della computer grafica nelle scene d'azione più concitate.

La trama si divide tra il tenero e divertente slice of life tipico dell'opera e momenti decisamente solenni come nei più classici stilemi del genere battle shonen. A cavallo tra queste due tematiche si pone una drammaturgia buona e trascinante, ma che viene schiacciata da alcuni colpi di scena piuttosto prevedibili. Nelle sequenze finali, Two Heroes si concede anche qualche momento di epicità stucchevole ma funzionale, spingendo su una poetica costruita sul rapporto maestro-allievo e padre-figlia, adagiandosi sui soliti sentimentalismi e sulla promessa di un futuro ancora più luminoso.
Volendo spendere qualche parola in più sul comparto grafico, il lavoro svolto dallo staff di animazione in forza allo Studio BONES è ancora una volta ottimo soprattutto in fase di character design. Per quanto riguarda le animazioni e le coreografie, lo studio dimostra nuovamente una capacità realizzativa estremamente asciutta e gradevole alla vista. Le animazioni non gridano al miracolo, ma mettono in scena combattimenti degni delle sequenze più spettacolari già viste nella serie TV ed esplodono con forza nel combattimento finale - che, lo ricordiamo ancora una volta, regala un paio di momenti intrisi di una potenza visiva stratosferica.

My Hero Academia The Movie - The Two Heroes Per essere il primo film di animazione tratto dalla serie, dobbiamo dire che My Hero Academia: Two Heroes è un prodotto di buon intrattenimento. Tuttavia, l'aver creato un lungometraggio inscritto in una precisa continuity con l'opera principale ha costretto gli autori a mantenersi su dinamiche si scrittura già viste e talvolta prevedibili. A macchiare principalmente l'ordito, che nel quadro generale risulta godibile e intriso di valori positivi, è un'antagonista poco interessante, incapace di fornire al pubblico una figura realmente convincente al di fuori dell'ottima effettistica mostrata negli ultimi minuti della pellicola. Sul fronte delle animazioni lo Studio BONES conferma tutto il talento del suo staff, anche se i veri guizzi sul piano artistico avvengono soltanto nello spettacolare e pirotecnico scontro finale. Se il buongiorno si vede dal mattino, però, possiamo dormire sonni tranquilli: il futuro cinematografico del franchise nato dalla matita di Kohei Horikoshi è luminoso quanto quello da eroe del giovane Midoriya.

7.5