My Next Life as a Villainess: recensione dell'anime isekai su Crunchyroll

My Next Life as a Villainess è l'adattamento animato della light novel che fonde isekai e parodia dei videogiochi otome. Ecco la nostra recensione!

recensione My Next Life as a Villainess: recensione dell'anime isekai su Crunchyroll
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Inutile girarci attorno: di isekai ce ne sono fin troppi. La loro diffusione ha avuto una crescita esponenziale nell'ultimo decennio, e in particolare negli ultimi anni, soprattutto nel mondo delle web novel amatoriali. Un aumento che ha portato il genere alla saturazione (e se non è ancora così, poco ci manca), tanto da costringere alcuni concorsi letterari per giovani autori esordienti a bandire questo tema dalle selezioni, e che ha inciso profondamente sulla qualità media delle opere proposte. Anche solo per una pura e semplice conseguenza della legge dei grandi numeri, è più facile trovare infatti un isekai scadente piuttosto che uno meritevole.

Nella stagione anime primaverile del 2020 è accaduto tuttavia un piccolo miracolo: abbiamo avuto infatti non uno ma ben due isekai di ottimo livello. Il primo è la seconda parte di Ascendance of a Bookworm, seguito della prima stagione andata in onda dall'ottobre al dicembre del 2019, mentre il secondo è l'oggetto di questa recensione. Stiamo parlando di My Next Life as a Villainess: All Routes Lead to Doom!, adattamento animato dell'omonima light novel che fonde isekai e otome, rivelatosi una delle serie più divertenti e di maggior successo della stagione che si sta per concludere. Ecco perché.

Reincarnarsi nell'antagonista

Quello degli otome (o otoge, dalla contrazione di otome game) è un genere videoludico le cui origini risalgono alla metà degli anni '90. Molto diffusi in Giappone e rivolti principalmente a un pubblico femminile, gli otome sono giochi dalla componente narrativa predominante, soprattutto visual novel e dating sim (in rarissimi casi, anche prodotti con un gameplay più elaborato), dove lo scopo principale è sviluppare una relazione romantica fra l'eroina protagonista e uno dei numerosi co-protagonisti maschili, a ognuno dei quali viene di solito dedicata un'apposita route. La maggior parte del tempo viene dunque spesa a leggere i dialoghi fra i personaggi e gli eventi narrati, e l'interazione del giocatore è limitata alla scelta di alcune risposte o decisioni che influenzano gli sviluppi della storia. Data la presenza di un gruppo di figure maschili che ruotano attorno alla protagonista il genere degli otome è spesso sinonimo di reverse harem, ed è frequente l'assenza di ulteriori personaggi femminili a eccezione di un'antagonista e qualche amica dell'eroina.

My Next Life as a Villainess, titolo originale Otome Gemu no Hametsu Furagu Shika Nai Akuyaku Reijo ni Tensei Shite Shimatta (letteralmente "Mi sono reincarnata nell'antagonista di un otome con solo segnali di rovina"), conosciuto anche con l'abbreviazione Hamefura, è nato nel 2014 come web novel scritta da Satoru Yamaguchi, che a dispetto del nome tipicamente maschile con cui si firma è una donna.

Pubblicato anche come light novel dal 2015 e come manga dal 2017, illustrati entrambi da Nami Hidaka, il titolo ha visto l'adattamento animato annunciato nell'ottobre del 2018 e andato in onda, per un totale di 12 episodi, nel periodo primaverile del 2020. Realizzato dallo studio Silver Link, l'anime è disponibile in streaming sulla piattaforma Crunchyroll ed è stato rinnovato per una seconda stagione prevista nel 2021.

Come si collega My Next Life as a Villainess agli isekai e agli otome? È presto detto. La protagonista della serie è Katarina Claes, la giovane e viziata figlia di un duca in un mondo fantasy ispirato all'Inghilterra del ‘700, che un giorno cade e batte violentemente la testa.

A seguito di questo incidente, riacquista la sua memoria e si ricorda di essere in realtà un'adolescente giapponese reincarnatasi nei panni di Katarina. Il dettaglio più importante è che il mondo in cui ora vive la protagonista è lo stesso di Fortune Lover, un videogioco otome di cui era super appassionata nella vita reale, e che quella in cui si è reincarnata è... l'antagonista principale del titolo!

Per evitare la malaugurata sorte del suo personaggio, destinato a essere esiliato o ucciso al termine di ogni route prevista nel gioco, Katarina (o meglio, la sua nuova personalità) inizia a prendere tutte le precauzioni possibili instaurando un legame con i personaggi principali della storia di Fortune Lover, tra cui la protagonista Maria Campbell. Ma anche questo potrebbe non essere sufficiente.

Un harem bizzarro ed esilarante

My Next Life as a Villainess, sin dalle sue premesse, segue dunque la scia di lavori come Konosuba e simili, ovvero quegli isekai che puntano sulla commedia e soprattutto sulla parodia degli stilemi e dei clichés del genere di appartenenza. A differenza di Konosuba, che è una caricatura riuscita e geniale del tipico isekai fantasy con componenti da RPG, My Next Life as a Villainess prende in giro una specifica nicchia videoludica, quella degli otome per l'appunto. E ci riesce davvero bene. I personaggi maschili che si incontrano nel corso della serie rappresentano tutti uno specifico stereotipo di questo genere: Geordo, il promesso sposo di Katarina, è il ragazzo più diretto nei confronti della protagonista e per questo motivo è assimilabile alla route "canonica" presente in quasi tutti gli otome; Alan è il classico personaggio tsundere; mentre Keith e Nicol rappresentano rispettivamente il donnaiolo che si innamora perdutamente della protagonista e il tipico ragazzo affascinante ma distaccato. Tutte queste convenzioni vengono sfruttate abilmente dall'autrice per creare le situazioni e i dialoghi esilaranti che rappresentano il punto di forza del titolo.

Il lato parodistico meglio riuscito, e con tutta probabilità la vera ragione dietro al grande successo dell'anime, è rappresentato però dall'harem femminile che la protagonista si crea nel corso degli episodi.

In un netto ribaltamento di fronte che la vede passare dalla cattiva di turno, gelosa, egoista e priva di scrupoli, a una ragazza gentile, adorabile ma anche un po' svampita, la "nuova" Katarina (da molti chiamata affettuosamente Bakarina nel fandom anime) conquisterà il cuore di tutti i personaggi femminili del gioco per evitare di andare incontro alla rovina a causa dei suoi comportamenti malvagi. Il risultato è un (neanche troppo) velato e piacevole sottotesto yuri che si crea nelle spassosissime relazioni fra la protagonista e le sue amiche e che farà felici tutti quelli che apprezzano questa tipologia di fanservice. Un fanservice che, precisiamo, non è mai invadente, fine a sé stesso o basato sulla componente sessuale (del tutto assente).

Proprio per questo motivo, e per la sua natura di commedia scanzonata a tinte romantiche, My Next Life as a Villainess può essere apprezzato tranquillamente anche da tutti quelli che non conoscono o non hanno mai approfondito il mondo degli otome.

Al tempo stesso la serie soffre però di alcuni problemi legati alla sua natura di prodotto leggero e senza impegno. La struttura di base, che per le prime nove puntate è rappresentata dalla protagonista che conquista uno a uno tutti i comprimari portando avanti il suo piano per evitare la disfatta, diventa un po' ripetitiva con l'avanzare degli episodi, mentre la parte finale è un mero pretesto per traghettare la storia verso la conclusione introducendo un minimo di dramma. Quando però è la serie stessa a non avere grandi ambizioni, non si può nemmeno essere troppo duri nei suoi confronti.

Un mondo colorato e incantevole

Il comparto tecnico di My Next Life as a Villainess si sposa alla perfezione con l'atmosfera dolce, graziosa e incantevole che permea l'anime per la sua intera durata. A livello artistico, la prima cosa che colpisce immediatamente lo spettatore sono i bellissimi sfondi, che uniti ai colori accesi e vivaci donano alla serie una grande personalità permettendole di distinguersi da molti altri prodotti analoghi. Anche i costumi dei personaggi sono molto belli ed eleganti, rendendo ciascuno di loro immediatamente riconoscibile grazie anche al character design morbido che replica alla perfezione lo stile delle illustrazioni della novel. I disegni e le animazioni non brillano per qualità tecnica e virtuosismo, anche perché la serie non ne ha bisogno, e si mantengono nella media per tutti gli episodi senza particolari cali e inconsistenze, un pregio non di poco conto nell'ambito delle produzioni animate televisive.

Anche la colonna sonora non propone brani di spicco e si limita a un semplice accompagnamento senza infamia e senza lode. Promossa alla grande invece la divertente sigla di apertura, così come quella di chiusura.

La prima, cantata dal duo angela, introduce l'atmosfera spensierata e gioiosa con una canzone orecchiabile e un'azzeccata sequenza animata. Infine, non possiamo che spendere parole di elogio per la performance vocale della doppiatrice della protagonista Maaya Uchida, una delle star del firmamento seiyuu contemporaneo. Se Katarina Claes riesce a lasciare il segno nello spettatore, è anche e soprattutto merito suo.

My Next Life as a Villainess: All Routes Lead to Doom! My Next Life as a Villainess è una piacevolissima sorpresa della stagione anime primaverile di questo 2020. Una serie che sfrutta l’ormai abusato stratagemma degli isekai per mettere in atto una riuscita ed esilarante parodia delle caratteristiche tipiche degli otome, rappresentando così una visione gustosa per tutti gli appassionati (e le appassionate) del genere, ma che funziona benissimo anche per il pubblico generalista che conosce poco o nulla di questa particolare nicchia del mondo videoludico. Grazie a una protagonista vulcanica e adorabile, a un cast di comprimari ben caratterizzato, a un comparto artistico delizioso, ma soprattutto grazie a una comicità spassosa e genuina, la serie riesce a superare qualche piccolo problema dimostrandosi un prodotto molto valido che non possiamo fare altro che consigliarvi se siete alla ricerca di anime leggero, divertente e poco impegnativo. Non vediamo l’ora che arrivi la già annunciata seconda stagione.

7.8